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16 March, 2016

Cantalamessa Il matrimonio è l’immagine di Dio
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L’autentica natura biblica e cristiana del matrimonio, analizzata alla luce della costituzione pastorale Gaudium et spes, approvata l’ultimo giorno del Concilio Vaticano II, e degli attacchi che questo istituto e sacramento subisce nel mondo contemporaneo. Questo il tema della quarta predica di Quaresima di padre Raniero Cantalamessa, Predicatore della Casa Pontificia.
La meditazione del frate cappuccino parte dai due racconti sulla creazione dell’uomo e della donna contenuti nel libro della Genesi e risalenti a due tradizioni diverse: quella jahvista, risalente al X secolo a.C., e quella sacerdotale del VI secolo a.C. “Nella tradizione sacerdotale (Gen 1,26-28) l’uomo e la donna sono creati simultaneamente – sottolinea Padre Cantalamessa – non uno dall’altro; si pone in rapporto l’essere maschio e femmina con l’essere a immagine di Dio”. Nella tradizione jahwista (Gen 2,18-25) invece, “la donna è tratta dall’uomo; la creazione dei due sessi è vista come rimedio alla solitudine e, più che il fattore procreativo, “si accentua il fattore unitivo” e ognuno “è libero di fronte alla propria sessualità e a quella dell’altro”.
Secondo il Predicatore della Casa Pontificia “aprirsi all’altro sesso è il primo passo per aprirsi all’altro che è il prossimo, fino all’Altro con la lettera maiuscola che è Dio”. Il matrimonio quindi “nasce nel segno dell’umiltà, è riconoscimento di dipendenza e quindi della propria condizione di creatura”. Ne consegue che “innamorarsi di una donna o di un uomo è fare il più radicale atto di umiltà”. La situazione, nel racconto biblico, cambia con il peccato originale. “Il predomino dell’uomo sulla donna – secondo il frate cappuccino – fa parte del peccato dell’uomo, non del progetto di Dio”.
La conseguenza principale è “il distacco dall’ideale iniziale del matrimonio”. L’idea dominante nell’Antico Testamento è quella di “una struttura d’autorità di tipo patriarcale, destinata principalmente alla perpetuazione del clan” in cui la donna “appare sempre più subordinata all’uomo e in funzione dell’uomo”. Il progetto originario di Dio rimane invece vivo nelle parole dei profeti Isaia, Osea e Geremia e nel Cantico dei cantici, dove l’unione fra uomo e donna è il “simbolo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo” ed esalta “i valori dell’amore mutuo, della fedeltà e dell’indissolubilità che caratterizzano l’atteggiamento di Dio verso Israele”.
La riaffermazione della vera natura del matrimonio è al centro di un dialogo, narrato nel Vangelo di Matteo, fra Cristo e i farisei. Gesù fa riferimento a entrambi i racconti della Genesi sulla creazione di uomo e donna e sulla natura della loro unione. Risponde inoltre con chiarezza ai farisei che ricordano come Mosè ammettesse la possibilità di ripudiare la propria moglie: “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io lo dico: chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra commette adulterio”.
Proseguendo nella sua riflessione, Padre Cantalamessa ritiene che “ci troviamo di fronte a una contestazione apparentemente globale del progetto biblico su sessualità, matrimonio e famiglia” ma a questa situazione difficile bisogna reagire con l’approccio della Gaudium et spes, mettendo “in luce le conquiste positive del mondo moderno” e “in secondo luogo, i problemi e i pericoli”. Il Predicatore della Casa Pontificia ritiene che il Concilio Vaticano II abbia “inaugurato un nuovo metodo che è di dialogo, non di scontro con il mondo, un metodo che non esclude l’autocritica” né la ricerca di “una istanza positiva da accogliere anche nelle contestazioni più radicali”.
Cantalamessa vede nell’Illuminismo e nel Romanticismo l’origine della critica al modello tradizionale di matrimonio e famiglia: “Con intenti diversi, questi due movimenti si sono espressi contro il matrimonio tradizionale, in quanto visto esclusivamente nei suoi fini oggettivi: la prole, la società, la Chiesa, e troppo poco in se stesso, nel suo valore soggettivo e interpersonale. Tutto si richiedeva ai futuri sposi eccetto che si amassero e si scegliessero liberamente tra di loro”. “Ma questa critica – evidenzia il cappuccino – va nel senso originario della Bibbia, non contro di essa! Il Concilio Vaticano II ha recepito questa istanza quando, come dicevo, ha riconosciuto come bene ugualmente primario del matrimonio il mutuo amore e aiuto tra i coniugi”. La pari dignità fra donna e uomo, nel matrimonio, “è nel cuore stesso del progetto originario di Dio e del pensiero di Cristo, ma è stata spesso disattesa lungo i secoli”.
