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17 August, 2017

CARDINALE SARAH
di -


CARDINALE SARAH: OGNI CRISTIANO E’ SPIRITUALMENTE UN VANDEANO CONTRO IL RELATIVISMO, L’INDIFFERENTISMO E IL DISPREZZO DI DIO….
Ogni cristiano è spiritualmente un Vandeano!

, dal Card. Robert Sarah a Saint Laurent sul Sèvres – in Vandea – in apertura delle celebrazioni per i 700 anni della Diocesi di Luçon.   
 
Cari fratelli, noi cristiani abbiano bisogno dello spirito dei Vandeani! Abbiamo bisogno di un tale esempio! Come loro, abbiamo bisogno di abbandonare le nostre semine, le nostre messi, i solchi tracciati dai nostri aratri, per combattere, e non a difesa di interessi umani, ma per Dio!
Chi, dunque, si leverà in piedi, oggi, per Dio? Chi oserà affrontare i moderni persecutori della Chiesa? Chi avrà il coraggio di alzarsi senza altre armi se non il rosario e il Sacro Cuore, per affrontare le colonne della morte dei nostri tempi, che sono il relativismo, l’indifferentismo e il disprezzo di Dio? Chi dirà a questo mondo che la sola libertà per cui valga la pena di morire è la libertà di credere?
Fratelli, come i nostri fratelli vandeani di un tempo, siamo oggi chiamati alla testimonianza, vale a dire al martirio!
Oggi in Oriente, in Pakistan, in Africa, i nostri fratelli cristiani muoiono per la loro fede, schiacciati dalle colonne dell’Islamismo persecutore. E dunque tu, popolo di Francia, tu, popolo della Vandea, quando prenderai le armi pacifiche della preghiera e della carità per difendere la tua fede? Cari amici, il sangue dei martiri scorre nelle vostre vene, siategli fedeli!
Tutti noi siamo spiritualmente figli della Vandea martire! Anche noi africani, che abbiamo ricevuto tanti missionari vandeani venuti a morire tra noi per annunciare il Cristo! Dobbiamo essere fedeli alla loro eredità!
In questo luogo, ci circonda lo spirito di questi martiri. Che cosa ci dicono? Che cosa vogliono trasmetterci?
Innanzi tutto il loro coraggio! Quando si tratta di Dio, non è possibile nessun compromesso! L’onore di Dio non si discute! E ciò deve iniziare dalla nostra vita personale, di preghiera  e d’adorazione. È tempo, fratelli, di rivoltarci contro l’ateismo pratico che soffoca la nostra vita. Preghiamo in famiglia, lasciamo a Dio il primo posto! Una famiglia che prega è una famiglia che vive! Un cristiano che non prega, che non sa lasciare spazio a Dio mediante il silenzio e l’adorazione, finisce per morire!
Dall’esempio dei Vandeani dobbiamo anche imparare l’amore del Sacerdozio. È perché i loro “buoni preti” erano minacciati che essi si sono ribellati. Voi più giovani, se volete essere fedeli all’esempio dei vostri antenati, amate i vostri sacerdoti, amate il sacerdozio! Dovete chiedervi: sono anch’io chiamato ad essere prete sulla scia di tutti questi buoni preti martirizzati dalla Rivoluzione? Avrei anch’io il coraggio di donare tutta la vita per Cristo e per i miei fratelli?
I martiri della Vandea ci insegnano ancora il senso del Perdono e della misericordia. Di fronte alla persecuzione, di fronte all’odio, hanno conservato nel loro cuore la cura della pace e del perdono. Ricordatevi come il comandante Bonchamps fece rilasciare cinquemila prigionieri pochi minuti prima di morire. Sappiamo affrontare l’odio senza risentimento e senza animosità. Siamo l’armata del Cuore di Gesù, come lui vogliamo essere pieni di dolcezza!
Infine, dobbiamo apprendere dai martiri vandeani il senso della generosità e del dono gratuito.
I vostri avi non si sono battuti per i loro interessi. Non avevano nulla da guadagnare. Oggi ci danno una lezione d’umanità. Viviamo in un mondo segnato dalla dittatura del danaro, dell’interesse, della ricchezza. La gioia del dono gratuito è ovunque disprezzata e schernita. Ebbene: solo l’amore generoso, il dono disinteressato della propria vita possono sconfiggere l’odio di Dio e degli uomini, che è l’origine di ogni rivoluzione. I vandeani ci hanno insegnato a resistere a tutte queste rivoluzioni. Ci hanno mostrato che di fronte alle colonne infernali, come di fronte ai campi di sterminio nazisti, di fronte ai gulag comunisti, come di fronte alla barbarie islamista, non c’è che una sola risposta: il dono di sé, di tutta la propria vita. Solo l’amore è il vincitore delle potenze di morte!
Ancora oggi, forse oggi più che mai, gli ideologi della rivoluzione vogliono annientare il luogo naturale del dono di sé, della generosità gioiosa e dell’amore. Voglio dire la famiglia!
L’ideologia del gender, il disprezzo della fecondità e della fedeltà sono i nuovi slogan di questa rivoluzione. Le famiglie sono diventate tante Vandee da sterminare. Si pianifica metodicamente la loro scomparsa, come un tempo quella della Vandea.
Questi nuovi rivoluzionari si stizziscono davanti alla generosità delle famiglie numerose. Deridono le famiglie cristiane, perché incarnano tutto ciò che essi odiano. Sono pronti a lanciare sull’Africa delle nuove colonne infernali per fare pressione sulle famiglie e imporre sterilizzazione, aborto e contraccezione. L’Africa resisterà come la Vandea! Ovunque, le famiglie cristiane devono essere le gioiose avanguardie di una rivolta contro questa nuova dittatura dell’egoismo!
È ormai nel cuore di ogni famiglia, di ogni cristiano, di ogni uomo di buona volontà, che deve insorgere una Vandea interiore! Ogni cristiano è spiritualmente un Vandeano! Non permettiamo che sia soffocato, in noi, il dono generoso e gratuito. Sappiamo, come i martiri della Vandea, attingere questo dono alla sua fonte: il Cuore di Gesù. Preghiamo perché una possente e gioiosa Vandea interiore si levi nella Chiesa e nel mondo. Amen!

