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25 May, 2015

Ventimila neocatecumenali a Campo Marte
di - Bresciaoggi Sergio Masini


Brescia è stata scelta come segno di omaggio a Paolo VI che aprì le porte della Chiesa al carisma del movimento nato in Spagna

A Campo Marte ieri il giorno di Pentecoste è stato all'insegna della festa e della preghiera per migliaia di cattolici neocatecumenali. Gli organizzatori hanno stimato in circa 20 mila le presenze. Alle 14 l'arrivo delle prime delegazioni estere: a sfilare bandiere svizzere, belghe, Irlandesi e francesi (oltre duemila le presenze dei cugini d'oltralpe), ma molti anche i portoghesi, gli spagnoli, gli ungheresi e i tedeschi. In tanti hanno trascorso la notte ospiti di famiglie bresciane.
Per l'Italia, invece, i gruppi confluiti a Brescia sono arrivati dalle regioni del centro-nord (un secondo incontro è previsto per il centro-sud a Catania domenica prossima).
Più di cento i volontari impegnati ad accogliere, dirigere, indirizzare, offrire panini e bottiglie d'acqua. Mentre sul palco fervevano gli ultimi preparativi, qualcuno ha approfittato dell'attesa per giocare a pallone sotto gli alberi o suonare la chitarra.
Il diciottenne Samuele, che nella sua parrocchia in provincia di Udine riveste il ruolo di «cantore», ha spiegato come non si separi mai dallasua chitarra che «la fede e il Signore mi hanno insegnato ad amare ancora di più per il ruolo che può avere nella preghiera». La giornata entra nel vivo meno di tre ore più tardi quando dal palco è presentato ogni gruppo.
Ma l'emozione tocca l'apice quando arrivano i fondatori del movimento Francisco "Kiko" Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi, il presbitero originario di Gottolengo cui si deve in larga parte il merito della diffusione in Italia del «Cammino Neocatecumenale».
L'INTERVENTO di Kiko è stata una vera e propria catechesi. A seguire il coinvolgente momento della «chiamata». «L'incontro - spiega Daniele Robbi dell'organizzazione - voleva infatti espressamente essere di carattere vocazionale: chi è chiamato da Dio, se donna inizierà il percorso verso il convento, se uomo quello che potrebbe portarlo in uno dei 102 seminari diocesani "Redemptoris Mater" aperti nel mondo». «Un'avventura che da principio può fare paura ma che dà tantissimo», conferma Luca, ora al quinto anno di seminario a Bruxelles per cui «incontri come quello bresciano rafforzano ogni volta di più la mia vocazione». Proprio la vocazione alla missione è uno dei punti centrali della proposta del Cammino.
UNA VOCAZIONE che si allarga anche alle «famiglie missionarie» che, in risposta a chiamate come quella di ieri, si uniranno alle circa mille che già portano la parola di Dio nel mondo, soprattutto nelle città più secolarizzate dove il processo di scristianizzazione è più avanzato. Andranno dove i rispettivi vescovi ritengono necessario introdurre (o reintrodurre) una presenza cristiana.
«Una vita dura ma piena di soddisfazioni - assicura Maurizia, da 28 anni in Inghilterra -. Io e mio marito abbiamo lasciato il lavoro e siamo partiti da Milano con i nostri tre figli, altri sette li abbiamo avuti oltre Manica. Il vescovo ci ha inviati in quartieri difficili e disagiati. Lì i sacrifici sono stati molti, ma così pure le gioie. Abbiamo incontrato e portato la parola di Dio alle famiglie che c'invitavano oppure ospitavamo altre persone: sono stati gli anni più belli della nostra vita. Oggi continuiamo la nostra attività in forma itinerante per tutta l'Inghilterra». E proprio per il sostegno alle famiglie missionarie, ieri, in chiusura di giornata, l'«invito dei giovani al rosario»: preghiere quotidiane per le attività e la presenza cattolica nelle aree del mondo dove Dio è stato dimenticato.
La scelta di Brescia per il mega raduno del Cammino è stata dettata dal legame che Paolo VI, il Papa bresciano, ha avuto con la storia e lo sviluppo dei neocatecumenali come esperienza di fede riconosciuta dalla Chiesa. La sua recente beatificazione e l'occasione dell'Anno Montiniano indetto dalla diocesi hanno spinto gli organizzatori a scegliere Brescia come sede dell'incontro in segno di omaggio al suo Papa. E ieri è stata soprattutto un'occasione per ribadire l'impegno dei neocatecumenali ad andare in tutto il mondo per portare l'annuncio della Buona Notizia come fu per gli apostoli subito dopo l'effusione dello Spirito Santo a Pentecoste


