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03 August, 2009

Creati per l’amore
di - Gianni e Cristina

Cosa spinge un uomo e una donna a cercarsi per formare una famiglia il del Cantico Dei Cantici nel cap 3 fa presente questo desiderio di ricerca fra i due generi, leggendo i primi capitoli, si evince come la donna menzionata nel Cantico cerchi così intensamente il suo amato tanto che in ben due versetti la parola ‘cercato-cercare’ è citata ben 4 volte.
Cantico 3:1 Sul mio letto, lungo la notte, ho CERCATO
l'amato del mio cuore; l'ho CERCATO, ma non l'ho trovato.
Cantico 3:2 «Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze;
voglio CERCARE l'amato del mio cuore».L'ho CERCATO, ma non l'ho trovato.

Che cosa spinge questa donna a cercare il suo amato nella notte con tutti i pericoli, rischiando anche la sua vita (dai capitoli successivi del Cantico si evince quanto questo pericolo sia reale, infatti verrà percossa, ferita e infine spogliata dalle guardie delle mura)?
Cantico 5:7 Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.

Qual è la molla così potente che scatta per cercare così intensamente il “suo” amato, senza tener conto dei pericoli che incontrerà lungo la sua strada? Non può essere solo un desiderio fisico che la spinge a rischiare la sua vita per trovare l’amato, deve essere qualche cosa di più forte, di più potente, al di sopra della sessualità stessa e della sua stessa vita.
Per capire questa attrazione tra l’uomo-donna dobbiamo rifarci alla Genesi dove viene narrata la creazione:
Genesi 2:18 Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile»
Genesi 2:22 Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna e la condusse all'uomo.
Genesi 2:23 Allora l'uomo disse:
«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall'uomo è stata tolta».
Genesi 2:24 Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.
Nel primo versetto si legge come l’uomo, nonostante Dio avesse creato l’universo e fosse a sua disposizione, si senta solo. E’ Dio stesso che vede la sua solitudine “ NON E’ BENE CHE L’UOMO SIA SOLO”.

Il motivo è che Adamo è realmente solo, non può relazionarsi pienamente con nessuna cosa del creato perché profondamente diverse da lui: gli animali, le piante, le stelle, il cielo sono cose sue e può farne uso ma non riesce a mettersi in relazione (carne della mia carne) tutte cose da usare, non da amare.
Dio prende la “costola” dell’uomo e crea la donna traendola dall’uomo. Da quel momento l’uomo, per essere creatura completa (amare ed essere amato), potrà relazionarsi con questa nuova creatura, la donna. Questa relazione e unione con la donna permetterà all’uomo (e viceversa) di essere completo ed insieme creeranno una nuova immagine, una creatura veramente completa.
Forse incominciamo a capire cosa spinge questa donna-uomo a cercare con tanta insistenza, rischiando anche la vita: cerca la “sua parte mancante” o, meglio, cerca di diventare una nuova creatura veramente completa cioe’ capace di amare per essere felice. E’ questa incompletezza che spinge le due nature a cercarsi, questa è la vera molla, la sofferenza di sentirsi incompleto, che lo induce a cercare l’amore, cioè sentirsi amato ed è disposto a rischiare anche la sua vita per raggiungere questa sua completezza. Che vita sarebbe vivere in solitudine? Non sarebbe meglio morire, se non puoi amare o essere amato? Non ci può essere amore se sei solo. Come potremmo amare ed essere amati se siamo soli? Come poteva Adamo provare l’amore se non c’era un'altra creatura simile a lui ma non uguale? Avrebbe rischiato se non ci fosse stata la donna di amare uno uguale a lui (se stesso) come oggi sta succedendo, mi riferisco in particolare alle relazioni omosessuali, relazioni sterili che non producono valore sociale (vita) ma lo consumano.

