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28 December, 2009

Il futuro dell’Europa passa attraverso la famiglia
di - CAMINAYVEN.COM Domenica 27 dicembre 2009


Si è svolta a Madrid, in occasione della Festa della Santa Famiglia, un incontro di famiglie cattoliche convocate nel quadro del tema "Il futuro dell'Europa passa attraverso la famiglia" una frase pronunciata da Papa Giovanni Paolo II nella stessa piazza di Madrid nel 1982.
Il primo invito per le famiglie è stato nel 2007 e vi parteciparono i cardinali di Madrid, Valencia e Toledo e 36 vescovi spagnoli oltre ai leader mondiali del Cammino Neocatecumenale, Comunione e Liberazione, Comunità di Sant'Egidio e del Rinnovamento Carismatico.
Quest'anno la convocazione ha avuto una dimensione europea, in quanto hanno partecipato alla celebrazione eucaristica oltre 20.000 cattolici provenienti dalla Francia, dall’Italia, dalla Polonia e dal Portogallo. Erano presenti il Cardinale Philippe Barbarin di Lione (Francia), Peter Erdö, Budapest (Ungheria ), Georg Maximilian Sterzinsky, Berlino (Germania), Joachim Meisner di Colonia (Germania), André Vingt-Trois di Parigi (Francia), Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia; Paul Josef Cordes, presidente del Consiglio Pontificio Cor Unum e Stanislaw Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. Come negli ultimi due anni sono stati coinvolti migliaia di soci di Azione Cattolica, Opus Dei, Comunione e Liberazione, Focolarini e Neocatecumenali per un totale di oltre un milione di persone.

Erano presenti all’incontro anche alcune famiglie della nostra associazione tra cui la famiglia del nostro consigliere nazionale FNC Bruno Baccani.


VIDEO DELL' INCONTRO
http://www.youtube.com/watch?v=n5ZLap1GxzU&feature=player_embedded#



06 December, 2009

In Plaza de Lima a Madrid si terrà Domenica 27 dicembre la festa della Santa Famiglia di Nazareth
di - caminayven


In Plaza de Lima a Madrid si terrà Domenica 27 dicembre la festa della Santa Famiglia di Nazareth. E’ stata annunciata la grande festa che riunirà cardinali, vescovi e le famiglie di tutta Europa sotto il tema "Il futuro dell'Europa passa attraverso la famiglia cristiana”.
Quest'anno il Cardinale Arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela, è incaricato di presiedere la solenne Eucarestia della famiglia cristiana e Papa Benedetto XVI rivolgerà in videoconferenza qualche parola di sostegno durante la recita dell'Angelus Domini a Roma.
Questo è il manifesto della festa della Santa Famiglia di Nazareth che mostra una colorata Santa Famiglia di Nazareth circondata da stelle e la bandiera blu UE. Un'eccellente rappresentazione del tema di quest'anno: " il futuro dell'Europa parte dalla famiglia cristiana " ed è senza dubbio il futuro non solo dell'Europa, ma dell'umanità che passa attraverso la famiglia. Questa frase è stata detta da Papa Giovanni Paolo II, in piazza Lima, nella sua prima visita in Spagna, Per questo, quest'anno si renderà omaggio e si ricorderà con particolare affetto la figura di Giovanni Paolo II.



