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01 May, 2018

Cari amici Italiani, Onorevoli Rappresentanti,
di - A. Ringressi G. Bernabei


Anni fa ci è balzata agli occhi una costatazione: non tutti gli uomini e le donne del nostro paese sono rappresentati in parlamento. Alcuni hanno perso i loro diritti a causa di un comportamento illecito, ma, quelli a cui ci riferiamo, sono persone innocenti, anzi, tra le più innocenti: i minori. Le persone con meno di diciotto anni e coloro che sono affetti da disturbi cognitivi gravi, non votano perché non sono ritenuti capaci di una scelta autonoma e consapevole. Questo principio, pur fondato su criteri logici ed universalmente riconosciuti, è completamente giusto e soddisfacente? E’ ininfluente sulla capacità degli eletti di rappresentare? E’ adeguato a che il corpo degli eletti, sia capace di interpretare correttamente i valori ed i bisogni che scaturiscono dalla totalità del popolo italiano e a che sia capace di prendere conseguenti e coerenti decisioni?
Se il voto è personale ed origina dai bisogni di chi esercita questo diritto, allora c’è in Italia un 20% circa di uomini e di donne, la parte più preziosa della collettività, che non hanno nessuno in parlamento che sta lì per rappresentarli e difenderli. Si dirà che i genitori quando votano hanno in mente il bene dei figli; verissimo, ma ciascun genitore vota per se stesso, ha un solo voto per difendere e rappresentare i valori e gli interessi suoi e quelli delle altre persone di cui porta il peso e la responsabilità. Molto peso per il genitore, ma una capacità di essere rappresentato ed ascoltato a livello dei centri decisionali, sproporzionatamente basso, tanto più sproporzionato quanti più sono i figli; un singolo voto per più persone, un'anomalia evidente.
Siccome i politici vedono il mondo secondo l’ottica di coloro che li hanno eletti e ne perseguono gli obiettivi, noi sicuramente abbiamo una rappresentanza politica strabica rispetto alla società che è chiamata a rappresentare ed a dirigere. Questo è ancora più vero oggi rispetto al passato, vista la bassa natalità che contraddistingue il nostro paese e la bassa percentuale di genitori fra l’elettorato. Che fare allora? Dobbiamo e possiamo essere semplici e lineari: dobbiamo adeguare la legge alla realtà delle cose, così come “deve essere per qualsiasi legge buona, efficace, accompagnatrice della buona crescita”. Se i genitori sono, da un punto di vista della necessità di rappresentanza istituzionale, loro stessi più i loro figli e, se i figli e gli altri minori non hanno la maturità per scegliere un rappresentante politico, affidiamo ai genitori questo compito. Come è affidata ai genitori la scelta della scuola, degli ambienti da frequentare e tutte le scelte della minore età, dal semplice nutrimento, all'iniziazione religiosa, così affidiamo ad essi la scelta della rappresentanza politica. I genitori nell’esercizio della patria potestà devono avere i diritti connessi ai loro doveri. Una proposta potrebbe essere un voto in più per la madre fino ai nove anni e per il padre dai nove ai diciotto.
In Italia abbiamo il più basso indice di natalità del mondo. Se non avessimo gli immigrati, non solo non avremmo chi svolge determinate mansioni, ma neanche chi, con i loro contributi, fa si che si possa andare in pensione. Le pensioni degli anziani sono sostenute dal lavoro delle nuove generazioni: se queste non ci sono il sistema va in crisi e va in crisi ancor più rapidamente visto l’incremento della durata della vita. Fare un figlio è considerato poco più di un optional, invece è un dono a tutta la collettività. E’ importante che questa scelta ritorni ad essere una scelta onorata ed accompagnata dal plauso e dalla solidarietà concreta di tutta la società.
