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08 May, 2014

Missione nelle cento piazze: Raccontate agli altri come Cristo vi rende felici!
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Al via la seconda edizione dell'iniziativa di evangelizzazione del Cammino Neocatecumenale per la Diocesi di Roma. Oggi l'invio del cardinale Vallini nella Basilica di San Paolo fuori le Mura

Di Salvatore Cernuzio
ROMA, 03 Maggio 2014 (Zenit.org) - Il fuoco della Pentecoste che spinse gli apostoli ad andare per le strade ad annunciare Cristo si riaccende in questo mese di maggio nella Diocesi di Roma. Riparte infatti la “Missione nelle 100 Piazze”, l’iniziativa promossa dal Cammino Neocatecumenale che lo scorso anno ha coinvolto oltre un centinaio di luoghi della Capitale in una “evangelizzazione a cielo aperto” nelle cinque domeniche dopo Pasqua.
Questa mattina, come lo scorso anno, la celebrazione di invio delle oltre 500 comunità neocatecumenali romane nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini, il quale – come ha sottolineato egli stesso più volte – ha voluto fortemente rilanciare questa seconda edizione delle “100 piazze” visti i frutti che hanno portato nella Diocesi lo scorso anno. Era assente invece Kiko Arguello, l’iniziatore dell’itinerario neocatecumenale, intento a coltivare altri frutti a Gibilterra, dove si è svolto un grande incontro vocazionale con più di 20.000 giovani e famiglie, di cui circa 300 ‘alzatisi’ per consegnare la loro vita a Dio.
Al posto di Arguello rappresentava il Cammino Neocatecumenale diocesano Giampiero Donnini, responsabile della prima comunità dei Santi Martiri Canadesi, una delle primissime parrocchie ad aver accolto l’evangelizzazione di Kiko e Carmen intorno agli anni ’70. Donnini ha illustrato al cardinale Vallini la mappa delle diverse piazze delle zone centro, nord e sud di Roma, che, a partire da domani fino a domenica 1° giugno, verranno invase pacificamente da giovani, famiglie, anziani, bambini appartenenti a questa realtà ecclesiale.
Tra queste anche piazze principali della Capitale, come piazza della Repubblica, piazza del Popolo, piazza Risorgimento e via dicendo. Un’opera grande per cui non si può far altro che ringraziare il Signore, ha detto il cardinale. Ma “un grazie va anche a Kiko, a cui voglio bene da 40 anni abbondanti”, ha aggiunto ‘approfittando’ dell’assenza dell’iniziatore. “Lo ringrazio – ha proseguito il porporato - perché dopo aver visitato la sua camera a Madrid, sono rimasto impressionato nel vedere i graffiti neri disegnati sui muri prima della conversione, simbolo di un profondo travaglio interiore… E ho capito che il Signore lo ha portato per le sue vie e che lui è stato docile all'ascolto”. “Tutti voi – ha aggiunto il cardinale vicario riferendosi ai presenti – siete segno visibile di un miracolo di Dio”, di cui “Kiko è stato il tramite”.
C’è poi un secondo motivo di gratitudine, ha detto Vallini, ed è “la presenza a Roma di voi comunità neocatecumenali per quello che fate e siete”: “Io chiedo sempre di mantenere la comunione, ma riconosco e benedico quello che fate, perché siete segno di presenza e di annuncio del Vangelo”.
Il porporato ha quindi tracciato un bilancio dell’esperienza passata delle “100 piazze”, di cui - ha ribadito – “ho ricevuto un ottimo riscontro”. Ha poi notato che i presenti in Basilica, oggi, fossero la metà rispetto all’invio dello scorso anno: “Quest'anno siamo di meno…”. Complice la pioggia battente, il ponte del 1° maggio, la perdita dell’effetto novità o quant’altro, non importa: “L’entusiasmo sicuramente non è venuto meno – ha assicurato Vallini - Soprattutto il mio, che desideravo tanto questo annuncio pasquale... L’anno prossimo dovremo continuare ed essere il doppio”.
