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18 May, 2011

Pasqua: il Risorto è l’unico Pastore della vita
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IV Domenica di Pasqua, 15 maggio 2011
di padre Angelo del Favero*

ROMA, venerdì, 13 maggio 2011 (ZENIT.org).- In quel tempo, Gesù disse: “In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama la sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo, invece, non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”. Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per derubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 1-10).
La qualifica di “laico” non esclude affatto la fede in Gesù Cristo. Infatti, “laico” è il cristiano che “partecipa del ministero sacerdotale di Cristo; è attento che le persone del proprio ambiente conoscano il Vangelo ed imparino ad amare Cristo. Con la sua fede lascia un’impronta nella società, nell’economia e nella politica; sostiene la vita ecclesiale.., si pone a disposizione come guida di gruppi, si impegna nei comitati..Soprattutto i giovani devono riflettere seriamente in quale posto Dio li vorrebbe.” (dal “Catechismo per i giovani”, n. 139).
Eluana Englaro era una giovane laica, ed è del tutto probabile che, prima dell’incidente, si sia chiesta quale sarebbe stato il posto che Dio le avrebbe assegnato nella vita. Ma un simile pensiero potrebbe esserle venuto anche dopo l’incidente, quando, nella sua coscienza “sommersa”, apparentemente non era più in grado di riflettere e comunicare; non solo, ma non è affatto escluso che lo Spirito, che è Amore, le abbia fatto “sentire” che proprio nel suo stato di profonda depressione neurologica poteva trovare la risposta desiderata.
Una simile, misteriosa possibilità di comunicazione spirituale è stata prospettata da Benedetto XVI, il Venerdì Santo 2011, alla mamma di Francesco, un ragazzo clinicamente simile ad Eluana dal giorno di Pasqua 2009: “Io sono sicuro che quest’anima nascosta sente in profondità il vostro amore, anche se non capisce i dettagli, le parole, eccetera, ma la presenza di un amore la sente”.
Pensavo a queste cose alcuni giorni fa, mentre partecipavo ad un dibattito pubblico con il papà di Eluana, organizzato da un’Associazione di “laici” del Trentino. Il corsivo virgolettato fa intendere che non si trattava di quei laici cristiani che ho definito all’inizio (anch’essi presenti all’incontro), ma di quei laici “laicisti” che si contrappongono polemicamente ai credenti nelle questioni fondamentali della bioetica e biopolitica. Essi invocano la libertà, ma la negano in concreto per i più deboli in conflitto, tanto che nell’omicidio giuridicamente autorizzato di Eluana per fame e sete, non sanno riconoscere il più estremo e violento attentato alla più basilare delle libertà, la libertà di vivere.
Il Vangelo di oggi mi offre lo spunto ed il criterio per commentare il dibattito citato (il tema era incentrato sul rapporto tra la libertà e la vita), al fine di trarne un messaggio quanto mai attuale in ordine al mistero della vita umana.
Se la serata fosse stata organizzata dal sottoscritto, nella locandina, sotto gli occhi di Eluana, avrei scritto le parole odierne di Gesù: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Per altro, quando mi è stata data la parola, le ho subito ricordate, commentandole con queste altre del beato Giovanni Paolo II: “Dio sa sempre trarre il bene dal male, vuole che tutti siano salvi e possano raggiungere la conoscenza della verità: Dio è amore. Cristo crocifisso e risorto è la suprema rivelazione di questa verità ” (in “Memoria e identità”, p. 70).
Il riferimento, naturalmente, era alla stessa Eluana, dalla cui dolorosissima vicenda, a mio parere, Dio ha saputo e saprà trarre un gran bene, quello del rinnovato annuncio della verità “tutta intera” della vita umana. Tale verità è, per tutti e per ognuno, la persona del “Buon Pastore”.
Eluana è stata e continua ad essere voce eloquente dell’enciclica “Evangelium vitae” (1995), purtroppo rimasta inascoltata ed ignorata non solo dai laici, ma perfino da molti dei pastori della Chiesa. Le tristissime conseguenze di tale trascuratezza sono sotto i nostri occhi e nelle nostre orecchie: “i muri di inganni e di menzogne che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e di leggi ostili alla vita” non sono certo crollati in questi 16 anni dalla pubblicazione dell’enciclica, anzi, in Italia oggi sembrano più alti e spessi di allora (E.V., n. 100).
Ne ho avuto una prova sconcertante verso il termine della serata, quando una marea montante di fischi, schiamazzi ed insulti si è alzata dalla maggioranza del pubblico per tacitare un relatore “pro-life”, in dissenso con la linea culturale dominante “pro-death”.
Dal punto di vista della similitudine evangelica del Buon Pastore, la finale è stata così questa: la maggioranza dei presenti è rimasta convinta che il “ladro” e il “brigante” che minaccia la vita delle “pecore”, derubandole della loro “libertà” di mettere le mani sulla vita (diritto all’aborto, alla fecondazione artificiale, all’eugenetica, alla ricerca genetica omicida, alle convivenze omosessuali, all’eutanasia...), va identificato con l’“integralista cattolico”.
Poco importa che, con il suo rullo intollerante, la cultura di morte relativista sia passata sopra ogni considerazione di semplice buon senso, accettando pacificamente affermazioni false ed incredibili come le seguenti: “è ormai riconosciuto che idratazione e nutrizione assistita sono terapie che impediscono il naturale decorso del morire”; e: “l’anima non esiste, l’anima è un’invenzione; non esiste un Dio creatore, ma solo l’evoluzione biologica che ha prodotto il cervello da sé”.
Così, anziché riconoscere e seguire il Pastore della Verità venuto in mezzo a noi per donarci la sua vita “in abbondanza”, oggi molte “pecore” fuggono da Lui come da un “estraneo”, da un “ladro” e da un “brigante”: inganno drammatico e mortale di cui sono responsabili anche i loro “guardiani”.
E’ anzitutto a noi sacerdoti, infatti, che è indirizzato il monito quanto mai attuale di papa Paolo VI: “Gli uomini potranno salvarsi anche per altri sentieri, grazie alla misericordia di Dio, benché noi non annunciamo loro il Vangelo; ma potremo noi salvarci se, per negligenza, per paura, per vergogna (…), o in conseguenza di idee false, trascuriamo di annunciarlo?” (Esortazione Evangelii nuntiandi, n. 80).
Nei “Lineamenta” del prossimo Sinodo dei vescovi su “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana” (che si terrà a Roma dal 7 al 28 ottobre 2012), è scritto: “In un tempo in cui tante persone vivono la loro vita come esperienza vera e propria di deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo, la Chiesa nel suo insieme e i Pastori in essa, devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio” (n. 16).
Andiamo incontro con gioia all’unico, vero e buono, Pastore della vita umana.

