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02 February, 2012

Cultura e spiritualità per tornare a crescere demograficamente
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Il cardinale Caffarra spiega le ragioni del calo delle nascite

ROMA, mercoledì, 1° febbraio 2012 (ZENIT.org).- Il libro mette in risalto “il divario (…) tra la fecondità voluta – gli oltre due figli che mediamente le madri vorrebbero – e quella di fatto realizzata, i circa 1,3 – 1,4 figli per donna. Dunque esiste ancora una ‘fecondità voluta’ che contrasta il cambiamento demografico”.
Lo ha detto il cardinale Carlo Caffarra mercoledì primo febbraio a Bologna intervenendo alla presentazione del volume: “Il cambiamento demografico Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia” (Laterza, 2011)”, a cura del Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana.
Lo studio in oggetto analizza il cambiamento demografico in Italia e lo definisce ‘epocale’ per la dimensione in termini di crollo della nascite e inversione del rapporto percentuale tra giovani e anziani.
Secondo l’Arcivescovo di Bologna, “il libro non si ferma ad una lettura oggettiva del cambiamento demografico, ma cerca di individuarne le cause, e le conseguenze di ordine economico e socio-culturale. Non solo, ma all’ultimo capitolo si inoltra nella difficile via delle proposte, ponendosi anche il problema di una ‘governance’ del fenomeno demografico”.
In più il cardinale Caffarra ha cercato di verificare “se il cambiamento demografico di cui stiamo parlando, trova una sua spiegazione anche in eventi spirituali” e cioè “come si pone la persona” nella “sua soggettività spirituale”, di fronte alla “capacità di generare una nuova persona umana”.
In merito alla cultura che determina certi comportamenti individuali e di coppia il libro attesta che “Sono le mentalità, intese come modi di pensare, come insieme di rappresentazioni e sentimenti a loro riguardo, che decidono in maniera più significativa sui comportamenti demografici dei popoli”..
Circa la spiritualità intesa nella procreazione, il porporato ha preso spunto da una tradizione ebraica, alla quale anche Gesù si è sottoposto e cioè “l’offerta a Dio del primogenito”.
“La nascita del primogenito – ha precisato l’Arcivescovo - era un evento carico di senso. Essa, assicurava la discendenza, e quindi allontanava il rischio di una definitiva esclusione della propria genealogia dai beni messianici”.
“La fede di Israele – ha aggiunto - vedeva in questo rito, il rinnovarsi di generazione in generazione dell’evento fondatore di Israele medesimo: la morte dell’Egitto e il dono della libertà”.
Più esplicitamente il cardinale Caffarra ha spiegato che “il dare origine ad una nuova persona umana è come un “mistero”. Cioè: “è un fatto biologico, ma che racchiude in sé la presenza di Dio”.
Per il porporato siamo di fronte al “fondamentale paradigma della maternità e della paternità” in cui il neo-nato si inserisce “dentro un fascio di relazioni”.
E’ opinione del libro, condivisa dl cardinale, che tale “paradigma relazionale è stato dissestato” da almeno tre fattori: il mutamento e la perdita di senso della sessualità, la confusione e relativizzazione della differenza sessuale, la banalizzazione del matrimonio.
In merito alla sessualità il porporato ha rilevato che è stata “separata dall’amore e dalla procreazione” e per questo motivo è “dominata dalla cifra individualista, che per sua stessa logica tende ad escludere dall’orizzonte della persona un ragionare in termini di relazioni e di effetti a medio-lungo termine”.
Inoltre, la cultura dominate tende ad una “progressiva perdita del senso, della ricchezza della diversità sessuale” favorendo così un “dismorfismo sessuale” che è un fattore decisivo per il cambiamento demografico.
Un terzo fattore, è la “decostruzione cui è andato soggetto l’istituto matrimoniale, colla conseguente sotto-stima del medesimo”.
“Il dissesto – ha sottolineato il porporato - consiste nel progressivo passaggio ad un paradigma individualista: si è passati dal paradigma personalista-relazionale al paradigma individualista”.
Il cardinale Caffarra ha concluso affermando che “la pubblicazione di questo libro è un ragionato invito ad affrontare quindi il problema demografico e dal punto di vista educativo e dal punto di vita politico. L’augurio che non sia l’ennesimo richiamo inascoltato”.

