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21 October, 2012

Un catecumenato post-battesimale per scoprire le realtà fondamentali della fede cristiana
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Un catecumenato post-battesimale per scoprire le realtà fondamentali della fede cristiana
L'Arcivescovo di Valladolid afferma che "nella partecipazione comunitaria assidua i catecumeni scoprono il senso della Chiesa"
di mons. Ricardo Blàsquez Pèrez,
Arcivescovo di Valladolid (Spagna)
CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 12 ottobre 2012 (ZENIT.org) - I catecumeni uniscono in maniera profonda e chiara la dimensione personale alla dimensione ecclesiale della fede cristiana. Nella partecipazione comunitaria assidua scoprono il senso della Chiesa. Si crea una profonda fratellanza che ha anche un impatto sulle relazioni umane e sociali. La persona si sente sostenuta dagli altri fratelli per poter vivere cristianamente in mezzo a una società spesso indifferente e persino ostile alla fede cristiana e alla Chiesa.
Attraverso il catecumenato, i partecipanti scoprono le realtà fondamentali della fede cristiana: il Credo, i Comandamenti di Dio con lo spirito del Discorso della Montagna, la preghiera del Padre Nostro e dei Salmi, i sacramenti e, in particolare, l’Eucaristia e la Penitenza, la dimensione apostolica della vita cristiana. Non si parte da aspetti particolari, complementari o devozionali, ma dalle realtà fondamentali della fede, che attualmente non possiamo più considerare acquisite.
Per la maggior parte dei partecipanti, si tratta di un catecumenato post-battesimale, grazie al quale riscoprono il senso del battesimo già ricevuto. La celebrazione liturgica viene rafforzata in ognuno attraverso la conoscenza e la lettura orante della Sacra Scrittura. Per tanto tempo l’estraneità del latino nascondeva l’ignoranza della Sacra Scrittura, ma ora questa mancanza viene a galla. L’evangelizzazione richiede che si uniscano Bibbia, Sacramenti e vita cristiana.




07 October, 2012

La famiglia è -soggetto di evangelizzazione-
di -


In occasione della Santa Messa inaugurale del Sinodo dei Vescovi, Benedetto XVI ha proclamato "Dottori della Chiesa" Giovanni d'Avila e Ildegarda di Bingen

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 7 ottobre 2012 (ZENIT.org) – Con una solenne celebrazione eucaristica nella Basilica Vaticana, presieduta da papa Benedetto XVI è iniziata ufficialmente la XIII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana.
Nella stessa occasione sono stati proclamati "Dottori della Chiesa" San Giovanni d’Avila e Santa Ildegarda di Bingen.
Durante l’omelia, il Santo Padre, dopo aver salutato i Padri Sinodali, si è soffermato sulla distinzione tra “nuova evangelizzazione” ed evangelizzazione “ordinaria”. “In determinati periodi storici – ha spiegato Benedetto XVI - la divina Provvidenza ha suscitato un rinnovato dinamismo dell’attività evangelizzatrice della Chiesa. Basti pensare all’evangelizzazione dei popoli anglosassoni e di quelli slavi, o alla trasmissione del Vangelo nel continente americano, e poi alle stagioni missionarie verso i popoli dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania”.
Un esempio di rinnovato “dinamismo spirituale e pastorale” è proprio il Concilio Ecumenico Vaticano II, a seguito del quale l’annuncio del Vangelo si è, in un certo senso, ‘ramificato’ indirizzandosi, da un lato verso la “missio ad gentes, cioè l’annuncio del Vangelo a coloro che ancora non conoscono Gesù Cristo e il suo messaggio di salvezza”, dall’altro alle persone che “pur essendo battezzate, si sono allontanate dalla Chiesa, e vivono senza fare riferimento alla prassi cristiana”.
Alla seconda tipologia di evangelizzazione menzionata dal Papa è dedicato l’attuale Sinodo del Vescovi. Esso è finalizzato in modo particolare alla “riscoperta della fede, sorgente di Grazia che porta gioia e speranza nella vita personale, familiare e sociale”.
Tale orientamento, tuttavia, “non deve diminuire né lo slancio missionario in senso proprio, né l’attività ordinaria di evangelizzazione nelle nostre comunità cristiane. In effetti, i tre aspetti dell’unica realtà di evangelizzazione si completano e fecondano a vicenda”, ha precisato il Pontefice.
Il Santo Padre ha poi meditato sulle Letture del giorno (Gen 2,24; Mc 10,7-8), che ci invitano a “a renderci più consapevoli di una realtà già nota ma forse non pienamente valorizzata: che cioè il matrimonio, costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi, in particolare per il mondo scristianizzato”.
L’unione dell’uomo e della donna che dà vita a “un’unica carne”, nell’amore “fecondo e indissolubile”, è un segno che “parla di Dio con forza, con una eloquenza che ai nostri giorni è diventata maggiore, perché purtroppo, per diverse cause, il matrimonio, proprio nelle regioni di antica evangelizzazione, sta attraversando una crisi profonda”.
La grazia dell’indissolubilità del matrimonio deriva dal “Dio Uno e Trino, che in Cristo ci ha amati d’amore fedele fino alla Croce”. Un’affermazione che contrasta “con la dolorosa realtà di tanti matrimoni che purtroppo finiscono male”. È evidente, infatti, la corrispondenza tra “la crisi della fede e la crisi del matrimonio”.
In positivo il matrimonio, come la Chiesa testimonia, attraverso l’esperienza delle parrocchie, delle comunità e dei movimenti, “è chiamato ad essere non solo oggetto, ma soggetto della nuova evangelizzazione”.
Da qui un ulteriore richiamo al Concilio Vaticano II che ha ribadito la “chiamata universale alla santità” (cfr. Lumen gentium, 39-42). I santi, non a caso, sono “i veri protagonisti dell’evangelizzazione in tutte le sue espressioni”, compresa, naturalmente la nuova evangelizzazione di cui essi sono “pionieri” e “trascinatori”.
Con la loro intercessione e il loro esempio di vita, così attento “alla fantasia dello Spirito Santo”, i santi mostrano “mostrano alle persone indifferenti o addirittura ostili la bellezza del Vangelo e della comunione in Cristo, e invitano i credenti, per così dire, tiepidi, a vivere con gioia di fede, speranza e carità, a riscoprire il «gusto» della Parola di Dio e dei Sacramenti, in particolare del Pane di vita, l’Eucaristia”.
È in questo modo che la santità varca tutte le “barriere culturali, sociali, politiche, religiose”, attraverso il suo linguaggio “comprensibile per tutti gli uomini di buona volontà eli avvicina a Gesù Cristo, fonte inesauribile di vita nuova”.
A tal proposito Benedetto XVI ha fatto accenno alla vita dei due nuovi "Dottori della Chiesa". San Giovanni d’Avila fu “Profondo conoscitore delle Sacre Scritture” e fu “dotato di ardente spirito missionario”. Giovanni si dedicò in modo particolare “alla predicazione e all’incremento della pratica dei Sacramenti, concentrando il suo impegno nel migliorare la formazione dei candidati al sacerdozio, dei religiosi e dei laici, in vista di una feconda riforma della Chiesa”.
Santa Ildegarda di Bingen fu, invece una “donna di vivace intelligenza” e di “profonda sensibilità e riconosciuta autorità spirituale”. Dal Signore ebbe in dono uno “spirito profetico” e una “fervida capacità di discernere i segni dei tempi”. Dimostrò anche uno “spiccato amore per il creato”, coltivò “la medicina, la musica e la poesia” e, soprattutto, “conservò sempre un grande e fedele amore per Cristo e per la Chiesa”.
I nuovi "Dottori della Chiesa" ci spingono, quindi, a “guardare con umiltà la fragilità di tanti cristiani, anzi il loro peccato, personale e comunitario, che rappresenta un grande ostacolo all’evangelizzazione, e a riconoscere la forza di Dio che, nella fede, incontra la debolezza umana”, ha aggiunto il Papa.
Parlare di “nuova evangelizzazione”, pertanto, implica un sincero processo di “conversione”. Solo se “purificati”, i cristiani possono “ritrovare il legittimo orgoglio della loro dignità di figli di Dio, creati a sua immagine e redenti con il sangue prezioso di Gesù Cristo, e possono sperimentare la sua gioia per condividerla con tutti, con i vicini e con i lontani”.
Nell’invocazione finale della protezione di Maria e dell’effusione dello Spirito Santo, Benedetto XVI ha invocato l’intercessione dei “grandi evangelizzatori”, con una menzione particolare per il beato Giovanni Paolo II, “il cui lungo pontificato è stato anche esempio di nuova evangelizzazione”.

