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31 January, 2018

La colomba e il serpente del Family-day
di - Vittorio Lodolo D’Oria


“Siate puri come colombe e scaltri come serpenti”. Questa sollecitazione evangelica ci esorta ad agire senza tradire i principi ma, al tempo stesso, con astuzia. Purezza e scaltrezza devono integrarsi in uguale misura evitando che la colomba vada da una parte e il serpente dall’altra. In sintesi la salvezza non viene da una sola delle due virtù. La nostra colomba è indubbiamente rappresentata da Massimo Gandolfini (CDNF) neocatecumenale, neurochirurgo di successo, felicemente sposato, genitore di numerosi figli adottivi. Quale colomba potrebbe esserci meglio di lui per la piazza del Family Day (FD)? Il serpente, animale sicuramente meno attraente, è Mario Adinolfi (direi un pitone per dimensione e peso): divorziato risposato a Los Angeles, giornalista e direttore del quotidiano La Croce, già fondatore e parlamentare del PD e con l’hobby del poker (così lo chiama lui ricorrendo a un eufemismo che molti non condividono). Insomma un CV non proprio lineare per uno che si professa cattolico convinto, seppure convertito di recente, ma provvisto di esperienza politica e capace di muoversi in terreni paludosi in cui una colomba non sopravvivrebbe. Massimo e Mario, una combinazione perfetta, verrebbe da dire, un’accoppiata vincente.
Invece, immediatamente dopo il secondo FD, la coppia si trova in disaccordo sulla strategia da seguire. Per assurdo le parti si scambiano i ruoli: il serpente indica la linea “intransigente e pura”, avvertendo la colomba che occorre creare un partito ex-novo poiché non esiste sullo scenario alcuna formazione politica che rispecchi principi e valori della piazza del FD. La colomba invece decide di accontentarsi di una battaglia di retroguardia, ritenendo sufficiente “un’azione prepolitica” per poi “contaminare” i partiti politici esistenti meno lontani, facendo inserire propri nominativi di fiducia nelle loro liste elettorali. Secondo Gandolfini, pur essendo destinati a costituire minoranza, possiamo costituire il lievito nella pasta e il sale della terra. Peccato però che così si corra il rischio di essere soffocati e divenire inutili se non si è in quantità sufficiente e non ci si trova nella “pasta” giusta. Adinolfi non arretra il fronte e decide di correre da solo tentando la carta del partito nuovo (starà giocando d’azzardo?) che risponda a tutti i requisiti agognati da una piazza laica ma convintamente cattolica. L’ostacolo qui è rappresentato dallo sbarramento al 3% per poter vedere riconosciuta una commisurata rappresentanza parlamentare.
Ed è proprio sui numeri che desidero soffermarmi per riflettere circa le opposte strategie. Possiamo asserire con buona approssimazione che se la piazza del FD ha portato, con evidente sacrificio e spesa individuali, un milione di persone in strada a Roma, vi era almeno un indotto di altri due milioni che erano rimasti a casa ma che, nelle urne, avrebbero seguito volentieri un partito nuovo fondato su valori e principi cattolici. Questo potenziale elettorato toccherebbe comodamente il 10% superando ampiamente la barriera del 3% e garantendo di conseguenza un’ampia rappresentanza politica a un partito laico ma dichiaratamente cattolico. Un secondo punto chiave risiede nella strategia imposta da Gandolfini per cui la suddetta piazza del FD dovrebbe limitarsi a svolgere “un’azione prepolitica” scendendo a compromessi con altri partiti da “contaminare” (per usare il termine caro al medico bresciano). Ci permettiamo di eccepire questo pensiero per almeno cinque motivi: a) quando mai è stato conferito dalla piazza a Gandolfini il mandato di riconoscere la sua come unica e insindacabile strategia politica da