Sergio Masini

29 April, 2015

Papa Francesco
di -


"L'alleanza tra uomo e donna salva l'umanità dalla sfiducia e dall'indifferenza"

Durante l'Udienza Generale, Papa Francesco esorta a "riportare in onore il matrimonio e la famiglia" e deplora la "mercificazione del corpo femminile"
Di Luca Marcolivio
CITTA' DEL VATICANO, 22 Aprile 2015 (Zenit.org) - Dopo aver trattato mercoledì scorso il tema dell’uomo e della donna creati a immagine di Dio, durante l’Udienza Generale di stamattina, papa Francesco si è soffermato sulla reciprocità e complementarietà tra i due sessi, che non va affatto intesa come una subordinazione o superiorità di uno dei due sull’altro.
Punto di partenza della catechesi è stata anche stavolta la Genesi. Dopo aver plasmato l’uomo “con la polvere del suolo” e averlo trasformato, con il suo alito in un “essere vivente” (cfr. Gen 2,15), Dio si accorge che “manca qualcosa”.
Adamo è solo nel giardino meraviglioso che il Signore gli ha affidato, tuttavia ancora gli mancano una “comunione” e una “pienezza”; decide così di dargli “un aiuto che gli corrisponda” (cfr. Gen 2,18).
Dopo avergli presentato tutte le creature animali ed aver dato loro un nome, l’uomo continua ad essere solo. Quando poi, però, gli mostra la donna, egli “riconosce esultante che quella creatura, e solo quella, è parte di lui: «osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne» (cfr. Gen 2,23)”.
L’uomo ha così trovato la sua “reciprocità”. La donna non rappresenta alcuna “replica” dell’uomo e l’immagine della “costola” non esprime alcuna “inferiorità o subordinazione” ma, piuttosto, la loro consustanzialità e complementarità.
Il fatto stesso, che “Dio plasmi la donna mentre l’uomo dorme, sottolinea proprio che lei non è in alcun modo una creatura dell’uomo, ma di Dio”. È un po’ come se “per trovare l’amore nella donna, […] l’uomo prima deve sognarla e poi la trova”.
Così Dio compie un atto di “fiducia” nell’uomo e nella donna, affidando loro la terra ma quasi subito “il maligno introduce nella loro mente il sospetto, l’incredulità, la sfiducia”, provocando in loro “la disobbedienza al comandamento che li proteggeva” e un “delirio di onnipotenza che inquina tutto e distrugge l’armonia”.
Il peccato originale è alla base della “diffidenza e divisione” che tra l’uomo e la donna sono sempre esistiti e che spesso degenerano in “mille forme di prevaricazione e di assoggettamento, di seduzione ingannevole e di prepotenza umiliante, fino a quelle più drammatiche e violente”. Ne sono un esempio gli “eccessi negativi delle culture patriarcali”, le “molteplici forme di maschilismo” o, ancora, la “strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica”.
Il Santo Padre ha stigmatizzato anche la “recente epidemia di sfiducia, di scetticismo, e persino di ostilità che si diffonde nella nostra cultura – in particolare a partire da una comprensibile diffidenza delle donne – riguardo ad un’alleanza fra uomo e donna che sia capace, al tempo stesso, di affinare l’intimità della comunione e di custodire la dignità della differenza”.
Se non sarà ripristinata questa “simpatia” e questa “alleanza” tra uomo e donna, le nuove generazioni non potranno salvarsi “dalla sfiducia e dall’indifferenza” e sempre più figli verranno “sradicati fin dal grembo materno”.
In definitiva, il venir meno di una “alleanza stabile e generativa” tra i due sessi è “certamente una perdita per tutti”, pertanto, ha esortato il Papa, “dobbiamo riportare in onore il matrimonio e la famiglia”.
Per far questo, la Bibbia raccomanda all’uomo di “lasciare qualcosa” di importante - ad esempio “suo padre e sua madre” - per trovare “pienamente” la donna. “L’uomo è tutto per la donna e la donna è tutta per l’uomo”, ha commentato Francesco.
Pur “peccatori e feriti, confusi e umiliati, sfiduciati e incerti”, l’uomo e la donna continuano quindi a ricevere una “vocazione impegnativa e appassionante”, come dimostra l’“immagine di tenerezza” e di “custodia paterna” che emerge dopo il peccato originale, quando “il Signore Dio fece all’uomo e a sua moglie tuniche di pelle e li vestì” (Gen 3,21).
Un’immagine che “ci lascia a bocca aperta” e che ci dimostra che “Dio stesso cura e protegge il suo capolavoro”, ha poi concluso papa Francesco.