Cita poi l’enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI: “Questo stretto nesso tra eros e matrimonio nella Bibbia – ha scritto Ratzinger – quasi non trova paralleli nella letteratura”. Partendo da questo, padre Cantalamessa aggiunge che “uno dei torti più grandi che facciamo a Dio è aver finito per fare di tutto ciò che riguarda l’amore e la sessualità un ambito saturo di malizia, dove Dio non deve entrare ed è di troppo”. Come se, evidenzia ulteriormente, “Satana, e non Dio, fosse il creatore dei sessi e lo specialista dell’amore”.
Il Predicatore della Casa Pontificia riconosce poi le responsabilità del pensiero cristiano nell’aver contribuito “al formarsi di quella visione puramente oggettivista del matrimonio contro cui la cultura moderna occidentale si è scagliata con veemenza”. Non esita a prendere le distanze da figure illustri come Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino che hanno “finito per gettare una luce negativa sull’unione carnale dei coniugi, considerata il tramite di trasmissione del peccato originale”.
Questo non significa ovviamente accettare “proposte folli” come “liberare la donna dalla ‘schiavitù della maternità’, provvedendo in altri modi, inventati dall’uomo, alla nascita dei figli”. “Gli antichi – ammonisce Padre Cantalamessa – avrebbero definito tutto ciò con un termine: hybris, arroganza dell’uomo nei confronti di Dio”. La speranza è che “il buon senso della gente, unito al desiderio naturale dell’altro sesso e all’istinto di maternità e di paternità che Dio ha inscritto nella natura umana, resistano a questi tentativi di sostituirsi a Dio”.
Cantalamessa ricorda poi l’importanza, per i cristiani, di riscoprire la pienezza del matrimonio “in modo da riproporlo al mondo con i fatti più che con le parole”. La predicazione di Cristo ha riaffermato il vero significato della creazione della donna e dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio, “il Dio biblico che non ha connotati sessuali, non è né maschio né femmina”. “La somiglianza – spiega il Predicatore della Casa Pontificia – consiste in questo: Dio è amore e l’amore esige comunione, scambio interpersonale; richiede che ci siano un io e un tu. Non c’è amore che non sia amore di qualcuno. Dove non c’è che un solo soggetto non ci può essere amore, ma solo egoismo o narcisismo. Il Dio rivelato da Gesú Cristo, essendo amore, è unico e solo ma non è solitario: è uno e trino. In Lui coesistono unità e distinzione: unità di natura, di volere, di intenti, e distinzione di caratteristiche e di persone”. “Proprio in questo – insiste il frate cappuccino – la coppia umana è immagine di Dio. Marito e moglie sono infatti una carne sola, un cuore solo, un’anima sola, pur nella diversità di sesso e di personalità. Nella coppia si riconciliano tra loro unità e diversità”.
Ma allora, si domanda Padre Cantalamessa, “qual è la causa dell’incompiutezza e dell’inappagamento che lascia l’unione sessuale dentro e fuori del matrimonio?”. Un problema aggravato dalla ricerca di soluzioni che finiscono invece per peggiorare la situazione: “Anziché cambiare la qualità dell’atto, se ne aumenta la quantità, passando da un partner all’altro. Si arriva così allo scempio del dono di Dio della sessualità, in atto nella cultura e nella società di oggi”. La spiegazione di questa “devastante disfunzione” è che “l’unione sessuale non è vissuta nel modo e con l’intenzione voluta da Dio” cioè elevare “l’estasi e fusione d’amore” fra uomo e donna fino a “una certa pregustazione dell’amore infinito”.
Il Predicatore della Casa Pontificia chiude la sua meditazione con una riflessione sull’aiuto che i membri del clero possono fornire alle coppie sposate per vivere al meglio l’autentica natura del matrimonio: “Consacrati e sposati possono edificarsi a vicenda. Gli sposati sono richiamati, dai consacrati, al primato di Dio e di ciò che non passa; sono introdotti all’amore per la parola di Dio che essi possono meglio approfondire”. “Ma anche i consacrati – conclude Cantalamessa – imparano qualcosa dagli sposati. Imparano la generosità, la dimenticanza di sé, il servizio alla vita e, spesso, una certa umanità che viene dal duro contatto con le realtà dell’esistenza”. Ne è un esempio ciò che buoni genitori fanno per i loro figli, “il grado di dimenticanza di sé a cui sono capaci di giungere per provvedere alla loro salute, ai loro studi e alla loro felicità, deve essere la misura di ciò che dovremmo fare noi per i figli o i fratelli spirituali”.

