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18 August, 2015

In preghiera per il matrimonio e la famiglia
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In vista dell’Incontro mondiale delle famiglie e del Sinodo di ottobre, l’arcivescovo di Milwaukee promuove 54 giorni di preghiera, dal 15 agosto al 7 ottobre

Roma, 08 Agosto 2015 (ZENIT.org)
Dal prossimo 15 agosto, Solennità dell’Assunzione di Maria, fino al 7 ottobre, Festa della Vergine del Rosario, si alzeranno al cielo preghiere per il matrimonio e la famiglia. L’iniziativa parte dall’Apostolato del Rosario per l’Evangelizzazione, guidato dal suo consigliere spirituale, mons. Jerome Listecki, arcivescovo di Milwaukee.
In una lettera inviata a tutti i presuli degli Stati Uniti, l’arcivescovo spiega i 54 giorni di preghiera sottolineando che “di fronte alla crisi spirituale contemporanea, abbiamo tutti bisogno dell’intercessione di Maria”. Le intenzioni dedicate al matrimonio e alla famiglia si devono al fatto - ha proseguito mons. Listecki - che si tratta di “temi-chiave ai nostri giorni”, specialmente in vista dell’Incontro mondiale delle famiglie, in programma a Filadelfia dal 22 al 27 settembre, alla presenza del Papa, e del Sinodo generale ordinario sulla famiglia, che si terrà in Vaticano dal 4 al 25 ottobre prossimi.
Il Rosario potrà essere recitato individualmente, in gruppo, in famiglia, in parrocchia o in comunità. Dal 15 agosto al 10 settembre le preghiere avranno un valore di implorazione, mentre nei restanti 24 giorni verranno recitate preghiere di ringraziamento. L’iniziativa, giunta alla sua seconda edizione, vuole rappresentare “un messaggio di speranza” per la società odierna.




15 June, 2015

Mons. Paglia augura
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In una lettera al Comitato Difendiamo i nostri figli, il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia sottolinea: “Il valore in cui i giovani credono di più è il matrimonio”
Di Luca Marcolivio
Roma, 15 Giugno 2015 (ZENIT.org)
La manifestazione del prossimo 20 giugno, promossa dal Comitato Difendiamo i nostri figli, ha ricevuto l’appoggio del presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, monsignor Vincenzo Paglia.
Richiamando le parole di papa Francesco, che nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium sollecita la promozione della famiglia “quale dono di Dio per la realizzazione dell’uomo e della donna creati a sua immagine e quale cellula fondamentale della società”, monsignor Paglia si domanda poi: “quale futuro prepariamo per i nostri figli, per le nuove generazioni?”.
La “famiglia cristiana, fondata sul matrimonio monogamo e indissolubile” può costituire “una grande risorsa per il futuro”, prosegue il presule nella lettera indirizzata ai membri del Comitato organizzatore.
Oltre che apportare un “legame stabile e fruttuoso” alla società, un “matrimonio felice” è un “capitale sociale su cui investire attenzioni, riflessioni ed energie”, scrive Paglia.
In una società dove la “mentalità di questo mondo” irrompe anche nella famiglia, impedendo che nascano “legami e rapporti d’amore stabili, robusti, sulle cui spalle fondare storie di famiglie salde, capaci di accompagnare i più deboli, di educare figli, di sostenersi da anziani”.
La Chiesa, tuttavia, continua a proporre “la vera bellezza della famiglia unita, stabile, aperta alla vita” e all’amore per i deboli, in cui “le differenze sono sempre una ricchezza, un’opportunità e mai un ostacolo da eliminare”.
I bambini e i ragazzi d’oggi hanno il diritto a crescere in una “famiglia fondata seriamente sul matrimonio”, anche in una società dove avanza la “tentazione di vivere e crescere da soli […] come se gli altri fossero avversari o nemici”, afferma ancora il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.
“Se chiediamo a chi è giovane di individuare il valore più importante nella vita, indicherà, ancora oggi, la famiglia – prosegue la lettera -. È necessario e urgente che anche i governi dei nostri Paesi si impegnino con fantasia e responsabilità a creare opportunità e occasioni perché le giovani generazioni siano aiutate e incoraggiate a crearsi una famiglia e a desiderare di avere figli”.
Da parte loro “i bambini di oggi attendono da noi un’assunzione seria e profonda di responsabilità perché sappiamo mostrare loro e al mondo intero tutta la ricchezza e la grandezza della famiglia cristiana”.
In conclusione della lettera, monsignor Paglia augura agli organizzatori un “pieno successo” per la manifestazione, “con la certezza che porterà un contributo prezioso alla vita della Chiesa e di tutte le persone che hanno a cuore il bene dell’umanità”.

