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22 October, 2014

Relatio Synodi
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Dei 62 paragrafi stilati dai Padri, i tre riguardanti la comunione ai divorziati risposati, gli omosessuali e la comunione spirituale non hanno raggiunto il quorum qualificato. Padre Lombardi: "Temi che richiedono maggiore maturità"


CITTA' DEL VATICANO, 18 Ottobre 2014 (Zenit.org) - Cala il sipario su questo Sinodo 2014. La Relatio Synodi, il testo finale dell’assise è stata presentata questa mattina, letta dai cardinali Erdo e Assis e da mons. Bruno Forte, vista la sua lunghezza. Sedici pagine compongono infatti il tanto atteso documento in cui sono confluiti gli interventi dei Padri nelle due settimane di assemblea e soprattutto i circa 470 “Modi” presentati dai Circoli minori, ovvero gli emendamenti presentati dai diversi gruppi linguistici sulla “Relatio post disceptationem” di lunedì scorso.
In tutto sono 62 i punti redatti dai Padri con cui – ha sottolineato padre Lombardi nel briefing lampo di questa sera in Sala Stampa vaticana - si è cercato di bilanciare ogni argomento: non solo le sfide e le difficoltà delle famiglie di oggi, ma anche gli aspetti positivi, la bellezza e la ricchezza della famiglia. Diverse parti utilizzate sono state poi “recuperate” dall’Instrumentum laboris, e quindi – ha detto il portavoce vaticano –“facevano già parte del cammino sinodale”.
Non tutti e 62 punti, però, hanno ricevuto con la maggioranza dei due terzi, ma solo 59. Per trasparenza, infatti, la Santa Sede ha reso pubbliche – per volontà del Papa - le votazioni dei singoli numeri, non contando gli astenuti né gli assenti tra i 183 Padri riuniti oggi pomeriggio in Aula.
Dalla griglia è emerso che tre parti della Relatio non hanno raggiunto il quorum, ovvero i tre paragrafi relativi alla ammissione alla comunione dei divorziati risposati, dell’accoglienza pastorale degli omosessuali e della comunione spirituale. Esattamente il 52, il 53 e il 55, i quali comunque hanno ricevuto la maggioranza semplice di voti.
Non si può dire, tuttavia, che questi punti siano stati “bocciati” o “rigettati”, ha precisato Lombardi. “Forse – ha detto – è più corretto parlate di punti che non hanno raggiunto la maggioranza qualificata perché non esprimono il consenso della maggioranza sinodale”.
Ricordiamo sempre che tutte le parti del documento finale – ha aggiunto il direttore della Sala Stampa – sono state formulate “in un modo provvisorio e di ricerca. Non si possono considerare espressione dell’intera assemblea del pensiero del Sinodo”. Tantomeno i Padri hanno mai pensato di lavorare ad un “documento chiuso”, ma ad un approfondimento che costituirà la base per il prossimo Sinodo dell’ottobre 2015.
Evidentemente, ha osservato il portavoce vaticano, i tre punti ribattezzati (già “della discordia”), richiedono una riflessione più “matura” e hanno incontrato “reali difficoltà in certe parti della Chiesa”. E a chi osservava che, con questa mancata maggioranza, si è voluta “ribaltare” la Relatio post disceptationem che invece sembrava ‘aprire’ a tutte queste situazioni, il gesuita ha risposto a tono: “La dinamica da pensare non è quella delle contrapposizioni ma del tentativo di inclusione. Lo sforzo della Relatio post disceptationem era inclusivo”.
Quindi, “la logica è stata: ‘Siamo riusciti a mettere insieme le cose?”. Non dimentichiamo, ha concluso Lombardi, “la specificità del Sinodo e del documento. È una forma diversa delle proposizioni, è un qualcosa ancora in cammino”, che pertanto non esprime “in modo maturo, uno stadio della riflessione dei Padri”, ma un “contributo” per un cammino ulteriore. Quello verso il Sinodo 2015 dedicato al tema "La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa nel mondo contemporaneo".


