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21 September, 2009

Crociata: «Serve una Chiesa di credenti che resistano»
di - Da Avvenire 5 Settembre 2009


Per mons. Crociata serve «una Chiesa fatta di credenti che resistono, ma che pensano e operano come se portassero tutti il peso e la grazia della fede di tutti, oltre gli stessi confini battesimali, ma capaci innanzitutto di tenere insieme tutti coloro che del patrimonio cristiano conservano qualcosa».

«La Chiesa popolo di Dio ha bisogno di credenti e comunità che si facciano carico. “Farsi carico”» per il Segretario generale della Cei, «può diventare lo slogan che esprima e contrassegni lo stile spirituale e pastorale di questo tempo. Non bisogna temere di dire che questo è innanzitutto un compito personale, purché ci si ricordi che la Chiesa non è luogo appropriato per solisti e eroi solitari».Dunque, «“farsi carico” significa cercare per sé e partecipare agli altri, con diligenza, quanto è necessario alla vita di fede, alla preghiera all’ascolto di Dio, alla riflessione e al discernimento, alla comunione ecclesiale… Ciò equivale, o comunque sbocca sull’impegno per la edificazione della comunità. Ciascuno secondo la propria vocazione e il proprio ministero e servizio ecclesiale ha la responsabilità di edificare la comunità come se tutto in essa dipendesse da lui e nella coscienza che essa è il primo bene necessario».

Per mons. Crociata, «in gioco è la qualità di una vita e di una comunità cristiana su cui si gioca interamente la presenza e la forza della fede e della Chiesa oggi, la sua capacità di fermentare missionariamente la società e ogni comunità». Oggi, per il vescovo Crociata, «il credente e la comunità cristiana si fanno carico di un popolo, che in un certo senso non è più pienamente popolo (dico pure: se mai lo è stato pienamente), curando una intensa vita cristiana nella condizione secolare e quindi mostrando come tutti possano vivere la loro condizione nella fede della Chiesa, addirittura realizzando una pienezza di vita ancora maggiore di quella comunemente raggiungibile».

Per il Segretario generale della Cei, «una Chiesa di popolo è chiamata a farsi carico inseparabilmente della propria vita e della comunità umana in cui è inserita, condividendone angosce e speranze, anzi interpretandole e orientandole verso una assunzione risoluta e feconda… Il cammino pastorale delle Chiese d’Italia è in fondo un riscontro a tutto ciò, fino agli orientamenti che sono in preparazione per il prossimo decennio sulla ripresa tematizzata del compito proprio della Chiesa di sempre che è l’educazione».

Sapendo, conclude mons. Mariano Crociata che «non è in gioco solo l’educazione alla fede, che sembra in grande affanno nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, ma anche l’educazione all’umano e al senso dell’umano nella sua irriducibile peculiarità, che sembra oggi variamente minacciato nei vari ambiti dell’etica e della bioetica, dell’economia e della giustizia sociale, del significato e del valore dei rapporti tra le persone e con l’ambiente».

03 August, 2009

Creati per l’amore
di - Gianni e Cristina

Cosa spinge un uomo e una donna a cercarsi per formare una famiglia il del Cantico Dei Cantici nel cap 3 fa presente questo desiderio di ricerca fra i due generi, leggendo i primi capitoli, si evince come la donna menzionata nel Cantico cerchi così intensamente il suo amato tanto che in ben due versetti la parola ‘cercato-cercare’ è citata ben 4 volte.
Cantico 3:1 Sul mio letto, lungo la notte, ho CERCATO
l'amato del mio cuore; l'ho CERCATO, ma non l'ho trovato.
Cantico 3:2 «Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze;
voglio CERCARE l'amato del mio cuore».L'ho CERCATO, ma non l'ho trovato.

Che cosa spinge questa donna a cercare il suo amato nella notte con tutti i pericoli, rischiando anche la sua vita (dai capitoli successivi del Cantico si evince quanto questo pericolo sia reale, infatti verrà percossa, ferita e infine spogliata dalle guardie delle mura)?
Cantico 5:7 Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.

Qual è la molla così potente che scatta per cercare così intensamente il “suo” amato, senza tener conto dei pericoli che incontrerà lungo la sua strada? Non può essere solo un desiderio fisico che la spinge a rischiare la sua vita per trovare l’amato, deve essere qualche cosa di più forte, di più potente, al di sopra della sessualità stessa e della sua stessa vita.
Per capire questa attrazione tra l’uomo-donna dobbiamo rifarci alla Genesi dove viene narrata la creazione:
Genesi 2:18 Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile»
Genesi 2:22 Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.
Genesi 2:23 Allora l'uomo disse:
«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall'uomo è stata tolta».
Genesi 2:24 Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.
Nel primo versetto si legge come l’uomo, nonostante Dio avesse creato l’universo e fosse a sua disposizione, si senta solo. E’ Dio stesso che vede la sua solitudine “ NON E’ BENE CHE L’UOMO SIA SOLO”.

