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19 February, 2018

Creato negli Usa embrione ibrido pecora-uomo
di - Rai news


Per la prima volta è stato creato in laboratorio un embrione ibrido uomo-pecora, in cui una cellula su 10.000 è umana. Un anno fa circa era stato realizzato un embrione di uomo e maiale dallo stesso gruppo di ricerca, dove le cellule umane erano una su 100.000. L'annuncio arriva dagli scienziati dell'università della California Davis al meeting della American association for the advancement of Science di Austin, in Texas. L'ibrido, spiegano i ricercatori, è un passo verso la possibilità di far crescere organi umani negli animali.
L'ibrido è stato ottenuto Introducendo cellule staminali adulte 'riprogrammate' nell'embrione di pecora, che poi è stato lasciato crescere per 28 giorni, il massimo per cui l'esperimento aveva ottenuto l'autorizzazione, di cui 21 nell'utero di un animale. Nel periodo le cellule umane si sono riprodotte, spiega Pablo Ross, uno degli autori, anche se per arrivare alla possibilità di avere un intero organo serve un rapporto di uno a 100.
Nella stessa presentazione i ricercatori hanno spiegato di essere riusciti ad ottenere embrioni di pecora e maiale privi del pancreas grazie alla tecnica Crispr di 'copia e incolla' del Dna, un passo ulteriore per far 'ospitare' agli animali gli organi umani. "Anche se c'è molto da lavorare - sottolinea il ricercatore - gli organi prodotti in queste chimere interspecie potrebbero un giorno costituire un modo per soddisfare la domanda di organi, trapiantando ad esempio un pancreas ibridizzato in un paziente".
L'uso delle pecore, ha spiegato ancora il ricercatore al Guardian, ha molti vantaggi rispetto al maiale, a partire dal fatto che bastano quattro embrioni e non cinquanta per far iniziare una gravidanza. Anche questo animale inoltre ha organi di dimensioni simili a quelli umani. 



13 February, 2018

Le risposte dei partiti alla petizione scuola sottoscritta da 35.000 docenti
di - Vittorio Lodolo D’Oria


Introduzione e ringraziamenti

Superate abbondantemente le 30.000 sottoscrizioni del programma era venuto il momento (4 gennaio u.s.) di sottoporre le richieste contenute nella petizione ai partiti politici in vista delle imminenti elezioni politiche. Non è stato affatto facile stabilire un contatto coi partiti per presentare loro l’iniziativa. Forse la ragione risiede nel fatto che si è trattato di un “processo inverso” rispetto a quello solito: un popolo di docenti che propone un programma ai partiti anziché riceverlo preconfezionato. Ne discenderanno assenze importanti e alcune sbavature nelle risposte: repliche incomplete, questioni omesse quindi inevase; rivendicazioni sul proprio operato; incapacità a individuare le coperture di spesa; slogan pre-elettorali e via discorrendo. Per ovvie ragioni le dichiarazioni di seguito riportate sono state richieste per iscritto e riportate integralmente nel testo senza modificare una sola virgola. Non sarà altresì espresso dallo scrivente alcun giudizio complessivo circa il contributo dei singoli politici, poiché lo stesso competerà ai lettori che avranno modo di valutare bontà e completezza delle risposte. Saranno invece confutate, di contributo in contributo, le risposte tecniche non condivisibili per questioni oggettive. Infine verranno operate alcune riflessioni conclusive che si propongono di facilitare al lettore comprensione e valutazione dell’iniziativa. Prima di scorrere le risposte dei responsabili-scuola dei singoli partiti – cui vanno i nostri ringraziamenti – conviene rileggere le puntuali domande del programma sottoposto a FI, Lega, M5S, PD, LeU, FdI e PdF. Il programma in sintesi si basa su due richieste fondamentali: a) per tutta la durata della legislatura stop a ulteriore riformismo inconcludente; b) azione politica atta a restituire dignità e professionalità all’insegnante operando su salute, prestigio/salario, previdenza. Si ringraziano altresì i sindacati Gilda e Anief nonché l’associazione Professione Insegnante per l’appoggio dato alla petizione in una fase delicata come quella del recente contestatissimo rinnovo contrattuale della scuola. L’assunto del progetto consisteva nello studiare e rivalutare le condizioni di salute del corpo docente che, per operare bene, deve essere in salute, quindi vedersi riconosciuti professionalità, prestigio e adeguato trattamento previdenziale. Dunque la salute professionale, tutelata dalla legge solo a parole (art. 28 DL 81/08), è la prima indispensabile condizione per ricostruire le fondamenta della scuola rappresentate proprio dal corpo docente. La salute professionale è ancora oggi materia quasi del tutto ignota a politica, istituzioni, alla stessa categoria dei docenti e soprattutto dei dirigenti sui quali peraltro gravano responsabilità medico-legali per lo più sconosciute o ignorate. Riusciremo a far passare anche ai politici il messaggio che un insegnante rispettato e in salute è anche garanzia di prestazione professionale adeguata e incolumità per lo stesso discente? Noi intendiamo comunque provarci.
NB L’ordine con cui sono presentate le dichiarazioni dei parlamentari, in nome dei loro partiti, segue la cronologia con cui le stesse ci sono pervenute.