29 September, 2014

Il Papa e la sfida della nuova famiglia
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Le prospettive del prossimo Sinodo dei Vescovi

Di Bruno Forte
ROMA, 28 Settembre 2014 (Zenit.org) - Con una solenne celebrazione, presieduta da Papa Francesco, avrà inizio domenica prossima in Vaticano la III Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, organismo voluto da Paolo VI per valorizzare la collegialità episcopale quale segno e strumento della più ampia “sinodalità” di tutta la Chiesa, del coinvolgimento, cioè, attivo e responsabile di ogni fedele nella vita del popolo di Dio. Sin dai primi atti del suo pontificato, Francesco ha manifestato la volontà di incoraggiare la partecipazione di tutti i vescovi al governo della Chiesa universale, promuovendo al tempo stesso la responsabilità propria degli episcopati nazionali nella risposta da offrire alle tante e diverse sfide pastorali del nostro tempo. Egli intende così dare espressione piena e visibile all’ecclesiologia di “comunione” proposta dal Concilio Vaticano II.
È in questo spirito che va compreso anche il cammino che ha voluto per questa assemblea sinodale, a partire da un ascolto ampio e profondo della vita della Chiesa e delle sfide più vive che ad essa si pongono, realizzato attraverso un questionario inviato a tutte le Conferenze Episcopali. Le risposte pervenute, in altissima percentuale e non solo dai vescovi, sono confluite in un Instrumentum Laboris di ampio respiro, che sarà alla base dei lavori sinodali.
Essi si svolgeranno per la prima volta in due tappe, la prima nell’ottobre di quest’anno, la seconda nell’ottobre 2015, in modo da consentire un tempo intermedio in cui le Chiese locali, nella ricchezza e varietà delle loro componenti, possano maturare proposte da offrire al discernimento del Vescovo di Roma. Con Papa Francesco i credenti sono dunque chiamati in modo rinnovato a camminare sulle vie del Concilio e del suo insegnamento riguardo alla Chiesa, immagine della Trinità divina, una nella fede, varia e molteplice nei doni e nei servizi che la compongono.
Il tema scelto dal Papa per questa assemblea sinodale, di cui mi ha nominato “segretario speciale”, riguarda “le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Ne sottolineo due aspetti: il primo è l’attenzione prioritaria all’annuncio del Vangelo. Con continua insistenza Francesco ricorda alla Chiesa che essa non esiste per se stessa, ma per la gloria di Dio e la salvezza degli uomini, cui è chiamata a portare la gioia del Risorto. Questa gioia va annunciata a tutti, in uno slancio d’amore gratuito che non esclude nessuno, a cominciare dalla famiglia, cellula decisiva della società e della Chiesa, scuola di umanità (come l’ha definita il Vaticano II al n. 52 della Costituzione Gaudium et Spes), di socialità e di ecclesialità, grembo di crescita nella fede e nell’amore reciproco.
Primo scopo del Sinodo è di riproporre a un mondo in cui l’istituto familiare è spesso in crisi la bellezza e la necessità della famiglia per il bene di tutti. Il secondo aspetto da rilevare è il taglio “pastorale” del tema, secondo la prospettiva esistenziale e pratica con cui Francesco invita a guardare il valore e le sfide della vita familiare oggi. Si potrebbe definire questo taglio con le parole che il Beato Giovanni XXIII annotava sul suo Diario il 19 Gennaio 1962, nel clima della preparazione prossima del Concilio: “Tutto riguardare in luce di ministero pastorale, cioè: anime da salvare e da edificare”. Non si tratta, insomma, di dibattere questioni dottrinali, peraltro esplicitate dal Magistero anche recente (dal Concilio Vaticano II nella Costituzione Pastorale Gaudium et Spes 47-52, all’Esortazione apostolica Familiaris consortio di Giovanni Paolo II del 1981), quanto di comprendere come annunciare in maniera efficace il Vangelo della famiglia al tempo che stiamo vivendo, segnato da un’evidente crisi sociale e spirituale.