08 April, 2011

I ginecologi cattolici sono autentici eroi
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A Roma un Congresso FIAMC sulla dignità della maternità
BARCELLONA, lunedì, 4 aprile 2011 (ZENIT.org).- La Federazione Internazionale dei Medici Cattolici (FIAMC) ha convocato a Roma un Congresso sulla dignità della Maternità e dei Ginecologi, che si celebrerà presso l'Istituto Maria SS. Bambina dal 31 agosto al 4 settembre.

Il Congresso, l'VIII di Ginecologi Cattolici, è organizzato da MaterCare International, organizzazione appartenente alla FIAMC, e ha il sostegno del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli Agenti Sanitari e della Pontificia Accademia per la Vita.

L'obiettivo dell'incontro è quello di sottolineare da un lato il valore della maternità, dall'altro il ruolo insostituibile dei ginecologi e del personale sanitario nella sua difesa.

Il presidente della FIAMC, il dottor José María Simón Castellví, ha spiegato a ZENIT che le priorità dei medici cattolici “sono la protezione della vita umana dal concepimento alla morte naturale, la protezione della fertilità (i figli sono un gran bene), la promozione di una sana antropologia tra gli sposi e la cura della salute di madre e figli”.

Gli ostetrici e i ginecologi, oltre alle levatrici e al resto del personale sanitario, “sono le dita che toccano il bene della vita che nasce. Agiscono in momenti chiave della vita dell'essere umano, e possono fare molto bene o molto male”, ha affermato.

Nella presentazione del Congresso, i ginecologi cattolici sono considerati “segno di contraddizione nel mondo della cultura della morte”.

“I ginecologi cattolici sono al giorno d'oggi autentici eroi. Sono sottoposti a grandi pressioni. Purtroppo in molti Paesi 'civili' è impossibile formarsi formarsi come ginecologo cattolico senza praticare aborti”, ha sottolineato il medico spagnolo.

“Purtroppo, esistono gruppi e anche organismi pubblici internazionali che anziché promuovere il bene puntano a eliminare innocenti nel grembo materno con scuse che non trovano sostegno nella Medicina, e combattono la fertilità come se il bambino fosse un insetto”.

Il problema dell'Occidente, ha sottolineato, è “vedere la fertilità come un pericolo per la salute personale o sociale. E non lo è”.

“Nei Paesi sviluppati è necessario uno sforzo culturale e spirituale per vedere le relazioni coniugali e i figli come un gran dono che Dio ci dà”, ha aggiunto.

Attualmente, ha reso noto, le sfide principali che devono affrontare i ginecologi cattolici sono la regolamentazione naturale della fertilità, la protezione della maternità, il servizio intenso ma non sostituivo agli sposi che non sono fertili.

