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02 January, 2015

I poveri e la famiglia vanno al primo posto
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Durante il Te Deum nella cattedrale di Bologna, il cardinale Caffarra auspica una "rinascita" della città attraverso un "esame di coscienza" di tutti i cittadini

BOLOGNA, 31 Dicembre 2014 (Zenit.org) - Riprendiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal cardinale arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, in occasione dei primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, con il Solenne Te Deum di fine anno, celebrati nella basilica di San Petronio.
***
Cari fedeli, la sera che conclude l’anno civile ci invita a riflettere sul passare inarrestabile del tempo, vorace di ogni cosa. A prendere coscienza della fragilità del nostro esserci, disteso su una durata che prima o poi non può non interrompersi.
«Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore», prega un Salmo. La “sapienza del cuore” è frutto della capacità di contare i nostri giorni.
1. Tuttavia la parola di Dio comunicataci dall’apostolo Paolo, e questi stessi Vespri sembrano orientare verso un’altra direzione i nostri pensieri. Noi celebriamo una maternità, la divina maternità di Maria. E la parola di Dio ci parla della nascita di un bambino «nato da donna».
Due ordini di considerazioni s’impongono. La prima è di carattere più generale ed interpella ogni uomo, credente e non. S. Agostino nella sua opera La città di Dio, scrive: «affinché ci fosse un inizio, è stato creato l’uomo» [Lib. XII, 20]. Cari fratelli e sorelle, in questa sera in cui tutto ci parla di fine, la Parola di Dio ci ricorda che ogni nascita, ogni persona è capace di garantire un nuovo inizio. Questa capacità è semplicemente la nostra libertà; questa garanzia è semplicemente ogni persona umana. «Il miracolo che salva il mondo, il dominio delle faccende umane dalla sua normale, naturale rovina è in definitiva il fatto della nascita» [A. Arendt]. E’ per questo che quando l’angelo ha voluto dire nella maniera più semplice e breve il messaggio della salvezza ai pastori, si è limitato a dire: «oggi è nato per voi un bambino». E siamo così giunti al secondo ordine di considerazioni, che vogliamo condividere, noi credenti, anche coi non credenti.
La fede ci fa comprendere che quanto è vero di ogni nascita, è insperabilmente più vero della nascita che celebriamo in questi giorni natalizi. Dentro alla vicenda umana abitata da tante ingiustizie di ogni genere; dentro a questa nostra città sempre più disgregata, irrompe mediante la fede l’inizio gioioso e liberante del Bambino nato da Maria. Inizio vero e radicale che ha in sé la forza di rinnovare ogni cosa.
Nel parto di Maria, Dio eterno è entrato nella nostra storia, e vi rimane: l’inizio assoluto è Gesù, il Figlio di Dio fattosi uomo per ridare all’uomo la dignità di figlio di Dio. Questo inizio della dimora dell’Eterno nel tempo non è solo un fatto accaduto nel passato, ma, in modo misterioso e reale, è donato anche a noi. In questa dimora dell’Eterno anche noi abbiamo la capacità di “rinascere”; anche la nostra città.
2. Ma la nostra città ha bisogno di rinascere? Ha bisogno di iniziare un nuovo anno, in senso forte e non solo in senso cronologico? Oppure dovrà rassegnarsi a percorrere fino in fondo il viale del tramonto?
Cari amici, sono domande che questa sera non possiamo non porci, vedendo la condizione spirituale della nostra città.
Esiste ormai una grave mancanza di riconoscimento delle pubbliche istituzioni, un grave deficit di identificazione del proprio vivere associato con esse. Un fatto pubblico recente lo ha inequivocabilmente testificato.
Esiste il rischio che venga messa in questione la pace sociale, frutto prezioso dell’amicizia civile, primo tessuto connettivo della società. Vi assicuro: sta prendendo dimora nella nostra città un diffuso malessere, sempre più pervasivo. La Chiesa ha buoni “organi sensoriali” al riguardo. Un malessere che sta – e non poteva essere diversamente – fruttando violenze, prepotenze inammissibili.
Il segno più evidente di questa città sempre più inquieta e disgregata è ancora – nonostante il lodevole impegno di molti – quel degrado che ne ha deturpato l’incomparabile bellezza, al di sotto dei limiti della decenza.
Il modo sbagliato per “rinascere” sarebbe l’accusa reciproca o lo scarico di responsabilità. Queste terapie peggiorano il male, perché fanno crescere la divisione.
La rinascita della nostra città può aversi solo da una presa di coscienza profonda delle proprie responsabilità. Un vero e proprio esame di coscienza.
Lo deve fare la Chiesa che è in Bologna, e in primo luogo io stesso, il Vescovo. Lo deve fare ognuno che abbia responsabilità pubbliche. E chiedersi semplicemente: “ma io, nel mio operato, metto veramente al primo posto il bene comune o qualcosa d’altro?”. È vero che il modo di perseguire il bene comune è diverso a seconda delle responsabilità pubbliche di ciascuno. Tuttavia alcune esigenze sono affidate a tutti. Ne accenno a due.
La prima: perseguire il bene comune significa mettere i poveri al primo posto. Per i poveri intendo coloro che sono privi dei due beni umani fondamentali: il lavoro e la casa.
La seconda: perseguire il bene comune significa tutelare e promuovere il luogo dove si impara l’alfabeto della comunità interpersonale, cioè la famiglia. Essa è la pietra angolare dell’edificio sociale. Non è con registri e leggi che si può sostituire questa funzione.
La società è a immagine della famiglia. Se la società in cui viviamo è disgregata, incapace come è di creare legami che non siano precari, è perché la famiglia si va sempre più indebolendo nelle sue relazioni costitutive.
Grave è la responsabilità di chi difende, sostiene e promuove stili di vita e/o forme di convivenza che precisamente oscurano, nella coscienza sociale, l’identità forte della famiglia.
Questa città, questa sera, ha tuttavia anche il dovere di ringraziare il Signore, e lodarlo: Te Deum laudamus!
Noi ti lodiamo, o Signore, per l’eroismo quotidiano di chi nonostante tutto non si stanca di agire bene.
Noi ti lodiamo, o Signore, per il coraggio degli sposi che donano la vita, facendo un grande atto di speranza nel futuro.
Noi ti lodiamo, o Signore, per la pazienza dei poveri, che vincono la tentazione di ricorrere alla violenza.
Noi ti lodiamo, o Signore, per coloro che si mettono al loro servizio, diffondendo nella nostra città fraternità e solidarietà.
Noi ti lodiamo, o Signore, per chi lungo i secoli ha reso grande nella giustizia, nella libertà, nella scienza la nostra città. E per tutti coloro che partendo da questa basilica, questa sera avranno nel cuore il desiderio di farla risorgere. Amen.

