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22 January, 2017

Troppi matrimoni nulli e inconsistenti. Serve ‘nuovo catecumenato’ per gli sposi
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Al problema del “moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti”, Papa Bergoglio propone un antidoto: “Un nuovo catecumenato in preparazione al matrimonio”. Vale a dire “un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio”, che sia “parte del processo sacramentale” come per il Battesimo.
Il Pontefice esprime tale indicazione nell’udienza di questa mattina a prelati uditori, ufficiali, avvocati e collaboratori del Tribunale della Rota Romana, ricevuti in occasione della solenne inaugurazione dell’Anno Giudiziario. La sua riflessione è centrata sul contesto odierno che, “carente di valori religiosi e di fede, non può che condizionare anche il consenso matrimoniale”.
A preoccupare il Papa è quella “mentalità diffusa” che “tende ad oscurare l’accesso alle verità eterne” e “coinvolge, spesso in modo vasto e capillare, gli atteggiamenti e i comportamenti degli stessi cristiani la cui fede viene svigorita e perde la propria originalità di criterio interpretativo e operativo per l’esistenza personale, familiare e sociale”.
“Occorre grande coraggio a sposarsi nel tempo in cui viviamo”, osserva, come già in altre occasioni, Papa Bergoglio. “Quanti hanno la forza e la gioia di compiere questo passo importante – dice – devono sentire accanto a loro l’affetto e la vicinanza concreta della Chiesa”. Anche perché “le esperienze di fede di coloro che richiedono il matrimonio cristiano sono molto diverse”: alcuni “partecipano attivamente alla vita della parrocchia”; altri “vi si avvicinano per la prima volta”; alcuni “hanno una vita di preghiera anche intensa”. Poi ci sono coloro che sono invece “guidati da un più generico sentimento religioso”, o le persone “lontane dalla fede o carenti di fede”.
Di fronte a questa situazione, occorre trovare dei “validi rimedi”, afferma Francesco. Il primo è, senza dubbio, la “formazione dei giovani, mediante un adeguato cammino di preparazione volto a riscoprire il matrimonio e la famiglia secondo il disegno di Dio”. Oggi più che mai, una preparazione del genere “si presenta come una vera e propria occasione di evangelizzazione degli adulti e, spesso, dei cosiddetti lontani”, rimarca il Pontefice citando la Familiaris consortio circa la necessità di “nuovo catecumenato”.
Alla luce dell’esortazione di Wojtyla, e anche delle direttive dei recenti Sinodi sulla famiglia, il Papa esprime l’auspicio che “la preparazione al matrimonio diventi parte integrante di tutta la procedura sacramentale del matrimonio, come antidoto – ha sottolineato il Papa – che impedisca il moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti”.
Di pari passo, come secondo rimedio, va fornito ai novelli sposi l’aiuto “a proseguire il cammino nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio. È necessario individuare, con coraggio e creatività, un progetto di formazione per i giovani sposi con iniziative volte ad una crescente consapevolezza del sacramento ricevuto”, sottolinea il Vescovo di Roma.
Tutta la comunità cristiana è chiamata in causa per “accogliere, accompagnare e aiutare” le giovani coppie, “offrendo occasioni e strumenti adeguati – a partire dalla partecipazione alla Messa domenicale – per curare la vita spirituale sia all’interno della vita familiare, sia nell’ambito della programmazione pastorale in parrocchia o nelle aggregazioni”.
Troppo spesso, “i giovani sposi vengono lasciati a sé stessi, magari per il semplice fatto che si fanno vedere meno in parrocchia; ciò avviene soprattutto con la nascita dei bambini”, annota il Santo Padre. Al contrario, è “proprio in questi primi momenti della vita familiare che occorre garantire maggiore vicinanza e un forte sostegno spirituale, anche nell’opera educativa dei figli, nei confronti dei quali sono i primi testimoni e portatori del dono della fede”.
Per il Papa bisogna rendere “intelligibile e reale” la “sinergia tra foedus e fides”, passare, cioè, “da una visione prettamente giuridica e formale della preparazione dei futuri sposi, a una fondazione sacramentale ab initio, cioè a partire dal cammino verso la pienezza del loro foedus-consenso elevato da Cristo a sacramento” .
“L’amore ha bisogno di verità”, conclude infine Bergoglio, richiamando le parole di Benedetto XVI nel suo ultimo discorso alla Rota Romana. “È quanto mai necessario approfondire il rapporto fra amore e verità. Solo in quanto è fondato sulla verità l’amore può perdurare nel tempo, superare l’istante effimero e rimanere saldo per sostenere un cammino comune. Se l’amore non ha rapporto con la verità, è soggetto al mutare dei sentimenti e non supera la prova del tempo. L’amore vero invece unifica tutti gli elementi della nostra persona e diventa una luce nuova verso una vita grande e piena. Senza verità l’amore non può offrire un vincolo solido, non riesce a portare l’io al di là del suo isolamento, né a liberarlo dall’istante fugace per edificare la vita e portare frutto”.