Il motivo è che Adamo è realmente solo, non può relazionarsi pienamente con nessuna cosa del creato perché profondamente diverse da lui: gli animali, le piante, le stelle, il cielo sono cose sue e può farne uso ma non riesce a mettersi in relazione (carne della mia carne) tutte cose da usare, non da amare.
Dio prende la “costola” dell’uomo e crea la donna traendola dall’uomo. Da quel momento l’uomo, per essere creatura completa (amare ed essere amato), potrà relazionarsi con questa nuova creatura, la donna. Questa relazione e unione con la donna permetterà all’uomo (e viceversa) di essere completo ed insieme creeranno una nuova immagine, una creatura veramente completa.
Forse incominciamo a capire cosa spinge questa donna-uomo a cercare con tanta insistenza, rischiando anche la vita: cerca la “sua parte mancante” o, meglio, cerca di diventare una nuova creatura veramente completa cioe’ capace di amare per essere felice. E’ questa incompletezza che spinge le due nature a cercarsi, questa è la vera molla, la sofferenza di sentirsi incompleto, che lo induce a cercare l’amore, cioè sentirsi amato ed è disposto a rischiare anche la sua vita per raggiungere questa sua completezza. Che vita sarebbe vivere in solitudine? Non sarebbe meglio morire, se non puoi amare o essere amato? Non ci può essere amore se sei solo. Come potremmo amare ed essere amati se siamo soli? Come poteva Adamo provare l’amore se non c’era un'altra creatura simile a lui ma non uguale? Avrebbe rischiato se non ci fosse stata la donna di amare uno uguale a lui (se stesso) come oggi sta succedendo, mi riferisco in particolare alle relazioni omosessuali, relazioni sterili che non producono valore sociale (vita) ma lo consumano.

Uomo-donna non si possono completare con la loro stessa natura, ci vuole qualcosa che sia simile a loro tanto da esclamare: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa”, che sia simile ma non uguale. Come possono completarsi due cose uguali?
Un altro errore che spesso facciamo è analizzare il mondo femminile separato da quello maschile e viceversa.
Evidentemente se Dio ha concepito la sua creatura ’A SUA IMMAGINE’ Maschio e Femmina, l’analisi dei due generi, se fatta separatamente, diventerebbe parziale perché la donna e l’uomo si completano e si realizzano pienamente insieme e non separatamente, come si voleva far credere fin dal lontano ma sempre attuale ’68., è indispensabile analizzare sempre i due generi creati uno per l’altro per capire veramente l’uomo (maschio e femmina), ognuno dipendente dall’altro, che si completano nell’altro.
Siamo stati creati per essere una cosa sola, creati per l’amore e se pensiamo di capire il genere umano separando le due nature, perderemmo la dimensione centrale dell’uomo-donna.
Anche la famiglia è composta da persone diverse (uomo, donna, figli, nonni, ecc), con tutte le conseguenze che derivano da queste diversità: diversi sentimenti, diverse attitudini e gusti. Il successo di un matrimonio e di una famiglia dipende dalla misura con cui questa diversità saprà tendere a una superiore unità: unità di amore, di intenti, di collaborazione.

Esiste un pericolo che nei nostri matrimoni possiamo correre fin dalla partenza: abbiamo cercato il nostro sposo-sposa per utilità, per poterla usare come un oggetto, per assicurarci il piacere fisico, affettivo? Oppure tenendo presente la sua dignità “come è bello che tu esista”? Questa espressione nasce dal vero amore, cioè pensare che l’altro ti sia uguale e indispensabile per la nostra felicità, rispettoso dell’altra persona; inoltre ricordiamoci che nel matrimonio se non c’è l’umiltà, l’amore muore! E se muore l’amore di conseguenza il matrimonio fallisce.

Questa tensione verso l’altro è tanto forte che fa anche abbandonare “tuo padre, tua madre”, per poter diventare una carne sola, nuova creatura simile all’immagine di Dio.
Genesi 1:27 Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.
Mi piace pensare che questa incompletezza sia stata permessa da Dio perché l’uomo-donna si potessero spendere non per se stessi, ma per l’altro, come dono (amore) cioè la nostra completezza e felicità dipenda da un altro-a.

Così è anche la Trinità, possiamo intuire che Dio non può che essere così: uno e trino allo stesso tempo. Non può esserci amore se non tra due o più persone; se dunque "Dio è amore", ci deve essere in lui uno che ama, uno che è amato e l'amore che li unisce. I cristiani credono in un Dio che è unico, ma non solitario.
Sì, la famiglia è quella cosa che più nel creato presenta e testimonia la Trinità (DIO) nel mondo; forse è per questo che la Chiesa si sta battendo in ogni ambito e con tutte le sue forze affinché non passino forme di convivenza dettate da un falso sentimentalismo (poverini se si amano …) o menefreghismo (affari loro), che non hanno nulla a che vedere con l’immagine trinitaria e valoriale della famiglia.

