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09 August, 2013

Kiko Argüello e i 5.000 giovani pronti ad andare e fare discepoli
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Dei 45.000 presenti all'incontro di Rio, 3.000 ragazzi e 2.000 ragazze hanno risposto "sì" alla chiamata per la vita consacrata e l'evangelizzazione in Asia, alla presenza di cinque cardinali e oltre 70 vescovi

RIO DE JANEIRO, 05 Agosto 2013 (Zenit.org) - L'immagine più bella dell'incontro del Cammino Neocatecumenale a Rio de Janeiro è Kiko Argüello che canta Una gran señal davanti a circa 45.000 persone che agitano le bandiere di tutto il mondo. Un fotogramma suggestivo che sembrava realizzare la profezia di Isaia (Is. 66, 18 ss.): "Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue, essi verranno e vedranno la mia gloria”. Dei tre milioni di pellegrini venuti nella metropoli carioca per la Giornata mondiale della gioventù circa centomila appartenevano al Cammino Neocatecumenale. “La vostra presenza - ha detto Kiko - è stato un segno per tutto il mondo che la Chiesa è viva e i giovani, con Cristo, sono una parola di speranza davanti a tutti i conflitti economici e sociali".
Venuti da ogni parte del globo - 10.000 erano solo gli italiani - i giovani neocatecumenali si sono radunati nel pomeriggio di lunedì 29 luglio per l'immancabile appuntamento vocazionale. A presiedere l’incontro, mons. Orani Tempesta, arcivescovo di Rio de Janeiro. Insieme con lui ‘abbracciavano’ l’immensa folla di pellegrini i cardinali Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna, Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, George Pell, arcivescovo di Sidney e Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo. Presenti anche 27 vescovi del Brasile e una quarantina di presuli provenienti da Danimarca, Olanda, Belgio, Portogallo, Spagna, Italia, Israele, Libano e Stati Uniti.
L’evento si è svolto secondo lo schema tradizionale: presentazioni, processione dei sacerdoti con la Madonna (questa volta era la Vergine del Santuario della Penha, patrona di Rio de Janeiro), Liturgia della Parola, annuncio del kerygma, chiamate vocazionali. Unica novità: la presentazione del canto "nuovo", ovvero un "alleluja" di acclamazione al Vangelo sulla base del Resurrexit della Sinfonia degli Innocenti.
Il luogo scelto per l'appuntamento era il Rio Centro, la grande struttura multifunzionale alla periferia della città, che il giorno prima ha ospitato l’incontro di Papa Francesco con i volontari della Gmg. Per quanto l'organizzazione del Cammino avesse pensato a tutto nel minimo dettaglio, il centro presentava alcuni limiti, innanzitutto poter ospitare solo una cifra "contenuta" di gente; il che ha fatto sì che circa 35.000 persone seguissero l'incontro dall'esterno con i maxischermi.
Probabilmente si era sottovalutata l'affluenza. Ormai però si dovrebbe sapere che quando Kiko si muove tutti i ragazzi e le ragazze appartenenti al Cammino lo seguono. In parte per gratitudine di aver permesso loro di incontrare Gesù Cristo attraverso l’ispirazione di un "itinerario di formazione cristiana valido per i tempi moderni", come lo ha definito Giovanni Paolo II. In parte per ascoltare il kerygma, la "buona notizia" che Argüello non smette mai di predicare fino a perdere il fiato.
C’è poi la chiamata vocazionale ad attirare questi giovani, ovvero confermare quel "si" a Dio per abbracciare la vita consacrata o il seminario, diventando "generosi testimoni dell'amore di Cristo". All’incontro di Rio ce ne sono stati ben 5.000 di questi “sì”, 3.000 dei ragazzi e 2.000 delle donne, la maggior parte offertasi per partire in missione nell’Est del mondo.
Il Cammino ormai ci ha abituati ai grandi numeri: l’incontro di Rio ha replicato l’enorme flusso di “alzate” già visto tre anni fa a Plaza de Cibeles, a Madrid. Ma cos’è che spinge questi giovani a compiere un gesto per certi versi estremo? Davvero si può ridurre tutto ad una “prassi” Neocatecumenale, ad una euforia data dalla circostanza o addirittura ad un plagio psicologico?
