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06 February, 2014

Grazie, neocatecumenali,
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Il Papa incontra oltre 10.000 rappresentanti del Cammino Neocatecumenale, invia 414 famiglie in missione nel mondo ed esorta a cercare sempre la comunione e l'unità ecclesiale

CITTA' DEL VATICANO, 01 Febbraio 2014 (Zenit.org) - Un tripudio di gioia. Non si può definire diversamente il primo incontro di oggi, in Aula Paolo VI, di Papa Francesco con i rappresentanti del Cammino Neocatecumenale. Circa 10.000 le persone presenti, “anche di più” ha osservato qualche gendarme, azzardando una cifra intorno ai 12.000. Al di là dei numeri - sempre esorbitanti negli incontri neocatecumenali - ciò che colpiva questa mattina era la composizione dell’assemblea.
Sotto le volte della “Aula Nervi” si sono radunati giovani, sacerdoti, seminaristi, itineranti, catechisti, famiglie. E spiccavano sul grande palco anche 50 vescovi e 11 cardinali, tra cui Vallini, Filoni, Cañizares, Schönborn, i due Stanislaw, Dziwisz e Rylko, Rouco Varela e Romeo. E ancora: gli emeriti Di Giorgi, Cordes e Stafford, e l’arcivescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, che riceverà la porpora il prossimo 22 febbraio.
I veri protagonisti dell’incontro, però, erano i bambini. Così tanti da emozionare anche il Santo Padre, che appena entrato - in ritardo e quasi a sorpresa, accolto dalle note di un inno a Maria – ha rivolto loro un “saluto pieno di affetto” e ha chiesto: “Possiamo vederli?”. In quel momento, le mamme e i papà hanno sollevato i loro piccoli (alcuni anche di pochi mesi), per far giungere sulla loro testolina la benedizione del Pontefice.
Una benedizione speciale l’hanno poi ricevuta anche gli stessi genitori, direttamente dalle mani del Papa che, al termine dell’incontro, ha inviato 414 famiglie in missione “per annunciare e testimoniare il Vangelo” in ogni parte del mondo, come già fecero i suoi predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Di questi nuclei familiari, 174 faranno parte delle 40 nuove “missio ad gentes” che verranno aggiunte alle 52 già esistenti. Asia, Vietnam e Mongolia le principali destinazioni, ma anche Europa e Stati Uniti: terre accomunate da una quasi totale scristianizzazione, per cui è “un miracolo” che si sia aperta una strada per il Vangelo di Cristo, come ha sottolineato l’iniziatore Kiko Argüello. E per cui è probabile incontrare non poche difficoltà: a cominciare dal dover imparare una lingua nuova e “difficile”, che – ha detto l’ex pittore – è comunque un modo per “evangelizzare non come conquistatori, ma umilmente come poveri tra i poveri”, come insegnava il mistico francese Charles de Focauld, fonte di ispirazione della prima evangelizzazione di Argüello nelle baracche di Madrid.
Ma non solo, ha osservato poi Papa Francesco nel suo discorso: è necessaria anche “una speciale attenzione al contesto culturale nel quale voi famiglie andrete ad operare”, visto che il più delle volte “si tratta di un ambiente spesso molto differente da quello da cui provenite”. È “apprezzabile” pertanto la “fatica” di apprendere un nuovo idioma, ma “tanto più importante sarà il vostro impegno ad 'imparare' le culture che incontrerete, sapendo riconoscere il bisogno di Vangelo che è presente ovunque, ma anche quell’azione che lo Spirito Santo ha compiuto nella vita e nella storia di ogni popolo". Tranquilli però – ha rassicurato Bergoglio - “dovunque andiate, vi farà bene pensare che lo Spirito di Dio arriva sempre prima di noi. Questo è importante. Il Signore sempre ci precede!”; “Dio sparge dovunque i semi del suo Verbo”, anche “nei posti più lontani, anche nelle culture più diverse”.
