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15 June, 2013

Chiara Corbella: l’esperienza di vivere vicino ad una santa del nostro tempo
di - Di Salvatore Cernuzio


Ricorre oggi il primo anniversario della scomparsa della giovane 28enne che aveva rimandato le cure di un tumore per far nascere il suo bambino. Le cugine la ricordano

ROMA, 13 Giugno 2013 (Zenit.org) - Esattamente un anno fa, sulle pagine dei giornali e sulla bocca di ogni persona c’era un solo nome: Chiara Corbella Petrillo. La storia della giovane ragazza romana, morta a 28 anni dopo aver rimandato le cure di un carcinoma alla lingua pur di portare a termine la gravidanza del suo bambino, aveva colpito la sensibilità dell’opinione pubblica e più di qualcuno aveva parlato di un caso di santità dei nostri giorni.
Chiara saliva alla Casa del Padre il 13 giugno 2012, dopo una dura lotta contro la malattia. Un lungo tempo di sofferenza fisica, che però questa splendida ragazza ha trasformato in occasione di conversione per sé e per gli altri, a cui ha donato un vero insegnamento di amore cristiano. Quell’amore, cioè, che va oltre la morte, che mira ad un bene più grande, ovvero quello del figlio portato in grembo e non il proprio, e che non rende vane le gravidanze di due bambini bollati dai medici “incompatibili alla vita”, perché, diceva, saranno “compatibili alla vita eterna”.
La storia della giovane donna ha commosso, ha sconvolto, ha fatto sorgere interrogativi, ma soprattutto ha posto agli occhi di tutti una verità: la vita eterna inizia già su questa terra. E, con la fede, puoi continuare a sorridere anche tra mille operazioni, anche se hai perso la vista di un occhio, anche se probabilmente sai che il tuo bambino non conoscerà mai la sua mamma…
Oltre che una testimonianza, quella di Chiara è stata un pugno allo stomaco per questo mondo egoista che continua a sopprimere la vita nascente. E la gente questo l’ha apprezzato, l’ha capito. Lo dimostra l’attenzione per la sua vicenda, in Italia così come Oltreoceano. O le oltre mille persone intervenute al funerale, il 16 giugno, nella parrocchia di Santa Francesca Romana. Tra cui anche il cardinale vicario Agostino Vallini, che ha voluto dare il suo personale saluto a colei che ha definito “una seconda Gianna Beretta Molla”.
Ad un anno dalla scomparsa, il ricordo di Chiara Corbella è più vivo che mai. Soprattutto nel cuore del marito Enrico e della famiglia che vive oggi la sua dipartita con serenità, perché “era questo ciò che voleva: che non fossimo tristi, ma gioissimo con lei perché raggiungeva il suo Sposo”.
Lo affermano le cugine Giulia, Elena e Laura che hanno condiviso con ZENIT i loro personali ricordi. “Di Chiara non potrò mai dimenticare il suo sguardo solare al funerale dei primi due figli” racconta Elena. “Era contenta perché quella era la volontà di Dio e sapeva che Lui si sarebbe preso cura di loro. Erano lei ed Enrico a ‘consolare’ la gente che li circondava, scossa dagli eventi dolorosi della loro vita. Loro però, grazie alla fede, avevano dato un senso a tutto ciò” afferma la ragazza.
“Ricordo l'attenzione che sapeva dimostrare agli altri anche nei momenti più improbabili” riferisce invece Laura. “Due anni fa subii un banale intervento al naso per problemi respiratori. Mi telefonò per sapere come stavo; la cosa mi sorprese molto, perché stava attraversando un momento difficilissimo: di lì a poco sarebbe nato suo figlio Francesco e avrebbe dovuto iniziare la chemioterapia”.
Anche Giulia, la primogenita, coetanea di Chiara, ricorda l’innata propensione della cugina a dare sempre la precedenza al bene degli altri. “Qualche mese prima del mio matrimonio – racconta – io e Andrea, attualmente mio marito, dopo una grossa crisi avevamo deciso di lasciarci. Molte persone mi sono state vicino, ma Chiara, che in quel periodo era incinta del suo secondo figlio, è stata l’unica a trasmettermi davvero la serenità”.“Mi diceva: ‘Coraggio, bisogna passare per il Venerdi Santo, ma dura poco… Ci credi che Dio ha preparato per te il tuo Tobia?’. Mi ha insegnato a dare un senso dove io vedevo solo disperazione. Ed è straordinario che l’abbia fatto in un momento come quello, con tutti i problemi della gravidanza (Davide è nato morto un mese dopo per delle malformazioni viscerali e l’assenza di arti inferiori)”. “Mi è stata così d’aiuto che la scelsi come mia testimone di nozze!” conclude Giulia.
In particolare, le tre sorelle portano nel cuore l’esperienza del viaggio a Medjugorie: un desiderio che vollero realizzare Chiara ed Enrico appena saputo che il cancro era diventato incurabile e le sarebbe rimasto poco da vivere. La coppia prenotò un aereo per la Croazia dal 17 al 19 aprile e portò con sé amici e parenti, “perché tutti potessimo ricevere la grazia di accogliere la grazia”.
“Di fronte ad un’ennesima prova – dice Laura - la più difficile di tutte quelle che il Signore gli aveva dato, la loro reazione è stata: ‘Andiamo a ringraziare la Madonna di Medjugorie per come ci ha sostenuti ed aiutati fin qui’”. “La cosa che mi ha colpito maggiormente nel viaggio - aggiunge Elena - è una frase che Chiara disse dopo aver parlato con uno dei veggenti: ‘Ora che ho la certezza che il Paradiso è stupendo, quasi non mi dispiace raggiungerlo’".
Nell'ultima Messa, riferiscono le sorelle, Chiara volle che tutte le coppie di fidanzati presenti ricevessero un Rosario, “perché ci disse che era uno strumento potente che aveva sostenuto lei ed Enrico in tutte le prove”. “Nostra cugina rappresenta l’esempio eclatante di come una persona normale possa fare grandi cose semplicemente abbandonandosi al Signore” concludono, “e l’eredità che ci ha lasciato è tutta racchiusa nelle sue tre P: Piccoli Passi Possibili”.