I volti commossi, liberi, raggianti, della moltitudine di giovani in ginocchio davanti ai vescovi del mondo, in attesa di una benedizione, dichiaravano il contrario. Piuttosto volevano dire grazie a Cristo offrendosi a Lui e ricambiando quel dono totale che Egli ha fatto di sé “per salvarci e mostrarci l’amore e la misericordia di Dio” come ha detto Papa Francesco. E, come affermava il Santo Padre nella Messa a Copacabana del giorno prima, questi ragazzi e ragazze hanno dato così “ossigeno” alla “fiamma viva della fede”, vincendo la paura che gli impedisce “di andare e portare Cristo in ogni ambiente”.
Tutto ciò – ha commentato il cardinale Schönborn a ZENIT - “è semplicemente il segno che il Signore è risorto, che è Lui che conduce la sua Chiesa con tanta misericordia e con una vitalità che ci sorprende sempre di più”. E questo "ci riempie di speranza", ha risposto il cardinale O'Malley, perché "ci mostra un futuro in cui ognuno di questi ragazzi sarà un testimone per il proprio paese".
Il “campo della fede che è in ognuno di noi” si è dunque lasciato fecondare grazie alla “stoltezza della predicazione” di un ex pittore spagnolo che, a più di 70 anni, gira il mondo per annunciare la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. Perché oggi, “in una società secolarizzata, dove le donne vengono uccise, i bambini bruciati”, dove l’uomo ha ascoltato “la catechesi del demonio che dice che il Signore non è buono perché ti limita e ti castra”, la notizia di un Dio crocifisso per la nostra salvezza può realmente cambiare l’esistenza.
Allora è urgente quella che i Papi hanno chiamato nuova evangelizzazione e che Francesco ha sintetizzato nella costante esortazione ad “uscire” per andare in quelle “periferie dell’esistenza” che vivono senza l’amore di Gesù Risorto. Come in Asia, ad esempio, dove "milioni di uomini, sotto il comunismo, la miseria, la povertà, sono condannati a non conoscere Dio" ha sottolineato Kiko.
“Molta gente è morta, senza vita” ha affermato invece mons. Orani Tempesta intervenendo dopo la lettura del Vangelo; “noi pertanto siamo chiamati ad annunciare la parola che porta le persone a Cristo Risuscitato”. Quando infatti “si accoglie Gesù nella propria vita accadono grandi segni” ha proseguito l’arcivescovo, e la Giornata mondiale della gioventù lo ha dimostrato, dando “l’opportunità di udire Cristo, di ascoltare seduti ai piedi di Cristo e professare la fede in Cristo resuscitato e resuscitare con Lui”.
“Il Signore – ha concluso - ci invita a questa esperienza di resurrezione di aprire sempre più i nostri cuori a Lui e allo stesso tempo ci manda ad annunciare, perché ha bisogno di persone che donino la propria vita per vivere pienamente il proprio battesimo, senza paura di andare controcorrente”.
Sostanzialmente il messaggio che anima il Cammino da quasi mezzo secolo. “Tutti gli uomini hanno diritto a ricevere gratuitamente l'amore di Cristo” ha ribadito infatti Kiko. Per questo l’itinerario Neocatecumenale si offre come fucina di evangelizzatori pronti a partire ovunque e in qualunque condizione. “Solo qualche settimana fa”, ha riferito l’iniziatore, “abbiamo inviato itineranti in Paraguay, Honduras, Seychelles” e più di sessanta famiglie sono partite in Cina come “frutto della grazia dello Spirito Santo”. Ma non finisce qua: “Dobbiamo obbedire alla Vergine che ci ha detto che bisogna inviare ventimila sacerdoti in Cina, Laos, Viêt Nam, Cambogia ecc” ha detto Kiko, aggiungendo che proprio di questo parlerà al Pontefice nell’udienza privata fissata in questi giorni in cui lui, Carmen Hernandez e Padre Mario Pezzi incontreranno il Successore di Pietro.
Vedendo e vivendo eventi del genere riecheggia la voce tonante del Beato Giovanni Paolo II quando parlò di un terzo millennio dedicato all’evangelizzazione dell’Asia o quando definì il Cammino Neocatecumenale - allora una realtà semisconosciuta ancora non approvata dalla Santa Sede - uno “strumento per la nuova evangelizzazione”, in un momento, come ha ricordato Kiko, in cui “non avevamo neanche idea di cosa fosse una nuova evangelizzazione”. Evidentemente lo sguardo del quasi Santo Wojtyla si sta rivelando sempre di più profetico.