seguire? b) chi ha stabilito che il popolo del FD non può avere un proprio partito politico, perfettamente rispondente ai propri principi, ma si deve accontentare di essere dirottato in un contenitore ammaccato quale un altro partito dai valori quanto meno discutibili? c) è mai stata opportunatamente sottoposta al popolo del FD la possibilità di scegliere tra le due strategie che hanno trovato in disaccordo gli stessi organizzatori? d) come farà a tradursi in “politica” l’azione prepolitica di Gandolfini in altri contenitori? Forse attraverso i rappresentanti di cui lui solo, fino a oggi, conosce il numero, il nome e la provenienza, oppure grazie alla “contaminazione” che oggi rappresenta solo un termine evanescente? e) Se il PdF, nato indiscutibilmente all’indomani dell’ultimo FD, è oggi in lizza per le elezioni politiche, perché negare la sua esistenza quale unico partito che risponde di fatto agli ideali della piazza del FD?
Purtroppo le cose hanno preso un’altra piega e la colomba al tavolo delle trattative è stata ingannata riuscendo a portare a casa pochi seggi a fronte dei 60-70 che avrebbe meritato la piazza del FD col suo peso elettorale. Ma non sta meglio il serpente che, da par suo, ha imboccato una strada solitaria e difficile che rischia oggi di infrangere in quella soglia del 3% il sogno di una piazza desiderosa di una propria rappresentanza parlamentare. Errori certamente ve ne sono stati da entrambe le parti, prima di tutto nel finire col separarsi di fronte a una piazza cattolica, convinta e coesa. Credo fortemente che nessuno sia sceso in piazza per aderire a compromessi e siamo tutti (o quasi) profondamente contrari ad allearci con chi, per esempio, vuole riaprire le case di tolleranza riconoscendo istituzionalmente la mercificazione del corpo della donna. E il pitone ha fatto errori? Certamente non è riuscito a far valere le proprie inconfutabili ragioni con una colomba spaesata e sprovveduta di fronte alla politica. Come ha fatto invece la colomba a smarrire smaccatamente ruolo e rotta? Alcune voci (sarà l’interessato a dirci se sono vere) affermano che è subentrato un veto della CEI che si opponeva alla costituzione di un nuovo “partito cattolico”. Se così fosse, la nostra colomba avrebbe dovuto rivendicare la propria laicità rifiutando ingerenze e rammentando che proprio dal sommo pontefice viene da tempo la sollecitazione ai laici perché camminino in autonomia senza per forza attendere indicazioni pastorali di vertice.
Ad Adinolfi desidero porre un’ultima domanda, cui non riesco proprio a rispondere: perché il PdF non si è alleato coi partiti del centrodestra pur mantenendo la propria identità e i ben noti principi? A mio modo di vedere avrebbe avuto solo vantaggi dall’alleanza: ottenendo l’abbattimento della soglia di sbarramento; accantonando le disquisizioni sul “voto utile”; costituendo per tutto l’elettorato l’unico e inconfutabile partito di ispirazione cattolica senza compromessi su qualsivoglia valore non negoziabile. Non avrebbe potuto essere questo il punto di mediazione tra il volatile e il rettile?
Una manciata di parlamentari da una parte e il rischio di non superare lo sbarramento del 3% dall’altra non possono costituire il misero compenso per quell’immensa folla che si è riunita più volte e ha creduto in un nuovo e più giusto avvenire per le future generazioni. Quella gente non ha firmato una delega in bianco né alla colomba, né al serpente e chiede loro di operare al meglio nel rispettivo interesse. E la contropartita non può essere certamente costituita dal piatto di lenticchie che ci riserva la colomba, o dal tremendo rischio di non superare il 3% cui ci espone il serpente.