08 March, 2015

Io dico sempre che il Cammino Neocatecumenale fa un grande bene nella Chiesa
di -


Papa Francesco incontra in Aula Paolo VI le comunità neocatecumenali e invia 220 famiglie in missione in ogni angolo della terra

CITTA' DEL VATICANO, 06 Marzo 2015 (Zenit.org) - Nugoli di preti e seminaristi con la barba e il rosario in mano, squadroni di itineranti e catechisti, famiglie, da tutto il mondo, tra cui anche un gruppo di coreani con i tipici kimono. Bandiere dei diversi paesi, striscioni con dichiarazioni d’affetto al Papa e anche un canguro di gomma. Poi bambini, bambini ovunque, di tutte le età: dai neonati che vagivano nelle carrozzine, a quelli più grandicelli che sfidavano i gendarmi facendo le foto sui gradini dell’Aula Paolo VI.
L’umanità variopinta che presenta il Cammino Neocatecumenale nei grandi incontri è sempre uno spettacolo. Ne è stata conferma l’udienza di questa mattina con Papa Francesco, durante la quale il Santo Padre ha inviato 220 famiglie missionarie in ogni angolo del globo. Lo stesso Pontefice appariva divertito nel vedere questa folla in festa che ha accolto il suo ingresso nel corridoio dell’Aula Nervi.
Tra gli applausi e i tradizionali cori di “W il Papa”, mentre l’iniziatore Kiko Arguello dal palco intonava emozionato un canto alla Vergine Maria, Francesco ha baciato bambini, abbracciato giovani e malati, benedetto i fedeli più veloci nell’accaparrarsi il posto dietro le transenne. Sul palco, ad attendere il Pontefice, oltre a Kiko, Carmen Hernandez e padre Mario Pezzi, responsabili mondiali del Cammino, c’era pure un gruppo di vescovi e cardinali vicini all’itinerario Neocatecumenale, tra cui il cardinale vicario Agostino Vallini, il cardinale Rouco Varela, il cardinale Rylko e molti altri.
Sempre sul palco, a sinistra, campeggiava poi l’enorme cartellone che presentava al Papa le diverse destinazioni in cui verranno inviate le 90 missio ad gentes: dalle nazioni secolarizzate di Europa e Oceania, ai villaggi poveri dell’Africa, fino alle zone dell’Asia dove – come ha detto Kiko – “non sanno nemmeno chi sia Gesù Cristo”. 220 famiglie, per un totale di 600 figli, accompagnati da un sacerdote, che si vanno ad aggiungere agli oltre 1.100 nuclei familiari che anni fa hanno già compiuto questa scelta di lasciare tutto e tutti per Cristo.
Famiglie “formate” da 14-15 anni di Cammino, come ha spiegato Arguello, pronte ad evangelizzare anche nelle parti del mondo più difficili. Famiglie “che si amano” quasi da far invidia, e che solo per questo rappresentano una forte testimonianza in quelle terre dove ogni anno aumenta il tasso di suicidi, divorzi, aborti.
Una testimonianza, dunque, quella offerta da circa 50 anni dalle famiglie (numerose e non) del Cammino Neocatecumenale, che si rende quanto mai necessaria nel momento storico attuale. Proprio per questo Papa Francesco, come i suoi predecessori sin dall’epoca del Beato Paolo VI, ha voluto mettere il suo sigillo su questa florida opera di nuova evangelizzazione.
“Il compito di Pietro è quello di confermare i fratelli nella fede”, ha detto infatti all’inizio del suo discorso, “così anche voi avete voluto con questo gesto chiedere al Successore di Pietro di confermare la vostra chiamata, di sostenere la vostra missione, di benedire il vostro carisma. E io oggi confermo la vostra chiamata, sostengo la vostra missione e benedico il vostro carisma”. “Lo faccio – ha precisato a braccio - non perché lui (riferito a Kiko) mi ha pagato, no! Lo faccio perché voglio farlo. Andrete in nome di Cristo in tutto il mondo a portare il suo Vangelo: Cristo vi preceda, Cristo vi accompagni, Cristo porti a compimento quella salvezza di cui siete portatori!”.
“Io dico sempre che il Cammino Neocatecumenale fa un grande bene nella Chiesa”, ha poi soggiunto il Santo Padre, in quanto esso realizza il mandato di Cristo ai suoi discepoli: «Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvato». In particolare, Francesco si dice “contento” che questa missione si svolga grazie “a famiglie cristiane che, riunite in una comunità, hanno la missione di dare i segni della fede che attirano gli uomini alla bellezza del Vangelo”. Ovvero l’amore e l’unità indicate dal Signore nel Vangelo.