22 October, 2014

Relatio Synodi
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Dei 62 paragrafi stilati dai Padri, i tre riguardanti la comunione ai divorziati risposati, gli omosessuali e la comunione spirituale non hanno raggiunto il quorum qualificato. Padre Lombardi: "Temi che richiedono maggiore maturità"


CITTA' DEL VATICANO, 18 Ottobre 2014 (Zenit.org) - Cala il sipario su questo Sinodo 2014. La Relatio Synodi, il testo finale dell’assise è stata presentata questa mattina, letta dai cardinali Erdo e Assis e da mons. Bruno Forte, vista la sua lunghezza. Sedici pagine compongono infatti il tanto atteso documento in cui sono confluiti gli interventi dei Padri nelle due settimane di assemblea e soprattutto i circa 470 “Modi” presentati dai Circoli minori, ovvero gli emendamenti presentati dai diversi gruppi linguistici sulla “Relatio post disceptationem” di lunedì scorso.
In tutto sono 62 i punti redatti dai Padri con cui – ha sottolineato padre Lombardi nel briefing lampo di questa sera in Sala Stampa vaticana - si è cercato di bilanciare ogni argomento: non solo le sfide e le difficoltà delle famiglie di oggi, ma anche gli aspetti positivi, la bellezza e la ricchezza della famiglia. Diverse parti utilizzate sono state poi “recuperate” dall’Instrumentum laboris, e quindi – ha detto il portavoce vaticano –“facevano già parte del cammino sinodale”.
Non tutti e 62 punti, però, hanno ricevuto con la maggioranza dei due terzi, ma solo 59. Per trasparenza, infatti, la Santa Sede ha reso pubbliche – per volontà del Papa - le votazioni dei singoli numeri, non contando gli astenuti né gli assenti tra i 183 Padri riuniti oggi pomeriggio in Aula.
Dalla griglia è emerso che tre parti della Relatio non hanno raggiunto il quorum, ovvero i tre paragrafi relativi alla ammissione alla comunione dei divorziati risposati, dell’accoglienza pastorale degli omosessuali e della comunione spirituale. Esattamente il 52, il 53 e il 55, i quali comunque hanno ricevuto la maggioranza semplice di voti.
Non si può dire, tuttavia, che questi punti siano stati “bocciati” o “rigettati”, ha precisato Lombardi. “Forse – ha detto – è più corretto parlate di punti che non hanno raggiunto la maggioranza qualificata perché non esprimono il consenso della maggioranza sinodale”.
Ricordiamo sempre che tutte le parti del documento finale – ha aggiunto il direttore della Sala Stampa – sono state formulate “in un modo provvisorio e di ricerca. Non si possono considerare espressione dell’intera assemblea del pensiero del Sinodo”. Tantomeno i Padri hanno mai pensato di lavorare ad un “documento chiuso”, ma ad un approfondimento che costituirà la base per il prossimo Sinodo dell’ottobre 2015.
Evidentemente, ha osservato il portavoce vaticano, i tre punti ribattezzati (già “della discordia”), richiedono una riflessione più “matura” e hanno incontrato “reali difficoltà in certe parti della Chiesa”. E a chi osservava che, con questa mancata maggioranza, si è voluta “ribaltare” la Relatio post disceptationem che invece sembrava ‘aprire’ a tutte queste situazioni, il gesuita ha risposto a tono: “La dinamica da pensare non è quella delle contrapposizioni ma del tentativo di inclusione. Lo sforzo della Relatio post disceptationem era inclusivo”.
Quindi, “la logica è stata: ‘Siamo riusciti a mettere insieme le cose?”. Non dimentichiamo, ha concluso Lombardi, “la specificità del Sinodo e del documento. È una forma diversa delle proposizioni, è un qualcosa ancora in cammino”, che pertanto non esprime “in modo maturo, uno stadio della riflessione dei Padri”, ma un “contributo” per un cammino ulteriore. Quello verso il Sinodo 2015 dedicato al tema "La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa nel mondo contemporaneo".


