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05 April, 2017

Vestizione di Elisabetta a S. Vincenzo al Volturno
di - FNC


L'11 febbraio dello scorso anno Elisabetta, la nostra ottava figlia, era entrata come postulante nel monastero benedettino di S. Maria delle Rose, a s. Angelo in Pontano, in provincia di Macerata.
Il terremoto del 24 agosto aveva costretto le oltre 20 monache a trasferirsi nel monastero abbandonato, accanto all'abbazia di S.
Vincenzo al Volturno, in provincia di Isernia.
Nel mese di dicembre, le monache si sono trovate contese dal vescovo di Macerata, da una parte, che chiedeva di rientrare a s. Angelo, utilizzando una foresteria fuori dal centro abitato e non danneggiata dal terremoto, e dall'abate di Montecassino che ci teneva che il monastero non venisse nuovamente abbandonato.
È stato così che, all'interno della comunità, è nata un'altra comunità più piccola, destinata a mantenere una presenza viva a San Vincenzo al Volturno, mentre il maggior numero delle sorelle rientrava a Sant'Angelo.
Il 22 gennaio, con una solenne liturgia, l'Abate di Montecassino ha presentato la nuova comunità monastica alle popolazioni del circondario.
E così, sabato 25 marzo, l'abbazia di S. Vincenzo al Volturno si è riempita nuovamente per ospitare la vestizione e l'ingresso in noviziato della nostra Elisabetta che, nel corso della liturgia, ha comunicato di avere preso come nome Maria Veronica dello Spirito Santo. Un'ulteriore gioia ha costituito per noi il fatto che Elisabetta aveva scelto per presiedere la liturgia don Claudiano Strazzari, rettore del seminario Redemptoris Mater di Roma, che nel 1987 aveva accompagnato i primi sei mesi della nostra missione di evangelizzazione in Germania.
Ho curato una selezione delle foto scattate sabato 25, sufficienti a rendere la gioia per il dono del Signore a Elisabetta e alla nostra famiglia.
Allego anche un invito ad appoggiare una sottoscrizione per una necessità del monastero, appositamente mediata da una onlus, in modo di permettere anche ad una ditta di dedurla dalle tasse. La ricompensa, oltre a quella che a suo tempo elargirà il Signore, è costituita dal ricordo costante nelle preghiere delle sorelle.

Geppe e Valeria

P.S. - Per chi vuole saperne di più, due links di trasmissioni della Rai dedicate alla storia dell'abazia:

https://www.youtube.com/watch?v=Ll40IghzMkU

https://www.youtube.com/watch?v=1dBAhscND4o


terremoto del 24 agosto scorso, tra i danni che ha provocato, ha danneggiato il monastero benedettino di
"S. Maria delle rose" a Sant’Angelo in Pontano, in provincia di Macerata, costringendo le monache a
trasferirsi nel monastero abbandonato di S. Vincenzo al Volturno, in provincia di Isernia. Qui le monache
hanno pian pianino ripreso la loro vita quotidiana, adattandosi e adattando il nuovo ambiente.
A questo proposito, il punto di riferimento della loro giornata è la cappella, dove più volte al giorno si
recano a pregare anche per i loro benefattori, dotata solo di panche (prese da altri locali): pertanto, si è reso
necessario provvedersi di un coro ligneo, dignitoso quanto basta. È chiaro che, quanto non sono costrette ad
utilizzare per pagare il coro ligneo, serve per la loro sussistenza e di quanti ricorrono a loro.
È stata aperta una sottoscrizione per raggiungere la cifra di € 8.000,00: ne mancano solo 1.300.
Ci può dare una mano per arrivare al termine della sottoscrizione, avendo presente che, trattandosi di
erogazione liberale fatta ad una onlus, anche per una ditta è possibile dedurla dalle tasse?
Ci potete aiutare donando sul conto corrente bancario di Poste Italiane Cod. IBAN :
IT85A0760103200000007688941 o sul conto corrente postale n.ro 7688941 intestato a Promoit Onlus
indicando nella causale : Pro Monastero San Vincenzo al Volturno
Il terremoto del 24 agosto scorso, tra i danni che ha provocato, ha danneggiato il monastero benedettino di
"S. Maria delle rose" a Sant’Angelo in Pontano, in provincia di Macerata, costringendo le monache a
trasferirsi nel monastero abbandonato di S. Vincenzo al Volturno, in provincia di Isernia. Qui le monache
hanno pian pianino ripreso la loro vita quotidiana, adattandosi e adattando il nuovo ambiente.
A questo proposito, il punto di riferimento della loro giornata è la cappella, dove più volte al giorno si
recano a pregare anche per i loro benefattori, dotata solo di panche (prese da altri locali): pertanto, si è reso
necessario provvedersi di un coro ligneo, dignitoso quanto basta. È chiaro che, quanto non sono costrette ad
utilizzare per pagare il coro ligneo, serve per la loro sussistenza e di quanti ricorrono a loro.
È stata aperta una sottoscrizione per raggiungere la cifra di € 8.000,00: ne mancano solo 1.300.
Ci può dare una mano per arrivare al termine della sottoscrizione, avendo presente che, trattandosi di
erogazione liberale fatta ad una onlus, anche per una ditta è possibile dedurla dalle tasse?
Ci potete aiutare donando sul conto corrente bancario di Poste Italiane Cod. IBAN :
IT85A0760103200000007688941 o sul conto corrente postale n.ro 7688941 intestato a Promoit Onlus
indicando nella causale : Pro Monastero San Vincenzo al Volturno
Il terremoto del 24 agosto scorso, tra i danni che ha provocato, ha danneggiato il monastero benedettino di
"S. Maria delle rose" a Sant’Angelo in Pontano, in provincia di Macerata, costringendo le monache a
trasferirsi nel monastero abbandonato di S. Vincenzo al Volturno, in provincia di Isernia. Qui le monache
hanno pian pianino ripreso la loro vita quotidiana, adattandosi e adattando il nuovo ambiente.
A questo proposito, il punto di riferimento della loro giornata è la cappella, dove più volte al giorno si
recano a pregare anche per i loro benefattori, dotata solo di panche (prese da altri locali): pertanto, si è reso
necessario provvedersi di un coro ligneo, dignitoso quanto basta. È chiaro che, quanto non sono costrette ad
utilizzare per pagare il coro ligneo, serve per la loro sussistenza e di quanti ricorrono a loro.
È stata aperta una sottoscrizione per raggiungere la cifra di € 8.000,00: ne mancano solo 1.300.
Ci può dare una mano per arrivare al termine della sottoscrizione, avendo presente che, trattandosi di
erogazione liberale fatta ad una onlus, anche per una ditta è possibile dedurla dalle tasse?
Ci potete aiutare donando sul conto corrente bancario di Poste Italiane Cod. IBAN :
IT85A0760103200000007688941 o sul conto corrente postale n.ro 7688941 intestato a Promoit Onlus
indicando nella causale : Pro Monastero San Vincenzo al Volturno