Soprattutto sono le missio ad gentes la più grande e nuova testimonianza per il mondo di oggi: queste comunità, formate da un presbitero e da quattro o cinque famiglie, con figli anche grandi, chiamate dai Vescovi per una implantatio Ecclesiae, “una nuova presenza di Chiesa”, là dove la Chiesa non esiste o non è più in grado di raggiungere i non cristiani. Tutti coloro, cioè – ha spiegato il Papa – “che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo”, che “hanno dimenticato chi era Gesù Cristo, chi è Gesù Cristo”, “non cristiani battezzati, ma ai quali la secolarizzazione, la mondanità e tante altre cose hanno fatto dimenticare la fede”.
“Svegliate quella fede!”, ha quindi urlato Bergoglio. “Prima ancora che con la parola, con la vostra testimonianza di vita, manifestate il cuore della rivelazione di Cristo: che Dio ama l’uomo fino a consegnarsi alla morte per lui e che è stato risuscitato dal Padre per darci la grazia di donare la nostra vita agli altri”.
Perché di questo grande messaggio “il mondo di oggi ha estremo bisogno”. Troppa è infatti la “solitudine”, la “sofferenza”, la “lontananza da Dio” che si sperimenta “in tante periferie dell’Europa e dell’America e in tante città dell’Asia!”. “Quanto bisogno ha l’uomo di oggi, in ogni latitudine, di sentire che Dio lo ama e che l’amore è possibile!”, ha esclamato il Santo Padre. E chi può meglio mostrare l’amore di Dio per l’uomo se non “tutti voi che avete ricevuto la forza di lasciare tutto e di partire per terre lontane grazie a un cammino di iniziazione cristiana, vissuto in piccole comunità, dove avete riscoperto le immense ricchezze del vostro Battesimo”.
In fin dei conti questo è il Cammino Neocatecumenale, “un vero dono della Provvidenza alla Chiesa dei nostri tempi”, ha sottolineato Bergoglio, rievocando le storiche parole con cui san Giovanni Paolo II ne sintetizzò l’essenza: «Un itinerario di formazione cattolica, valido per la società e per i tempi odierni». Ma Francesco ha citato anche Paolo VI, quando incontrando per la prima volta le comunità neocatecumenali nell’udienza dell’8 maggio 1974 disse: “Quanta gioia ci date con la vostra presenza e con la vostra attività!”.
“Vedere tutto questo è una consolazione, perché conferma che lo Spirito di Dio è vivo e operante nella sua Chiesa, anche oggi, e che risponde ai bisogni dell’uomo moderno”, ha aggiunto, per poi ricordare il tripode su cui il Cammino poggia le sue basi: Parola, Liturgia e Comunità. Perciò, ha rimarcato il Santo Padre, “l’ascolto obbediente e costante della Parola di Dio; la celebrazione eucaristica in piccole comunità dopo i primi vespri della domenica, la celebrazione delle lodi in famiglia nel giorno di domenica con tutti i figli e la condivisione della propria fede con altri fratelli sono all’origine dei tanti doni che il Signore ha elargito a voi, così come le numerose vocazioni al presbiterato e alla vita consacrata”.
Tutto questo è linfa vitale per quella “pastorale decisamente missionaria” a cui la Chiesa deve mirare – come ribadito anche dalla Evangelii Gaudium –, tralasciando quella “pastorale di semplice conservazione” che fa sì che “nella Chiesa, abbiamo Gesù dentro e non lo lasciamo uscire...”. “Quante volte!”, ha osservato a braccio il Papa. Questa, dunque - ha concluso - “è la cosa più importante da fare se non vogliamo che le acque ristagnino nella Chiesa”.
E per concretizzare queste parole, Francesco ha abbracciato e consegnato la croce dell’invio ad una rappresentanza delle oltre 200 famiglie missionarie e imposto le mani sul capo di ognuno degli oltre 30 presbiteri che le accompagneranno, in ginocchio tutti in fila sul palco desiderosi di ricevere la benedizione del Successore di Pietro.


