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17 January, 2016

Family Day. Kiko Argüello: “Il Cammino Neocatecumenale in piazza, con il sostegno della CEI”
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Ieri una telefonata tra il card. Bagnasco e l’iniziatore del Cammino. Si conferma la vasta presenza dei neocatecumenali alla manifestazione, come nell’edizione del 20 giugno 2015

Difficile dimenticare la distesa umana che, il 20 giugno 2015, ha scosso piazza San Giovanni in Laterano per il Family Day organizzato dal Comitato “Difendiamo i nostri figli”. Centinaia delle mamme e dei papà presenti anche sotto la pioggia con i loro figli, alcuni dei quali ancora in carrozzina, provenivano dal Cammino Neocatecumenale, la realtà ecclesiale fondata da Kiko Argüello sul finire degli anni ’60 in Spagna e poi ramificata in tutto il mondo.

Proprio Kiko è stato uno dei protagonisti dell’evento in piazza. E ora non mancherà al secondo appuntamento di cui ieri è stata ufficializzata la data, il prossimo 30 gennaio. Insieme a lui tutti gli aderenti al Cammino Neocatecumenale verranno a manifestare contro il ddl Cirinnà e contro le unioni gay e la stepchild adoption.

E questa volta il Cammino lo farà non solo di sua spontanea volontà, ma anche su spinta della Conferenza Episcopale italiana, come racconta Kiko nell’intervista a ZENIT che riportiamo di seguito.

***

Si conferma la presenza del Cammino Neocatecumenale al Family Day del 30 gennaio?

Sì, indubbiamente. Volevo dire, inoltre, che ieri mi ha chiamato il cardinale Bagnasco che voleva parlare al telefono con me per dirmi che lui sarebbe molto contento se potessimo assistere e sostenere questo incontro del 30 gennaio. Io naturalmente gli ho detto di sì, che mi sembra ottimo e che saremo lì con tutte le nostre forze, come possiamo.

Possiamo dire allora che c’è il sostegno della CEI dietro questa manifestazione? Molti affermano il contrario…

Assolutamente. Per me è un fatto importantissimo che Bagnasco mi abbia chiamato. Forse ci saranno dei vescovi che non vogliono partecipare ma non fa niente… È importantissimo che comunque i vescovi italiani siano uniti a noi, perché altrimenti saremmo lì soli ad esporci, a farci dire che siamo ‘omofobi’ e cose del genere. Non è vero, dietro a noi c’è la Chiesa che ci sostiene in questa difesa della famiglia cristiana a cui si sta facendo tanto del male.

Chiesa e popolo insieme, dunque…

Certo. Il vescovo prima di essere pastore è cristiano con i cristiani, “compagno di servizio”. Come diceva Sant’Agostino, “per voi sono vescovo, con voi sono cristiano”. È perciò fondamentale che la gerarchia e i laici siano insieme, come auspicava Giovanni Paolo II.

Una curiosità: si sono quindi ricuciti i rapporti con mons. Nunzio Galantino (segretario generale della Cei ndr) dopo il piccolo ‘incidente’ della scorsa edizione?

A mons. Galantino voglio bene, gli ho chiesto perdono se ho detto qualcosa che lo ha potuto disturbare. I rapporti sono sicuramente più distesi.

Diceva prima che alla famiglia si sta facendo tanto del male. Che cosa, in particolare?

Tutto. Tutto è un attacco contro la famiglia. Si capisce benissimo… L’Europa è già pienamente coinvolta in queste discussioni sulle coppie gay, le adozioni, l’utero in affitto e via dicendo. E l’Italia sta cadendo nello stesso meccanismo. Quando lo stilista Domenico Gabbana del duo Dolce e Gabbana ha detto di non essere d’accordo con le adozioni da parte di coppie omosessuali, sono stati tanti i ragazzi e le ragazze di 19-20 anni, figli adottivi di coppie gay negli Stati Uniti, a dargli ragione, a dare la loro esperienza e raccontare che hanno sofferto tantissimo, anche a scuola, all’università, che gli è mancata la mamma, il papà… Non mi spiego come queste dichiarazioni siano state tenute sottovoce in Italia. È un fatto importantissimo, perché questi giovani hanno detto la verità e cioè che un bambino ha diritto ad avere una mamma e una papà. È stato fatto loro un torto mostruoso.