29 July, 2017

Ucciso. Ma la morte non è l’ultima parola
di - Riccardo Cascioli


È stato ucciso. Sia ben chiaro e non facciamoci prendere in giro. Charlie Gard è stato ucciso. Ucciso da medici e giudici, che hanno voluto questa morte con ferocia determinazione, e ucciso dal silenzio di quanti avrebbero avuto l’autorità morale (e non solo) per intervenire e non l’hanno fatto.
È difficile mettere ordine in questo momento nel turbinio di sentimenti e pensieri che affollano cuore e mente. Il primo pensiero – e la preghiera – va ovviamente per il piccolo Charlie. Nella sua breve, difficile, vita terrena ha comunque ricevuto due grandi doni: il battesimo, che l’ha incorporato a Cristo, e l’amore dei suoi genitori, che con tutte le forze hanno cercato di strapparlo alle grinfie di un sistema che lo voleva morto. 
Una preghiera è anche per i genitori di Charlie, Connie e Chris, verso cui è impossibile non provare un sentimento di gratitudine e ammirazione oltre che di vicinanza. Grazie alla loro battaglia per Charlie, durata mesi, milioni di persone nel mondo sono state toccate da una vicenda che ha costretto ognuno a porsi una domanda sulla vita e sulla morte, sul senso della sofferenza e sulla dignità di ogni vita umana. Da questa battaglia per la vita di Charlie – pur con momenti di incoerenza e comprensibili cedimenti – è nata una mobilitazione spontanea di preghiere come non si era mai visto, almeno in tempi recenti.