Essere madre nel Terzo mondo

Una delle grandi preoccupazioni della FIAMC e di MaterCare in particolare, ha spiegato il dottor Simón, è che nel Terzo mondo “le madri ricevono poca o nulla assistenza sanitaria”.

“Manca tutto, a cominciare dal personale specializzato”, ha spiegato. “Nel Terzo mondo c'è bisogno di reparti maternità, e noi li stiamo costruendo. Ora ne stiamo realizzando uno a Isiolo, in Kenya”.

Per il presidente della FIAMC, uno dei primi obiettivi è quello di ridurre la mortalità materna: “Tutti i giorni muoiono 1.500 madri nel mondo, spesso sole, in Paesi poveri. Non possiamo permetterlo”.

“La Medicina ha oggi tutti gli strumenti per aiutare le madri e i figli senza distruggere nulla e nessuno. Forse in Occidente non vediamo il figlio come un bene per sempre. Ogni essere umano è per sempre”.


07 March, 2011

Un nuova evangelizzazione per decifrare i segni dei tempi
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Presentati i Lineamenta per il Sinodo dei Vescovi del 2012
di Chiara Santomiero

ROMA, venerdì, 4 marzo 2011 (ZENIT.org).- “Un’attitudine, uno stile audace” che si traduce nella “capacità da parte del cristianesimo di leggere e decifrare i nuovi scenari dentro la storia degli uomini per abitarli e trasformarli in luoghi di testimonianza e annuncio del Vangelo”: tutto questo è “nuova evangelizzazione” secondo i Lineamenta della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema “Nova evangelizatio ad christianam fidem tradendam – La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, presentati questo venerdì a Roma alla stampa.
La questione della trasmissione della fede al centro dei lavori sinodali, che si svolgeranno in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012, è risultata quella maggiormente in evidenza tra le problematiche segnalate dai 13 Sinodi delle Chiese orientali sui iuris, le 113 Conferenze episcopali, i 25 Dicasteri della Curia romana oltre che dall’Unione dei Superiori generali, cui, secondo la prassi, viene chiesto di indicare tre temi suscettibili – per importanza pastorale e rilevanza per la Chiesa universale – di essere oggetto di una riflessione sinodale.
“Un secondo evento – ha spiegato mons. Nikola Eterović, Segretario generale del Sinodo dei vescovi – ha influito sulla scelta definitiva dell’argomento sinodale: la decisione del Papa Benedetto XVI di erigere il 21 settembre 2010 il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione” che ha portato ad inquadrare “l’inquietudine pastorale sulla trasmissione della fede” nella riflessione sulla nuova evangelizzazione che “si impone in tutta la Chiesa”.
Nuova evangelizzazione
Gli stessi Lineamenta offrono la “distinzione teorica” tra “nuova evangelizzazione che è indirizzata principalmente a coloro che si sono allontanati dalla Chiesa, alle persone battezzate ma non sufficientemente evangelizzate” dalla “evangelizzazione come attività regolare della Chiesa” e “primo annuncio ad gentes a coloro che ancora non conoscono Gesù Cristo”, precisando tuttavia che “le tre categorie spesso convivono nello stesso territorio per cui le Chiese locali devono praticarle contemporaneamente, soprattutto a causa della globalizzazione e dello spostamento delle popolazioni”.
La XIII Assise sinodale si pone quindi “nel rinnovato impegno dell’evangelizzazione che la Chiesa ha intrapreso in seguito al Concilio Vaticano II” nella consapevolezza che “essa esiste per evangelizzare e per svolgere tale compito in modo adeguato, la Chiesa comincia con l’evangelizzare se stessa”.
“Nuova evangelizzazione – ha precisato lo stesso Giovanni Paolo II che per la prima volta ha usato questo termine il 9 giugno del 1979 durante l’omelia nel Santuario di Santa Croce a Mogila in Polonia – non è una rievangelizzazione ma quasi un secondo annuncio, anche se in realtà è sempre lo stesso” solo nuovo “nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni”.
“Non si tratta – sottolineano i Lineamenta – di rifare qualcosa che è stato fatto male o non è funzionato, quasi che la nuova azione fosse un implicito giudizio circa il fallimento della prima”. La nuova evangelizzazione, infatti “non è una reduplicazione della prima ma il coraggio di osare sentieri nuovi, di fronte alle mutate condizioni dentro le quali la Chiesa è chiamata a vivere oggi l’annuncio del Vangelo”.
Gli scenari
“Le sfide che il contesto culturale e sociale odierno pone alla fede cristiana – ha spiegato Eterović – vengono indicate nei Lineamenta in sei scenari, il primo dei quali è la secolarizzazione”. Anche se “interessa principalmente il mondo occidentale, da esso si diffonde nel mondo intero” assumendo perlopiù “un tono dimesso che ha invaso la vita quotidiana delle persone e sviluppando una mentalità in cui Dio è di fatto assente”. Allo stesso tempo “nel mondo vi è un risveglio religioso” anche se “tanti aspetti positivi della ricerca di Dio e della riscoperta del sacro sono oscurati da fenomeni di fondamentalismo che non poche volte manipola la religione per giustificare la violenza e persino il terrorismo”.