Che risultato può ottenere, secondo lei, questa seconda manifestazione?

Far sentire la voce dell’Italia perché essa ha un ruolo fondamentale per far tornare l’Europa ai veri valori cristiani. In Italia c’è il Papa, c’è la Chiesa e noi dobbiamo sostenerla, mantenerla. Come dobbiamo sostenere e aiutare la famiglia che è veicolo per la riscoperta di questi valori. La famiglia può rievangelizzare l’Europa! Noi, come Cammino Neocatecumenale, stiamo portando avanti le missio ad gentes con famiglie cristiane che partono dappertutto per annunciare il Vangelo. Attualmente sono in Francia, in Germania, ma anche in tutte le zone secolarizzate dell’Europa e del mondo.

Che tipo di esempio danno queste famiglie?

La gente rimane sconvolta della testimonianza di queste famiglie che si amano, si vogliono bene: padri e madri, genitori e figli, fratelli e sorelle… Per molti questa è una cosa inusuale, perché le separazioni e i divorzi sono una realtà diffusissima. Solo in Spagna si calcola una media di 45 divorzi al giorno, è una cosa inimmaginabile! Ed è un grave rischio, perché quando si distrugge la famiglia cristiana si distrugge la società e si arriva all’apostasia dell’Europa.

04 January, 2016

È nella famiglia che si sperimenta la gioia del perdono!
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Papa Francesco celebra il Giubileo delle Famiglie, paragonando il loro pellegrinaggio verso la Porta Santa al cammino di Maria, Giuseppe e Gesù verso il Tempio di Gerusalemme

Un evento che corona un anno vissuto da papa Francesco in stretta simbiosi con le famiglie di tutto il mondo: decine di Udienze Generali dedicate alle problematiche della famiglia di oggi alla luce del Vangelo; in settembre l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia; in ottobre, infine, l’Assemblea Sinodale Ordinaria dei Vescovi sul medesimo tema.

Stamattina è stata la volta della Festa della Sacra Famiglia, che il Pontefice ha voluto far coincidere con il Giubileo delle Famiglie, dando vita, così, al primo grande appuntamento nell’Anno Santo della Misericordia.

Durante la messa celebrata nella basilica di San Pietro, il Papa ha posto subito una similitudine tra le famiglie giunte pellegrine a Roma e quelle menzionate nelle letture odierne: Elkana e Anna che portano il figlio Samuele al Tempio di Silo e lo consacrano al Signore (cfr 1 Sam1,20-22.24-28); Giuseppe e Maria che conducono Gesù al Tempio di Gerusalemme per la Pasqua (cfr Lc 2,41-52).

In questi giorni, migliaia di famiglie si mettono in cammino per il passaggio della Porta Santa nelle cattedrali e nei santuari di tutto il mondo. “Papà, mamma e figli, insieme, si recano alla casa del Signore per santificare la festa con la preghiera - ha commentato il Santo Padre -. È un insegnamento importante che viene offerto anche alle nostre famiglie”.

È confortante sapere, ha aggiunto, che Maria e Giuseppe insegnarono a Gesù a “recitare le preghiere” e che “durante la giornata pregavano insieme”, andando poi il sabato in Sinagoga per “lodare il Signore con tutto il popolo”.

Oggi, ha proseguito Francesco, vi sono famiglie che si ritrovano a “camminare insieme” con “una stessa meta da raggiungere”. Un cammino lungo il quale “incontriamo difficoltà ma anche momenti di gioia e di consolazione”, condividendo anche “il momento della preghiera”.

Non c’è nulla di più bello, ha detto il Pontefice, per un padre o una madre del “benedire i propri figli all’inizio della giornata e alla sua conclusione”, tracciando sulla loro fronte “il segno della croce come nel giorno del Battesimo”. I figli vengono così affidati dai genitori al Signore, “perché sia Lui la loro protezione e il sostegno nei vari momenti della giornata”.

La preghiera prima dei pasti, con il relativo ringraziamento al Signore e la condivisione del cibo con chi è più nel bisogno, “sono tutti piccoli gesti, che tuttavia esprimono il grande ruolo formativo che la famiglia possiede”, ha commentato il Papa.

Il Vangelo descrive poi il ritorno a Nazareth della Sacra Famiglia, con Gesù sottomesso ai suoi genitori (cfr. Lc 2,51): “Anche questa immagine contiene un bell’insegnamento per le nostre famiglie”, ha sottolineato il Pontefice.

