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29 June, 2013

I vescovi USA una giornata tragica per la nostra nazione
di - Zenit


La Conferenza Episcopale americana critica apertamente il riconoscimento del matrimonio non solo tra uomo e donna, sancito dalla Corte Suprema degli Stati Uniti

ROMA, 27 Giugno 2013 (Zenit.org) - Ieri, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha definito come “incostituzionale” il pronunciamento del “Defense of Marriage Act” approvato dal Congresso nel 1996, secondo cui il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna.
In un comunicato diffuso a livello internazionale, la Conferenza Episcopale Statunitense ha scritto:“Oggi è un giorno tragico per il matrimonio nella nostra nazione. Respingendo il Defense of Marriage Act, la Corte suprema ha sancito una profonda ingiustizia per il popolo americano”.
“La Corte ha sbagliato" affermano i presuli nel comunicato, aggiungendo: "Il governo federale dovrebbe rispettare la realtà che il matrimonio è l’unione di un uomo e una donna, anche quando lo stato fallisce nel riconoscerlo. La salvaguardia della libertà e della giustizia richiede che tutte le leggi federali e statali, rispettino la verità, compresa la verità sul matrimonio”.
Secondo i Vescovi Usa, è incomprensibile che la Corte non abbia preso sul serio il bando delle nozze gay approvato dal referendum in California nel 2008 (Proposition 8). Essi spiegano che il bene comune di tutti, specialmente i bambini, dipende in maniera profonda dal matrimonio. “Ora è tempo di raddoppiare i nostri sforzi per testimoniare la verità sul matrimonio” si legge nella nota.
E’ evidente che la decisione della Corte apporterà gravi conseguenze al dibattito pubblico. Per i Vescovi, “il futuro del matrimonio e del meglio della nostra società è a rischio”. Il matrimonio, infatti, è l’unica istituzione che mette insieme un uomo e una donna e li impegna nell’originare, promuovere e difendere la vita. La famiglia naturale garantisce ad ogni bambino il diritto e la certezza di avere un padre ed una madre.
Hanno sottolineato i Vescovi: “La nostra cultura, la nostra natura umana, l’esperienza, il buon senso comune, i disegni del Creatore, ci confermano che la famiglia umana è composta da un uomo e una donna, e da un padre ed una madre”. Per questo “è tempo di rafforzare il matrimonio, non di ridefinirlo”.
Quando Gesù parlò del significato del matrimonio, disse che si trattava dell’unione per la vita di un uomo e di una donna. E precisò che fin dall’inizio della creazione Dio creò un uomo e una donna. “A fronte della decisione della Corte Suprema - conclude il comunicato - la nostra rinnovata proposta è quella di promuovere e difendere l’unico significato del matrimonio. Un uomo e una donna per la vita. Per questo chiediamo preghiere affinchè la Corte riveda le sue decisioni e che le implicazioni vengano comprese da tutti”.

15 June, 2013

Chiara Corbella: l’esperienza di vivere vicino ad una santa del nostro tempo
di - Di Salvatore Cernuzio


Ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa della giovane 28enne che aveva rimandato le cure di un tumore per far nascere il suo bambino. Le cugine la ricordano

