Torna all'homepage
Spiritualità
 
 
CARTA DEI DIRITTI
LO STATUTO
MODULO ISCRIZIONE
SEDI REGIONALI




Scrivici

09 March, 2016

Utero in affitto. Vallini: “Una turpe pratica”
di -


«Il desiderio non può essere eretto a diritto. Ciò che deve essere messo in primo piano è l’interesse del bambino, non la volontà di due persone di avere un figlio. I figli non si costruiscono». È netto il cardinale Agostino Vallini, vicario generale del Santo Padre per la diocesi di Roma, nell’intervista rilasciata al direttore Angelo Zema e in uscita domani (domenica 6 marzo 2016) su Roma Sette, il settimanale di informazione della diocesi di Roma. Al centro le adozioni delle coppie omosessuali e il mercato dell’utero in affitto, fulcro del dibattito politico di questi giorni. Di seguito il testo integrale.
Eminenza, partiamo dal varo del disegno di legge sulle unioni civili, che tra breve dovrebbe diventare legge dello Stato. Qual è la sua valutazione?
Credo che sia il frutto di un compromesso al ribasso. È vero che la “stepchild adoption” è stata tolta dal provvedimento, ma rischia di rientrare attraverso un’altra strada legislativa allo studio; senza contare le possibilità di intervento da parte della magistratura, di cui si è avuto già qualche esempio. Inoltre, sono rimaste diverse sovrapposizioni con l’istituto del matrimonio, al contrario di quanto era stato assicurato. Una confusione che si sarebbe potuto evitare.
Dopo il varo della legge è stato detto che «ha vinto l’amore».
Mi sembra una frase retorica e fuori luogo: non si fanno leggi sull’amore. Lo dico da cittadino che osserva l’applicazione dei regolamenti parlamentari: ha vinto una volontà politica che puntava a un certo risultato a tutti i costi, tanto da volerlo ottenere con il voto di fiducia che ha impedito un voto di coscienza. Quella coscienza “ben formata” cui ha fatto appello Papa Francesco. Mi domando se non si sia avuto paura della coscienza dei parlamentari tanto da bloccare la discussione su un provvedimento così delicato.
Una prova di forza, insomma. Sembra quasi che le unioni civili e le adozioni delle coppie gay siano diventate la priorità dell’Italia.
Mi pare proprio di sì. Esistevano altre vie per regolare i diritti individuali delle persone che compongono le unioni civili, anche dello stesso sesso, ma senza svilire la famiglia, che invece avrebbe bisogno di interventi di politica familiare che attendiamo da tanto tempo. Sembra che non si abbia a cuore il futuro della famiglia, in particolare dei soggetti più deboli, che sono i figli.
Ecco, i figli sembrano i grandi assenti nel dibattito di questi giorni.
È così. Mi pare che si sia invertito il punto di osservazione. Vorrei essere chiaro: non ci sono adulti da tutelare nel loro desiderio di un bambino; sono da tutelare i bambini, a cominciare da quelli che non hanno famiglia e che hanno il diritto ad avere una mamma e un papà, come nel caso dei minori adottabili. E poi sono da tutelare le donne – soprattutto dei Paesi del Sud del mondo – costrette dalla povertà al turpe mercato dell’utero in affitto. È su questo mercato che bisogna intervenire.
Forse casi recenti, paradossalmente, possono contribuire a mettere sotto gli occhi di tutti questa realtà anche in Italia.
Lo spero. Mi permetta anche di rilevare che molti media non hanno aiutato a leggere la realtà in modo corretto. Usare, ad esempio, la definizione di “gestazione per altri” è un tentativo ipocrita di nobilitare qualcosa che non lo è. I figli non si costruiscono, sono frutto di un atto d’amore di un uomo e una donna e hanno diritto a una mamma e a un papà. In casi come questi la mamma non ci sarà. Credo che anche l’opinione pubblica sia in maggioranza contraria o non sufficientemente informata.
Ora si parla di una proposta di riforma della legge 184 sulle adozioni che potrebbe riguardare anche coppie gay e single.
Sono decenni che la legge sulle adozioni attende di essere riformata nel senso di facilitare le condizioni di adottabilità dei bambini, privi di una famiglia con un padre e una madre. Ben venga, dunque, una riforma al riguardo, ascoltando tutti i soggetti interessati. Ma non si dimentichi l’obiettivo vero: il bene dei bambini. Altra cosa è invece la “stepchild adoption”. In questi giorni parlando della legge da riformare mi pare che si stia partendo con il piede sbagliato. È il caso di sottolinearlo ancora: non è compito dello Stato ergere a diritti i desideri delle persone.