È necessario infatti “continuare”, ha rimarcato il cardinale, perché evangelizzare oggi è divenuta una vera e propria “sfida”: la sfida di “raccontare la nostra esperienza di Gesù risorto”. Come insegna il Vangelo, noi cristiani poi siamo un po’ come gli apostoli che “seguivano facilmente Gesù finché faceva miracoli”, ma non accettavano il fatto che per il loro Maestro “si sarebbe compiuta l'ora della croce come rivelazione ultima e definitiva dell'amore di Dio”. Gli apostoli “volevano un Gesù diverso buono, potente, che fa miracoli, non sofferente”, ha spiegato Vallini.
La sfida di cui parla il cardinale vicario è dunque seguire la strada di Cristo anche quando questa è costellata di croci; avere cioè quella fede tale da prevedere anche “i momenti bui e i tormenti”, senza però rassegnarsi alla “incredulità”. Perché – ha rimarcato il porporato - “in quei momenti non è Dio che si è allontanato da noi, ma siamo noi ad esserci allontanati da Dio”.
Il cristiano è pertanto colui che accetta la fede “come via che porta vita anche attraverso la croce”. A tal proposito, il cardinale ha raccontato un aneddoto della visita di Papa Francesco alla parrocchia di San Gregorio Magno, dove, durante l’incontro con gli ammalati, un giovane 35enne disabile ha abbracciato forte il Pontefice e li ha detto: “Lei è un Papa rasserenato”. E Bergoglio ha risposto: “Sì, ma attraverso la croce”.
“Questa è la forza dello Spirito Santo che, entrando nel mistero di morte e risurrezione, tutto può”, ha rimarcato Vallini. Come avvenuto ai discepoli dopo la Pentecoste che “sono andati nelle strade ad annunciare la loro esperienza personale di Gesù”, senza fermarsi “nemmeno davanti alle persecuzioni”. “Annunciare la propria esperienza personale di Gesù…”, ha ripetuto il porporato, “il vero centro dell’apostolato, del kerygma è proprio l’incontro personale con Cristo”. “Nelle piazze – è stato dunque il suo invito – raccontate con pazienza ciò che il Signore ha fatto nella vostra vita. Raccontate che Gesù è davvero il Signore, raccontatelo come genitori, come figli, come anziani, come sacerdoti…”.
Perché Roma ne ha bisogno: pur essendo il “centro del cristianesimo”, quanti cittadini della Capitale hanno la capacità “di trovare nel Signore forza e luce per la loro vita?”, ha domandato il cardinale. E ha citato le battaglie condotte da anni dal parlamentare europeo Carlo Casini, presidente del Movimento Per la Vita italiano, al suo fianco oggi nella Basilica, per difendere le “vite innocenti” uccise ogni giorno.
Guardando a questa realtà, ha interrogato il cardinale, “vi sembra poco che nelle nostre famiglie nascono figli, stanno bene, ci vogliamo bene?”. “Non è un miracolo della Pentecoste” la grande apertura alla vita che si registra nel Cammino? Queste famiglie numerose che “parlano” alla gente e raccontano “la bellezza della famiglia”.
Allora, ognuno secondo le proprie possibilità – ha concluso Vallini – vada ad annunciare che “Cristo ci rende felici anche tante volte portando le croci”; “seminate nel cuore delle persone, dei curiosi, dei passanti, perché siete felici e dov'è la sorgente della vostra gioia”. “Ditelo, cantatelo, con la gioia sul volto, raccontando le nostre esperienze…”, ha insistito, perché questo “è una speranza per tanti uomini che non ce la fanno!”.
L’incontro si è concluso con la preghiera di benedizione del cardinale e un canto alla Madonna che – ha sottolineato Donnini – “è sempre presente nel Cammino, esortandoci a fare comunità che vivano semplicità, umiltà e lode, dove l'altro è Cristo”.