09 March, 2016

Utero in affitto. Vallini: “Una turpe pratica”
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«Il desiderio non può essere eretto a diritto. Ciò che deve essere messo in primo piano è l’interesse del bambino, non la volontà di due persone di avere un figlio. I figli non si costruiscono». È netto il cardinale Agostino Vallini, vicario generale del Santo Padre per la diocesi di Roma, nell’intervista rilasciata al direttore Angelo Zema e in uscita domani (domenica 6 marzo 2016) su Roma Sette, il settimanale di informazione della diocesi di Roma. Al centro le adozioni delle coppie omosessuali e il mercato dell’utero in affitto, fulcro del dibattito politico di questi giorni. Di seguito il testo integrale.
Eminenza, partiamo dal varo del disegno di legge sulle unioni civili, che tra breve dovrebbe diventare legge dello Stato. Qual è la sua valutazione?
Credo che sia il frutto di un compromesso al ribasso. È vero che la “stepchild adoption” è stata tolta dal provvedimento, ma rischia di rientrare attraverso un’altra strada legislativa allo studio; senza contare le possibilità di intervento da parte della magistratura, di cui si è avuto già qualche esempio. Inoltre, sono rimaste diverse sovrapposizioni con l’istituto del matrimonio, al contrario di quanto era stato assicurato. Una confusione che si sarebbe potuto evitare.
Dopo il varo della legge è stato detto che «ha vinto l’amore».
Mi sembra una frase retorica e fuori luogo: non si fanno leggi sull’amore. Lo dico da cittadino che osserva l’applicazione dei regolamenti parlamentari: ha vinto una volontà politica che puntava a un certo risultato a tutti i costi, tanto da volerlo ottenere con il voto di fiducia che ha impedito un voto di coscienza. Quella coscienza “ben formata” cui ha fatto appello Papa Francesco. Mi domando se non si sia avuto paura della coscienza dei parlamentari tanto da bloccare la discussione su un provvedimento così delicato.
Una prova di forza, insomma. Sembra quasi che le unioni civili e le adozioni delle coppie gay siano diventate la priorità dell’Italia.
Mi pare proprio di sì. Esistevano altre vie per regolare i diritti individuali delle persone che compongono le unioni civili, anche dello stesso sesso, ma senza svilire la famiglia, che invece avrebbe bisogno di interventi di politica familiare che attendiamo da tanto tempo. Sembra che non si abbia a cuore il futuro della famiglia, in particolare dei soggetti più deboli, che sono i figli.
Ecco, i figli sembrano i grandi assenti nel dibattito di questi giorni.
È così. Mi pare che si sia invertito il punto di osservazione. Vorrei essere chiaro: non ci sono adulti da tutelare nel loro desiderio di un bambino; sono da tutelare i bambini, a cominciare da quelli che non hanno famiglia e che hanno il diritto ad avere una mamma e un papà, come nel caso dei minori adottabili. E poi sono da tutelare le donne – soprattutto dei Paesi del Sud del mondo – costrette dalla povertà al turpe mercato dell’utero in affitto. È su questo mercato che bisogna intervenire.
Forse casi recenti, paradossalmente, possono contribuire a mettere sotto gli occhi di tutti questa realtà anche in Italia.
Lo spero. Mi permetta anche di rilevare che molti media non hanno aiutato a leggere la realtà in modo corretto. Usare, ad esempio, la definizione di “gestazione per altri” è un tentativo ipocrita di nobilitare qualcosa che non lo è. I figli non si costruiscono, sono frutto di un atto d’amore di un uomo e una donna e hanno diritto a una mamma e a un papà. In casi come questi la mamma non ci sarà. Credo che anche l’opinione pubblica sia in maggioranza contraria o non sufficientemente informata.
Ora si parla di una proposta di riforma della legge 184 sulle adozioni che potrebbe riguardare anche coppie gay e single.
Sono decenni che la legge sulle adozioni attende di essere riformata nel senso di facilitare le condizioni di adottabilità dei bambini, privi di una famiglia con un padre e una madre. Ben venga, dunque, una riforma al riguardo, ascoltando tutti i soggetti interessati. Ma non si dimentichi l’obiettivo vero: il bene dei bambini. Altra cosa è invece la “stepchild adoption”. In questi giorni parlando della legge da riformare mi pare che si stia partendo con il piede sbagliato. È il caso di sottolinearlo ancora: non è compito dello Stato ergere a diritti i desideri delle persone.