Kiko Argüello: "Il Papa ha mostrato oggi il suo amore per il Cammino Neocatecumenale"
Intervista all'iniziatore del itinerario neocatecumenale, dopo l'udienza con il Santo Padre in Aula Paolo VI
Di Salvatore Cernuzio
CITTA' DEL VATICANO, 06 Marzo 2015 (Zenit.org) - È difficile descrivere l’emozione che traspare dagli occhi di Kiko Argüello. Le parole rivolte oggi da Papa Francesco al Cammino Neocatecumenale da lui iniziato sono state un forte incoraggiamento per questo “itinerario di formazione cristiana valido per i tempi moderni”, come lo definì San Giovanni Paolo II. Proprio come Wojtyla, ma anche Benedetto XVI e, ai suoi tempi, Paolo VI, anche Bergoglio ha dato la benedizione della Chiesa all’opera di evangelizzazione che il Cammino porta avanti da circa mezzo secolo in ogni angolo del globo, soprattutto attraverso le famiglie. E pensare che tutto è nato da un piccolo seme gettato nelle periferie di Madrid, effettivamente fa sorridere. Perché, come ha detto Kiko a ZENIT nell’intervista subito dopo l’udienza, dimostra “quanto Dio sia buono con noi”.
***
Kiko, un commento ‘a caldo’ sulle parole del Papa di oggi nell'udienza al Cammino Neocatecumenale…
Siamo sorpresi dell’amore che ci ha mostrato! Io avevo già incontrato il Santo Padre in una udienza privata prima di quella di oggi e gli avevo mostrato l’opera che il Cammino ha compiuto finora, specie con le famiglie: le missio ad gentes, gli incontri vocazionali, il Family Day… Lui è rimasto molto impressionato. E oggi ha voluto mostrare l’amore che ha per il Cammino Neocatecumenale. Forse qualcuno si aspettava che dopo tutte quelle cose belle e positive che ha detto ci fosse un “ma”… Invece non c’è stato nessun “ma”... Siamo felicissimi, anche perché il discorso del Papa è programmatico per tutto il Cammino. E anche un modo per far capire alla Chiesa cosa è una missio ad gentes e come si può attuare oggi. Perché forse, in fondo, è rimasta ancora l’idea dei primi missionari che andarono in Africa, in America ad evangelizzare. Invece oggi c’è bisogno di qualcosa di nuovo e posso dire che il Cammino compie queste missioni con grande creatività, mostrando una forma originale di presenza di Chiesa nel mondo.
A livello personale, invece, dopo quasi 50 anni dall’inizio del Cammino, ricordando la prima evangelizzazione nelle baracche di Madrid, e vedendo ora i frutti sparsi in tutto il mondo, come si sente?
È bello! (Ride) Oggi, in particolare, mi sento consolato da Dio. Soprattutto, mi sento consolato dalle parole del Santo Padre. Ammiro molto questo Papa. Anche nell’ultima convivenza con gli itineranti di tutto il mondo, ho espresso il mio rammarico per le critiche che gli vengono rivolte. Spesso sento dire che il Papa è un “populista”, un “comunista”, troppo concentrato sul sociale… Penso che tutti si stiano sbagliando perché questo Papa sta declericalizzando la Chiesa. Ed è provvidenziale per il momento di oggi.
Tornando alle famiglie: in un momento in cui – come ha detto Papa Francesco – la famiglia ‘prende botte’ da tutte le parti, che cosa rappresentano per la Chiesa e per il mondo queste mamme, papà e figli che lasciano tutto e partono per evangelizzare?
La famiglia cristiana, aperta alla vita, è una salvezza per il mondo… Queste famiglie - quelle già in missione in tutti i continenti, come pure quelle che partiranno da oggi, che sono ‘formate’ ad evangelizzare dopo tanti anni di Cammino - sono una salvezza per la Chiesa ma soprattutto per la società. Perché i loro figli saranno i futuri architetti, avvocati, medici... Saranno insomma la società del futuro. E il mondo di oggi ha bisogno di gente cristiana che non ruba, che non mente, che non è corrotta! Inoltre, da queste famiglie provengono tantissime vocazioni. È anche grazie a loro che abbiamo 103 seminari in tutto il mondo….
Dopo questa Udienza con il Papa, cosa si prospetta per il Cammino Neocatecumenale?
Nei prossimi mesi gireremo il mondo per degli incontri vocazionali. Sarò in Italia, a Genova, Palermo e forse Macerata, e anche in Spagna. La novità però è che andremo pure in Africa. Perché ho tanti fratelli e sorelle che mi chiedono: “Kiko, quando vieni in Africa?”. Sono persone povere, umili, molto attratte dalle parole di Cristo: “Vieni e seguimi!”. E aspettano quindi anche loro di vivere personalmente un incontro dove qualcuno gli dica: “Ci sono famiglie per la missione?”, per alzarsi e partire. Allora stiamo organizzando un grande incontro con circa 25mila persone. Vedremo…
Un altro evento storico per il Cammino Neocatecumenale è stato il concerto ad Auschwitz, alla presenza di numerosi rabbini. Prosegue questo dialogo con gli ebrei?
Sì! Dopo il concerto gli ebrei sono rimasti così impressionati dal nostro spirito di amore verso di loro che hanno chiesto un incontro di tutti i rabbini con me e gli altri rappresentanti del Cammino. Probabilmente lo faremo a maggio. Ma non è confermato.
Kiko, un’ultima domanda. Pensando alle strade che si prospettano per il Cammino e alle parole di incoraggiamento del Papa di oggi, qual è il suo augurio?
(Ride) Che il demonio non sia così arrabbiato che mi faccia qualche tranello!

