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15 June, 2011

Pentecoste: la formidabile lezione dello Spirito
di -


ROMA, venerdì, 10 giugno 2011 (ZENIT.org).- Mentre stavano compiendosi i giorni della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano...e tutti furono colmati di Spirito Santo... (At 2,1-11).
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”… Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati” (Gv 20,19-23).
Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune. Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito (1 Cor 12,3b-7.12-13).


Commentando il comando di Gesù ai suoi discepoli di “non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre” (At 1,4), Benedetto XVI ha recentemente spiegato: “Gesù aveva chiesto, cioè, che restassero insieme per prepararsi a ricevere il dono dello Spirito Santo. Restare insieme fu la condizione posta da Gesù per accogliere la venuta del Paraclito, e la prolungata preghiera fu il presupposto della loro concordia. Troviamo qui una formidabile lezione per ogni comunità cristiana.(…): è il suo Spirito il vero protagonista nella Chiesa, da invocare ed accogliere” (Zagabria, 5 giugno 2011, I Giornata nazionale delle famiglie cattoliche, Omelia alla S. Messa).
Quest’ultima affermazione coincide sostanzialmente con quella odierna di Paolo ai Corinzi: “Vi sono diversi carismi; ma uno solo è lo Spirito, vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio che opera tutto in tutti” (1 Cor 12,4-6).
L’apostolo sottolinea l’iniziativa determinante dello Spirito non solo nell’intero “corpo di Cristo”, che è la Chiesa, ma anche in ogni suo membro: se Dio opera tutto in tutti, vuol dire che opera tutto in ognuno, come il sangue che pervade efficacemente l’organismo intero ed ogni sua cellula. Tuttavia è chiaro che, nell’operare, Dio, pur essendo regista e protagonista assoluto, non impone mai la sua iniziativa, ma rispetta e vuole sempre la libera e responsabile collaborazione dell’uomo. In cosa consiste tale necessaria collaborazione?
Per ogni comunità cristiana, per ogni parrocchia, per ogni associazione o gruppo, si tratta anzitutto di “restare tutti insieme nello stesso luogo”, vale a dire l’impegno di custodire ed edificare con ogni sforzo la comunione reciproca, quali membra amiche dello stesso corpo che vivono e rinnovano in tal modo l’evento del Cenacolo. E’ questa la base sulla quale occorre poi porre il fondamento interiore di ogni progetto e iniziativa: la preghiera di invocazione dello Spirito Santo, alla scuola e alla presenza di Maria che Lo accolse fecondamente sottomettendoGli il proprio cuore.
Per ogni credente, tale preghiera continua consisterà nell’atteggiamento concreto e costante di fede, speranza e carità, nutrito ogni giorno dal Pane della Parola e dell’Eucaristia.
E’ questa la “formidabile lezione” della Pentecoste, che il Papa ha annunziato in Croazia ad ogni comunità cristiana. Da vero maestro qual é, così ha parlato: “Talora si pensa che l’efficacia missionaria dipenda principalmente da un’attenta programmazione e dalla sua intelligente messa in opera mediante un impegno concreto. Certo, il Signore chiede la nostra collaborazione, ma prima diqualsiasi nostra risposta è necessaria la sua iniziativa: è il suo Spirito il vero protagonista nella Chiesa da invocare ed accogliere”(id.).
Mettendo a fuoco l’ambito preciso dell’impegno richiesto alle famiglie cattoliche, Benedetto XVI ha evidenziato la drammatica crisi morale e spirituale della società attuale: “Purtroppo dobbiamo constatare, specialmente in Europa, il diffondersi di una secolarizzazione che porta all’emarginazione di Dio dalla vita e ad una crescente disgregazione della famiglia. Si assolutizza una libertà senza impegno per la verità,(…); si riduce l’amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca, e senza apertura alla vita” (id.).
Dimostrazione palese di tale mentalità secolarizzata, concludeva il Papa, è l’accettazione della “convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio”, consuetudine gravemente peccaminosa non di rado giustificata persino dai sacerdoti. E’ questa una dimostrazione di come l’operare di Dio possa venire ostacolato dagli stessi suoi ministri, divenuti in tal modo collaboratori dello spirito del Male.
Accennando, inoltre, alla mancata apertura alla vita, Benedetto XVI ha messo il dito sulla piaga, sempre più estesa anche nelle famiglie, della mentalità abortista ed eutanasica, esortando le famiglie credenti ad opporvisi coraggiosamente per affermare l’“intangibilità della vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale”.
Anche questo richiamo interpella gravemente i sacerdoti, i catechisti e gli educatori, non di rado impreparati ad illustrare ed esitanti a difendere il valore assoluto di ogni vita umana, fatto che contribuisce ad alimentare l’inganno diabolico del relativismo culturale e morale, con grave confusione e deformazione delle coscienze (non solo dei giovani) e caduta della fede nella verità della creazione divina dell’uomo.
Ma ora ci chiediamo: qual è la ragione più profonda di questa dilagante “infracultura della morte” che sta distruggendo il tessuto sano, naturale della nostra società, e miete vittime convinte anche tra i pastori del gregge di Cristo? Com’è possibile che la coscienza, compresa quella di taluni formatori, sia diventata tanto insensibile e cieca da non riconoscere più la verità ragionevole inscritta dalla Sapienza eterna nella natura umana?
La risposta è una sola: lo Spirito Santo ha abbandonato la guida di queste persone, e la loro anima, immersa nell’aria stagnante ed oscura del peccato, non ne riceve più il soffio luminoso e vitale, con la conseguenza di vivere in un’illusione di verità soggettiva che è puro inganno e menzogna.
Lo possiamo comprendere dalla riflessione sull’azione dello Spirito nel cuore dell’uomo, che è la sua coscienza. E’ Lui, infatti, che vi introduce la “verità intera” di Cristo, in modo che le sue parole, il suo insegnamento, gli avvenimenti della sua vita, non restano lettera morta, ma diventano conoscenza e condotta amorosa che genera gioia e vita interiore, come l’acqua che trasforma il deserto. E’ Lui l’artefice della preghiera autentica, vero “respiro dell’anima” che è per l’uomo questione di vita o di morte, come il cordone ombelicale per il bambino. E’ Lui che sana e purifica la stessa coscienza e ne affina la percezione morale, donando la capacità di discernere ciò che è gradito a Dio e ciò che non lo è, come un radar perfetto.
Tale discernimento tuttavia, può andare parzialmente o totalmente perduto, se non lo si custodisce nella vera umiltà del cuore, nella mitezza e nella docilità all’autorità e all’insegnamento formativo della Chiesa.Succede così che uno spirito personale, cieco e sordo, pretenda di parlare e agire in nome della verità, incapace ormai di riconoscere che è proprio lo stile aggressivo e polemico il sintomo evidente che lo Spirito della Verità rimane lontano.