ROMA, 13 Giugno 2013 (Zenit.org) - Esattamente un anno fa, sulle pagine dei giornali e sulla bocca di ogni persona c’era un solo nome: Chiara Corbella Petrillo. La storia della giovane ragazza romana, morta a 28 anni dopo aver rimandato le cure di un carcinoma alla lingua pur di portare a termine la gravidanza del suo bambino, aveva colpito la sensibilità dell’opinione pubblica e più di qualcuno aveva parlato di un caso di santità dei nostri giorni.
Chiara saliva alla Casa del Padre il 13 giugno 2012, dopo una dura lotta contro la malattia. Un lungo tempo di sofferenza fisica, che però questa splendida ragazza ha trasformato in occasione di conversione per sé e per gli altri, a cui ha donato un vero insegnamento di amore cristiano. Quell’amore, cioè, che va oltre la morte, che mira ad un bene più grande, ovvero quello del figlio portato in grembo e non il proprio, e che non rende vane le gravidanze di due bambini bollati dai medici “incompatibili alla vita”, perché, diceva, saranno “compatibili alla vita eterna”.
La storia della giovane donna ha commosso, ha sconvolto, ha fatto sorgere interrogativi, ma soprattutto ha posto agli occhi di tutti una verità: la vita eterna inizia già su questa terra. E, con la fede, puoi continuare a sorridere anche tra mille operazioni, anche se hai perso la vista di un occhio, anche se probabilmente sai che il tuo bambino non conoscerà mai la sua mamma…
Oltre che una testimonianza, quella di Chiara è stata un pugno allo stomaco per questo mondo egoista che continua a sopprimere la vita nascente. E la gente questo l’ha apprezzato, l’ha capito. Lo dimostra l’attenzione per la sua vicenda, in Italia così come Oltreoceano. O le oltre mille persone intervenute al funerale, il 16 giugno, nella parrocchia di Santa Francesca Romana. Tra cui anche il cardinale vicario Agostino Vallini, che ha voluto dare il suo personale saluto a colei che ha definito “una seconda Gianna Beretta Molla”.
Ad un anno dalla scomparsa, il ricordo di Chiara Corbella è più vivo che mai. Soprattutto nel cuore del marito Enrico e della famiglia che vive oggi la sua dipartita con serenità, perché “era questo ciò che voleva: che non fossimo tristi, ma gioissimo con lei perché raggiungeva il suo Sposo”.
Lo affermano le cugine Giulia, Elena e Laura che hanno condiviso con ZENIT i loro personali ricordi. “Di Chiara non potrò mai dimenticare il suo sguardo solare al funerale dei primi due figli” racconta Elena. “Era contenta perché quella era la volontà di Dio e sapeva che Lui si sarebbe preso cura di loro. Erano lei ed Enrico a ‘consolare’ la gente che li circondava, scossa dagli eventi dolorosi della loro vita. Loro però, grazie alla fede, avevano dato un senso a tutto ciò” afferma la ragazza.
“Ricordo l'attenzione che sapeva dimostrare agli altri anche nei momenti più improbabili” riferisce invece Laura. “Due anni fa subii un banale intervento al naso per problemi respiratori. Mi telefonò per sapere come stavo; la cosa mi sorprese molto, perché stava attraversando un momento difficilissimo: di lì a poco sarebbe nato suo figlio Francesco e avrebbe dovuto iniziare la chemioterapia”.
Anche Giulia, la primogenita, coetanea di Chiara, ricorda l’innata propensione della cugina a dare sempre la precedenza al bene degli altri. “Qualche mese prima del mio matrimonio – racconta – io e Andrea, attualmente mio marito, dopo una grossa crisi avevamo deciso di lasciarci. Molte persone mi sono state vicino, ma Chiara, che in quel periodo era incinta del suo secondo figlio, è stata l’unica a trasmettermi davvero la serenità”.“Mi diceva: ‘Coraggio, bisogna passare per il Venerdi Santo, ma dura poco… Ci credi che Dio ha preparato per te il tuo Tobia?’. Mi ha insegnato a dare un senso dove io vedevo solo disperazione. Ed è straordinario che l’abbia fatto in un momento come quello, con tutti i problemi della gravidanza (Davide è nato morto un mese dopo per delle malformazioni viscerali e l’assenza di arti inferiori)”. “Mi è stata così d’aiuto che la scelsi come mia testimone di nozze!” conclude Giulia.
In particolare, le tre sorelle portano nel cuore l’esperienza del viaggio a Medjugorie: un desiderio che vollero realizzare Chiara ed Enrico appena saputo che il cancro era diventato incurabile e le sarebbe rimasto poco da vivere. La coppia prenotò un aereo per la Croazia dal 17 al 19 aprile e portò con sé amici e parenti, “perché tutti potessimo ricevere la grazia di accogliere la grazia”.
“Di fronte ad un’ennesima prova – dice Laura - la più difficile di tutte quelle che il Signore gli aveva dato, la loro reazione è stata: ‘Andiamo a ringraziare la Madonna di Medjugorie per come ci ha sostenuti ed aiutati fin qui’”. “La cosa che mi ha colpito maggiormente nel viaggio - aggiunge Elena - è una frase che Chiara disse dopo aver parlato con uno dei veggenti: ‘Ora che ho la certezza che il Paradiso è stupendo, quasi non mi dispiace raggiungerlo’".
Nell'ultima Messa, riferiscono le sorelle, Chiara volle che tutte le coppie di fidanzati presenti ricevessero un Rosario, “perché ci disse che era uno strumento potente che aveva sostenuto lei ed Enrico in tutte le prove”. “Nostra cugina rappresenta l’esempio eclatante di come una persona normale possa fare grandi cose semplicemente abbandonandosi al Signore” concludono, “e l’eredità che ci ha lasciato è tutta racchiusa nelle sue tre P: Piccoli Passi Possibili”.

24 May, 2013

Papa Francesco saluta gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale
di -


Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi sono stati invitati alla Messa di oggi a Santa Marta.
Circa 15.000 i membri del Cammino Neocatecumenale presenti all'incontro con i MovimentiCITTA' DEL VATICANO, 18 Maggio 2013 (Zenit.org) - Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi hanno partecipato alla Messa presieduta dal Papa questa mattina nella Casa Santa Marta. Dopo la celebrazione, hanno avuto un breve incontro, durante il quale Kiko Argüello ha fatto dono al Papa di un’icona della Vergine del Cammino, che il Santo Padre ha apprezzato e gradito. Inoltre Kiko ha mostrato al Papa alcune foto della Grande Missione nelle piazze di tutto il mondo, che il Cammino Neocatecumenale ha messo in moto durante cinque domeniche del tempo pasquale.
Il Santo Padre gli ha detto: “Dopo l’annuncio del Vangelo nelle piazze, preparati a un colpo di coda del demonio contro di te”. Il Papa ha inoltre comunicato loro che presto gli concederà un’udienza privata. Sono poi circa 15.000 i membri del Cammino che parteciperanno, questa sera, alla Veglia di Pentecoste in Piazza San Pietro, in occasione dell'incontro del Pontefice con i Movimenti, le Nuove Comunità e le Realtà ecclesiali. Saranno presenti anche gli Iniziatori del Cammino, ai quali il Santo Padre ha concesso di poterlo salutare al termine dell'incontro.





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