23 January, 2012

Mille Famiglie in Missione - Intervista Kiko
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Il Pontefice invia le famiglie del Cammino Neocatecumenale nel mondo

CITTA' DEL VATICANO, venerdì, 20 gennaio 2012 (ZENIT.org).- Nel corso di una udienza con 12.000 partecipanti, la Santa Sede ha annunciato l’approvazione delle celebrazioni che segnano l’itinerario di iniziazione cristiana del Cammino Neocatecumenale. Inoltre il Santo Padre ha inviato 18 nuove missio ad gentes in Europa e America.
ZENIT ha chiesto a Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale insieme a Carmen Hernández, di commentare l’evento:
Kiko: “Una delle prove della validità di questo itinerario per formare cristiani adulti sono le famiglie in missione. Attualmente sono quasi mille le famiglie del Cammino neocatecumenale in missione nelle diverse parti del mondo.
Oggi il Santo Padre invierà altre nuove missio ad gentes tra gli aborigeni dell’Australia, della Papuasia e della Nuova Guinea e nelle zone più secolarizzate dell’Europa.
Queste missio ad gentes significano una nuova presenza di Chiesa.
C’è molta gente oggi completamente secolarizzata che non va al tempio, non gli interessano le chiese, ma che quando vedono un gruppo di cristiani che si vogliono bene, che si amano, questo gli interessa, sono impressionati dal modo in cui si relazionano.
Noi abbiamo tante esperienze di gente che ha chiesto il battesimo dopo aver visto come noi ci relazioniamo tra noi, come ci vogliamo bene.
Devo dire che in Europa molta gente soffre di solitudine Questa è una realtà terribile, tipica delle città moderne: il numero di gente che vive sola, la quantità di gente che è alcolizzata, l’enorme numero dei suicidi, dei divorzi, degli aborti…
E’ evidente che c’è bisogno di una nuova presenza di Chiesa.
Abbiamo risposto all’appello di Giovanni Paolo II, che nel simposio dei vescovi europei nel 1985 disse ai vescovi europei che la situazione dell’Europa è molto difficile, che l’Europa sta andando verso l’apostasia, che si stanno distruggendo le famiglie
Non bisogna avere paura, - disse il Papa – al contrario bisogna alimentare la speranza perchè lo Spirito Santo sta già rispondendo: bisogna tornare al Cenacolo, al primissimo modello apostolico quando la Chiesa abitava nelle case e la gente che entrava in contatto con queste comunità restava sbalordita e voleva farsi cristiana.
Questo è quello che sta facendo il Cammino neocatecumenale. Seguendo le indicazione di Giovanni Paolo II formiamo comunità cristiane anche negli ambienti più pagani come a Chemnitz, che è stata la citta` modello della Germania comunista e dove il 98 per cento di gente non è battezzata. Il vescovo di Chemnitz ha chiesto due missio ad gentes che hanno già generato due comunità con persone che non erano state battezzate. Queste persone sono rimaste sorprese nel vedere come vive una comunità cristiana”.
Ci spiega cos’è una missio ad gentes?
Kiko: “La missio ad gentes è una nuova presenza di Chiesa, è la risposta per la nuova evangelizzazione, è la nuova evangelizzazione in atto.
Il Papa è molto contento di inviare nuove missio ad gentes in Europa, nel sud della Francia a Tolone, ad Albi, a Montpellier, a Bayonne.”
Che cosa pensa dell’approvazione delle celebrazioni che scandiscono e segnano le tappe dell’iniziazione cristiana che porta avanti il Cammino neocatecumenale?
Kiko: “Il riconoscimento della validità di questa iniziazione Cristiana è per noi un momento storico, è quello che stavamo aspettando. Dopo anni di studio e analisi da parte della Congregazione del Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, è stata approvata.
Nel riconoscimento della validità si dice che le celebrazioni che marcano le tappe di crescita dell’itinerario di maturazione dell’uomo nuovo sono magnifiche e sono veramente ispirate, aiutano l’uomo a convertirlo e farlo cristiano, lo aiutano a crescere nella fede e a unirsi a Gesù Cristo.
Siamo contenti e grati a Dio per questo riconoscimento.
Dopo tante sofferenze e tanto lavoro siamo grati alla Chiesa, la quale riconosce ufficialmente la validità di questa iniziazione cristiana per la costruzione di un uomo nuovo.
Noi inseriamo l’uomo nuovo in una comunità cristiana. E’ nostro compito far vedere quello che i pagani vedevano nell’antichità, quando gridavano “guardate come si amano i cristiani”.
Nell’antichità c’erano gli stessi problemi di oggi: la gente era sola e soffriva la solitudine e la disperazione.
Quando l'uomo cade vittima del demonio non sa più amare e si confonde.
Ha scritto San Paolo che Cristo è morto perchè l’uomo non viva più per se stesso. In questo modo spiega che l’uomo separato da Dio è condannato a soffrire del proprio egoismo.
Siamo molto grati a Benedetto XVI e alla Chiesa per questo atto in cui vediamo e confermiamo che la Chiesa è madre e maestra”.
L’approvazione giunge dopo quindici anni di studio da parte della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, conclude il percorso per l’approvazione del Cammino Neocatecumenale: nel 2008 la Santa Sede approvò la versione finale degli Statuti e nel 2011 approvò la dottrina contenuta nei tredici volumi del Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale.
In data odierna Benedetto XVI invierà, 17 missio ad gentes: 12 in Europa (Albi; Nizza; Bayonne; Tolone; Strasburgo; Lione; Anversa; Lubiana, Serajevo, Tallin, Vienna; Manchester) 4 in America ( tre a Boston e una in Venezuela) ; una in Africa a Libreville (Gabon). Inoltre sono state mandate altre famiglie per delle missio ad gentes già formate in Ucraina e tra gli aborigeni australiani, nella Papua New Guinea.
Ogni missio ad gentes è formata da tre o quattro famiglie numerose che vanno con un prete a vivere in una zona decristianizzata o dove il Vangelo non è mai stato annunciato.
Queste missio si vanno ad aggiungere alle altre 40 già inviate in tutto il mondo da Benedetto XVI negli anni precedenti.