Un incoraggiamento, dunque, a proseguire questa nuova Evangelizzazione che il Cammino persegue da oltre trent’anni portando un annuncio cristiano in tutti e cinque i continenti, soprattutto in quelle “periferie esistenziali” dove esistono bambini che non sanno neanche che vuol dire farsi il segno della croce. Il Papa, infatti, ha espresso viva gratitudine ai membri di questo “itinerario di formazione cristiana” per “la gioia della vostra fede e l’ardore della vostra testimonianza cristiana”. E ha aggiunto: “La Chiesa vi è grata per la vostra generosità! Vi ringrazio per tutto quello che fate nella Chiesa e nel mondo”.
Come un padre amorevole, “a nome della Chiesa, la nostra Santa Madre Chiesa gerarchica, come amava dire Sant'Ignazio di Loyola”, il Papa ha voluto lasciare alcune “semplici raccomandazioni” per rendere ancora più efficace il servizio del Cammino Neocatecumenale nelle parrocchie e nel mondo. Innazitutto: “Avere la massima cura per costruire e conservare la comunione all’interno delle Chiese particolari nelle quali andrete ad operare”.
“Il Cammino ha un proprio carisma, una propria dinamica, un dono che come tutti i doni dello Spirito ha una profonda dimensione ecclesiale – ha sottolineato Francesco - questo significa mettersi in ascolto della vita delle Chiese nelle quali i vostri responsabili vi inviano, a valorizzarne le ricchezze, a soffrire per le debolezze se necessario, e a camminare insieme, come unico gregge, sotto la guida dei Pastori delle Chiese locali”.
“La comunione è essenziale”, ha ribadito il Papa, suggerendo che “a volte può essere meglio rinunciare a vivere in tutti i dettagli ciò che il vostro itinerario esigerebbe, pur di garantire l’unità tra i fratelli che formano l’unica comunità ecclesiale, della quale dovete sempre sentirvi parte”. In virtù di questa unità a cui tutta la Chiesa è chiamata, il Pontefice ha esortato quindi “ad avere cura con amore gli uni degli altri, in particolar modo dei più deboli”.
Il Cammino, inoltre, è un “itinerario di scoperta del proprio Battesimo”, come aveva evidenziato Kiko, illustrando al Santo Padre un tabellone con le diverse tappe che scandiscono il percorso neocatecumenale. In quanto tale, “è una strada esigente, lungo la quale un fratello o una sorella possono trovare delle difficoltà impreviste”, ha osservato Bergoglio, raccomandando che, in questi casi, “l’esercizio della pazienza e della misericordia da parte della comunità è segno di maturità nella fede”. Inoltre, ha affermato, “la libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche l’eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore”.
Prima di concludere, Papa Francesco si è nuovamente rivolto alle “care famiglie” e ai “cari fratelli e sorelle”, e ha esortato: “Evangelizzate con amore, portate a tutti l’amore di Dio. Dite a quanti incontrerete sulle strade della vostra missione che Dio ama l’uomo così com’è, anche con i suoi limiti, con i suoi sbagli, anche con i suoi peccati”. “Per questo Dio ha inviato il Suo Figlio – ha aggiunto - perché Lui prendesse i nostri peccati su di sé”. I Neocatecumenali siano dunque “messaggeri e testimoni dell’infinita bontà e dell’inesauribile misericordia del Padre”.
Infine, l’affidamento alla Vergine, Colei che – aveva detto prima Kiko – “ci ha ispirato a formare comunità cristiane sull’esempio della Sacra Famiglia di Nazareth”. “Vi affido alla nostra Madre Maria – ha concluso il Santo Padre - affinché ispiri e sostenga sempre il vostro apostolato. Alla scuola di questa tenera Madre siate missionari zelanti e gioiosi. Non perdete la gioia! Avanti!”.