24 May, 2013

Papa Francesco saluta gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale
di -


Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi sono stati invitati alla Messa di oggi a Santa Marta.
Circa 15.000 i membri del Cammino Neocatecumenale presenti all'incontro con i MovimentiCITTA' DEL VATICANO, 18 Maggio 2013 (Zenit.org) - Kiko Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi hanno partecipato alla Messa presieduta dal Papa questa mattina nella Casa Santa Marta. Dopo la celebrazione, hanno avuto un breve incontro, durante il quale Kiko Argüello ha fatto dono al Papa di un’icona della Vergine del Cammino, che il Santo Padre ha apprezzato e gradito. Inoltre Kiko ha mostrato al Papa alcune foto della Grande Missione nelle piazze di tutto il mondo, che il Cammino Neocatecumenale ha messo in moto durante cinque domeniche del tempo pasquale.
Il Santo Padre gli ha detto: “Dopo l’annuncio del Vangelo nelle piazze, preparati a un colpo di coda del demonio contro di te”. Il Papa ha inoltre comunicato loro che presto gli concederà un’udienza privata. Sono poi circa 15.000 i membri del Cammino che parteciperanno, questa sera, alla Veglia di Pentecoste in Piazza San Pietro, in occasione dell'incontro del Pontefice con i Movimenti, le Nuove Comunità e le Realtà ecclesiali. Saranno presenti anche gli Iniziatori del Cammino, ai quali il Santo Padre ha concesso di poterlo salutare al termine dell'incontro.