25 May, 2015

Ventimila neocatecumenali a Campo Marte
di - Bresciaoggi Sergio Masini


Brescia è stata scelta come segno di omaggio a Paolo VI che aprì le porte della Chiesa al carisma del movimento nato in Spagna

A Campo Marte ieri il giorno di Pentecoste è stato all'insegna della festa e della preghiera per migliaia di cattolici neocatecumenali. Gli organizzatori hanno stimato in circa 20 mila le presenze. Alle 14 l'arrivo delle prime delegazioni estere: a sfilare bandiere svizzere, belghe, Irlandesi e francesi (oltre duemila le presenze dei cugini d'oltralpe), ma molti anche i portoghesi, gli spagnoli, gli ungheresi e i tedeschi. In tanti hanno trascorso la notte ospiti di famiglie bresciane.
Per l'Italia, invece, i gruppi confluiti a Brescia sono arrivati dalle regioni del centro-nord (un secondo incontro è previsto per il centro-sud a Catania domenica prossima).
Più di cento i volontari impegnati ad accogliere, dirigere, indirizzare, offrire panini e bottiglie d'acqua. Mentre sul palco fervevano gli ultimi preparativi, qualcuno ha approfittato dell'attesa per giocare a pallone sotto gli alberi o suonare la chitarra.
Il diciottenne Samuele, che nella sua parrocchia in provincia di Udine riveste il ruolo di «cantore», ha spiegato come non si separi mai dallasua chitarra che «la fede e il Signore mi hanno insegnato ad amare ancora di più per il ruolo che può avere nella preghiera». La giornata entra nel vivo meno di tre ore più tardi quando dal palco è presentato ogni gruppo.
Ma l'emozione tocca l'apice quando arrivano i fondatori del movimento Francisco "Kiko" Argüello, Carmen Hernández e padre Mario Pezzi, il presbitero originario di Gottolengo cui si deve in larga parte il merito della diffusione in Italia del «Cammino Neocatecumenale».
L'INTERVENTO di Kiko è stata una vera e propria catechesi. A seguire il coinvolgente momento della «chiamata». «L'incontro - spiega Daniele Robbi dell'organizzazione - voleva infatti espressamente essere di carattere vocazionale: chi è chiamato da Dio, se donna inizierà il percorso verso il convento, se uomo quello che potrebbe portarlo in uno dei 102 seminari diocesani "Redemptoris Mater" aperti nel mondo». «Un'avventura che da principio può fare paura ma che dà tantissimo», conferma Luca, ora al quinto anno di seminario a Bruxelles per cui «incontri come quello bresciano rafforzano ogni volta di più la mia vocazione». Proprio la vocazione alla missione è uno dei punti centrali della proposta del Cammino.
UNA VOCAZIONE che si allarga anche alle «famiglie missionarie» che, in risposta a chiamate come quella di ieri, si uniranno alle circa mille che già portano la parola di Dio nel mondo, soprattutto nelle città più secolarizzate dove il processo di scristianizzazione è più avanzato. Andranno dove i rispettivi vescovi ritengono necessario introdurre (o reintrodurre) una presenza cristiana.
«Una vita dura ma piena di soddisfazioni - assicura Maurizia, da 28 anni in Inghilterra -. Io e mio marito abbiamo lasciato il lavoro e siamo partiti da Milano con i nostri tre figli, altri sette li abbiamo avuti oltre Manica. Il vescovo ci ha inviati in quartieri difficili e disagiati. Lì i sacrifici sono stati molti, ma così pure le gioie. Abbiamo incontrato e portato la parola di Dio alle famiglie che c'invitavano oppure ospitavamo altre persone: sono stati gli anni più belli della nostra vita. Oggi continuiamo la nostra attività in forma itinerante per tutta l'Inghilterra». E proprio per il sostegno alle famiglie missionarie, ieri, in chiusura di giornata, l'«invito dei giovani al rosario»: preghiere quotidiane per le attività e la presenza cattolica nelle aree del mondo dove Dio è stato dimenticato.
La scelta di Brescia per il mega raduno del Cammino è stata dettata dal legame che Paolo VI, il Papa bresciano, ha avuto con la storia e lo sviluppo dei neocatecumenali come esperienza di fede riconosciuta dalla Chiesa. La sua recente beatificazione e l'occasione dell'Anno Montiniano indetto dalla diocesi hanno spinto gli organizzatori a scegliere Brescia come sede dell'incontro in segno di omaggio al suo Papa. E ieri è stata soprattutto un'occasione per ribadire l'impegno dei neocatecumenali ad andare in tutto il mondo per portare l'annuncio della Buona Notizia come fu per gli apostoli subito dopo l'effusione dello Spirito Santo a Pentecoste


Sergio Masini


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