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23 September, 2014

Questo è il matrimonio: il cammino insieme di un uomo e di una donna
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Omelia nella Messa celebrata da Papa Francesco con il rito del matrimonio

CITTA' DEL VATICANO, 14 Settembre 2014 (Zenit.org) - Riportiamo di seguito il testo dell’omelia tenuta da papa Francesco nella Messa con il rito del matrimonio, celebrata questa mattina nella Basilica Vaticana alle ore 9.
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La prima Lettura ci parla del cammino del popolo nel deserto. Pensiamo a quella gente in marcia, guidata da Mosè; erano soprattutto famiglie: padri, madri, figli, nonni; uomini e donne di ogni età, tanti bambini, con i vecchi che facevano fatica… Questo popolo fa pensare alla Chiesa in cammino nel deserto del mondo di oggi, fa pensare al Popolo di Dio, che è composto in maggior parte da famiglie.
Questo fa pensare alle famiglie, le nostre famiglie, in cammino sulle strade della vita, nella storia di ogni giorno… E’ incalcolabile la forza, la carica di umanità contenuta in una famiglia: l’aiuto reciproco, l’accompagnamento educativo, le relazioni che crescono con il crescere delle persone, la condivisione delle gioie e delle difficoltà… Le famiglie sono il primo luogo in cui noi ci formiamo come persone e nello stesso tempo sono i “mattoni” per la costruzione della società.
Ritorniamo al racconto biblico. A un certo punto «il popolo non sopportò il viaggio» (Nm 21,4). Sono stanchi, manca l’acqua e mangiano solo la “manna”, un cibo prodigioso, donato da Dio, ma che in quel momento di crisi sembra troppo poco. Allora si lamentano e protestano contro Dio e contro Mosè: “Perché ci avete fatto partire?...” (cfr Nm 21,5). C’è la tentazione di tornare indietro, di abbandonare il cammino.
Viene da pensare alle coppie di sposi che “non sopportano il viaggio”, il viaggio della vita coniugale e familiare. La fatica del cammino diventa una stanchezza interiore; perdono il gusto del Matrimonio, non attingono più l’acqua dalla fonte del Sacramento. La vita quotidiana diventa pesante, e tante volte, “nauseante”.
In quel momento di smarrimento – dice la Bibbia – arrivano i serpenti velenosi che mordono la gente, e tanti muoiono. Questo fatto provoca il pentimento del popolo, che chiede perdono a Mosè e gli domanda di pregare il Signore perché allontani i serpenti. Mosè supplica il Signore ed Egli dà il rimedio: un serpente di bronzo, appeso ad un’asta; chiunque lo guarda, viene guarito dal veleno mortale dei serpenti.
Che cosa significa questo simbolo? Dio non elimina i serpenti, ma offre un “antidoto”: attraverso quel serpente di bronzo, fatto da Mosè, Dio trasmette la sua forza di guarigione che è la sua misericordia, più forte del veleno del tentatore.
Gesù, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, si è identificato con questo simbolo: il Padre, infatti, per amore ha «dato» Lui, il Figlio Unigenito, agli uomini perché abbiano la vita (cfr Gv 3,13-17); e questo amore immenso del Padre spinge il Figlio, Gesù, a farsi uomo, a farsi servo, a morire per noi e a morire su una croce; per questo il Padre lo ha risuscitato e gli ha dato la signoria su tutto l’universo. Così si esprime l’inno della Lettera di san Paolo ai Filippesi (2,6-11). Chi si affida a Gesù crocifisso riceve la misericordia di Dio che guarisce dal veleno mortale del peccato.
Il rimedio che Dio offre al popolo vale anche, in particolare, per gli sposi che “non sopportano il cammino” e vengono morsi dalle tentazioni dello scoraggiamento, dell’infedeltà, della regressione, dell’abbandono... Anche a loro Dio Padre dona il suo Figlio Gesù, non per condannarli, ma per salvarli: se si affidano a Lui, li guarisce con l’amore misericordioso che sgorga dalla sua Croce, con la forza di una grazia che rigenera e rimette in cammino sulla strada della vita coniugale e familiare.
L’amore di Gesù, che ha benedetto e consacrato l’unione degli sposi, è in grado di mantenere il loro amore e di rinnovarlo quando umanamente si perde, si lacera, si esaurisce. L’amore di Cristo può restituire agli sposi la gioia di camminare insieme; perché questo è il matrimonio: il cammino insieme di un uomo e di una donna, in cui l’uomo ha il compito di aiutare la moglie ad essere più donna, e la donna ha il compito di aiutare il marito ad essere più uomo. Questo è il compito che avete tra voi. “Ti amo, e per questo ti faccio più donna” – “Ti amo, e per questo ti faccio più uomo”. E’ la reciprocità delle differenze. Non è un cammino liscio, senza conflitti: no, non sarebbe umano. E’ un viaggio impegnativo, a volte difficile, a volte anche conflittuale, ma questa è la vita! E in mezzo a questa teologia che ci dà la Parola di Dio sul popolo in cammino, anche sulle famiglie in cammino, sugli sposi in cammino, un piccolo consiglio. E’ normale che gli sposi litighino, è normale. Sempre si fa. Ma vi consiglio: mai finire la giornata senza fare la pace. Mai. E’ sufficiente un piccolo gesto. E così si continua a camminare. Il matrimonio è simbolo della vita, della vita reale, non è una “fiction”! E’ sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa, un amore che trova nella Croce la sua verifica e la sua garanzia. Auguro a tutto voi un bel cammino: un cammino fecondo; che l’amore cresca. Vi auguro felicità. Ci saranno le croci, ci saranno. Ma sempre il Signore è lì per aiutarci ad andare avanti. Che il Signore vi benedica!