02 May, 2013

Se non fossi stata amata così tanto non sarei viva
di -


La testimonianza di Gianna Emanuela Molla, in un convegno in memoria della madre canonizzata
Di Irene Bertoglio
MAGENTA, 30 Aprile 2013 (Zenit.org) - «Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete, e lo esigo, il bimbo». L’esortazione appartiene a Santa Gianna Beretta Molla, che l’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Italiani (AGOIC), ha voluto ricordare proprio alla vigilia del 51° anniversario dalla morte nella sua città natale, Magenta.
Per l’occasione sono stati invitati gli esponenti più solerti nella difesa della vita fin dal suo concepimento, da illustri medici a magistrati a testimoni di vita vissuta.
Lo scopo dell’incontro dal titolo Il tempo del dono: scienza, etica e diritto per la vita nascente è stato esposto dal prof. Piero Capetta, già Ordinario di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Milano: far riflettere sul riconoscimento del volto umano dell’embrione in un periodo storico in cui il riduzionismo scientifico e le manipolazioni ideologiche hanno contribuito a produrre una mentalità contro la vita.
Il prof. Giuseppe Noia, docente di Medicina dell’Età Prenatale all’Università Cattolica di Roma, ha affermato che «nella fecondazione, due cellule sessuali si fondano, creando una relazione», mentre i tentativi di camuffare la dignità dell’embrione partono sempre da una divisione, come nel caso in cui «la fecondità viene separata dalla sessualità».
Il dott. Angelo Filardo ha aggiunto che il metodo naturale di Billings, «se seguito regolarmente, porta a una mentalità di apertura alla vita, ma oggi poco se ne parla perché le multinazionali delle contraccezioni hanno notevoli fondi economici».
Principale scopo del convegno è stato quello di diffondere una vera conoscenza scientifica per contrastare l’informazione superficiale dilagante; in questa direzione è andato anche l’interessante intervento del prof. Luigi Frigerio, presidente della Società Italiana di Chirurgia Ginecologica.
Il tema affrontato è quello dei tumori in gravidanza, al fine di porre attenzione alla protezione del feto dalle cure oncologiche. Una questione particolarmente delicata riguarda la patologia prenatale del Trisoma 18, trattato dalla Prof.ssa Patrizia Vergani, la quale ha sottolineato l’importanza di un counceling non affrettato ma realistico da parte del personale medico, che non proponga soltanto l’aborto come “soluzione” alla situazione drammatica, in quanto «non è comunque corretto affermare che sia una condizione letale».
Il prof. Noia ha integrato l’argomento illustrando l’esistenza di terapie fetali invasive che permettono di ridare speranza in casi di patologie molto gravi.
Proseguendo con la stessa scientificità degli interventi precedenti, il dott. Renzo Puccetti ha approfondito la materia delle pillole contraccettive, evidenziandone rischi spesso e volentieri tenuti nascosti all’opinione pubblica.
L’informazione consapevole dovrebbe essere tra i punti programmatici cardine dello staff medico, come ha evidenziato il dott. Antonio Oriente, vicepresidente AIGOC: «noi medici, e non solo cattolici, abbiamo giurato di tutelare la vita e dobbiamo proclamare la verità».
Pertanto, alla luce di numerosi studi sul rapporto tra diversi tumori e aborto indotto, Oriente ha affermato che «esiste tra i medici una disonestà intellettuale: se gli studi ci sono, perché non vengono divulgati?».
Altro attuale tema affrontato durante la giornata è quello sull’obiezione di coscienza. A parere del Dott. Nicola Natale, Presidente di Scienza e Vita di Milano, «gli obiettori di coscienza sono da sempre accusati di essere troppi, ma statisticamente non possono essere considerati “colpevoli” delle diminuzioni delle IVG […] Gli obiettori di coscienza danno fastidio alla società perché questa si accorge di non poter regolare tutte le azioni dell’uomo».
Il dott. Giacomo Rocchi, magistrato, ha aggiunto che l’obiezione di coscienza è un «diritto inviolabile» e che «nessun medico può essere obbligato a sopprimere un embrione». Ha fatto poi notare come oggi vi sia una legittima attenzione verso il mondo animale, non altrettanto fervente purtroppo nei confronti della vita embrionale: «esiste l’obiezione di coscienza verso le sperimentazioni sugli animali e contemporaneamente vi è un’aggressione continua verso l’obiezione di coscienza nei confronti degli embrioni…».
Informare correttamente sull’aborto significa anche discutere della sindrome post-aborto e dei rischi dell’aborto indotto per la salute psichica della donna. La psicoterapeuta Cinzia Baccaglini, trattando di questo aspetto, oggi più che sottovalutato, ha sottolineato l’importanza di non “angelizzare” il bambino abortito e di non oggettivare il seppellimento tramite pseudo-riti con scarpine e biberon.
Le due testimonianze di Carlo Mocellin, marito della Serva di Dio Maria Cristina Cella, e della dott.ssa Gianna Emanuela Molla, figlia della Santa, hanno rappresentato il gioiello culturale e spirituale dell’evento. Carlo ha raccontato tra le altre cose che «Cristina voleva il meglio per sé e si chiedeva quale fosse la sua vocazione», scoprendo così che «quello che desidera il nostro cuore è vero».
Cristina, al pari di Santa Gianna, non ha voluto curare un tumore per non danneggiare il figlio nel grembo. Gianna Emanuela, frutto del dono incondizionato della sua Santa madre, ha testimoniato commossa: «Se non fossi stata amata così tanto non sarei viva».
Infine, come ha ricordato don Edoardo Algeri, «non c’è niente di più bello per un bambino dell’essere accolto tramite il dono di se stessi come stile di vita e di dedizione incondizionata e gratuita».


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