25 January, 2016

Unioni civili, Bagnasco: «I figli non sono un diritto e devono avere un padre e una madre»
di - IL MESSAGGERO


«I figli non sono un diritto e devono avere un padre e una madre». Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, non usa mezzi termini nell'ultima uscita sul tema delle unioni civili. La famiglia è uno «scrigno di relazioni, di generazioni e di generi, di umanesimo e di grazia» nel quale «vi è una punta di diamante: i figli. Che però non sono mai un diritto», sottolinea, aggiungendo che «il loro vero bene deve prevalere su ogni altro, poichè sono i più deboli ed esposti: non sono mai un diritto, poichè non sono cose da produrre; hanno diritto ad ogni precedenza e rispetto, sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali, dove respirare un preciso respiro: 'I bambini hanno diritto di crescere - ha rilevato ancora il presidente della Cei citando parole del Papa - con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologicò».

Sul tema delle unioni civili, ha precisato Bagnasco, non c'è nessuna divisione tra i vescovi. «I vescovi - ha detto il presidente Cei, il card. Angelo Bagnasco - sono uniti e compatti nel condividere le difficoltà e le prove della famiglia e nel riaffermarne la bellezza, la centralità e l'unicità: insinuare contrapposizioni e divisioni significa non amare nè la Chiesa nè la famiglia». «Sogniamo un Paese - ha aggiunto - a dimensione familiare, dove il rispetto per tutti sia stile di vita, e i diritti di ciascuno vengano garantiti su piani diversi secondo giustizia».

«I credenti hanno il dovere e il diritto di partecipare al bene comune con serenità di cuore e spirito costruttivo», aggiunge il presidente della Cei, senza però citare esplicitamente il Family Day di sabato. L'arcivescovo ribadisce tuttavia che spetta ai laici, come già indicato dal Concilio Vaticano II, «di iscrivere la legge divina nella vita della città terrena. Assumano la propria responsabilità alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del Magistero».

«Sentiamo il dovere di rilanciare la voce della famiglia, tesoro inesauribile e patrimonio universale, perchè sia tutelata, promossa e sostenuta da politiche veramente incisive e consistenti». E la famiglia come prevista dalla Costituzione «è il fondamento e il centro del tessuto sociale», dice l'arcivescovo di Genova. «Per questo - aggiunge - ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perchè riconosce in lei non solo il proprio futuro, ma anche la propria stabilità e prosperità. Auspichiamo che nella coscienza collettiva mai venga meno l'identità propria e unica di questo istituto». «I Padri costituenti ci hanno consegnato un tesoro preciso, che tutti dobbiamo apprezzare e custodire come il patrimonio più caro e prezioso, coscienti che - ha concluso Bagnasco citando le parole di Papa Francesco - 'non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unionè».


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