L’invito che ne deriva per tutta la Chiesa è a mettersi in ascolto dei problemi e delle attese che vivono oggi tante famiglie, manifestando ad esse vicinanza e proponendo loro in maniera credibile la misericordia di Dio e la bellezza del rispondere alla Sua chiamata. In un contesto come quello della cosiddetta “modernità liquida” (Zygmunt Bauman), in cui nessun valore sembra più assodato e l’istituto familiare è spesso semplicemente rifiutato, diventa quanto mai significativo mostrare i caratteri profondamente umanizzanti della proposta cristiana sulla famiglia, che non è mai contro qualcuno, ma sempre ed esclusivamente a favore della dignità e della bellezza della vita di tutto l’uomo in ogni uomo, per il bene dell’intera società.
Nella famiglia - afferma il Vaticano II - “le diverse generazioni s’incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa e a comporre convenientemente i diritti della persona con le altre esigenze della vita sociale” (Gaudium et Spes 52). Accompagnamento e misericordia costituiscono l’atteggiamento che Papa Francesco chiede di avere verso le famiglie. Verso quanti vivono in situazioni irregolari dal punto di vita morale e canonico, l’insistenza è “sulla misericordia divina e la tenerezza nei confronti delle persone ferite, nelle periferie geografiche ed esistenziali”.
Certamente, vivere in pienezza il Vangelo della famiglia non è facile, né scontato, e spesso le condizioni concrete dell’esistenza tendono a minare anche gli sforzi migliori: si pensi alla fragilità psicologica e affettiva possibile nelle relazioni familiari o all’impoverimento della qualità dei rapporti, dovuto allo stress originato dalle abitudini e dai ritmi imposti dall’organizzazione sociale, dai tempi di lavoro, dalle esigenze della mobilità. Inoltre, la cultura di massa influenza e corrode talvolta le relazioni familiari, invadendo la famiglia con messaggi che banalizzano il rapporto coniugale. Diventa allora più che mai vitale coniugare l’impegno quotidiano in famiglia a condizioni che la sostengano tanto nell’ambito della società civile, quanto nella comunità ecclesiale, motivando concretamente la bellezza e la fecondità del matrimonio e il potere terapeutico della fedeltà coniugale.
Numerose sono, poi, le situazioni contestuali nuove, che richiedono attenzione peculiare da parte della Chiesa, dalla cultura del non-impegno e della presupposta instabilità del vincolo alla riformulazione dell’idea stessa di famiglia, a un diffuso pluralismo relativista nella concezione del matrimonio, fino a proposte legislative che svalutano la permanenza e la fedeltà del patto matrimoniale. Queste sfide comportano conseguenze pastorali rilevanti: “Se ad esempio si pensa al solo fatto che nell’attuale contesto molti ragazzi e giovani, nati da matrimoni irregolari, potranno non vedere mai i loro genitori accostarsi ai sacramenti, si comprende quanto urgenti siano le sfide poste all’evangelizzazione dalla situazione attuale, peraltro diffusa in ogni parte del villaggio globale’”. La vastità dell’impegno, l’urgenza dei temi e le attese, rischiano di essere fin troppo grandi. Chi crede, sa di poter chiedere luce e sostegno al Dio della vita e della storia, e Papa Francesco ha invitato in modo particolare a farlo in questa domenica, pregando in tutte le Chiese per l’imminente assemblea sinodale. Per tutti, comunque, la posta in gioco è talmente rilevante, da ritenere che su di essa si giochi in buona parte la qualità del nostro comune futuro.