L’esperienza fin qui vissuta ci suggerisce che colomba e serpente hanno un preciso e distinto ruolo ma, soprattutto, complementare. Nel nostro caso la strategia politica e la trattativa spettavano al serpente mentre proselitismo, testimonianza e propaganda avrebbero dovuto avvenire sotto la guida della colomba. Di sicuro abbiamo imparato che le virtù dell’uno o dell’altra, da sole, non sono sufficienti per vincere. E il “grande separatore”, ahimè, ne era e ne è a conoscenza.
Seppure a un solo passo di distanza dal burrone, vi è ancora la speranza che i due tornino a operare insieme vittoriosamente. Gandolfini dovrebbe: ammettere di aver giocato al ribasso facendo compromessi sui valori; capire di essere stato turlupinato dai mestieranti della politica (in fondo lui altri non è se non un capace e onesto medico); riconoscere l’esistenza del Popolo della Famiglia (PdF) quale unico e prezioso contenitore per l’elettorato cattolico che non vuole compromessi. In alternativa, il medico bresciano, può persistere nel suo errore – perseverare diabolicum – e trascinare con sé, nel baratro, tutti coloro che in lui hanno riposto fiducia. E il serpente? Non può certamente restare inoperoso ma ha il compito di lavorare fino all’ultimo per la riunificazione con la colomba, battendosi per primo il petto per non essere riuscito a evitare la rottura, pur essendo dotato della fatidica scaltrezza.
Ma ora, cari serpente e colomba, sappiate che se ci condurrete a un’altra legislatura disastrosa come quella appena terminata, non dovrete fare i conti solo con noi ma con qualcuno di molto più in alto. E tanto vi basti per prendere le decisioni giuste. Altro non ho da dirvi perché rimane poco tempo anche per pregare per il nostro Paese insieme a tutti gli uomini di buona volontà.
Sappiate infine che molti di noi non parteciperanno più a FD di sorta per non dover più assistere a penose diaspore tra fratelli. L’intento di noi tutti era quello di contrastare i DICO nel 2007, il gender nelle scuole del 2015 e le unioni civili nel 2016. Ebbene questi obiettivi si perseguono in Parlamento con un’azione politica (non solo prepolitica) di uomini irreprensibili, eletti in partiti dai principi saldi e coi valori non negoziabili. Questo siamo venuti a chiedere in piazza e questo è ancora più indispensabile dopo il tradimento subito da politici voltagabbana all’indomani del FD del 30.01.16. Non vanificate i nostri sforzi, né la speranza dei nostri figli alle soglie delle elezioni politiche che cadono, giustappunto nel 50° dello sciagurato ’68 i cui effetti continuano a disgregare la famiglia e distruggere la scuola.
PS Ho conosciuto di persona Massimo Gandolfini in un paio di circostanze e in comune con lui ho una famiglia numerosa e svolgo la stessa professione di medico. Sono convinto che nel ruolo di colomba non sia solo perfetto, ma anche insostituibile. Non conosco invece personalmente Mario Adinolfi, l’ho sentito parlare tre volte e ho letto il suo OCOM da me totalmente condiviso a eccezione del fatto che manca di un capitolo sulla scuola (come ho scritto, siamo nel 50° del disgraziato ’68 e che nel logo del PdF ci sono proprio i termini scuola e famiglia). Mario ha un percorso di vita da “convertito maledetto”, potremmo definirlo “oversize” in tutti i sensi senza timore di offenderlo. E’ assai distante dal mio modo di vivere ma è maledettamente intrigante, intelligente, colto e al contempo istrionico. Solo uno come lui avrebbe potuto imbarcarsi nella folle impresa chiamata PdF. Abbiamo tutti ottimi motivi per diffidare di lui (ricordate le obiezioni di Anania quando l’angelo gli chiese di occuparsi di Paolo di Tarso cieco e appena caduto da cavallo?) ma è anche l’unico ad averci offerto una soluzione senza compromessi.
31 Gennaio 2018 – San Giovanni Bosco
Vittorio Lodolo D’Oria
Presidente Famiglie Numerose Cattoliche