22 September, 2012

Benedetto XVI
di - CORRIERE DELLA SERA


«L'impegno dei cattolici non conosca cedimenti su aborto e famiglia »


Il messaggio al presidente dell'Internazionale Democratico Cristiana Pier Ferdinando Casini a Castel Gandolfo

Benedetto XVI manda un messaggio chiaro. L'impegno dei cattolici in politica non conosca cedimenti.sulla famiglia, il matrimonio e l'aborto. E la richiesta arriva all'Internazionale Democratico Cristiana, meeting dei partiti cattolici d'Europa, della quale il Pontefice ha ricevuto a Castel Gandolfo il presidente Casini e il Comitato Esecutivo.

NESSUN RIPIEGAMENTO - Negli ultimi anni - ha aggiunto - Benedetto XVI «l'impegno dei cristiani nella società non ha cessato di essere vivace fermento per un miglioramento delle relazioni umane e delle condizioni di vita» ed anche oggi «non deve conoscere flessioni o ripiegamenti, ma al contrario va profuso con rinnovata vitalità, in considerazione del persistere e, per alcuni versi, dell'aggravarsi delle problematiche che abbiamo dinanzi».

I VALORI DELLA CHIESA - E il Vaticano torna a ribadire il suo no all'aborto, all'eutanasia e ai matrimoni gay. «È nella famiglia, fondata sul matrimonio e aperta alla vita, che la persona sperimenta la condivisione, il rispetto e l'amore gratuito, ricevendo al tempo stesso - dal bambino al malato, all'anziano - la solidarietà che gli occorre», ha osservato Benedetto XVI. «Ed è ancora la famiglia - ha proseguito - a costituire il principale e più incisivo luogo educativo della persona, attraverso i genitori che si mettono al servizio dei figli per aiutarli a trarre fuori ('e-ducerè) il meglio di sé». Secondo il Pontefice, «la famiglia, cellula originaria della società, è pertanto radice che alimenta non solo la singola persona, ma anche le stesse basi della convivenza sociale».

LA CRISI E LA POLITICA - Il Papa si è anche soffermato sulla crisi economica e sulle responsabilità dei leader politici nei confronti dei cittadini: «Il contributo politico e istituzionale» dei cristiani non può «limitarsi a rispondere alle urgenze di una logica di mercato, ma dovrà continuare ad assumere come centrale ed imprescindibile la ricerca del bene comune, rettamente inteso, come pure la promozione e la tutela della inalienabile dignità della persona umana».


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