Forza Italia – On. Elena Centemero (dirigente scolastico)
A) “Riconoscere ufficialmente le malattie professionali dei docenti, nonché prevenirle è un passo importante che Forza Italia si impegna a sostenere e portare avanti. Il benessere dell’ambiente di lavoro e delle persone che ci vivono e lavorano è importante per il processo di apprendimento e per una scuola di qualità”.
B) “Riguardo alla richiesta di adeguare i salari dei docenti alla media UE entro la XVIII legislatura, mi sento di affermare che gli insegnanti vanno valorizzati per il lavoro che svolgono attraverso un sistema di carriera che deve essere legato alle funzioni e all’impegno che svolgono a scuola. Ad esempio devono essere riconosciute, giuridicamente ed economicamente, le funzioni di vicario e vicepreside, staff, responsabile dei dipartimenti, responsabile dell’innovazione e della didattica, responsabile dell’alternanza. Queste devono essere figure stabili dell’organigramma su cui investire in termini di formazione, responsabilità e carriera”.
C) “Circa la rivisitazione delle riforme previdenziali in base all’anzianità di servizio e alle malattie professionali determinate dall’usura psicofisica osservo quanto segue. La legge Fornero deve essere rivista in quanto frutto dell’emergenza. Il fatto che questa legge ha procrastinato e procrastina l’uscita dal mondo della scuola di docenti e personale ATA porrà tra qualche anno un problema di non poco conto: l’uscita in massa di un numero altissimo di lavoratori della scuola, che avranno raggiunto l’età pensionabile, con un costo elevatissimo per le Casse dello Stato e con un turn over elevatissimo. Per evitare un drammatico effetto imbuto è dunque necessario ripensare ad una uscita graduale di tale personale (sono i nati tra 1958 e 1963/64 gli anni delle nascite). È indubbio che una rivisitazione della legge Fornero nel mondo della scuola comporta il tema dell’anzianità in relazione alle alunne e agli alunni, l’usura psicofisica e le malattie professionali. Da sempre abbiamo sostenuto la battaglia Quota 96.
Commenti: la risposta (B) sulla retribuzione stipendiale non risponde alla richiesta in quanto la petizione chiede di adeguare gradualmente, nel corso della XVIII legislatura, gli stipendi dei docenti alla media UE e non di come ripartire gli stessi in base a incarichi gestionali o responsabilità didattiche o organizzative. Questo punto diviene ancora più sensibile oggi dopo la recente firma di un contratto atteso per 9 anni che riconosce una ridicola mancetta a tutti gli insegnanti. A riprova dei malumori la mancata firma di importanti sindacati quali Gilda e Snals.
La risposta (C) pone l’accento sulla riforma della Legge Monti-Fornero focalizzando l’attenzione sulla “differenza di età tra docenti e discenti” mentre la petizione propone di adottare come criteri assoluti per una rivisitazione i parametri rappresentati da: anzianità di servizio, usura psicofisica e conseguenti malattie professionali da determinare con studi epidemiologici. I problemi delle Casse dello Stato non possono essere comunque tamponati con provvedimenti “al buio” e soprattutto a danno della salute dei lavoratori.

Lega – Sen. Mario Pittoni (giornalista pubblicista)
“E’ ora di prestare attenzione alla prevenzione dello Stress Lavoro Correlato (SLC) nelle scuole e alla relativa formazione, previste dal DL 81/08 divenuto operativo il 1° gennaio 2011 ma tuttora disapplicato. Una recente ricerca segnala un livello di precarietà nella scuola tre volte superiore rispetto a quello complessivo degli altri comparti pubblici: quasi il 15% contro il 5,5%. Con la “Buona scuola” è stata inoltre introdotta la regola per cui dopo 36 mesi da insegnante precario senza assunzione definitiva, vieni lasciato a casa e sappiamo quanto l’insicurezza incida sullo stress. Senza contare che con la “Buona scuola” i docenti hanno perso l’ultimo strumento per gestire classi culturalmente sempre più variegate. Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli non vuole si parli di abolizione di fatto della bocciatura, ma lei stessa ha confermato la novità dell’ammissione “anche in caso di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”, dando l’ennesima spallata al merito nella scuola pubblica, cosa tra l’altro che toglie valore a titoli già poco considerati. Una volta al Governo, ci siamo impegnati a sostituire il provvedimento che dopo 36 mesi di precariato scarica l’insegnante, ribaltando l’interpretazione data dal Pd a una direttiva europea. Ma chiederemo pure che sia finalmente attuata la prevenzione dello SLC, nell’interesse sia dei docenti che degli studenti”.
Commenti: il senatore Pittoni, che è l’unico degli intervistati a non provenire dal mondo della scuola, ha privilegiato dare enfasi ai correttivi alla L107/15 piuttosto che trattare la questione retributiva e previdenziale dei docenti riportata nella petizione. Come tutti ha invece espresso la necessità di tutelare la salute dei docenti ovviando ai ritardi e dando finalmente operatività al negletto DL 81/08.