23 September, 2014

Questo è il matrimonio: il cammino insieme di un uomo e di una donna
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Omelia nella Messa celebrata da Papa Francesco con il rito del matrimonio

CITTA' DEL VATICANO, 14 Settembre 2014 (Zenit.org) - Riportiamo di seguito il testo dell’omelia tenuta da papa Francesco nella Messa con il rito del matrimonio, celebrata questa mattina nella Basilica Vaticana alle ore 9.
***
La prima Lettura ci parla del cammino del popolo nel deserto. Pensiamo a quella gente in marcia, guidata da Mosè; erano soprattutto famiglie: padri, madri, figli, nonni; uomini e donne di ogni età, tanti bambini, con i vecchi che facevano fatica… Questo popolo fa pensare alla Chiesa in cammino nel deserto del mondo di oggi, fa pensare al Popolo di Dio, che è composto in maggior parte da famiglie.
Questo fa pensare alle famiglie, le nostre famiglie, in cammino sulle strade della vita, nella storia di ogni giorno… E’ incalcolabile la forza, la carica di umanità contenuta in una famiglia: l’aiuto reciproco, l’accompagnamento educativo, le relazioni che crescono con il crescere delle persone, la condivisione delle gioie e delle difficoltà… Le famiglie sono il primo luogo in cui noi ci formiamo come persone e nello stesso tempo sono i “mattoni” per la costruzione della società.
Ritorniamo al racconto biblico. A un certo punto «il popolo non sopportò il viaggio» (Nm 21,4). Sono stanchi, manca l’acqua e mangiano solo la “manna”, un cibo prodigioso, donato da Dio, ma che in quel momento di crisi sembra troppo poco. Allora si lamentano e protestano contro Dio e contro Mosè: “Perché ci avete fatto partire?...” (cfr Nm 21,5). C’è la tentazione di tornare indietro, di abbandonare il cammino.
Viene da pensare alle coppie di sposi che “non sopportano il viaggio”, il viaggio della vita coniugale e familiare. La fatica del cammino diventa una stanchezza interiore; perdono il gusto del Matrimonio, non attingono più l’acqua dalla fonte del Sacramento. La vita quotidiana diventa pesante, e tante volte, “nauseante”.
In quel momento di smarrimento – dice la Bibbia – arrivano i serpenti velenosi che mordono la gente, e tanti muoiono. Questo fatto provoca il pentimento del popolo, che chiede perdono a Mosè e gli domanda di pregare il Signore perché allontani i serpenti. Mosè supplica il Signore ed Egli dà il rimedio: un serpente di bronzo, appeso ad un’asta; chiunque lo guarda, viene guarito dal veleno mortale dei serpenti.
Che cosa significa questo simbolo? Dio non elimina i serpenti, ma offre un “antidoto”: attraverso quel serpente di bronzo, fatto da Mosè, Dio trasmette la sua forza di guarigione che è la sua misericordia, più forte del veleno del tentatore.
Gesù, come abbiamo ascoltato nel Vangelo, si è identificato con questo simbolo: il Padre, infatti, per amore ha «dato» Lui, il Figlio Unigenito, agli uomini perché abbiano la vita (cfr Gv 3,13-17); e questo amore immenso del Padre spinge il Figlio, Gesù, a farsi uomo, a farsi servo, a morire per noi e a morire su una croce; per questo il Padre lo ha risuscitato e gli ha dato la signoria su tutto l’universo. Così si esprime l’inno della Lettera di san Paolo ai Filippesi (2,6-11). Chi si affida a Gesù crocifisso riceve la misericordia di Dio che guarisce dal veleno mortale del peccato.
Il rimedio che Dio offre al popolo vale anche, in particolare, per gli sposi che “non sopportano il cammino” e vengono morsi dalle tentazioni dello scoraggiamento, dell’infedeltà, della regressione, dell’abbandono... Anche a loro Dio Padre dona il suo Figlio Gesù, non per condannarli, ma per salvarli: se si affidano a Lui, li guarisce con l’amore misericordioso che sgorga dalla sua Croce, con la forza di una grazia che rigenera e rimette in cammino sulla strada della vita coniugale e familiare.
L’amore di Gesù, che ha benedetto e consacrato l’unione degli sposi, è in grado di mantenere il loro amore e di rinnovarlo quando umanamente si perde, si lacera, si esaurisce. L’amore di Cristo può restituire agli sposi la gioia di camminare insieme; perché questo è il matrimonio: il cammino insieme di un uomo e di una donna, in cui l’uomo ha il compito di aiutare la moglie ad essere più donna, e la donna ha il compito di aiutare il marito ad essere più uomo. Questo è il compito che avete tra voi. “Ti amo, e per questo ti faccio più donna” – “Ti amo, e per questo ti faccio più uomo”. E’ la reciprocità delle differenze. Non è un cammino liscio, senza conflitti: no, non sarebbe umano. E’ un viaggio impegnativo, a volte difficile, a volte anche conflittuale, ma questa è la vita! E in mezzo a questa teologia che ci dà la Parola di Dio sul popolo in cammino, anche sulle famiglie in cammino, sugli sposi in cammino, un piccolo consiglio. E’ normale che gli sposi litighino, è normale. Sempre si fa. Ma vi consiglio: mai finire la giornata senza fare la pace. Mai. E’ sufficiente un piccolo gesto. E così si continua a camminare. Il matrimonio è simbolo della vita, della vita reale, non è una “fiction”! E’ sacramento dell’amore di Cristo e della Chiesa, un amore che trova nella Croce la sua verifica e la sua garanzia. Auguro a tutto voi un bel cammino: un cammino fecondo; che l’amore cresca. Vi auguro felicità. Ci saranno le croci, ci saranno. Ma sempre il Signore è lì per aiutarci ad andare avanti. Che il Signore vi benedica!


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