22 January, 2017

Troppi matrimoni nulli e inconsistenti. Serve ‘nuovo catecumenato’ per gli sposi
di -


Al problema del “moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti”, Papa Bergoglio propone un antidoto: “Un nuovo catecumenato in preparazione al matrimonio”. Vale a dire “un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio”, che sia “parte del processo sacramentale” come per il Battesimo.
Il Pontefice esprime tale indicazione nell’udienza di questa mattina a prelati uditori, ufficiali, avvocati e collaboratori del Tribunale della Rota Romana, ricevuti in occasione della solenne inaugurazione dell’Anno Giudiziario. La sua riflessione è centrata sul contesto odierno che, “carente di valori religiosi e di fede, non può che condizionare anche il consenso matrimoniale”.
A preoccupare il Papa è quella “mentalità diffusa” che “tende ad oscurare l’accesso alle verità eterne” e “coinvolge, spesso in modo vasto e capillare, gli atteggiamenti e i comportamenti degli stessi cristiani la cui fede viene svigorita e perde la propria originalità di criterio interpretativo e operativo per l’esistenza personale, familiare e sociale”.
“Occorre grande coraggio a sposarsi nel tempo in cui viviamo”, osserva, come già in altre occasioni, Papa Bergoglio. “Quanti hanno la forza e la gioia di compiere questo passo importante – dice – devono sentire accanto a loro l’affetto e la vicinanza concreta della Chiesa”. Anche perché “le esperienze di fede di coloro che richiedono il matrimonio cristiano sono molto diverse”: alcuni “partecipano attivamente alla vita della parrocchia”; altri “vi si avvicinano per la prima volta”; alcuni “hanno una vita di preghiera anche intensa”. Poi ci sono coloro che sono invece “guidati da un più generico sentimento religioso”, o le persone “lontane dalla fede o carenti di fede”.
Di fronte a questa situazione, occorre trovare dei “validi rimedi”, afferma Francesco. Il primo è, senza dubbio, la “formazione dei giovani, mediante un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio”. Oggi più che mai, una preparazione del genere “si presenta come una vera e propria occasione di evangelizzazione degli adulti e, spesso, dei cosiddetti lontani”, rimarca il Pontefice citando la Familiaris consortio circa la necessità di “nuovo catecumenato”.
Alla luce dell’esortazione di Wojtyla, e anche delle direttive dei recenti Sinodi sulla famiglia, il Papa esprime l’auspicio che “la preparazione al matrimonio diventi parte integrante di tutta la procedura sacramentale del matrimonio, come antidoto – ha sottolineato il Papa – che impedisca il moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti”.
Di pari passo, come secondo rimedio, va fornito ai novelli sposi l’aiuto “a proseguire il cammino nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio. È necessario individuare, con coraggio e creatività, un progetto di formazione per i giovani sposi con iniziative volte ad una crescente consapevolezza del sacramento ricevuto”, sottolinea il Vescovo di Roma.
Tutta la comunità cristiana è chiamata in causa per “accogliere, accompagnare e aiutare” le giovani coppie, “offrendo occasioni e strumenti adeguati – a partire dalla partecipazione alla Messa domenicale – per curare la vita spirituale sia all’interno della vita familiare, sia nell’ambito della programmazione pastorale in parrocchia o nelle aggregazioni”.
Troppo spesso, “i giovani sposi vengono lasciati a sé stessi, magari per il semplice fatto che si fanno vedere meno in parrocchia; ciò avviene soprattutto con la nascita dei bambini”, annota il Santo Padre. Al contrario, è “proprio in questi primi momenti della vita familiare che occorre garantire maggiore vicinanza e un forte sostegno spirituale, anche nell’opera educativa dei figli, nei confronti dei quali sono i primi testimoni e portatori del dono della fede”.
Per il Papa bisogna rendere “intelligibile e reale” la “sinergia tra foedus e fides”, passare, cioè, “da una visione prettamente giuridica e formale della preparazione dei futuri sposi, a una fondazione sacramentale ab initio, cioè a partire dal cammino verso la pienezza del loro foedus-consenso elevato da Cristo a sacramento” .
“L’amore ha bisogno di verità”, conclude infine Bergoglio, richiamando le parole di Benedetto XVI nel suo ultimo discorso alla Rota Romana. “È quanto mai necessario approfondire il rapporto fra amore e verità. Solo in quanto è fondato sulla verità l’amore può perdurare nel tempo, superare l’istante effimero e rimanere saldo per sostenere un cammino comune. Se l’amore non ha rapporto con la verità, è soggetto al mutare dei sentimenti e non supera la prova del tempo. L’amore vero invece unifica tutti gli elementi della nostra persona e diventa una luce nuova verso una vita grande e piena. Senza verità l’amore non può offrire un vincolo solido, non riesce a portare l’io al di là del suo isolamento, né a liberarlo dall’istante fugace per edificare la vita e portare frutto”.