Intervista a Kiko Arguello, fondatore del movimento, subito dopo l'Udienza con il Papa
di Salvatore Cernuzio
ROMA, venerdì, 20 gennaio 2012 (ZENIT.org) – Ci accoglie con il suo tipico modo di fare entusiasta e carismatico, Kiko Arguello, fondatore del Cammino Neocatecumenale, in un albergo a due passi da San Pietro, in un clima quasi confidenziale che quasi non sembra un’intervista, ma una semplice chiacchierata.
Con la gioia ancora negli occhi e nel cuore per l’incontro con il Santo Padre in aula Paolo VI, Kiko rilascia a ZENIT un'altra breve intervista per rendere grazie a Dio della meravigliosa storia che sta facendo con questo cammino di iniziazione cristiana e commentare l'evento di oggi.
***
Kiko, partiamo da una semplice domanda: com’è andato l’incontro di questa mattina?
Kiko: Fantastico! È stato veramente meraviglioso il fatto che siano state confermate le celebrazioni che scandiscono tutte le tappe della gestazione cristiana che il Cammino ha costruito.
Aspettavamo questo momento, e finalmente la Chiesa ha confermato il Cammino Neocatecumenale come iniziazione cristiana, nella sua dottrina, nelle liturgie e nelle tappe. È importantissimo, soprattutto, il fatto che il Papa abbia ribadito che le comunità possono celebrare le messe della domenica per comunità.
È un fatto sociologico di una importanza immensa che vuole dire che la piccola comunità è la salvezza per la Nuova Evangelizzazione. L’eucarestia, infatti, crea e forma la comunità cristiana, la rende salda, la unisce.
Mentre per quanto riguarda la missio ad gentes?
Kiko: La missio ad gentes è anche una piccola comunità in mezzo a persone completamente pagane o lontane dalla Chiesa. Quello che vediamo è che queste persone sono attratte dalle “piccole comunità” rappresentate dalle famiglie in missione, sono sorprese dall’amore che esse mostrano agli altri e tra di loro. Si lasciano catechizzare nelle loro case e diventano, poi, essi stessi una piccola comunità.
Tutto questo che ricchezza porta in più alla Chiesa?
Kiko: Possiamo dire che stiamo avviando una nuova pagina nella storia: la Nuova Evangelizzazione, in mezzo ad una crisi epocale che investe tutta la società, che si chiama secolarizzazione. Moltissima gente, non sappiamo perché, “molesta” le chiese; in alcuni paesi, soprattutto europei, sono arrivati anche venderle o chiuderle.
Per questo sono contento e stupito quando, con queste missioni ad gentes, appunto, ci sono persone che dicono “grazie, perché altrimenti non sarei mai entrato in una Chiesa” oppure ringraziano per “l’amore e l’accoglienza” che respirano nelle case di questi fratelli che li ospitano.
Sono numerose, infatti, le persone che vengono alle catechesi, non vogliono andare più via: sono le undici di sera e ancora non tornano a casa. Questo accade anche perché la gente, nella nostra società, si sente molto sola…
Ormai sono quarant’anni che il Cammino Neocatecumenale continua a dare frutti, basta pensare al grande numero di chiamate vocazionali. Cosa pensa di questi doni che il Signore fa al Cammino e alla Chiesa soprattutto?
Kiko: Che pensare… che il Signore è molto buono con noi. Io ringrazio davvero Dio, perché nonostante abbiamo avuto e abbiamo molte difficoltà e sofferenze, non ci ha mai abbandonato, ma sempre appoggiato e sostenuto. L’incontro di oggi ne è una testimonianza.
Verso quale direzione si sta muovendo ora il Cammino?
Kiko: Verso l’avviamento di una Nuova Evangelizzazione in tutto il mondo.
Stiamo guardando verso nuove prospettive, ad esempio anche la Chiesa ortodossa ultimamente si è mostrata interessata al nostro itinerario di fede.
Soprattutto credo, però, che dobbiamo prepararci per la Cina, il Vietnam, tutta l’Asia insomma e abbiamo parecchie famiglie pronte a partire in missione nell’Est del mondo.
Inoltre sono nati già cinque nuovi seminari per preparare i giovani a partire per la Cina?
Kiko: Esatto! Abbiamo chiesto 20.000 giovani che si sentissero chiamati per diventare sacerdoti ed evangelizzare in Cina, e si sono alzati in 5.000.
Ora questi ragazzi andranno vagliati, preparati, dobbiamo vedere chi completerà gli studi e via dicendo. Insomma la Cina, l’Asia!
In ultimo, Kiko, c’è qualcosa che vorrebbe dire a tutti coloro che fanno parte del Cammino Neocatecumenale, ma anche a tutti cristiani?
Kiko: Si, voglio fare un semplice augurio: di trovare Cristo e trovare, quindi, la vita vera che conduce alla vita eterna. Spero che tutti si possano veramente incontrare con Gesù Cristo, perché Lui ti dona la sua natura e la sua vita immortale e questo ti cambia completamente l’esistenza, ti aiuta e ti prepara.