“Il pellegrinaggio, infatti - ha aggiunto - non finisce quando si è raggiunta la meta del santuario, ma quando si torna a casa e si riprende la vita di tutti i giorni, mettendo in atto i frutti spirituali dell’esperienza vissuta”.

Quanto alla “scappatella” di Gesù, che, per parlare con i dottori del Tempio, smarrisce i suoi genitori, probabilmente anche lui “dovette chiedere scusa”, ha commentato il Santo Padre, sebbene il Vangelo non lo dica esplicitamente.

“La domanda di Maria, d’altronde, manifesta un certo rimprovero, rendendo evidente la preoccupazione e l’angoscia sua e di Giuseppe”, tuttavia, un volta a casa, “Gesù si è stretto certamente a loro, per dimostrare tutto il suo affetto e la sua obbedienza”.

Francesco ha quindi auspicato che “nell’Anno della Misericordia, ogni famiglia cristiana possa diventare luogo privilegiato in cui si sperimenta la gioia del perdono”, poiché “il perdono è l’essenza dell’amore che sa comprendere lo sbaglio e porvi rimedio. Poveri noi se Dio non ci perdonasse!”.

È proprio “all’interno della famiglia che ci si educa al perdono, perché si ha la certezza di essere capiti e sostenuti nonostante gli sbagli che si possono compiere”.

In conclusione, papa Francesco ha esortato a non perdere “la fiducia nella famiglia”, aprendo sempre “il cuore gli uni agli altri, senza nascondere nulla”: si tratta di una vera e propria missione “di cui il mondo e la Chiesa hanno più che mai bisogno”, ha poi concluso.

02 October, 2015

Cammino Neocatecumenale a Philadelphia: oltre 1000 famiglie si offrono per evangelizzare il mondo
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All’evento, presieduto dall’arcivescovo Chaput, hanno partecipato circa 40mila persone

Philadelphia, 29 Settembre 2015 (ZENIT.org)
Oltre 40.000 membri del Cammino Neocatecumenale hanno preso parte ad un Incontro Vocazionale che si è svolto nella notte di ieri, lunedì 28 settembre, a Philadelphia, dopo aver assistito all’Incontro mondiale delle Famiglie insieme a Papa Francesco. Altre 4mila lo hanno seguito in diretta streaming su internet.
L’evento, che ha avuto luogo nel Wells Fargo Center, è stato presieduto dall’arcivescovo di Filadelfia, mons. Charles Chaput. Erano presenti anche i cardinali Sean O'Malley (Boston), Stanislaw Rylko (presidente del Pontificio Consiglio per i Laici), Theodore McCarrick (arcivescovo emerito di Washington), Jean-Pierre Kutwa (Abidjan, Costa de Marfil), e Andrew Soo-Yung (Seul). Con loro anche altri 30 vescovi degli Stati Uniti e di altri paesi.
La celebrazione è stata guidata dagli iniziatori e responsabili internazionali del Cammino, Kiko Argüello e p. Mario Pezzi. Momento centrale dell’incontro è stato l’annuncio del Kerygma, la Buona Notizia, da parte di Argüello, il quale, subito dopo, ha chiesto vocazioni per il sacerdozio e la vita religiosa. Per ultimo ha svolto una chiamata per le famiglie disposte a partire in missione in qualsiasi zona del mondo, specialmente in quelle secolarizzate.
A questa chiamata hanno risposto 230 ragazzi per entrare il seminario, 400 ragazze per la vita consacrata, e oltre 1000 famiglie (con diversi figli ognuna) per partire in missione. Tutti hanno iniziato adesso un processo di discernimento vocazionale.
Da parte sua, l’arcivescovo di Philadelphia, nella sua omelia, ha sottolineato che “non esiste un gruppo nella Chiesa oggi che riflette la vita degli Atti degli Apostoli meglio del Cammino Neocatecumenale”. “Quando vescovi e fedeli laici del mondo vi vedono, imparano cosa significa essere Chiesa”, ha aggiunto.
L’arcivescovo ha rivelato anche di aver chiesto a Papa Francesco, durante la sua visita a Philadelphia, di benedire una pietra presa dalla tomba di San Pietro a Roma che servirà come pietra angolare del nuovo seminario diocesano Redemptoris Mater che si sta costruendo nella diocesi.



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