28 October, 2013

FNC a Roma per il pellegrinaggio delle Famiglie
di - FNC


FNC ringrazia le numerose famiglie della nostra associazione che hanno accolto il nostro invito ad essere presenti alle giornate dedicate alla famiglia a Roma.
Siamo stati felici di poterci conoscere di persona e di scambiarci le nostre considerazioni sull’utilità e sul servizio di testimonianza che FNC offre a tutte le famiglie non solo cattoliche.

Preghiera di papa Francesco alla Santa Famiglia
Gesù, Maria e Giuseppe a voi, Santa Famiglia di Nazareth, oggi, volgiamo lo sguardo con ammirazione e confidenza; in voi contempliamo la bellezza della comunione nell’amore vero; a voi raccomandiamo tutte le nostre famiglie, perché si rinnovino in esse le meraviglie della grazia.
Santa Famiglia di Nazareth scuola attraente del santo Vangelo:
insegnaci a imitare le tue virtù con una saggia disciplina spirituale,
donaci lo sguardo limpido che sa riconoscere l’opera della Provvidenza
nelle realtà quotidiane della vita.
Santa Famiglia di Nazareth custode fedele del mistero della salvezza:
fa’ rinascere in noi la stima del silenzio, rendi le nostre famiglie cenacoli di preghiera e trasformale in piccole Chiese domestiche, rinnova il desiderio della santità, sostieni la nobile fatica del lavoro, dell’educazione,
dell’ascolto, della reciproca comprensione e del perdono.
Santa Famiglia di Nazareth ridesta nella nostra società la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia, bene inestimabile e insostituibile.
Ogni famiglia sia dimora accogliente di bontà e di pace per i bambini e per gli anziani, per chi è malato e solo, per chi è povero e bisognoso.
Gesù, Maria e Giuseppe voi con fiducia preghiamo, a voi con gioia ci affidiamo.




25 October, 2013

La famiglia: il motore del mondo e della storia
di -


Nell'udienza al Pontificio Consiglio per la famiglia, Francesco esalta la bellezza della famiglia cristiana e invita ad avere cura di anziani e bambini. E dice: "Genitori, perdete tempo con i vostri figli!"