29 September, 2014

Il Papa e la sfida della nuova famiglia
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Le prospettive del prossimo Sinodo dei Vescovi

Di Bruno Forte
ROMA, 28 Settembre 2014 (Zenit.org) - Con una solenne celebrazione, presieduta da Papa Francesco, avrà inizio domenica prossima in Vaticano la III Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, organismo voluto da Paolo VI per valorizzare la collegialità episcopale quale segno e strumento della più ampia “sinodalità” di tutta la Chiesa, del coinvolgimento, cioè, attivo e responsabile di ogni fedele nella vita del popolo di Dio. Sin dai primi atti del suo pontificato, Francesco ha manifestato la volontà di incoraggiare la partecipazione di tutti i vescovi al governo della Chiesa universale, promuovendo al tempo stesso la responsabilità propria degli episcopati nazionali nella risposta da offrire alle tante e diverse sfide pastorali del nostro tempo. Egli intende così dare espressione piena e visibile all’ecclesiologia di “comunione” proposta dal Concilio Vaticano II.
È in questo spirito che va compreso anche il cammino che ha voluto per questa assemblea sinodale, a partire da un ascolto ampio e profondo della vita della Chiesa e delle sfide più vive che ad essa si pongono, realizzato attraverso un questionario inviato a tutte le Conferenze Episcopali. Le risposte pervenute, in altissima percentuale e non solo dai vescovi, sono confluite in un Instrumentum Laboris di ampio respiro, che sarà alla base dei lavori sinodali.
Essi si svolgeranno per la prima volta in due tappe, la prima nell’ottobre di quest’anno, la seconda nell’ottobre 2015, in modo da consentire un tempo intermedio in cui le Chiese locali, nella ricchezza e varietà delle loro componenti, possano maturare proposte da offrire al discernimento del Vescovo di Roma. Con Papa Francesco i credenti sono dunque chiamati in modo rinnovato a camminare sulle vie del Concilio e del suo insegnamento riguardo alla Chiesa, immagine della Trinità divina, una nella fede, varia e molteplice nei doni e nei servizi che la compongono.
Il tema scelto dal Papa per questa assemblea sinodale, di cui mi ha nominato “segretario speciale”, riguarda “le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. Ne sottolineo due aspetti: il primo è l’attenzione prioritaria all’annuncio del Vangelo. Con continua insistenza Francesco ricorda alla Chiesa che essa non esiste per se stessa, ma per la gloria di Dio e la salvezza degli uomini, cui è chiamata a portare la gioia del Risorto. Questa gioia va annunciata a tutti, in uno slancio d’amore gratuito che non esclude nessuno, a cominciare dalla famiglia, cellula decisiva della società e della Chiesa, scuola di umanità (come l’ha definita il Vaticano II al n. 52 della Costituzione Gaudium et Spes), di socialità e di ecclesialità, grembo di crescita nella fede e nell’amore reciproco.
Primo scopo del Sinodo è di riproporre a un mondo in cui l’istituto familiare è spesso in crisi la bellezza e la necessità della famiglia per il bene di tutti. Il secondo aspetto da rilevare è il taglio “pastorale” del tema, secondo la prospettiva esistenziale e pratica con cui Francesco invita a guardare il valore e le sfide della vita familiare oggi. Si potrebbe definire questo taglio con le parole che il Beato Giovanni XXIII annotava sul suo Diario il 19 Gennaio 1962, nel clima della preparazione prossima del Concilio: “Tutto riguardare in luce di ministero pastorale, cioè: anime da salvare e da edificare”. Non si tratta, insomma, di dibattere questioni dottrinali, peraltro esplicitate dal Magistero anche recente (dal Concilio Vaticano II nella Costituzione Pastorale Gaudium et Spes 47-52, all’Esortazione apostolica Familiaris consortio di Giovanni Paolo II del 1981), quanto di comprendere come annunciare in maniera efficace il Vangelo della famiglia al tempo che stiamo vivendo, segnato da un’evidente crisi sociale e spirituale.