20 July, 2009

La vita la fedelta’ e la testimonianza
di - Gianni e Cristina Archetti

Tutte le associazioni, e in particolare quelle familiari, hanno una funzione sociale primaria che dovrebbe essere rivolta al bene comune di tutta la società, contrastando, se necessario, quelle forze che mirano al disfacimento della famiglia, pertanto minando tutta la realtà sociale legata ad essa.
Non è certamente nello stile famigliare pensare solo al benessere della propria famiglia o ai suoi singoli componenti (soci) ignorando i bisogni di altre realtà. Se desideriamo che i figli crescano in una realtà di rispetto, condivisione, fratellanza, dobbiamo agire tentando di migliorare l’attuale società nella quale essi vivranno in futuro.
FNC desidera operare per far cambiare il pensiero nichilista, relativista e materialista che imperversa nella nostra società. Un esempio è stato quello di aiutare chi non era contrario ai DI.CO. illustrando il vero concetto di “famiglia” (a quanto sembra in alcuni casi ci siamo riusciti, grazie a Dio e al Family Day). Vorremmo aiutare a far cambiare parere a chi non vuole accogliere una nuova vita e pensa di abortire, cercare di far desistere da volontà divorziste, collaborare con movimenti e associazioni che manifestano nei propri statuti la difesa della vita fin dal suo concepimento, ecc.
VITA
Le famiglie aperte alla vita hanno in sé una buona notizia. Accogliere la vita è una buona notizia per tutti. Infatti la vita accolta in tutti i suoi aspetti, sconfigge la morte e per morte si intendono i vari egoismi, la mancanza di speranza, il pessimismo senza alternative.
Siamo chiamati a rappresentare questa buona notizia in una società che ormai rincorre chimere, eutanasia, aborti, divorzi, confondendo la vita con la morte.
Come recita il nostro statuto è fondamentale che i soci della nostra associazione siano disponibili alla formazione delle future coppie che stanno preparandosi al matrimonio, portando nelle parrocchie e nelle diocesi la testimonianza della fedeltà di Dio apportatrice di speranza nella vita della gente.
FEDELTA’
La coppia (maschio e femmina) sono fatti ad immagine di Dio e la coppia cristiana è chiamata a rendere visibile questa sua appartenenza.
Per far capire meglio cosa vuole dire questa nostra appartenenza volevo fare un esempio che nella società contemporanea è di forte attualità.
Perché il cristiano (e non solo) deve essere fedele al proprio partner ?
La coppia, essendo creata a Sua immagine, è chiamata ad essere icona di Dio e Dio cosa fa quando lo tradiamo? Lui non ci abbandona, rimane fedele, ci cerca con amore di Padre. Da questo Suo atteggiamento capiamo quanto è grande il Suo amore nei nostri confronti.
La coppia, oltre a formare questa società, ha una missione di enorme importanza: testimoniare la Sua fedeltà.
Il marito o la moglie, in un matrimonio cristiano, hanno la possibilità di sperimentare nel proprio carisma la fedeltà di Dio. Talvolta ciò avviene nel perdono da parte del coniuge soprattutto in circostanze difficili: ciò è possibile perché è stato precedentemente sperimentato nella propria vita il Suo perdono.
Quante volte con i nostri peccati ci siamo resi “nemici” di Dio ma Lui ci ha sempre accolto, perdonandoci. E’ di questa esperienza che abbiamo bisogno: i nostri matrimoni hanno bisogno di incontrare questa fedeltà per essere a nostra volta fedeli.
A che serve la fedeltà e il perdono matrimoniale, se non in una visione teofanica, dove viene manifestata la Sua fedeltà e il Suo amore?
Di vita terrena ne abbiamo una sola, non possiamo sprecarla a litigare, a provare rancore o a scappare dalla Croce (che è la nostra salvezza) ma appoggiati alla Sua fedeltà possiamo avere la forza, anzi la gioia, di incontrare il Suo perdono.
LA TESTIMONIANZA
E’ indispensabile comprendere che è possibile ricostruire un matrimonio basandolo sull’amore e sul perdono. Non si tratta più di un amore adolescenziale ma di un amore adulto intriso del Suo amore.
La coppia è chiamata, vivendo la propria fedeltà ed accoglienza alla vita, ad essere testimone della fedeltà di Dio.
Che bello pensare che nel matrimonio, anche se avviene una caduta seria da parte di uno dei coniugi esiste la possibilità di essere perdonati e non essere abbandonati o rifiutati come spesso nella nostra società avviene. Il vero amore si manifesta nel perdono quando l’altro arriva a diventare estraneo o addirittura “nemico”.
La contrarietà della Chiesa alle “coppie” di fatto è dovuta sia alle ripercussioni sociali che queste convivenze generano, ma soprattutto perché queste unioni negano la fedeltà - che è amore - ed ha come matrice Dio.
Isaia 49:15
Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se queste donne si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.
A questo punto non posso fare a meno di pensare a Santa Gianna Beretta Molla che, donando la propria vita, non si è “dimenticata” del frutto del suo seno, testimoniando l’Amore di Dio che non abbandona nessuno
Questo è il matrimonio cristiano, questo è l’amore cristiano che non abbandona mai, anche a costo della propria vita, ed è per sempre perché Dio è per sempre.


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