Uomo-donna non si possono completare con la loro stessa natura, ci vuole qualcosa che sia simile a loro tanto da esclamare: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa”, che sia simile ma non uguale. Come possono completarsi due cose uguali?
Un altro errore che spesso facciamo è analizzare il mondo femminile separato da quello maschile e viceversa.
Evidentemente se Dio ha concepito la sua creatura ’A SUA IMMAGINE’ Maschio e Femmina, l’analisi dei due generi, se fatta separatamente, diventerebbe parziale perché la donna e l’uomo si completano e si realizzano pienamente insieme e non separatamente, come si voleva far credere fin dal lontano ma sempre attuale ’68., è indispensabile analizzare sempre i due generi creati uno per l’altro per capire veramente l’uomo (maschio e femmina), ognuno dipendente dall’altro, che si completano nell’altro.
Siamo stati creati per essere una cosa sola, creati per l’amore e se pensiamo di capire il genere umano separando le due nature, perderemmo la dimensione centrale dell’uomo-donna.
Anche la famiglia è composta da persone diverse (uomo, donna, figli, nonni, ecc), con tutte le conseguenze che derivano da queste diversità: diversi sentimenti, diverse attitudini e gusti. Il successo di un matrimonio e di una famiglia dipende dalla misura con cui questa diversità saprà tendere a una superiore unità: unità di amore, di intenti, di collaborazione.

Esiste un pericolo che nei nostri matrimoni possiamo correre fin dalla partenza: abbiamo cercato il nostro sposo-sposa per utilità, per poterla usare come un oggetto, per assicurarci il piacere fisico, affettivo? Oppure tenendo presente la sua dignità “come è bello che tu esista”? Questa espressione nasce dal vero amore, cioè pensare che l’altro ti sia uguale e indispensabile per la nostra felicità, rispettoso dell’altra persona; inoltre ricordiamoci che nel matrimonio se non c’è l’umiltà, l’amore muore! E se muore l’amore di conseguenza il matrimonio fallisce.

Questa tensione verso l’altro è tanto forte che fa anche abbandonare “tuo padre, tua madre”, per poter diventare una carne sola, nuova creatura simile all’immagine di Dio.
Genesi 1:27 Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.
Mi piace pensare che questa incompletezza sia stata permessa da Dio perché l’uomo-donna si potessero spendere non per se stessi, ma per l’altro, come dono (amore) cioè la nostra completezza e felicità dipenda da un altro-a.

Così è anche la Trinità, possiamo intuire che Dio non può che essere così: uno e trino allo stesso tempo. Non può esserci amore se non tra due o più persone; se dunque "Dio è amore", ci deve essere in lui uno che ama, uno che è amato e l'amore che li unisce. I cristiani credono in un Dio che è unico, ma non solitario.
Sì, la famiglia è quella cosa che più nel creato presenta e testimonia la Trinità (DIO) nel mondo; forse è per questo che la Chiesa si sta battendo in ogni ambito e con tutte le sue forze affinché non passino forme di convivenza dettate da un falso sentimentalismo (poverini se si amano …) o menefreghismo (affari loro), che non hanno nulla a che vedere con l’immagine trinitaria e valoriale della famiglia.