CITTA' DEL VATICANO, 25 Ottobre 2013 (Zenit.org) - “Il motore del mondo e della storia”. Senza esagerare, in un vocabolario si potrebbe abbinare questa definizione alla voce “famiglia”. Perché essa è “il centro naturale della vita umana”, la matrice da cui “si impara ad amare”, il luogo dove “la persona prende coscienza della propria dignità”. Papa Francesco, nei suoi discorsi si limita solitamente allo ‘gesuitico’ schema dei tre punti, ma oggi per parlare di famiglia, nell’udienza con i partecipanti alla Plenaria dell’apposito Dicastero, ha speso più parole di quanta ne abbia dette finora.
Perché tutto parte da lì, da quella prima "cellula fondamentale” da cui nasce e si sviluppa la vita umana. Lo affermava il Beato Giovanni Paolo II e lo ha ribadito oggi Bergoglio che, riprendendo le parole della Familiaris consortio, ha sottolineato che la famiglia “non è la somma delle persone che la costituiscono, ma una ‘comunità di persone’”, fatta “di volti, di persone che amano, dialogano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita, soprattutto quella più fragile, più debole”.
“Ciascuno di noi – ha detto il Papa - costruisce la propria personalità in famiglia, crescendo con la mamma e il papà, i fratelli e le sorelle, respirando il calore della casa”. Nella famiglia, la persona riceve il nome, gli affetti, impara l’intimità, “l’arte del dialogo e della comunicazione interpersonale” e “prende coscienza della propria dignità”. Specialmente - ha affermato il Pontefice - “se l’educazione è cristiana, riconosce la dignità di ogni singola persona, in modo particolare di quella malata, debole, emarginata”. Per questo è fondamentale difendere i diritti di questa “comunità-famiglia”, tanto più oggi che – a 30 anni Carta dei Diritti della Famiglia (22 ottobre 1983) - “prevale la tutela dei diritti individuali”.
Papa Francesco si è poi soffermato su un altro punto: “La famiglia si fonda sul matrimonio”. Ovvero su quell’“atto d’amore libero e fedele”, che “è la base su cui si fonda la famiglia e rende più solida l’unione dei coniugi e il loro reciproco donarsi”. Attraverso l’amore sponsale, “primo sacramento dell’umano” - ha spiegato il Pontefice – si rende chiara la “vocazione della persona ad amare in modo unico e per sempre”, testimoniando come “le prove, i sacrifici e le crisi della coppia” rappresentino “passaggi per crescere nel bene, nella verità e nella bellezza”.
È importante – ha rimarcato Bergoglio - che i giovani vedano che “nel matrimonio ci si dona completamente senza calcoli né riserve, condividendo tutto, doni e rinunce, confidando nella Provvidenza di Dio”. È questa l’esperienza di “fede” e “santità” che le nuove generazioni possono imparare da nonni e genitori..
Certo, ha ammesso realisticamente Francesco: “Ci sono problemi nel matrimonio. Sempre diversi punti di vista, gelosie, si litiga”. Tuttavia, ai giovani sposi va insegnato che “mai finiscano la giornata senza fare la pace fra loro”. Che è proprio attraverso un atto di pace, “dopo una discussione, un malinteso, una gelosia nascosta, anche un peccato”, che “il Sacramento del matrimonio viene rinnovato” e si “dà unità alla famiglia”.
La riflessione del Papa si è poi spostata su due fasi della vita familiare: l’infanzia e la vecchiaia, e sul dialogo tra questi “due poli della vita”, il più delle volte “vulnerabili” e “dimenticati”. “Una società che abbandona i bambini e che emargina gli anziani recide le sue radici e oscura il suo futuro” ha sottolineato vigorosamente il Pontefice. Per questo - ha confidato - quando confessa un padre o una madre che si lamenta dei propri figli, pone sempre la stessa domanda: “Mi dica, signore o signora, lei gioca con i suoi figli? Lei perde il tempo con i suoi figli? Lei gioca con i suoi figli?”.
“Anche la gratuità – ha spiegato il Santo Padre - quella gratuità del papà e della mamma con i figli, è tanto importante: perdere tempo con i figli, giocare con i figli”. Un bambino abbandonato o un anziano emarginato sanciscono infatti “il fallimento di quella società”, ha soggiunto. Mentre “prendersi cura dei piccoli e degli anziani è una scelta di civiltà”, che assicura quello sviluppo futuro che i piccoli porteranno avanti con la forza e la giovinezza, e gli anziani con la saggezza.
“La Chiesa che si prende cura dei bambini e degli anziani diventa la madre delle generazioni dei credenti” ha affermato il Papa. E, nello stesso tempo, “serve la società umana” a “riscoprire la paternità e la maternità di Dio”. Inoltre, ha evidenziato, “la buona notizia della famiglia è una parte molto importante dell’evangelizzazione”. “La testimonianza di vita” di una famiglia veramente cristiana, animata “dalla fedeltà, dalla pazienza, dall’apertura alla vita, dal rispetto degli anziani”, in una società così secolarizzata, vale infatti molto più di mille parole, annunci, o catechesi.
“Il segreto di tutto questo è la presenza di Gesù nella famiglia” ha spiegato il Santo Padre, esortando dunque a proporre a tutti, “con rispetto e coraggio, la bellezza del matrimonio e della famiglia illuminati dal Vangelo”. Un pensiero affettuoso è andato, infine, alle famiglie in difficoltà: a quelle “spezzate” o “sofferenti”, “costrette a lasciare la loro terra” o che “non hanno casa o lavoro”. Come pure “ai coniugi in crisi e a quelli ormai separati”. A tutti – ha concluso Francesco – “vogliamo stare vicino con l'annuncio di questo Vangelo della famiglia, di questa bellezza della famiglia”.


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