Anche la grande stampa - che pure per lungo tempo aveva snobbato la vicenda – è stata costretta a occuparsi del caso, a riproporre e amplificare quelle domande sulla vita che riemergono malgrado il tentativo di coprire tutto sotto il manto di una falsa compassione che odora di morte. È stato un clamore che ha disturbato e messo in difficoltà il Potere, ne ha svelato il volto feroce e antiumano, un’alleanza trasversale tra medici, giudici, politici, ecclesiastici.
Proprio la violenza devastante di questo Potere, che ha troncato l’esercizio dell’amore con cui Chris e Connie avrebbero continuato ad avvolgere Charlie, genera amarezza, sdegno e anche preoccupazione. Perché è fin troppo chiaro che la vicenda di Charlie non è soltanto quella di un fragilissimo bambino strappato alla potestà dei suoi genitori e schiacciato da una macchina infernale; essa già viene usata per far passare una mentalità eutanasica (“A certe condizioni non val la pena vivere”) e come precedente per legittimare la messa a morte di chissà quante altre migliaia e milioni di malati inguaribili come Charlie. Consegnando allo Stato il potere di vita e di morte sui propri cittadini. Ce ne accorgeremo presto anche in Italia, dove peraltro già è partito l’iter per approvare una legge sul bio-testamento, e già si è proposto un nuovo caso, quello di Elisa, una condizione simile a quella di Eluana Englaro. 
E infine non si può non provare sgomento per l’assenza ingiustificata della Chiesa, anzi dei suoi pastori, fatte salve alcune, rare, eccezioni. Ancora una volta, davanti a un popolo che si è mobilitato anzitutto con la preghiera, ha fatto da contraltare il silenzio di vescovi e sacerdoti, a cominciare da quelli più vicini ai Gard. In tanti mesi solo qualche scarno comunicato, peraltro all’insegna del cerchiobottismo, qualche parola di generico sostegno ai genitori di Charlie, un paio di tweet. Nessun giudizio chiaro per sostenere la battaglia per la vita di Chris e Connie, nessun segno concreto di vicinanza, guai a porre gesti che avrebbero potuto essere interpretati come sfida al Potere.  Silenzio. Dove erano quelli che si riempiono sempre la bocca di parole come “accompagnamento”? E quelli che urlano contro la “cultura dello scarto” hanno perso la voce? Non hanno notato che Charlie, così come tutti i malati inguaribili, sono “lo scarto dello scarto”? Silenzio, anzi in alcuni casi anche sostegno alla decisione dei medici. Uno scandalo su cui ritorneremo, il segnale di una resa alla mentalità del mondo.
Ma su tutto sta la certezza che la morte non è l’ultima parola, la consapevolezza che per chi ha partecipato a questo calvario, per chi ha sostenuto in diverso modo Charlie, Chris e Connie, si è reso ancora più chiaro che il senso della nostra vita è in quel Dio che si è incarnato per amore dell’uomo, per amore di ciascuno di noi, qualsiasi sia la condizione – sociale, economica, fisica - in cui viviamo. 
Non può stupire che una società che rifiuti Cristo torni ad essere disumana, violenta. Ne è la logica conseguenza. Più grande è allora la nostra responsabilità nell’essere riverbero di quell’amore per l’uomo da cui siamo stati presi.

05 April, 2017

Vestizione di Elisabetta a S. Vincenzo al Volturno
di - FNC


L'11 febbraio dello scorso anno Elisabetta, la nostra ottava figlia, era entrata come postulante nel monastero benedettino di S. Maria delle Rose, a s. Angelo in Pontano, in provincia di Macerata.
Il terremoto del 24 agosto aveva costretto le oltre 20 monache a trasferirsi nel monastero abbandonato, accanto all'abbazia di S.
Vincenzo al Volturno, in provincia di Isernia.
Nel mese di dicembre, le monache si sono trovate contese dal vescovo di Macerata, da una parte, che chiedeva di rientrare a s. Angelo, utilizzando una foresteria fuori dal centro abitato e non danneggiata dal terremoto, e dall'abate di Montecassino che ci teneva che il monastero non venisse nuovamente abbandonato.
È stato così che, all'interno della comunità, è nata un'altra comunità più piccola, destinata a mantenere una presenza viva a San Vincenzo al Volturno, mentre il maggior numero delle sorelle rientrava a Sant'Angelo.
Il 22 gennaio, con una solenne liturgia, l'Abate di Montecassino ha presentato la nuova comunità monastica alle popolazioni del circondario.
E così, sabato 25 marzo, l'abbazia di S. Vincenzo al Volturno si è riempita nuovamente per ospitare la vestizione e l'ingresso in noviziato della nostra Elisabetta che, nel corso della liturgia, ha comunicato di avere preso come nome Maria Veronica dello Spirito Santo. Un'ulteriore gioia ha costituito per noi il fatto che Elisabetta aveva scelto per presiedere la liturgia don Claudiano Strazzari, rettore del seminario Redemptoris Mater di Roma, che nel 1987 aveva accompagnato i primi sei mesi della nostra missione di evangelizzazione in Germania.
Ho curato una selezione delle foto scattate sabato 25, sufficienti a rendere la gioia per il dono del Signore a Elisabetta e alla nostra famiglia.
Allego anche un invito ad appoggiare una sottoscrizione per una necessità del monastero, appositamente mediata da una onlus, in modo di permettere anche ad una ditta di dedurla dalle tasse. La ricompensa, oltre a quella che a suo tempo elargirà il Signore, è costituita dal ricordo costante nelle preghiere delle sorelle.