27 August, 2016

Quando Madre Teresa disse: “Oggi il più grande distruttore della pace è l’aborto”
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È straziante sapere che un sia stato un 12enne kamikaze ad aver provocato nei giorni scorsi circa 50 morti, in gran parte bambini, e un centinaio di feriti, durante una cerimonia di nozze a Gaziantep, in Turchia, vicino al confine con la Siria. “Chiediamo il dono della pace per tutti”, ha detto il Papa nell’Angelus di domenica scorsa. Ma dov’è la pace oggi in quella che sembra una spaventosa staffetta degli orrori che, senza sosta, ha colpito Siria, Nizza, Parigi, Bruxelles, Istanbul… Perché non c’è pace?
Una interpretazione, che seppur di decenni fa può risultare attualissima, la offre madre Teresa di Calcutta, la suora albanese fondatrice delle Missionarie della Carità che il 4 settembre prossimo sarà canonizzata dal Papa in piazza San Pietro.
L’11 dicembre 1979, madre Teresa ricevette il premio Nobel per la pace, un riconoscimento per il suo servizio per e con i poveri, per il tempo speso con quelli che il mondo considerava “intoccabili”. Madre Teresa ha lavorato per la pace in molti modi essenziali: “Una caratteristica del suo lavoro è stato il rispetto dell’essere umano, per la sua dignità e il valore innato, il suo impegno per l’inviolabilità della dignità di ogni uomo”, si legge nella motivazione del premio.
A Oslo, ricevendo il prestigioso riconoscimento, la Santa però disse qualcosa di molto forte, che politicamente poteva suonare quasi ‘scorretto’, irripetibile: “Io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa – disse la suora -. Oggi il più grande distruttore della pace è l’aborto. Tante persone sono molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa, dove tanti ne muoiono di malnutrizione, di fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo… è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla”. “Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi”, aggiunse madre Teresa che con le sue suore accolse centinaia di migliaia d bambini e di madri.
Il concetto di aborto come atto che mina alla pace, la Beata di Calcutta lo ripeté continuamente anche in altre grandi occasioni, di fronte ai potenti della terra, come i congressi all’Onu o la Conferenza mondiale di Pechino sulla donna. Nel 1992 in un discorso agli ‘Amici di tutta Italia’, per l’inaugurazione della prima culla per la vita, mise addirittura in relazione aborto e terrorismo: “Se una madre può uccidere il suo stesso figlio nel suo grembo, perché ci meravigliamo della violenza e del terrorismo che si sparge attorno a noi?”
Leggere oggi le parole di questa piccola grande donna provoca sicuramente un fastidio, ma certamente offre una risposta al male infinito che stiamo vivendo. Perché anche noi, oggi, possiamo essere come quei bambini-ragazzini innocenti vittime di un altro innocente, là dove meno te lo aspetti, a una festa di nozze, sulla Promenade de las Anglais a Nizza, o nel grembo della propria stessa madre.