L’invito che ne deriva per tutta la Chiesa è a mettersi in ascolto dei problemi e delle attese che vivono oggi tante famiglie, manifestando ad esse vicinanza e proponendo loro in maniera credibile la misericordia di Dio e la bellezza del rispondere alla Sua chiamata. In un contesto come quello della cosiddetta “modernità liquida” (Zygmunt Bauman), in cui nessun valore sembra più assodato e l’istituto familiare è spesso semplicemente rifiutato, diventa quanto mai significativo mostrare i caratteri profondamente umanizzanti della proposta cristiana sulla famiglia, che non è mai contro qualcuno, ma sempre ed esclusivamente a favore della dignità e della bellezza della vita di tutto l’uomo in ogni uomo, per il bene dell’intera società.
Nella famiglia - afferma il Vaticano II - “le diverse generazioni s’incontrano e si aiutano vicendevolmente a raggiungere una saggezza umana più completa e a comporre convenientemente i diritti della persona con le altre esigenze della vita sociale” (Gaudium et Spes 52). Accompagnamento e misericordia costituiscono l’atteggiamento che Papa Francesco chiede di avere verso le famiglie. Verso quanti vivono in situazioni irregolari dal punto di vita morale e canonico, l’insistenza è “sulla misericordia divina e la tenerezza nei confronti delle persone ferite, nelle periferie geografiche ed esistenziali”.
Certamente, vivere in pienezza il Vangelo della famiglia non è facile, né scontato, e spesso le condizioni concrete dell’esistenza tendono a minare anche gli sforzi migliori: si pensi alla fragilità psicologica e affettiva possibile nelle relazioni familiari o all’impoverimento della qualità dei rapporti, dovuto allo stress originato dalle abitudini e dai ritmi imposti dall’organizzazione sociale, dai tempi di lavoro, dalle esigenze della mobilità. Inoltre, la cultura di massa influenza e corrode talvolta le relazioni familiari, invadendo la famiglia con messaggi che banalizzano il rapporto coniugale. Diventa allora più che mai vitale coniugare l’impegno quotidiano in famiglia a condizioni che la sostengano tanto nell’ambito della società civile, quanto nella comunità ecclesiale, motivando concretamente la bellezza e la fecondità del matrimonio e il potere terapeutico della fedeltà coniugale.
Numerose sono, poi, le situazioni contestuali nuove, che richiedono attenzione peculiare da parte della Chiesa, dalla cultura del non-impegno e della presupposta instabilità del vincolo alla riformulazione dell’idea stessa di famiglia, a un diffuso pluralismo relativista nella concezione del matrimonio, fino a proposte legislative che svalutano la permanenza e la fedeltà del patto matrimoniale. Queste sfide comportano conseguenze pastorali rilevanti: “Se ad esempio si pensa al solo fatto che nell’attuale contesto molti ragazzi e giovani, nati da matrimoni irregolari, potranno non vedere mai i loro genitori accostarsi ai sacramenti, si comprende quanto urgenti siano le sfide poste all’evangelizzazione dalla situazione attuale, peraltro diffusa in ogni parte del villaggio globale’”. La vastità dell’impegno, l’urgenza dei temi e le attese, rischiano di essere fin troppo grandi. Chi crede, sa di poter chiedere luce e sostegno al Dio della vita e della storia, e Papa Francesco ha invitato in modo particolare a farlo in questa domenica, pregando in tutte le Chiese per l’imminente assemblea sinodale. Per tutti, comunque, la posta in gioco è talmente rilevante, da ritenere che su di essa si giochi in buona parte la qualità del nostro comune futuro.



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