25 January, 2016

Unioni civili, Bagnasco: «I figli non sono un diritto e devono avere un padre e una madre»
di - IL MESSAGGERO


«I figli non sono un diritto e devono avere un padre e una madre». Il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, non usa mezzi termini nell'ultima uscita sul tema delle unioni civili. La famiglia è uno «scrigno di relazioni, di generazioni e di generi, di umanesimo e di grazia» nel quale «vi è una punta di diamante: i figli. Che però non sono mai un diritto», sottolinea, aggiungendo che «il loro vero bene deve prevalere su ogni altro, poichè sono i più deboli ed esposti: non sono mai un diritto, poichè non sono cose da produrre; hanno diritto ad ogni precedenza e rispetto, sicurezza e stabilità. Hanno bisogno di un microcosmo completo nei suoi elementi essenziali, dove respirare un preciso respiro: 'I bambini hanno diritto di crescere - ha rilevato ancora il presidente della Cei citando parole del Papa - con un papà e una mamma. La famiglia è un fatto antropologico, non ideologicò».

Sul tema delle unioni civili, ha precisato Bagnasco, non c'è nessuna divisione tra i vescovi. «I vescovi - ha detto il presidente Cei, il card. Angelo Bagnasco - sono uniti e compatti nel condividere le difficoltà e le prove della famiglia e nel riaffermarne la bellezza, la centralità e l'unicità: insinuare contrapposizioni e divisioni significa non amare nè la Chiesa nè la famiglia». «Sogniamo un Paese - ha aggiunto - a dimensione familiare, dove il rispetto per tutti sia stile di vita, e i diritti di ciascuno vengano garantiti su piani diversi secondo giustizia».

«I credenti hanno il dovere e il diritto di partecipare al bene comune con serenità di cuore e spirito costruttivo», aggiunge il presidente della Cei, senza però citare esplicitamente il Family Day di sabato. L'arcivescovo ribadisce tuttavia che spetta ai laici, come già indicato dal Concilio Vaticano II, «di iscrivere la legge divina nella vita della città terrena. Assumano la propria responsabilità alla luce della sapienza cristiana e facendo attenzione rispettosa alla dottrina del Magistero».

«Sentiamo il dovere di rilanciare la voce della famiglia, tesoro inesauribile e patrimonio universale, perchè sia tutelata, promossa e sostenuta da politiche veramente incisive e consistenti». E la famiglia come prevista dalla Costituzione «è il fondamento e il centro del tessuto sociale», dice l'arcivescovo di Genova. «Per questo - aggiunge - ogni Stato assume doveri e oneri verso la famiglia fondata sul matrimonio, perchè riconosce in lei non solo il proprio futuro, ma anche la propria stabilità e prosperità. Auspichiamo che nella coscienza collettiva mai venga meno l'identità propria e unica di questo istituto». «I Padri costituenti ci hanno consegnato un tesoro preciso, che tutti dobbiamo apprezzare e custodire come il patrimonio più caro e prezioso, coscienti che - ha concluso Bagnasco citando le parole di Papa Francesco - 'non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unionè».

17 January, 2016

Family Day. Kiko Argüello: “Il Cammino Neocatecumenale in piazza, con il sostegno della CEI”
di -


Ieri una telefonata tra il card. Bagnasco e l’iniziatore del Cammino. Si conferma la vasta presenza dei neocatecumenali alla manifestazione, come nell’edizione del 20 giugno 2015

Difficile dimenticare la distesa umana che, il 20 giugno 2015, ha scosso piazza San Giovanni in Laterano per il Family Day organizzato dal Comitato “Difendiamo i nostri figli”. Centinaia delle mamme e dei papà presenti anche sotto la pioggia con i loro figli, alcuni dei quali ancora in carrozzina, provenivano dal Cammino Neocatecumenale, la realtà ecclesiale fondata da Kiko Argüello sul finire degli anni ’60 in Spagna e poi ramificata in tutto il mondo.

Proprio Kiko è stato uno dei protagonisti dell’evento in piazza. E ora non mancherà al secondo appuntamento di cui ieri è stata ufficializzata la data, il prossimo 30 gennaio. Insieme a lui tutti gli aderenti al Cammino Neocatecumenale verranno a manifestare contro il ddl Cirinnà e contro le unioni gay e la stepchild adoption.

E questa volta il Cammino lo farà non solo di sua spontanea volontà, ma anche su spinta della Conferenza Episcopale italiana, come racconta Kiko nell’intervista a ZENIT che riportiamo di seguito.