Oggi non basta soddisfare i bisogni elementari di un figlio: la genitorialità responsabile ed il nostro attuale sentire vuole che ci si impegni perché le nuove generazioni abbiano una vita piena e ricca culturalmente e tutto ciò con la più larga equità possibile. I partiti politici, essendo nel mercato dei voti, non possono essere del tutto biasimati per il fatto di porre le richieste degli anziani prima di quelle dei giovani. Così va il mondo! Le ricadute di questa situazione non si concretizzano solo in un debole sostegno alla famiglia: tutta l’azione politica ne risente negativamente. Gli amministratori si muovono mirando all’oggi, sono poco attenti al futuro ed agli investimenti a lungo termine, all’innovazione, alla creatività e all’imprenditorialità; di contro si mette in cantiere molto assistenzialismo. Poco è l’impegno per quegli interventi di cui il “domani” avrà bisogno: ci siamo mangiati e ci stiamo ancora mangiando “l’uovo oggi”. Si spende tutto nell’oggi per soddisfare gli elettori di oggi e si è poco attenti a risparmiare ed ad lasciare un paese solido. Dobbiamo stare anche attenti a consumare responsabilmente, sia per non distruggere il creato, che per non creare rifiuti ingestibili. Ancora una volta chi è più attento al buon uso delle risorse se non le famiglie con figli. C’è il rischio che i nostri figli, grattandosi il capo e frugandosi nelle tasche vuote, si trovino a dire “ci avrebbero dovuto pensare i nostri genitori”.
Il riconoscimento ai genitori del diritto di rappresentare i minori, a nostro modesto parere, con il raggiungimento della piena rappresentatività, cancellerebbe un’ingiustizia sostanziale e porterebbe una ventata di concretezza, di verità, di operosità e di futuro alla realtà stagnante e farraginosa in cui siamo invischiati; sarebbe la scintilla capace di far ripartire il motore, la vela in più che toglie la nave dalle secche e la fa navigare spedita nel mare della vita
La proposta del voto per i figli nasce agli albori della democrazia in Italia: il Beato Rosmini propose un’ipotesi di costituzione in cui ciascun capo famiglia aveva a disposizione tanti voti quant’erano le bocche da sfamare. Questa forma elettorale ci risulta sia stata utilizzata nell’800 in Belgio. La proposta riapparve in diverse occasioni in occidente. Il Prof Campiglio prorettore dell’Università cattolica di Milano e il Senatore Bobba già presidente delle ACLI la ripresentarono nel 2002 ed stata sostenuta dal Prof. Francesco Mercadante, emerito di Diritto dell’Università di Roma, dal Prof. Niccolò Bellanca, economista dell’Università di Firenze, dal Prof Marco Olivetti ordinario di Diritto dell’Università di Roma, dall’On Rocco Buttiglione, dall’On Mario Mauro e da numerose associazioni che si occupano della famiglia e dei figli, tra cui l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose.
Il 14 novembre 2014 in senato è stato presentato un disegno di legge dal titolo “Modifica all'articolo 48 della Costituzione in materia di riconoscimento del diritto di voto plurimo ponderato ai genitori di figli minorenni” (DDL S. 1675 XVII Leg.). Firmatario il Senatore On. Maurizio Sacconi a cui in seguito si è aggiunta la Senatrice On, Serenella Fuksia. In questa fase in cui si parla di riforma elettorale ci sembra che prima di qualsiasi modifica dovremmo pensare a riparare questo vulnus del diritto e a considerare quale impulso positivo e rinnovatore porterebbe nella sede delle decisioni fecondando l’agone politico dei valori e degli interessi di chi costruisce il futuro, anzi di chi è il futuro. Questo cambiamento prima di eventuali altri! Questa riforma che non disconosce eventuali altre ma ne rappresenta la saggia fucina.
Anche negli Stati Uniti ed a livello di unione Europea l’argomento è stato riaffrontato e in Germania Paul Kirckhof ed altri 46 altri deputati hanno presentato una proposta di legge in tal senso.
Se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli. Apriamo dunque alla rappresentanza dei minori e questo paese cambierà… ripartirà… riscoprirà i valori della vita che sono quelli della salvezza ma anche della giusta prosperità. Siccome poi come vedete quest’argomento è dibattuto altrove si potrà originare una benefica onda di cambiamento che si estenderà ad altri paesi ed al mondo intero. Questo mondo ha bisogno di luce nuova, di un cuore nuovo, di un cuore di carne, di un cuore di bambino.