20 July, 2009

La vita la fedelta’ e la testimonianza
di - Gianni e Cristina Archetti

Tutte le associazioni, e in particolare quelle familiari, hanno una funzione sociale primaria che dovrebbe essere rivolta al bene comune di tutta la società, contrastando, se necessario, quelle forze che mirano al disfacimento della famiglia, pertanto minando tutta la realtà sociale legata ad essa.
Non è certamente nello stile famigliare pensare solo al benessere della propria famiglia o ai suoi singoli componenti (soci) ignorando i bisogni di altre realtà. Se desideriamo che i figli crescano in una realtà di rispetto, condivisione, fratellanza, dobbiamo agire tentando di migliorare l’attuale società nella quale essi vivranno in futuro.
FNC desidera operare per far cambiare il pensiero nichilista, relativista e materialista che imperversa nella nostra società. Un esempio è stato quello di aiutare chi non era contrario ai DI.CO. illustrando il vero concetto di “famiglia” (a quanto sembra in alcuni casi ci siamo riusciti, grazie a Dio e al Family Day). Vorremmo aiutare a far cambiare parere a chi non vuole accogliere una nuova vita e pensa di abortire, cercare di far desistere da volontà divorziste, collaborare con movimenti e associazioni che manifestano nei propri statuti la difesa della vita fin dal suo concepimento, ecc.
VITA
Le famiglie aperte alla vita hanno in sé una buona notizia. Accogliere la vita è una buona notizia per tutti. Infatti la vita accolta in tutti i suoi aspetti, sconfigge la morte e per morte si intendono i vari egoismi, la mancanza di speranza, il pessimismo senza alternative.
Siamo chiamati a rappresentare questa buona notizia in una società che ormai rincorre chimere, eutanasia, aborti, divorzi, confondendo la vita con la morte.
Come recita il nostro statuto è fondamentale che i soci della nostra associazione siano disponibili alla formazione delle future coppie che stanno preparandosi al matrimonio, portando nelle parrocchie e nelle diocesi la testimonianza della fedeltà di Dio apportatrice di speranza nella vita della gente.
FEDELTA’
La coppia (maschio e femmina) sono fatti ad immagine di Dio e la coppia cristiana è chiamata a rendere visibile questa sua appartenenza.
Per far capire meglio cosa vuole dire questa nostra appartenenza volevo fare un esempio che nella società contemporanea è di forte attualità.
Perché il cristiano (e non solo) deve essere fedele al proprio partner ?
La coppia, essendo creata a Sua immagine, è chiamata ad essere icona di Dio e Dio cosa fa quando lo tradiamo? Lui non ci abbandona, rimane fedele, ci cerca con amore di Padre. Da questo Suo atteggiamento capiamo quanto è grande il Suo amore nei nostri confronti.
La coppia, oltre a formare questa società, ha una missione di enorme importanza: testimoniare la Sua fedeltà.
Il marito o la moglie, in un matrimonio cristiano, hanno la possibilità di sperimentare nel proprio carisma la fedeltà di Dio. Talvolta ciò avviene nel perdono da parte del coniuge soprattutto in circostanze difficili: ciò è possibile perché è stato precedentemente sperimentato nella propria vita il Suo perdono.
Quante volte con i nostri peccati ci siamo resi “nemici” di Dio ma Lui ci ha sempre accolto, perdonandoci. E’ di questa esperienza che abbiamo bisogno: i nostri matrimoni hanno bisogno di incontrare questa fedeltà per essere a nostra volta fedeli.
A che serve la fedeltà e il perdono matrimoniale, se non in una visione teofanica, dove viene manifestata la Sua fedeltà e il Suo amore?
Di vita terrena ne abbiamo una sola, non possiamo sprecarla a litigare, a provare rancore o a scappare dalla Croce (che è la nostra salvezza) ma appoggiati alla Sua fedeltà possiamo avere la forza, anzi la gioia, di incontrare il Suo perdono.
LA TESTIMONIANZA
E’ indispensabile comprendere che è possibile ricostruire un matrimonio basandolo sull’amore e sul perdono. Non si tratta più di un amore adolescenziale ma di un amore adulto intriso del Suo amore.
La coppia è chiamata, vivendo la propria fedeltà ed accoglienza alla vita, ad essere testimone della fedeltà di Dio.
Che bello pensare che nel matrimonio, anche se avviene una caduta seria da parte di uno dei coniugi esiste la possibilità di essere perdonati e non essere abbandonati o rifiutati come spesso nella nostra società avviene. Il vero amore si manifesta nel perdono quando l’altro arriva a diventare estraneo o addirittura “nemico”.
La contrarietà della Chiesa alle “coppie” di fatto è dovuta sia alle ripercussioni sociali che queste convivenze generano, ma soprattutto perché queste unioni negano la fedeltà - che è amore - ed ha come matrice Dio.
Isaia 49:15
Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?
Anche se queste donne si dimenticassero,
io invece non ti dimenticherò mai.
A questo punto non posso fare a meno di pensare a Santa Gianna Beretta Molla che, donando la propria vita, non si è “dimenticata” del frutto del suo seno, testimoniando l’Amore di Dio che non abbandona nessuno
Questo è il matrimonio cristiano, questo è l’amore cristiano che non abbandona mai, anche a costo della propria vita, ed è per sempre perché Dio è per sempre.