***

Si conferma la presenza del Cammino Neocatecumenale al Family Day del 30 gennaio?

Sì, indubbiamente. Volevo dire, inoltre, che ieri mi ha chiamato il cardinale Bagnasco che voleva parlare al telefono con me per dirmi che lui sarebbe molto contento se potessimo assistere e sostenere questo incontro del 30 gennaio. Io naturalmente gli ho detto di sì, che mi sembra ottimo e che saremo lì con tutte le nostre forze, come possiamo.

Possiamo dire allora che c’è il sostegno della CEI dietro questa manifestazione? Molti affermano il contrario…

Assolutamente. Per me è un fatto importantissimo che Bagnasco mi abbia chiamato. Forse ci saranno dei vescovi che non vogliono partecipare ma non fa niente… È importantissimo che comunque i vescovi italiani siano uniti a noi, perché altrimenti saremmo lì soli ad esporci, a farci dire che siamo ‘omofobi’ e cose del genere. Non è vero, dietro a noi c’è la Chiesa che ci sostiene in questa difesa della famiglia cristiana a cui si sta facendo tanto del male.

Chiesa e popolo insieme, dunque…

Certo. Il vescovo prima di essere pastore è cristiano con i cristiani, “compagno di servizio”. Come diceva Sant’Agostino, “per voi sono vescovo, con voi sono cristiano”. È perciò fondamentale che la gerarchia e i laici siano insieme, come auspicava Giovanni Paolo II.

Una curiosità: si sono quindi ricuciti i rapporti con mons. Nunzio Galantino (segretario generale della Cei ndr) dopo il piccolo ‘incidente’ della scorsa edizione?

A mons. Galantino voglio bene, gli ho chiesto perdono se ho detto qualcosa che lo ha potuto disturbare. I rapporti sono sicuramente più distesi.

Diceva prima che alla famiglia si sta facendo tanto del male. Che cosa, in particolare?

Tutto. Tutto è un attacco contro la famiglia. Si capisce benissimo… L’Europa è già pienamente coinvolta in queste discussioni sulle coppie gay, le adozioni, l’utero in affitto e via dicendo. E l’Italia sta cadendo nello stesso meccanismo. Quando lo stilista Domenico Gabbana del duo Dolce e Gabbana ha detto di non essere d’accordo con le adozioni da parte di coppie omosessuali, sono stati tanti i ragazzi e le ragazze di 19-20 anni, figli adottivi di coppie gay negli Stati Uniti, a dargli ragione, a dare la loro esperienza e raccontare che hanno sofferto tantissimo, anche a scuola, all’università, che gli è mancata la mamma, il papà… Non mi spiego come queste dichiarazioni siano state tenute sottovoce in Italia. È un fatto importantissimo, perché questi giovani hanno detto la verità e cioè che un bambino ha diritto ad avere una mamma e una papà. È stato fatto loro un torto mostruoso.

Che risultato può ottenere, secondo lei, questa seconda manifestazione?

Far sentire la voce dell’Italia perché essa ha un ruolo fondamentale per far tornare l’Europa ai veri valori cristiani. In Italia c’è il Papa, c’è la Chiesa e noi dobbiamo sostenerla, mantenerla. Come dobbiamo sostenere e aiutare la famiglia che è veicolo per la riscoperta di questi valori. La famiglia può rievangelizzare l’Europa! Noi, come Cammino Neocatecumenale, stiamo portando avanti le missio ad gentes con famiglie cristiane che partono dappertutto per annunciare il Vangelo. Attualmente sono in Francia, in Germania, ma anche in tutte le zone secolarizzate dell’Europa e del mondo.

Che tipo di esempio danno queste famiglie?

La gente rimane sconvolta della testimonianza di queste famiglie che si amano, si vogliono bene: padri e madri, genitori e figli, fratelli e sorelle… Per molti questa è una cosa inusuale, perché le separazioni e i divorzi sono una realtà diffusissima. Solo in Spagna si calcola una media di 45 divorzi al giorno, è una cosa inimmaginabile! Ed è un grave rischio, perché quando si distrugge la famiglia cristiana si distrugge la società e si arriva all’apostasia dell’Europa.


Pagina: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36   

Sede Nazionale via Breda 18 Castel Mella (BS) Tel. 030 2583972

Aggiungi ai preferitiAggiungi questo sito ai preferiti

Webmaster: cogio

Le foto non di proprietà di FNC sono state reperite in rete, se qualcuna di queste dovesse essere coperta da diritti d'autore, siete pregati di segnalarcelo. Provvederemo a rimuoverle.