04 April, 2014

Nel matrimonio l’amore è più forte di qualunque litigio
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Durante l'Udienza Generale, papa Francesco ricorda che l'unione coniugale è un riflesso dell'alleanza tra Dio e l'uomo

CITTA' DEL VATICANO, 02 Aprile 2014 (Zenit.org) - Il sacramento del matrimonio affonda le sue radici nella creazione del mondo e nell’alleanza tra uomo e Dio (cfr. Gen 1,27; 2,24). Lo ha detto papa Francesco durante l’Udienza Generale di stamattina che conclude il ciclo di catechesi sui sacramenti.
“Siamo creati per amare, come riflesso di Dio e del suo amore - ha ricordato il Santo Padre -. E nell’unione coniugale l’uomo e la donna realizzano questa vocazione nel segno della reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva”.
La celebrazione del matrimonio tra un uomo e una donna, è qualcosa in cui Dio, in qualche modo si “rispecchia” e imprime negli sposi “i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore”, ha spiegato il Pontefice.
L’immagine di Dio, quindi, non è riflessa nell’uomo o nella donna, ognuno distinto dall’altro, bensì nella “alleanza fra l’uomo e la donna” che sono “creati per amare” e la cui unione coniugale realizza tale vocazione “nel segno della reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva”.
Anche nella Santissima Trinità, infatti, è riscontrabile l’amore tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che “vivono da sempre in unità perfetta”. Parimenti il “mistero del Matrimonio” è proprio in Dio che fa dei due sposi “una sola esistenza” o, come dice la Bibbia, “un’unica carne”.
Si sofferma sul “mistero” del matrimonio anche San Paolo che ricorda quanto il rapporto instaurato da Cristo con la Chiesa sia “squisitamente nuziale” (cfr. Ef 5,21-33). Ciò significa che il matrimonio “risponde a una vocazione specifica e deve essere considerato come una consacrazione (cfr Gaudium et spes, 48; Familiaris consortio, 56)”, ha sottolineato il Papa.
L’unione tra uomo e donna è una vera e propria “consacrazione” in nome del “loro amore” e “per amore”. “Gli sposi, infatti – ha aggiunto - in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei, nella fedeltà e nel servizio”.
Nel matrimonio “il vero legame è sempre col Signore” e questo legame si rafforza “quando lo sposo prega per la sposa e la sposa prega per lo sposo”. Pur con tutte le difficoltà che la vita matrimoniale comporta – difficoltà economiche e lavorative, nervosismo, litigi – “non dobbiamo diventare tristi per questo”, ha esortato papa Francesco.
“La condizione umana è così. Ma il segreto è che l’amore è più forte di quando si litiga. E per questo io consiglio agli sposi, sempre, di non finire la giornata in cui hanno litigato senza fare la pace. Sempre!”, ha poi concluso il Santo Padre.


27 February, 2014

Francesco bussa alle porte delle famiglie e chiede preghiere per il Sinodo
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Il Papa invia una Lettera alle famiglie cristiane del mondo in vista dell'assise dei Vescovi di ottobre ed evidenzia la vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nella società di oggi