20 August, 2016

“È il tempo dei laici!”. Parla il prefetto del nuovo Dicastero laici, famiglia e vita
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In quest’era in cui il laicato cattolico è in primo piano va promosso il matrimonio cristiano. E la vita, a tutti i livelli e a tutte le età, va protetta. Lo afferma monsignor Kevin Farrell, vescovo di Dallas, recentemente nominato da Papa Francesco prefetto del neonato Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. In un’intervista esclusiva a ZENIT, il presule di origine irlandese confida: “È sempre stato mio desiderio promuovere i laici e aiutarli a ritagliarsi il loro adeguato spazio nella Chiesa” e si sofferma sulle proprie aspettative e su quanto porterà della sua esperienza negli Stati Uniti. Farrell spiega anche come intende promuovere il matrimonio, la famiglia e la vita e parla delle sue speranze riguardo ai frutti degli ultimi due Sinodi sulla Famiglia, tenutisi in Vaticano, per guidare il lavoro del Dicastero.
***
Eccellenza, perché è stato necessario unire laici e famiglia in un unico dicastero?
Beh, questa è una domanda che andrebbe rivolta a qualcun altro… Comunque credo che si tratti di un modo di coordinare il ministero di tutto lo spirito di evangelizzazione della Chiesa riguardo a questi due o tre diversi aspetti, i quali, in fondo, hanno a che vedere con lo stesso argomento: riguardano la vita quotidiana del popolo di Dio, sia che essi siano laici, sia che siano single o sposati. È altrettanto importante, in questa fase, in questo preciso momento storico, che noi ci concentriamo notevolmente sul matrimonio e sulla famiglia. E penso che è proprio per questo che il Papa abbia scelto di convocare due sinodi sulle questioni del matrimonio e della famiglia, e di sottolineare la “gioia dell’amore” nella sua esortazione apostolica Amoris laetitia. Questo documento va promosso non sono in generale tra i laici, ma, in modo specifico, tra le famiglie, ovvero il luogo dove in genere i laici trovano la loro dimensione ideale. Quindi prego Dio che saremo in grado di promuovere questa esortazione apostolica e noi ci impegneremo in tal senso.
In che modo lei accoglierà l’eredità dei due Sinodi, nel suo nuovo ruolo dicasteriale?
Ritengo che questo documento orienterà il lavoro del nuovo Dicastero per molti anni a venire. Penso che questo Dicastero continuerà il lavoro già fatto dai due Pontifici Consigli (Laici e Famiglia, ndr) ma questo avverrà con una nuova visione ed una rinnovata energia. Il mio obiettivo sarà di comprendere esattamente ciò che ognuna di queste diverse sezioni fa e, con l’aiuto dei laici di tutto il mondo, valutare cosa potrà essere svolto meglio e con più efficacia in questa era all’insegna dei mass media e delle comunicazioni sociali.
D’altronde Papa Francesco ha suggerito che oggi è arrivato il momento dei laici…
Sì, è proprio così.
Allo stesso tempo il Santo Padre ha osservato che questo aspetto ancora non è rilevante nella Chiesa. Crede che con la creazione di questo Dicastero chi desidera una maggiore presenza dei laici nella Chiesa rimarrà soddisfatto? Ci sono esperienze particolari in tal senso che lei ha avuto nella sua diocesi a Dallas che porterà in Vaticano?
Anzitutto, io credo che questo sia il tempo dei laici. Papa Francesco vuole promuovere i laici a tutti i livelli dell’amministrazione della Chiesa. Tutti gli organi consultivi, all’interno della Chiesa o della Curia, necessitano di laici in ruoli speciali. Se si leggono gli statuti del nuovo Dicastero, per la prima volta si legge che i sottosegretari di ogni dipartimento debbano essere laici; e laici devono essere presenti pure negli organismi consultivi o in quelli che si occupano di promuovere organizzazioni internazionali, movimenti, studi e via dicendo. Questo lavoro noi l’abbiamo già compiuto nella mia diocesi a Dallas. Quando arrivai lì ho raccolto tutte le schede dei laici che potevano effettivamente svolgere qualche ministero. Il mio desiderio è sempre stato di promuovere il laicato e aiutarlo a ritagliarsi uno spazio adeguato nella Chiesa.
Pensa, dunque, che con la sua nomina la Chiesa universale riceverà una spinta in questi ambiti?
Spero, innanzitutto per mezzo del ministero, di poter trascorrere del tempo nell’analizzare e comprendere esattamente cosa si fa. Poi, da lì, farò chiaramente del mio meglio, con la consulenza dei laici, per implementare tutta l’attività. Qui negli Stati Uniti, quei ministeri sono ben organizzati. E io non sono in grado, al momento, di parlarle della situazione in Italia o nel resto del mondo ma certamente è mio desiderio promuovere il matrimonio e la vita umana a tutti i livelli e a tutte le età.
Ultima domanda: trasferendosi a Roma, ritiene che si aprirà un nuovo capitolo della sua vita?
Come può ben immaginare, è stata una grande sorpresa ed anche uno shock per me, al punto che mi servirà del tempo per adeguarmi a questa novità… Sono sicuro che i fedeli a Dallas (o quantomeno molti di loro) rimarranno rattristati all’idea di perdere il loro vescovo, come avviene in qualunque diocesi, e in questo momento dovrò farci i conti. Dopodiché, si andrà avanti e si inizierà questo nuovo capitolo. Non vedo l’ora di essere a Roma, è una città che amo, ci ho vissuto circa nove anni, e attualmente ci vive mio fratello Brian, segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Anche questo sarà un cambiamento, perché, da sacerdoti non ci è mai capitato di lavorare nella stessa città, né nello stesso paese. Quindi, eccoci qua…



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