27 August, 2016

Quando Madre Teresa disse: “Oggi il più grande distruttore della pace è l’aborto”
di -


È straziante sapere che un sia stato un 12enne kamikaze ad aver provocato nei giorni scorsi circa 50 morti, in gran parte bambini, e un centinaio di feriti, durante una cerimonia di nozze a Gaziantep, in Turchia, vicino al confine con la Siria. “Chiediamo il dono della pace per tutti”, ha detto il Papa nell’Angelus di domenica scorsa. Ma dov’è la pace oggi in quella che sembra una spaventosa staffetta degli orrori che, senza sosta, ha colpito Siria, Nizza, Parigi, Bruxelles, Istanbul… Perché non c’è pace?
Una interpretazione, che seppur di decenni fa può risultare attualissima, la offre madre Teresa di Calcutta, la suora albanese fondatrice delle Missionarie della Carità che il 4 settembre prossimo sarà canonizzata dal Papa in piazza San Pietro.
L’11 dicembre 1979, madre Teresa ricevette il premio Nobel per la pace, un riconoscimento per il suo servizio per e con i poveri, per il tempo speso con quelli che il mondo considerava “intoccabili”. Madre Teresa ha lavorato per la pace in molti modi essenziali: “Una caratteristica del suo lavoro è stato il rispetto dell’essere umano, per la sua dignità e il valore innato, il suo impegno per l’inviolabilità della dignità di ogni uomo”, si legge nella motivazione del premio.
A Oslo, ricevendo il prestigioso riconoscimento, la Santa però disse qualcosa di molto forte, che politicamente poteva suonare quasi ‘scorretto’, irripetibile: “Io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa – disse la suora -. Oggi il più grande distruttore della pace è l’aborto. Tante persone sono molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa, dove tanti ne muoiono di malnutrizione, di fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo… è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla”. “Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi”, aggiunse madre Teresa che con le sue suore accolse centinaia di migliaia d bambini e di madri.
Il concetto di aborto come atto che mina alla pace, la Beata di Calcutta lo ripeté continuamente anche in altre grandi occasioni, di fronte ai potenti della terra, come i congressi all’Onu o la Conferenza mondiale di Pechino sulla donna. Nel 1992 in un discorso agli ‘Amici di tutta Italia’, per l’inaugurazione della prima culla per la vita, mise addirittura in relazione aborto e terrorismo: “Se una madre può uccidere il suo stesso figlio nel suo grembo, perché ci meravigliamo della violenza e del terrorismo che si sparge attorno a noi?”
Leggere oggi le parole di questa piccola grande donna provoca sicuramente un fastidio, ma certamente offre una risposta al male infinito che stiamo vivendo. Perché anche noi, oggi, possiamo essere come quei bambini-ragazzini innocenti vittime di un altro innocente, là dove meno te lo aspetti, a una festa di nozze, sulla Promenade de las Anglais a Nizza, o nel grembo della propria stessa madre.


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