19 September, 2014

L’importanza del sacramento del matrimonio
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Nella prefazione al libro "La speranza della famiglia", il cardinale Fernando Sebastián spiega che il problema più grande della Chiesa non è quello della comunione per i divorziati risposati

ROMA, 18 Settembre 2014 (Zenit.org) - “Il principale problema, presente nella Chiesa a proposito della famiglia, non è il piccolo numero dei divorziati risposati che desiderano accostarsi alla Comunione eucaristica”.
Lo ha scritto il cardinale Fernando Sebastián, arcivescovo emerito di Pamplona, delegato al Sinodo della Famiglia, nella Prefazione al libro “La speranza della famiglia” del Prefetto della Congregazione per la Fede, Gerhard Ludwig Müller.
“Il nostro problema più grave – sostiene il cardinale Sebastián - è il gran numero di battezzati che si sposano civilmente e degli sposati sacramentalmente che non vivono né il matrimonio né la vita matrimoniale in sintonia con la vita cristiana e gli insegnamenti della Chiesa, che li vorrebbe come icone viventi dell’amore di Cristo verso la sua Chiesa presente e operante nel mondo”.
“Senza fede – ha aggiunto il porporato - non si può celebrare validamente un matrimonio. Perciò, nel nostro mondo, la preparazione al sacramento del matrimonio comincia con la conversione cristiana degli adolescenti e con la formazione religiosa e morale dei giovani”.
Secondo l’arcivescovo emerito di Pamplona, la questione della partecipazione ai sacramenti dei divorziati risposati obbliga la Chiesa a ripensare nel suo complesso la collocazione del sacramento del matrimonio e, in senso più ampio, “l’autenticità del processo di iniziazione cristiana dei nostri giovani”.
“I sacramenti – spiega il porporato - sono celebrazioni della fede nelle quali la fede dei cristiani si fonde con la fede tradizionale e comunitaria della Chiesa. Nel sacramento del matrimonio i fedeli cristiani, uomo e donna, celebrano con la Chiesa la fede nell’amore di Dio presente e operante in loro come membri della Chiesa e collaboratori di Dio per la moltiplicazione dell’umanità e della Chiesa della salvezza”.
Il cardinale Sebastián sostiene che: “Se ci furono tempi in cui si poteva dare la fede come presupposta, oggi non possiamo farlo perché viviamo in un’epoca di secolarizzazione e di incredulità. Non possiamo ignorare l’esistenza di battezzati senza fede, che non accettano nella sua integrità la visione cristiana del matrimonio e della famiglia”.
Dopo aver ringraziato il cardinale Müller per aver espresso con chiarezza i problemi che oggi affliggono la famiglia cristiana, il cardinale Sebastián conclude: “È possibile che la lettura di questo piccolo libro non risulti del tutto facile per alcune persone. I sacerdoti e gli educatori cristiani faranno bene a leggerlo attentamente, ponderando con calma il suo contenuto. In queste pagine, il cardinal Müller ci offre idee e suggerimenti per ripensare in modo sereno e profondo queste questioni all’interno della tradizione e della comunione della Chiesa. Così facendo ci offre un grande servizio”.

12 September, 2014

Giornata di preghiera per il Sinodo sulla famiglia
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L'ha indetta il Papa per il 28 settembre. I fedeli che vivono a Roma, specialmente le famiglie, potranno unirsi alla preghiera che si terrà ogni giorno nella Cappella della Salus Populi Romani nella Basilica di Santa Maria Maggiore

CITTA' DEL VATICANO, 06 Settembre 2014 (Zenit.org) - Il 28 settembre ci sarà una Giornata di preghiera per la terza Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre sul tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.
La Giornata è stata indetta dal Papa. Nel comunicato diffuso dalla Sala Stampa si legge che “le Chiese particolari, le comunità parrocchiali, gli Istituti di vita consacrata, le associazioni e i movimenti” sono invitati a pregare “nelle Celebrazioni Eucaristiche e in altri momenti celebrativi, nei giorni precedenti e durante i lavori sinodali”.
I fedeli che vivono a Roma, specialmente le famiglie, potranno unirsi alla preghiera che si terrà ogni giorno nella Cappella della Salus Populi Romani nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Nel testo viene inoltre raccomandata ai fedeli la recita del Santo Rosario per i lavori sinodali. Nei prossimi giorni verrà pubblicato in diverse lingue un breve Sussidio a cura della Segreteria del Sinodo dei Vescovi, con la Preghiera alla Santa Famiglia per il Sinodo, composta da papa Francesco per la domenica della Santa Famiglia del 29 dicembre scorso.




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