21 January, 2018

Cari Mario e Massimo
di - Vittorio Lodolo D’Oria


Cari Mario e Massimo, il Popolo del Family-day (FD)
deve sapere subito da voi la verità per votare consapevolmente
A tutti noi è noto quanto occorso dopo il FD del 30.01.16 che aveva portato per la seconda volta, nel giro di sei mesi, un milione di persone in piazza a Roma. Il portavoce Massimo Gandolfini si era detto in seguito favorevole al solo inserimento di nominativi cattolici nelle liste dei “partiti amici già esistenti” nell’area di centrodestra, mentre Mario Adinolfi, suo braccio destro, aveva preferito optare per una soluzione più radicale fondando ex-novo il Popolo della Famiglia (PdF). L’operazione era dunque esitata in una spaccatura traumatica e ora che siamo in vista delle elezioni politiche dobbiamo poter leggere lo scenario per operare la scelta giusta.
Partiamo con l’analisi più semplice, quella riguardante la scelta di Adinolfi col suo PdF. La strada intrapresa da Mario è indubbiamente quella più ardua perché: non accetta compromessi sui valori; parte da zero con la costruzione forse velleitaria di creare dal nulla un nuovo partito; non ipotizza alleanze per la posizione valoriale dura e pura ancorata ai valori non negoziabili. Inutile dire che si dimostrerà vincente unicamente se riuscirà a superare lo sbarramento del 3% guadagnando la conseguente rappresentanza parlamentare. Insomma, o la va o la spacca.
La posizione di Gandolfini, promotore del Comitato Difendiamo i Nostri Figli (CDNF) è più articolata da valutare nelle sue potenziali conseguenze. La scelta di limitarsi a inserire dei nominativi nelle liste di partiti di centrodestra comporta certamente un primo compromesso rinunciando alla “pienezza valoriale” cui solo Massimo si ispira (si veda per esempio la riapertura delle case chiuse promossa della Lega, il voto ambiguo sulle DAT di FdI, la visione laicista di FI e tanto altro come il favore all’uso di politiche anticoncezionali come la pillola del giorno dopo etc). In seconda battuta deve essere valutata la qualità e la quantità della rappresentanza parlamentare che Gandolfini otterrà a fronte dell’appoggio che il suo CDNF offrirà ai suddetti partiti. Non si tratta davvero di un dettaglio poiché, al tavolo delle trattative, i politicanti esperti cercheranno di pagare a Gandolfini il minimo prezzo in termini di seggi parlamentari. Pur dando atto al medico bresciano che saprà ben selezionare i suoi uomini da mandare in Parlamento, dovremmo almeno sapere quanti piazzamenti è riuscito a ottenere e soprattutto la bontà degli stessi (si tratta di posti in cui è reale la possibilità di essere eletti?). In altre parole Gandolfini deve rendere conto pubblicamente a tutta la gente del FD dell’esito delle trattative in corso coi partiti. Inutile dire che il numero di parlamentari da pretendere e ottenere non può certamente essere esiguo (almeno 20/30) poiché la “merce di scambio” messa sul tavolo è costituita da quella piazza del FD con tutto il suo indotto. Questa prima analisi è importante per gli sviluppi che si possono avere in seguito. Se infatti la contropartita fosse sostanziosa in numero di seggi, tutto bene, ma qualora fosse per un qualche motivo insufficiente, Gandolfini dovrebbe prenderne atto, informarne i suoi sostenitori e proporre una strategia alternativa per non permettere una devastazione della famiglia per altri 5 anni come è stato nella XVII Legislatura. Il medico bresciano si troverebbe di fronte a un bivio: far saltare il tavolo delle trattative con i partiti rifiutando di scambiare la primogenitura con un piatto di lenticchie e proporre come alternativa ai propri seguaci di votare il PdF di Adinolfi per fargli superare il 3% senza, tra l’altro, dover scendere a patti sui valori. Accettare il piatto di lenticchie oppure rifiutarsi di indicare il PdF come unica possibile alternativa valida alla trattativa fallita sarebbe il peggior dispetto alle famiglie italiane. Dunque Gandolfini ci dica cosa sta succedendo e cosa ha realmente intenzione di fare: se vendere o svendere la piazza che gli ha creduto.
Lo scenario peggiore che si possa presentare a noi famiglie presenti a tre FD consecutivi (2007/2015/2016) è un CDNF che riesca a far eleggere una misera manciata di parlamentari e un PdF che non superi lo sbarramento del 3%. Riunificare le forze, anche a pochi giorni dalla competizione elettorale, può evitare la totale débâcle della Famiglia, trasformare una sconfitta in vittoria, restituire l’unità al popolo di Famiglie che è sceso in piazza festante con nonni, genitori, figli e nipoti. Se però così non fosse non potremo esimerci nell’immediato futuro dall’invitare i veri responsabili ad un esame di coscienza che consenta agli uomini di buona volontà di evitare le più nefaste conseguenze di una insensata lotta fratricida.
Grazie tante a Mario per il suo impegno a tempo pieno a favore della famiglia, ed altrettanto a Massimo per lo spazio che ha sottratto per il medesimo motivo alla sua professione. Che il Signore illumini le vostre menti e quelle di noi tutti per un Paese autenticamente cattolico da affidare alle ignare generazioni che ci seguiranno.
Vittorio Lodolo D’Oria
Presidente Famiglie Numerose Cattoliche
21 Gennaio 2018 (Santa Agnese)

07 January, 2018

Francia, in stato vegetativo a 14 anni
di - Il Gazzetino


Lo Stato: "Staccate la spina", genitori contrari

Il consiglio di Stato francese ha confermato lo stop delle cure ad Inès, una quattordicenne che si trova in stato vegetativo dallo scorso giugno. La massima giurisdizione transalpina avvalla così la decisione dei medici dell'ospedale di Nancy, che contro il parere dei genitori, ritengono che non ci sia più nulla da fare.
Il padre e la madre della piccola si erano rivolti al Consiglio di Stato con la speranza di ribaltare la sentenza del tribunale amministrativo di Nancy che il 7 dicembre corso aveva confermato a sua volta il parere dei medici. Ma ora anche i Saggi si schierano a favore di quella difficile decisione.




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