A. Ringressi
G. Bernabei




Cari amici Italiani, Onorevoli Rappresentanti,
di - A. Ringressi G. Bernabei


Anni fa ci è balzata agli occhi una costatazione: non tutti gli uomini e le donne del nostro paese sono rappresentati in parlamento. Alcuni hanno perso i loro diritti a causa di un comportamento illecito, ma, quelli a cui ci riferiamo, sono persone innocenti, anzi, tra le più innocenti: i minori. Le persone con meno di diciotto anni e coloro che sono affetti da disturbi cognitivi gravi, non votano perché non sono ritenuti capaci di una scelta autonoma e consapevole. Questo principio, pur fondato su criteri logici ed universalmente riconosciuti, è completamente giusto e soddisfacente? E’ ininfluente sulla capacità degli eletti di rappresentare? E’ adeguato a che il corpo degli eletti, sia capace di interpretare correttamente i valori ed i bisogni che scaturiscono dalla totalità del popolo italiano e a che sia capace di prendere conseguenti e coerenti decisioni?
Se il voto è personale ed origina dai bisogni di chi esercita questo diritto, allora c’è in Italia un 20% circa di uomini e di donne, la parte più preziosa della collettività, che non hanno nessuno in parlamento che sta lì per rappresentarli e difenderli. Si dirà che i genitori quando votano hanno in mente il bene dei figli; verissimo, ma ciascun genitore vota per se stesso, ha un solo voto per difendere e rappresentare i valori e gli interessi suoi e quelli delle altre persone di cui porta il peso e la responsabilità. Molto peso per il genitore, ma una capacità di essere rappresentato ed ascoltato a livello dei centri decisionali, sproporzionatamente basso, tanto più sproporzionato quanti più sono i figli; un singolo voto per più persone, un'anomalia evidente.
Siccome i politici vedono il mondo secondo l’ottica di coloro che li hanno eletti e ne perseguono gli obiettivi, noi sicuramente abbiamo una rappresentanza politica strabica rispetto alla società che è chiamata a rappresentare ed a dirigere. Questo è ancora più vero oggi rispetto al passato, vista la bassa natalità che contraddistingue il nostro paese e la bassa percentuale di genitori fra l’elettorato. Che fare allora? Dobbiamo e possiamo essere semplici e lineari: dobbiamo adeguare la legge alla realtà delle cose, così come “deve essere per qualsiasi legge buona, efficace, accompagnatrice della buona crescita”. Se i genitori sono, da un punto di vista della necessità di rappresentanza istituzionale, loro stessi più i loro figli e, se i figli e gli altri minori non hanno la maturità per scegliere un rappresentante politico, affidiamo ai genitori questo compito. Come è affidata ai genitori la scelta della scuola, degli ambienti da frequentare e tutte le scelte della minore età, dal semplice nutrimento, all'iniziazione religiosa, così affidiamo ad essi la scelta della rappresentanza politica. I genitori nell’esercizio della patria potestà devono avere i diritti connessi ai loro doveri. Una proposta potrebbe essere un voto in più per la madre fino ai nove anni e per il padre dai nove ai diciotto.
In Italia abbiamo il più basso indice di natalità del mondo. Se non avessimo gli immigrati, non solo non avremmo chi svolge determinate mansioni, ma neanche chi, con i loro contributi, fa si che si possa andare in pensione. Le pensioni degli anziani sono sostenute dal lavoro delle nuove generazioni: se queste non ci sono il sistema va in crisi e va in crisi ancor più rapidamente visto l’incremento della durata della vita. Fare un figlio è considerato poco più di un optional, invece è un dono a tutta la collettività. E’ importante che questa scelta ritorni ad essere una scelta onorata ed accompagnata dal plauso e dalla solidarietà concreta di tutta la società.
Oggi non basta soddisfare i bisogni elementari di un figlio: la genitorialità responsabile ed il nostro attuale sentire vuole che ci si impegni perché le nuove generazioni abbiano una vita piena e ricca culturalmente e tutto ciò con la più larga equità possibile. I partiti politici, essendo nel mercato dei voti, non possono essere del tutto biasimati per il fatto di porre le richieste degli anziani prima di quelle dei giovani. Così va il mondo! Le ricadute di questa situazione non si concretizzano solo in un debole sostegno alla famiglia: tutta l’azione politica ne risente negativamente. Gli amministratori si muovono mirando all’oggi, sono poco attenti al futuro ed agli investimenti a lungo termine, all’innovazione, alla