"Con le Missio ad gentes a Sydney faremo grandi cose!"
Il neo arcivescovo mons. Anthony C. Fisher esprime la sua gioia per l'invio del Papa nella sua diocesi di famiglie missionarie del Cammino Neocatecumenale

CITTA' DEL VATICANO, 06 Marzo 2015 (Zenit.org) - Tra i presenti all’udienza odierna di Papa Francesco con le comunità del Cammino Neocatecumenale, erano presenti anche diversi membri della Curia Romana, assieme ai vescovi che hanno ricevuto o richiesto missio ad gente nelle zone secolarizzate delle loro diocesi.
Tra loro c’era anche monsignor Anthony C. Fisher, OP, nominato arcivescovo di Sydney lo scorso novembre. Parlando con ZENIT, poco dopo l’incontro con il Santo Padre, il presule ha dichiarato che le famiglie disposte ad andare ovunque con la sola fiducia nella divina provvidenza sono qualcosa di “davvero stimolante”. “Come vescovo mi sfida molto vedere giovani, laici e sacerdoti completamente affidati alla Provvidenza come quelli che abbiamo visto oggi”, ha detto.
L'arcivescovo australiano ha anche espresso la sua grande gioia per l’invio di numerose famiglie da parte del Santo Padre nella diocesi di Sydney. “Ci sono tre famiglie che verranno a Sydney - ha raccontato -. Abbiamo già un certo numero di famiglie missionarie nella nostra diocesi e anche in altre parti dell'Australia. Ma siamo molto, molto contenti di riceverle. E a Sydney faremo grandi cose”.



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