22 January, 2012

Il Santo Padre invia le famiglie neocatecumenali
di -


L'invio per la missio ad gentes e l'approvazione della liturgia del movimento nato in Spagna

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 20 gennaio 2012 (ZENIT.org) – Un’aula con tutti i suoi 12.000 posti occupati; applausi prolungati insieme al battito di mani che accompagnava i canti; gemiti di neonati uniti a cori festanti; una forte emozione che traspariva dalle facce serene di tutti i presenti.
È lo scenario che presentava, questa mattina, l’Aula Paolo VI, dove il Santo Padre ha accolto i membri del Cammino Neocatecumenale per la proclamazione del decreto che ha approvato ufficialmente le celebrazioni liturgiche di questo itinerario di fede, dopo un attento studio di circa quindici anni da parte della Congragazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
Nell’ambito dell’Udienza, inoltre, l’invio di un centinaio di famiglie – per un totale di 362 figli – e dei sacerdoti che hanno risposto alla chiamata di Cristo di partire in missione lasciando la vita di tutti i giorni per dedicarsi totalmente all’annuncio del Vangelo.
Otto destinazioni, sei europee e due americane, esposte su un cartellone presentato al Santo Padre: Francia (Alby, Nizza, Bayonne, Tolone, Strasburgo); Belgio (Anversa); Slovenia (Lubiana); Austria (Vienna); Estonia (Tallin) e Gran Bretagna (Manchester). Inoltre Venezuela (Güria) e Stati Uniti (Lawrence; Cambridge e Brockton). “Nuove presenze della Chiesa nel mondo richieste dai vescovi”, come ha dichiarato Kiko nel suo intervento, in zone “difficili e secolarizzate”.
Presenti all’Udienza sei cardinali, 27 vescovi, 5 arcivescovi e il Patriarca della Chiesa armena oltre ai seminaristi dei Redemptoris Mater sparsi in tutto il mondo, gli itineranti, i responsabili e catechisti delle comunità che hanno concluso il percorso neocatecumenale e le famiglie già inviate in missione.
L’incontro si è aperto con una invocazione allo Spirito Santo, seguita dalla lettura da parte di mons. Clemens, segretario del Pontificio Consiglio per i Laici, del decreto che ha suggellato l’Udienza di oggi.
Mons. Clemens ha ripercorso le tappe che hanno segnato la storia del Cammino: dall’approvazione degli statuti dell’11 maggio 2008, a quella del direttorio catechetico “come sussidio vincolante per il Cammino Neocatecumenale”, il 26 dicembre 2010, fino ad oggi con il 'via libera', da parte del Pontificio Consiglio per i Laici e il “parere favorevole” della Congregazione per il Culto Divino, sulla base degli articoli 131 e 133 della Costituzione Aposotolica Pastor Bonus della Curia Romana, alle celebrazioni liturgiche contenute nel direttorio catechetico che “non risultano per loro natura già nei libri liturgici della Chiesa”.
Ha preso poi la parola Kiko, iniziatore del movimento, che ha ricordato l’importanza del Kerygma, ovvero della buona notizia di Cristo risorto che permea l’intero percorso neocatecumenale che è “tutto celebrativo, basato sulla potenza del tripode di Parola, Eucarestia e Comunità, pilastri della vita cristiana”.