01 December, 2009

La vita è un Germoglio che chiede accoglienza
di - Zenit

di padre Angelo del Favero*

ROMA, venerdì, 27 novembre 2009 (ZENIT.org).- “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti, saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21,25-28.34-36).
“Avvento” è una parola che somiglia ad “avvenimento, evento” più che a “venuta”, così come “gravidanza” dice subito “bambino”, e solo in un secondo momento fa pensare al parto. L’Avvento è il tempo liturgico che celebra il fatto del concepimento di Dio, la sua incarnazione in un grembo femminile. Un fatto oggettivo, inaudito, un evento cosmico e personale: le viscere profonde di ogni essere umano, infatti, sono state create per concepire, per mezzo della fede, il “Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe” (Lc 20,37).
Questa definizione biblica annuncia la profonda, vitale appartenenza di ogni uomo al Padre che è nei cieli, fonte di ogni paternità e maternità. Abramo, Isacco e Giacobbe sono i nostri nomi: “Egli ci ha fatto, noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo” (Sal 100,3). Concepiti dal Padre nel Figlio “prima della creazione del mondo” (Ef 1,4), l’Avvento ci ricorda che da quando “venne la pienezza del tempo” (Gal 2,4) la dignità della persona umana è stata elevata ad una pienezza divina: quella non solamente di possedere una natura assunta da Dio stesso, ma addirittura di poter concepire, nello Spirito, Colui che l’ha creata: “Meraviglioso scambio! Il Creatore ha preso un’anima e un corpo, è nato da una vergine; fatto uomo senza opera d’uomo, ci dona la sua Divinità”(Antifona ai Vespri della solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio).
E come un bambino nel grembo prende possesso del corpo della madre, trasformandolo gradualmente e realizzandone il significato sponsale, così la presenza viva dello Spirito Santo nell’anima, nella misura in cui viene accolto nella fede, trasforma e realizza la persona umana divinizzandola e conducendola alla pienezza di vita della santità. Tutto ciò è annuncio di gioia e di liberazione, nonostante le parole apocalittiche di Gesù: “...Vi saranno segni nel sole,..e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti,..gli uomini moriranno di paura...” (Lc 21,25).
Il Signore si serve di questo genere letterario “spaventoso” per polarizzare totalmente l’attenzione di chi ascolta, e convincere così la sua libertà a seguirlo: un po’ come se uno del pubblico, anziché alzare timidamente la mano per chiedere il microfono, improvvisamente si mettesse a sparare in aria alcuni colpi di pistola, ammutolendo in tal modo l’assemblea ed ottenendo l’ascolto desiderato. Ma oggi, se facciamo nostro l’atteggiamento sincero del pubblicano in fondo al tempio (Lc 18,10s), svanisce ogni paura mentre ascoltiamo queste rassicuranti parole: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”(Lc 21,28).
A quali cose si riferisce Gesù? Sono tutti gli avvenimenti che gettano l’uomo nel panico per il presente, nell’ansia per il futuro, nell’angoscia per il passato. Paradigmatico, ad esempio, è l’evento di una gravidanza non solo non desiderata, ma fortemente temuta, notizia che in questi casi “piomba addosso all’improvviso, come un laccio che si abbatte” (Lc 21,34-35). La mamma, sola, si ritrova in un tale sconvolgimento emotivo da essere quasi irresistibilmente indotta nella tentazione dell’aborto, che si profila come unica via per salvarsi dagli “insormontabili” problemi legati alla nuova maternità. In realtà, sarà proprio il fatto dell’aborto a generare un turbamento di coscienza tanto profondo e duraturo da paragonarsi ad uno sconvolgimento apocalittico dell’anima, mentre, al contrario, ogni iniziale tribolazione sarà foriera di gioia e di vittoria se la mamma ascolta la voce della Vita che sale dal suo cuore e dal germoglio vivo che Dio le ha donato in seno.
L’evangelista Giovanni, nel Prologo, descrive l’Avvento nei termini di una fede che sceglie di accogliere la Vita: “In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; (…)Venne fra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome” (Gv 1,4.11-12). Posso tradurre così il suo annuncio: Dio era da sempre la nostra “Casa di Accoglienza”, e questa non doveva rimanere disabitata poiché tutti noi eravamo predestinati ad esservi accolti. Così il Padre, secondo il progetto originario della “Casa”, mandò il suo Figlio per rivelarcene l’esistenza ed indicarcene in Lui stesso la Via, come dice Gesù ai discepoli prima di tornare al Padre: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via..Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”(Gv 14,1-6). Questo testo costituisce la verità “teologica” di ogni Casa di Accoglienza alla Vita.
Il profeta Geremia, nella prima lettura, annuncia la venuta di un “Germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra” (33,15). Questa tenerissima parola “germoglio”, immediatamente fa pensare ad una piantina che spunta, ma quello intravisto dal profeta è un germoglio di carne, è il Bambino annunciato a Maria, e in Lui ogni bambino concepito, che nel grembo della madre sta sbocciando come un germoglio di stupefacente bellezza.
Se esso sarà accolto e custodito, una volta nato sarà come un’icona vivente delle parole di Gesù che annunciano la liberazione umana operata dalla Redenzione: “...alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,28). Infatti, a tre mesi il neonato comincia a sollevare e reggere il capo, ma non è ancora in grado di “gattonare” per partire ed esplorare il mondo. Lo farà qualche mese dopo, quando sarà fisiologicamente compiuta la sua “liberazione” motoria ed egli potrà conquistare, sotto i tavole e le sedie, tutto lo spazio della casa.
La madre lo contemplerà benedicendo Dio che l’ha liberata dalla tentazione di non farlo nascere, tragedia che l’avrebbe imprigionata e come sepolta sotto le macerie della sua maternità violata. Questa verità è testimoniata giorno dopo giorno nelle Case di Accoglienza alla Vita, sparse in tutt’Italia e nel mondo intero.
Scriveva il monaco trappista T. Merton: “Il mistero dell’Avvento mette a fuoco la luce della fede sul vero significato della storia, dell’uomo, del mondo e della nostra esistenza. Nell’Avvento noi celebriamo la venuta e la presenza di Cristo nel mondo. Noi siamo testimoni della sua presenza anche in mezzo a tutti gli imperscrutabili problemi e le profonde tragedie. La nostra fede dell’Avvento non è una fuga dal mondo per rifugiarci in un regno nebuloso di slogan e di conforti che dichiari irreali i nostri problemi d’ogni giorno e inesistenti le nostre tragedie. Il nostro compito è di cercare e di trovare Cristo nel nostro mondo così com’è, e non come potrebbe essere. Il fatto che il mondo è diverso da come potrebbe essere non altera la verità che Cristo è presente in mezzo ad esso e che il suo piano non è andato frustrato, né ha subito modifiche: in verità, tutto si svolgerà secondo il suo volere. Il nostro Avvento è la celebrazione di tale speranza” (in “Tempo di celebrazione”, p. 76s).
Paolo oggi, sinteticamente, afferma tutto questo così: “Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi” (1Ts 3,12-4,2).


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