Di Salvatore Cernuzio
CITTA' DEL VATICANO, 25 Febbraio 2014 (Zenit.org) - Bussa alla porta di casa di tutte le famiglie del mondo Papa Francesco, e dalla soglia chiede il sostegno nella preghiera per il Sinodo dei Vescovi di ottobre. Un appuntamento importante che coinvolge l’intero “Popolo di Dio”, su problematiche fondamentali e delicate relative alla vocazione e alla missione della famiglia nella Chiesa e nella società. Temi attuali, quindi, come “i problemi del matrimonio, della vita familiare, dell’educazione dei figli”, verso cui, oggi, sono tante le attese e forti le pretese.
Il Papa, consapevole di questo, chiede allora l’appoggio spirituale di ogni famiglia, le cui “nuove urgenze pastorali” sono una priorità per la Chiesa odierna. “Il sostegno della preghiera – scrive il Pontefice - è quanto mai necessario e significativo specialmente da parte vostra, care famiglie”. “Vi chiedo di pregare intensamente lo Spirito Santo – insiste - affinché illumini i Padri sinodali e li guidi nel loro impegnativo compito”.
Inoltre, spiega Papa Francesco, dopo il Sinodo straordinario, il prossimo anno si terrà quello ordinario, sempre dedicato alla famiglia. E nel settembre 2015 si terrà anche l’Incontro mondiale delle Famiglie a Philadelphia. L’invito del Pontefice è dunque che, “attraverso questi eventi, la Chiesa compia un vero cammino di discernimento e adotti i mezzi pastorali adeguati per aiutare le famiglie ad affrontare le sfide attuali con la luce e la forza che vengono dal Vangelo”.
Evidenzia poi che la lettera è stata firmata il 2 febbraio, nel giorno in cui si celebra la festa della Presentazione di Gesù al tempio, in cui l'evangelista Luca narra che la Madonna e san Giuseppe portarono il Bambino al tempio per offrirlo al Signore, e che due anziani, Simeone e Anna, “mossi dallo Spirito Santo, andarono loro incontro e riconobbero in Gesù il Messia”. Simeone “lo prese tra le braccia e ringraziò Dio perché finalmente aveva ‘visto’ la salvezza” - dice il Papa - e Anna, “malgrado l’età avanzata, trovò nuovo vigore e si mise a parlare a tutti del Bambino”.
“È un’immagine bella”, commenta Bergoglio, “due giovani genitori e due persone anziane, radunati da Gesù”. Una dimostrazione di come “davvero Gesù fa incontrare e unisce le generazioni”. Egli, sottolinea il Santo Padre, “è la fonte inesauribile di quell’amore che vince ogni chiusura, ogni solitudine, ogni tristezza”. Per questo la Sua presenza è fondamentale “nel vostro cammino familiare”, dice il Pontefice: “Voi condividete tanti momenti belli: i pasti, il riposo, il lavoro in casa, il divertimento, la preghiera, i viaggi e i pellegrinaggi, le azioni di solidarietà”; tuttavia, “se manca l’amore manca la gioia”. E l’unico “amore autentico” lo dona Cristo, che – afferma Bergoglio - “ci offre la sua Parola”, “illumina la nostra strada”, “ci dà il Pane di vita e sostiene la fatica quotidiana del nostro cammino”.
Prima di concludere, il Vescovo di Roma torna a ribadire alle famiglie del mondo che la loro preghiera per il Sinodo “sarà un tesoro prezioso che arricchirà la Chiesa”. Infine ringrazia e, come abitudine, chiede di pregare per lui, “perché possa servire il Popolo di Dio nella verità e nella carità”. Impartisce poi la Benedizione apostolica, invocando “la protezione della Beata Vergine Maria e di san Giuseppe”, affinché “accompagni sempre tutti voi e vi aiuti a camminare uniti nell’amore e nel servizio reciproco”.
La presentazione della Lettera del Pontefice è affidata all’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, il quale sottolinea che l’intento del Santo Padre è di far sì che le famiglie non siano “semplicemente l’oggetto di un’attenzione”, bensì “anche il soggetto” del cammino sinodale. Esse sono infatti “la parte preponderante” della Chiesa, “segnate dal Sacramento del Matrimonio”.
Infatti, nota il presule, “se non ci fossero le famiglie, la parola di Gesù - la parola della Chiesa, la parola del Papa - sull’amore sponsale che è capace di aprirsi all'agape di Dio per tutti, apparirebbe astratta, velleitaria, inefficace”. Questo chiarisce il senso dell’“aiuto” che il Pontefice chiede alle famiglie cristiane, ovvero “di sentire la responsabilità della loro missione in questo nostro tempo così confuso e inquieto”. In tal senso, spiega Paglia, “la nostra lettera siete voi”.



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