Geppe e Valeria

P.S. - Per chi vuole saperne di più, due links di trasmissioni della Rai dedicate alla storia dell'abazia:

https://www.youtube.com/watch?v=Ll40IghzMkU

https://www.youtube.com/watch?v=1dBAhscND4o


terremoto del 24 agosto scorso, tra i danni che ha provocato, ha danneggiato il monastero benedettino di
"S. Maria delle rose" a Sant’Angelo in Pontano, in provincia di Macerata, costringendo le monache a
trasferirsi nel monastero abbandonato di S. Vincenzo al Volturno, in provincia di Isernia. Qui le monache
hanno pian pianino ripreso la loro vita quotidiana, adattandosi e adattando il nuovo ambiente.
A questo proposito, il punto di riferimento della loro giornata è la cappella, dove più volte al giorno si
recano a pregare anche per i loro benefattori, dotata solo di panche (prese da altri locali): pertanto, si è reso
necessario provvedersi di un coro ligneo, dignitoso quanto basta. È chiaro che, quanto non sono costrette ad
utilizzare per pagare il coro ligneo, serve per la loro sussistenza e di quanti ricorrono a loro.
È stata aperta una sottoscrizione per raggiungere la cifra di € 8.000,00: ne mancano solo 1.300.
Ci può dare una mano per arrivare al termine della sottoscrizione, avendo presente che, trattandosi di
erogazione liberale fatta ad una onlus, anche per una ditta è possibile dedurla dalle tasse?
Ci potete aiutare donando sul conto corrente bancario di Poste Italiane Cod. IBAN :
IT85A0760103200000007688941 o sul conto corrente postale n.ro 7688941 intestato a Promoit Onlus
indicando nella causale : Pro Monastero San Vincenzo al Volturno
Il terremoto del 24 agosto scorso, tra i danni che ha provocato, ha danneggiato il monastero benedettino di
"S. Maria delle rose" a Sant’Angelo in Pontano, in provincia di Macerata, costringendo le monache a
trasferirsi nel monastero abbandonato di S. Vincenzo al Volturno, in provincia di Isernia. Qui le monache
hanno pian pianino ripreso la loro vita quotidiana, adattandosi e adattando il nuovo ambiente.
A questo proposito, il punto di riferimento della loro giornata è la cappella, dove più volte al giorno si
recano a pregare anche per i loro benefattori, dotata solo di panche (prese da altri locali): pertanto, si è reso
necessario provvedersi di un coro ligneo, dignitoso quanto basta. È chiaro che, quanto non sono costrette ad
utilizzare per pagare il coro ligneo, serve per la loro sussistenza e di quanti ricorrono a loro.
È stata aperta una sottoscrizione per raggiungere la cifra di € 8.000,00: ne mancano solo 1.300.
Ci può dare una mano per arrivare al termine della sottoscrizione, avendo presente che, trattandosi di
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indicando nella causale : Pro Monastero San Vincenzo al Volturno
Il terremoto del 24 agosto scorso, tra i danni che ha provocato, ha danneggiato il monastero benedettino di
"S. Maria delle rose" a Sant’Angelo in Pontano, in provincia di Macerata, costringendo le monache a
trasferirsi nel monastero abbandonato di S. Vincenzo al Volturno, in provincia di Isernia. Qui le monache
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A questo proposito, il punto di riferimento della loro giornata è la cappella, dove più volte al giorno si
recano a pregare anche per i loro benefattori, dotata solo di panche (prese da altri locali): pertanto, si è reso
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