02 August, 2013

Circa 3.000 ragazzi e 2.000 ragazze si offrono per il seminario
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Il tradizionale incontro vocazionale internazionale organizzato dal Cammino Neocatecumenale dopo la GMG

ROMA, 31 Luglio 2013 (Zenit.org) - Lunedì si è tenuto a Rio de Janeiro un Incontro Vocazionale organizzato dal Cammino Neocatecumenale, al quale hanno partecipato circa 50.000 giovani da tutto il mondo. Dopo ogni Giornata Mondiale della Gioventù, questa realtà ecclesiale realizza tali eventi, mossa dal desiderio di voler raccogliere alcuni dei frutti della stessa.

All’incontro, presieduto dall’arcivescovo di Rio, Orani Tempesta, hanno partecipato cinque cardinali: l’arcivescovo di Vienna, Christoph Schönborn; l’arcivescovo di Cracovia, Stanisław Dziwisz; l’arcivescovo di Boston, Sean O’Malley; l’arcivescovo di Sidney, George Pell, e l’arcivescovo di San Paolo, Odilo Scherer. Sono stati presenti 75 vescovi e arcivescovi e molti catechisti itineranti di questa iniziazione cristiana per adulti.

L’incontro, al quale è accorsa gente da ogni parte del mondo, ha avuto luogo nel Centro dei Congressi di Riocentro alle ore 14,30 di Rio ed è stato portato avanti dagli iniziatori e responsabili a livello mondiale del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello,Carmen Hernández e il presbitero Mario Pezzi. I pellegrini più numerosi sono stati coloro che sono giunti dallo stesso Brasile, dagli Stati Uniti, dall’Italia e dalla Spagna.

Dopo la presentazione dei cardinali e degli altri prelati, Argüello ha continuato l’incontro annunciando il kerigma, e al termine, lo stesso Argüello ha fatto le chiamate vocazionali per inviare sacerdoti missionari in Asia. 3.000 sono stati i ragazzi che hanno risposto alla chiamata per entrare in seminario e 2.000 ragazze alla chiamata per la vita consacrata. Questi ragazzi inizieranno, nei propri Paesi, un processo che li aiuterà a discernere se è questa la vocazione alla quale Dio li chiama.



28 July, 2013

Il Papa saluta i giovani: «Conto su di voi, siate discepoli senza paura»
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«Qual è lo strumento migliore per evangelizzare i giovani?. Un altro giovane. Questa è la strada da percorrere». «Andate, senza paura, per servire». È questo il messaggio che Papa Francesco vuole lanciare dal Brasile, nell'ultima messa della Giornata mondiale della gioventù 2013, chiedendo ai ragazzi di farsi loro stessi missionari.
Il pontefice parla dal palco-altare costruito sulla punta estrema della spiaggia di Copacabana. Ad ascoltarlo, secondo gli organizzatori, sono intervenute tre milioni di persone.
In particolare, il Papa ha chiesto ai giovani di portare il Vangelo «per sradicare e demolire il male e la violenza; per distruggere e abbattere le barriere dell' egoismo, dell'intolleranza e dell'odio; per edificare un mondo nuovo. Gesù Cristo conta su di voi, la Chiesa conta su di voi, il Papa conta su di voi. Andate e fate discepoli tutti i popoli».




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