Intorno alle 11.30, accompagnato dalle note del canto Maria beata Maria dedicato alla Vergine, è giunto Benedetto XVI accolto subito dagli applausi e dall’affettuoso grido “Viva il Papa”.
Dopo le presentazioni, padre Mario Pezzi ha proclamato il Vangelo di Matteo della risurrezione gloriosa di Cristo, in risposta al quale l’Orchestra e il Coro del Cammino Neocatecumenale si sono esibiti in due brani della Sinfonia El Sufrimiento de los inocentes, suonata in tutto il mondo, come ha spiegato Kiko "anche davanti a circa 700 ebrei che hanno apprezzato la sensibilità della Chiesa cattolica verso la Shoà, vera sofferenza degli innocenti”.
“Anche quest’anno ho la gioia di potervi incontrare e condividere con voi questo momento di invio per la missione” ha esordito poi il Pontefice, rivolgendo un affettuoso saluto "a tutti i sacerdoti, seminaristi, famiglie, formatori e membri del Cammino Neocatecumenale.”
“La vostra presenza oggi – ha proseguito - è una testimonianza visibile del vostro gioioso impegno di vivere la fede, in comunione con tutta la Chiesa e con il Successore di Pietro, e di essere coraggiosi annunciatori del Vangelo”.
L’incoraggiamento, quindi, a compiere il mandato di Gesù: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli" con la certezza che accompagna ogni annunciatore di Cristo che Egli è con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo" .
Benedetto XVI ha, poi, ricordato il “fermo impegno” del Cammino in questi decenni di vita “di proclamare il Cristo Risorto, rispondere alle sue parole con generosità, abbandonando spesso sicurezze personali e materiali, lasciando anche i propri Paesi, affrontando situazioni nuove e non sempre facili”.
“Portare Cristo agli uomini e portare gli uomini a Cristo – ha affermato - questo è ciò che anima ogni opera evangelizzatrice” sottolineando come i neocatecumenali realizzino questo “in un cammino che aiuta a far riscoprire a chi ha già ricevuto il Battesimo la bellezza della vita di fede, la gioia di essere cristiani”.
Ricordando, inoltre, come la Chiesa abbia riconosciuto nel Cammino “un particolare dono che lo Spirito Santo ha dato ai nostri tempi” il cui segno è proprio l’approvazione degli Statuti e del Direttorio Catechetico, il Pontefice ha incoraggiato a proseguire questa missione ed “offrire il vostro originale contributo alla causa del Vangelo” con generosità, forti che “il Signore non farà mancare la sua consolazione”.
Riguardo alle celebrazioni presenti nel "Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale", che “non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede”, il Papa, citando l’art.13 degli Statuti, ha confermato la possibilità che i membri del Cammino “celebrino l’Eucarestia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi Vespri della domenica al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata”.
Una grande festa, quindi, che si è conclusa con la benedizione e l’affidamento a Maria e il saluto di Benedetto XVI che, sulle note di Una gran senal, inno del Cammino, prima di andare via si è rigirato nuovamente per salutare in modo ancora più caloroso.


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