Altre sfide sono poste dal fenomeno migratorio connesso alla globalizzazione, dalla rivoluzione informatica con “i benefici e i rischi della cultura mediatica e digitale”, dallo scenario economico con “i crescenti squilibri tra nord e sud del mondo”. A ciò si aggiunge il rapporto tra scienza e tecnica che rischiano di “diventare i nuovi idoli del presente” e i cambiamenti epocali degli ultimi decenni in campo politico che stanno creando “una situazione mondiale con nuovi attori politici, economici e religiosi, come il mondo asiatico e islamico”.
Di fronte a questi nuovi scenari, ha sottolineato Eterović, i cristiani, oltre a un’opera di discernimento, sono chiamati “a dare sapore evangelico ai grandi valori della pace, della giustizia, dello sviluppo, della liberazione dei popoli, del rispetto dei diritti umani e dei popoli, soprattutto delle minoranze, come pure della salvaguardia del creato e del futuro del nostro pianeta”.
Si tratta di un compito che “offre grandi possibilità al dialogo ecumenico” come pure di grande aiuto “può essere il dialogo interreligioso, soprattutto con le grandi religioni orientali”.
Dubbi da sgomberare
Da quanto detto emerge come “la nuova evangelizzazione - precisano i Lineamenta - non copre o nasconde l’intenzione di nuove azioni di proselitismo da parte della Chiesa, soprattutto nei confronti delle altre confessioni cristiane”. E nemmeno “un mutamento nell’atteggiamento della Chiesa verso coloro che non credono, trasformati in oggetto di persuasione e non più visti come interlocutori all’interno di un dialogo che ci vede accomunati dalla medesima umanità e dalla ricerca della verità del nostro esistere”.
Noi credenti, infatti “dobbiamo avere a cuore anche le persone che si ritengono agnostiche o atee” che “forse si spaventano quando si parla di nuova evangelizzazione, come se loro dovessero diventare oggetto di missione”. Tuttavia “la questione circa Dio rimane presente pure per loro”. “La ricerca di Dio – sottolineano i Lineamenta - è stato il motivo fondamentale dal quale è nato il monachesimo occidentale e, con esso, la cultura occidentale”. Il primo passo dell’evangelizzazione consiste “nel cercare di tener desta tale ricerca. È necessario mantenere il dialogo non solo con le religioni, ma anche con chi ritiene la religione una cosa estranea”.
L’immagine del “cortile dei gentili” proposta da Benedetto XVI come spazio “dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero” viene consegnata come ulteriore elemento della nuova evangelizzazione che “mostra l’audacia dei cristiani di cercare positivamente tutte le vie per imbastire forme di dialogo che intercettino le attese più profonde degli uomini e la loro sete di Dio”.
L'emergenza educativa
“Il clima culturale e la situazione di affaticamento in cui si trovano parecchie comunità cristiane – ha sottolineato Eterović percorrendo i punti fondamentali dei Lineamenta - rischiano di rendere debole la capacità di annuncio, di testimonianza e di educazione alla fede delle nostre Chiese locali”. Nella società odierna “ogni azione educativa appare assai difficile, al punto che il Santo Padre Benedetto XVI ha parlato di emergenza educativa”. Si fa sempre più fatica, infatti, a “trasmettere alle nuove generazioni i valori di fondo e un retto comportamento”, difficoltà sperimentata “in particolare dai genitori ma anche dagli enti educativi e dalla scuola”.
La nuova evangelizzazione pure “è chiamata ad occuparsi dell’impegno culturale ed educativo della Chiesa” ma essa ha bisogno “più di testimoni che di maestri”. Qualsiasi progetto di annuncio e trasmissione della fede, di “nuova evangelizzazione” non può prescindere dalla necessità di “uomini e donne che con la loro condotta di vita danno forza all’impegno evangelizzatore che vivono”.
Per questo i Lineamenta presentano testimoni illustri della storia dell’educazione nel campo dell’educazione da san Paolo ai santi Cirillo e Metodio a san Francesco Saverio a madre Teresa di Calcutta per sottolineare che “la nuova evangelizzazione è soprattutto un compito spirituale di cristiani che perseguono la santità”.
“La nuova evangelizzazione – ha concluso Eterović – dovrebbe diventare un nuovo cenacolo nel quale la Chiesa, con la grazia dello Spirito santo, troverà non un nuovo Vangelo, bensì una risposta adeguata ai segni dei tempi e ai bisogni degli uomini e dei popoli di oggi” così come “ai nuovi scenari che disegnano la cultura attraverso la quale raccontiamo le nostre identità”.


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