05 June, 2011

IL PAPA - NO ALLE COPPIE DI FATTO non è la vera famiglia
di - agi


AGI) - Zagabria, 5 giu. - Il Papa a Zagabria dice no alle coppie di fatto e esorta i cattolici croati, presenti in 400 mila alla Giornata nazionale delle famiglie, a "non ridurre l'amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita".

"Nella societa' odierna, specialmente in Europa, va diffondendosi una secolarizzazione che porta all'emarginazione di Dio dalla vita e ad una crescente disgregazione della famiglia". Per questo e' urgente, ha affermato Benedetto XVI nell'omelia pronunciata all'Ippodromo di Zagabria, "affermare l'intangibilita' della vita umana dal concepimento fino al suo termine naturale, il valore unico e insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio e la necessita' di provvedimenti legislativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli".

"Si assolutizza - ha denunciato il Papa - una liberta' senza impegno per la verita', e si coltiva come ideale il benessere individuale attraverso il consumo di beni materiali ed esperienze effimere, trascurando la qualita' delle relazioni con le persone e i valori umani piu' profondi; si riduce l'amore a emozione sentimentale e a soddisfazione di pulsioni istintive, senza impegnarsi a costruire legami duraturi di appartenenza reciproca e senza apertura alla vita". "Siamo chiamati a contrastare tale mentalita'", ha scandito Ratzinger definendo "molto importante la testimonianza e l'impegno delle famiglie cristiane, la loro testimonianza concreta".

"Non cedete - ha invocato rivoloto ai cattolici croati - a quella mentalita' secolarizzata che propone la convivenza come preparatoria, o addirittura sostitutiva del matrimonio. Mostrate con la vostra testimonianza di vita che e' possibile amare, come Cristo, senza riserve, che non bisogna aver timore di impegnarsi per un'altra persona".