creatività e all’imprenditorialità; di contro si mette in cantiere molto assistenzialismo. Poco è l’impegno per quegli interventi di cui il “domani” avrà bisogno: ci siamo mangiati e ci stiamo ancora mangiando “l’uovo oggi”. Si spende tutto nell’oggi per soddisfare gli elettori di oggi e si è poco attenti a risparmiare ed ad lasciare un paese solido. Dobbiamo stare anche attenti a consumare responsabilmente, sia per non distruggere il creato, che per non creare rifiuti ingestibili. Ancora una volta chi è più attento al buon uso delle risorse se non le famiglie con figli. C’è il rischio che i nostri figli, grattandosi il capo e frugandosi nelle tasche vuote, si trovino a dire “ci avrebbero dovuto pensare i nostri genitori”.
Il riconoscimento ai genitori del diritto di rappresentare i minori, a nostro modesto parere, con il raggiungimento della piena rappresentatività, cancellerebbe un’ingiustizia sostanziale e porterebbe una ventata di concretezza, di verità, di operosità e di futuro alla realtà stagnante e farraginosa in cui siamo invischiati; sarebbe la scintilla capace di far ripartire il motore, la vela in più che toglie la nave dalle secche e la fa navigare spedita nel mare della vita
La proposta del voto per i figli nasce agli albori della democrazia in Italia: il Beato Rosmini propose un’ipotesi di costituzione in cui ciascun capo famiglia aveva a disposizione tanti voti quant’erano le bocche da sfamare. Questa forma elettorale ci risulta sia stata utilizzata nell’800 in Belgio. La proposta riapparve in diverse occasioni in occidente. Il Prof Campiglio prorettore dell’Università cattolica di Milano e il Senatore Bobba già presidente delle ACLI la ripresentarono nel 2002 ed stata sostenuta dal Prof. Francesco Mercadante, emerito di Diritto dell’Università di Roma, dal Prof. Niccolò Bellanca, economista dell’Università di Firenze, dal Prof Marco Olivetti ordinario di Diritto dell’Università di Roma, dall’On Rocco Buttiglione, dall’On Mario Mauro e da numerose associazioni che si occupano della famiglia e dei figli, tra cui l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose.
Il 14 novembre 2014 in senato è stato presentato un disegno di legge dal titolo “Modifica all'articolo 48 della Costituzione in materia di riconoscimento del diritto di voto plurimo ponderato ai genitori di figli minorenni” (DDL S. 1675 XVII Leg.). Firmatario il Senatore On. Maurizio Sacconi a cui in seguito si è aggiunta la Senatrice On, Serenella Fuksia. In questa fase in cui si parla di riforma elettorale ci sembra che prima di qualsiasi modifica dovremmo pensare a riparare questo vulnus del diritto e a considerare quale impulso positivo e rinnovatore porterebbe nella sede delle decisioni fecondando l’agone politico dei valori e degli interessi di chi costruisce il futuro, anzi di chi è il futuro. Questo cambiamento prima di eventuali altri! Questa riforma che non disconosce eventuali altre ma ne rappresenta la saggia fucina.
Anche negli Stati Uniti ed a livello di unione Europea l’argomento è stato riaffrontato e in Germania Paul Kirckhof ed altri 46 altri deputati hanno presentato una proposta di legge in tal senso.
Se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli. Apriamo dunque alla rappresentanza dei minori e questo paese cambierà… ripartirà… riscoprirà i valori della vita che sono quelli della salvezza ma anche della giusta prosperità. Siccome poi come vedete quest’argomento è dibattuto altrove si potrà originare una benefica onda di cambiamento che si estenderà ad altri paesi ed al mondo intero. Questo mondo ha bisogno di luce nuova, di un cuore nuovo, di un cuore di carne, di un cuore di bambino.

A. Ringressi
G. Bernabei




Cena di solidarietà
di -


Cari amici,

Vi invito a partecipare a questa cena di solidarietà che è stata organizzata dall'associazione "Grazie a Piene Mani". La raccolta fondi è finalizzata a sostenere attività assistenziali a favore delle popolazioni della Repubblica Democratica del Congo: Asili, scuola, strutture sanitarie.
La cena è organizzata dalla "Compagnia degli ortacci" che si occupa di simili eventi ed avrà sede nella data e nell'ora indicata a Vitolini, frazione di Vinci, in via Don Paolino Contardi n°3.
Intervenite sarà una serata al fresco nella gioia.
Diffondete e fate diffondere il più possibile l'evento.

Pace e Bene

Grazie a piene mani





Sede Nazionale via Breda 18 Castel Mella (BS) Tel. 030 2583972

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