Predicatore del Papa: Dio sorregge la trama delle nostre speranze
di - Commento di padre Cantalamessa alla liturgia di domenica prossima


C'è una cosa che accomuna le tre letture di questa domenica: in ognuna si parla di una nascita: "Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che sarà chiamato Emmanuele, Dio-con-noi" (I lettura); "Gesù Cristo... è nato dalla stirpe di David secondo la carne" (II lettura); "Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo..." (Vangelo). Potremmo chiamarla la "Domenica delle nascite"!
Non possiamo evitare di porci subito la domanda: perché nascono così pochi bambini in Italia e in altri paesi occidentali? Il motivo principale della scarsità delle nascite non è principalmente di tipo economico. Diversamente, le nascite dovrebbero aumentare a mano a mano che si va verso le fasce più alte della società, o a misura che si risale dal Sud al Nord del mondo, mentre sappiamo che è vero esattamente il contrario.
Il motivo è più profondo: è la mancanza di speranza, con quello che essa porta con sé: fiducia nel futuro, slancio vitale, creatività, poesia e gioia di vivere. Se sposarsi è sempre un atto di fede, mettere al mondo un figlio è sempre un atto di speranza. Nulla si fa al mondo senza speranza. Abbiamo bisogno di speranza come dell'ossigeno per respirare. Quando una persona è in procinto di svenire, si grida a chi le sta intorno: "Dategli qualcosa di forte da respirare!" Lo stesso si dovrebbe fare con chi è sul punto di lasciarsi andare, di arrendersi di fronte alla vita: "Dategli un motivo di speranza!". Quando in una situazione umana rinasce la speranza, tutto appare diverso, anche se nulla, di fatto, è cambiato. La speranza è una forza primordiale. Fa letteralmente miracoli.
Il Vangelo ha da offrire una cosa essenziale alla nostra gente, in questo momento della storia: la Speranza con la lettera maiuscola, virtù teologale, cioè che ha per autore e garante Dio stesso. Le speranze terrene (casa, lavoro, salute, riuscita dei figli…), anche realizzate, deludono inesorabilmente, se non c'è qualcosa di più profondo che le sostiene e le rialza. Guardiamo quello che avviene nella ragnatela. La ragnatela è un'opera d'arte. Perfetta nella sua simmetria, elasticità, funzionalità. Ben tesa da tutti i lati da fili che la distendono orizzontalmente. Ma essa è retta al suo centro da un filo dall'alto, il filo che il ragno si è tessuto scendendo. Se uno recide uno dei fili laterali, il ragno sbuca fuori, lo ripara in fretta e tutto torna a posto. Ma se voi troncate quel filo dall'alto, tutto si affloscia. Il ragno sa che non c'è più nulla da fare e si allontana. La Speranza teologale è il filo dall'alto nella nostra vita, quello che sorregge tutta la trama delle nostre speranze.
In questo momento in cui sentiamo così forte il bisogno di speranza, la festa di Natale può rappresentare l'occasione per una inversione di tendenza. Ricordiamo quello che disse un giorno Gesù: "Chi accoglie un bambino nel mio nome, accoglie me". Questo vale per chi accoglie un bambino povero e abbandonato, per chi adotta o nutre un bimbo del terzo mondo; ma vale anzitutto di due genitori cristiani che, amandosi, in fede e speranza, si aprono a una nuova vita. Molte coppie che all'annunciarsi della gravidanza erano state prese da un momento di smarrimento, sono certo che in seguito sentiranno di poter fare proprie le parole dell'oracolo natalizio di Isaia: "Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia, perché un bimbo è nato per noi, ci è stato dato un figlio!"


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