18 May, 2011

Pasqua: il Risorto è l’unico Pastore della vita
di -


IV Domenica di Pasqua, 15 maggio 2011
di padre Angelo del Favero*

ROMA, venerdì, 13 maggio 2011 (ZENIT.org).- In quel tempo, Gesù disse: “In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama la sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo, invece, non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”. Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per derubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 1-10).
La qualifica di “laico” non esclude affatto la fede in Gesù Cristo. Infatti, “laico” è il cristiano che “partecipa del ministero sacerdotale di Cristo; è attento che le persone del proprio ambiente conoscano il Vangelo ed imparino ad amare Cristo. Con la sua fede lascia un’impronta nella società, nell’economia e nella politica; sostiene la vita ecclesiale.., si pone a disposizione come guida di gruppi, si impegna nei comitati..Soprattutto i giovani devono riflettere seriamente in quale posto Dio li vorrebbe.” (dal “Catechismo per i giovani”, n. 139).
Eluana Englaro era una giovane laica, ed è del tutto probabile che, prima dell’incidente, si sia chiesta quale sarebbe stato il posto che Dio le avrebbe assegnato nella vita. Ma un simile pensiero potrebbe esserle venuto anche dopo l’incidente, quando, nella sua coscienza “sommersa”, apparentemente non era più in grado di riflettere e comunicare; non solo, ma non è affatto escluso che lo Spirito, che è Amore, le abbia fatto “sentire” che proprio nel suo stato di profonda depressione neurologica poteva trovare la risposta desiderata.
Una simile, misteriosa possibilità di comunicazione spirituale è stata prospettata da Benedetto XVI, il Venerdì Santo 2011, alla mamma di Francesco, un ragazzo clinicamente simile ad Eluana dal giorno di Pasqua 2009: “Io sono sicuro che quest’anima nascosta sente in profondità il vostro amore, anche se non capisce i dettagli, le parole, eccetera, ma la presenza di un amore la sente”.
Pensavo a queste cose alcuni giorni fa, mentre partecipavo ad un dibattito pubblico con il papà di Eluana, organizzato da un’Associazione di “laici” del Trentino. Il corsivo virgolettato fa intendere che non si trattava di quei laici cristiani che ho definito all’inizio (anch’essi presenti all’incontro), ma di quei laici “laicisti” che si contrappongono polemicamente ai credenti nelle questioni fondamentali della bioetica e biopolitica. Essi invocano la libertà, ma la negano in concreto per i più deboli in conflitto, tanto che nell’omicidio giuridicamente autorizzato di Eluana per fame e sete, non sanno riconoscere il più estremo e violento attentato alla più basilare delle libertà, la libertà di vivere.
Il Vangelo di oggi mi offre lo spunto ed il criterio per commentare il dibattito citato (il tema era incentrato sul rapporto tra la libertà e la vita), al fine di trarne un messaggio quanto mai attuale in ordine al mistero della vita umana.
Se la serata fosse stata organizzata dal sottoscritto, nella locandina, sotto gli occhi di Eluana, avrei scritto le parole odierne di Gesù: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). Per altro, quando mi è stata data la parola, le ho subito ricordate, commentandole con queste altre del beato Giovanni Paolo II: “Dio sa sempre trarre il bene dal male, vuole che tutti siano salvi e possano raggiungere la conoscenza della verità: Dio è amore. Cristo crocifisso e risorto è la suprema rivelazione di questa verità ” (in “Memoria e identità”, p. 70).
Il riferimento, naturalmente, era alla stessa Eluana, dalla cui dolorosissima vicenda, a mio parere, Dio ha saputo e saprà trarre un gran bene, quello del rinnovato annuncio della verità “tutta intera” della vita umana. Tale verità è, per tutti e per ognuno, la persona del “Buon Pastore”.
Eluana è stata e continua ad essere voce eloquente dell’enciclica “Evangelium vitae” (1995), purtroppo rimasta inascoltata ed ignorata non solo dai laici, ma perfino da molti dei pastori della Chiesa. Le tristissime conseguenze di tale trascuratezza sono sotto i nostri occhi e nelle nostre orecchie: “i muri di inganni e di menzogne che nascondono agli occhi di tanti nostri fratelli e sorelle la natura perversa di comportamenti e di leggi ostili alla vita” non sono certo crollati in questi 16 anni dalla pubblicazione dell’enciclica, anzi, in Italia oggi sembrano più alti e spessi di allora (E.V., n. 100).
Ne ho avuto una prova sconcertante verso il termine della serata, quando una marea montante di fischi, schiamazzi ed insulti si è alzata dalla maggioranza del pubblico per tacitare un relatore “pro-life”, in dissenso con la linea culturale dominante “pro-death”.
Dal punto di vista della similitudine evangelica del Buon Pastore, la finale è stata così questa: la maggioranza dei presenti è rimasta convinta che il “ladro” e il “brigante” che minaccia la vita delle “pecore”, derubandole della loro “libertà” di mettere le mani sulla vita (diritto all’aborto, alla fecondazione artificiale, all’eugenetica, alla ricerca genetica omicida, alle convivenze omosessuali, all’eutanasia...), va identificato con l’“integralista cattolico”.
Poco importa che, con il suo rullo intollerante, la cultura di morte relativista sia passata sopra ogni considerazione di semplice buon senso, accettando pacificamente affermazioni false ed incredibili come le seguenti: “è ormai riconosciuto che idratazione e nutrizione assistita sono terapie che impediscono il naturale decorso del morire”; e: “l’anima non esiste, l’anima è un’invenzione; non esiste un Dio creatore, ma solo l’evoluzione biologica che ha prodotto il cervello da sé”.
Così, anziché riconoscere e seguire il Pastore della Verità venuto in mezzo a noi per donarci la sua vita “in abbondanza”, oggi molte “pecore” fuggono da Lui come da un “estraneo”, da un “ladro” e da un “brigante”: inganno drammatico e mortale di cui sono responsabili anche i loro “guardiani”.
E’ anzitutto a noi sacerdoti, infatti, che è indirizzato il monito quanto mai attuale di papa Paolo VI: “Gli uomini potranno salvarsi anche per altri sentieri, grazie alla misericordia di Dio, benché noi non annunciamo loro il Vangelo; ma potremo noi salvarci se, per negligenza, per paura, per vergogna (…), o in conseguenza di idee false, trascuriamo di annunciarlo?” (Esortazione Evangelii nuntiandi, n. 80).
Nei “Lineamenta” del prossimo Sinodo dei vescovi su “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana” (che si terrà a Roma dal 7 al 28 ottobre 2012), è scritto: “In un tempo in cui tante persone vivono la loro vita come esperienza vera e propria di deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo, la Chiesa nel suo insieme e i Pastori in essa, devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio” (n. 16).
Andiamo incontro con gioia all’unico, vero e buono, Pastore della vita umana.


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