Partito Democratico – On. Simona Malpezzi (docente scuola superiore II grado)

Parto da una premessa. Non credo che la Legge 107 abbia peggiorato lo status dei docenti;
abbiamo cercato di mettere in campo strumenti per ridurre progressivamente il precariato con
l’obiettivo di eliminarlo, abbiamo investito sulla formazione in servizio e sull’aggiornamento ed
è in discussione il rinnovo del contratto. Quindi, pur ritenendo necessario introdurre ulteriori
misure a partire dalla retribuzione adeguata agli standard europei, non credo sia corretto
affermare di aver aggravato la condizione dei docenti.
Esiste davvero un problema di stress e di burnout tra il personale docente e dico chiaramente
che bisogna occuparsene seriamente, effettuando studi epidemiologici e adottando
successivamente le iniziative conseguenti. Abbiamo fatto dei passi avanti sicuramente e penso
all’estensione dell’Ape social anche alle maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia. Non vi è
dubbio che questo problema sia stato trascurato nel nostro Paese, ed è poco presente nel
dibattito politico/sindacale, mentre in altri paesi UE la questione è, non solo ampiamente
dibattuta, ma anche gestita. Quindi vorrei assumere l’impegno di portare questo tema che
reputo fondamentale nell’agenda politica. E ribadisco la volontà di intervenire sulle retribuzioni.
Per quanto riguarda le commissioni mediche di verifica (se ne occupa il Mef per ovvi risvolti
sulla finanza pubblica delle decisioni delle CMV) possiamo cominciare a discuterne.
Il TFR erogato a rate fa parte del contenimento della spesa pubblica ed è un provvedimento
adottato vari anni fa e che, dunque, afferisce alla corretta gestione delle risorse pubbliche.
Ribadisco che sul pensionamento correlato all’usura psicofisica bisogna fare ulteriori passi
avanti utilizzando come modello l’Ape. Penso che di tutto questo si potrà ampiamente discutere
dopo gli studi epidemiologici.
Dal punto di vista “tecnico” faccio qualche breve considerazione sui punti indicati.
A) gli studi epidemiologici si possono fare
B) stress da lavoro correlato: l’obbligo di valutare (e poi di intervenire in caso di necessità)
sullo SLC è del dirigente scolastico in quanto datore di lavoro. Il dirigente scolastico deve
predisporre per legge il Documento di Valutazione dei rischi, e all’interno di questo documento
vi deve essere la parte relativa alla valutazione dello SLC. Uso il termine “deve” perché questo
è un obbligo di legge, e se il DS è inadempiente rischia multe e carcere (è previsto anche
questo). Quindi non ho alcun dubbio che nei Documenti di Valutazione dei Rischi di tutte le
scuole la valutazione dello SLC sia prevista. Poi è ovvio che ci possono essere DS inadempienti,
su questo rischio come su altri. Ma sia chiaro che il MIUR non ha competenze in materia,
perché in quanto datore di lavoro il DS agisce sotto la sua diretta (e penale e civile
responsabilità). Il Miur ha sempre erogato fondi per la formazione sulle tematiche della
sicurezza, e quindi anche sullo SLC. Il nostro obiettivo è aumentare le risorse e porre
particolare attenzione a questa tematica. Ma il MIUR non può fare “controlli” in materia sui DS.
I controlli in materia di sicurezza spettano agli organismi preposti (principalmente ispettori del
lavoro presso le Asl). Ora, la materia dello SLC è particolarmente complessa: lo stress del
docente può nascere da: classi troppo numerose, alunni indisciplinati, dirigente incapace,
organizzazione carente, genitori invadenti… Quindi scrivere che bisogna finanziare la
“prevenzione dello stress da lavoro correlato” appare generico (per fare un esempio è come se
dicessimo che bisogna finanziare la scuola e farla funzionare meglio)
C) accertamento medico per tutti i lavoratori:
- chiedere l’accertamento medico per tutti i lavoratori appare impossibile perché la legge ha
abolito l’obbligo di presentare il cosiddetto “certificato di sana e robusta costituzione”. Quindi
non è vero che c’è un accertamento medico per chi supera il periodo di prova. Non vi è alcun
accertamento medico.
- Il DPR 171/11 si occupa di “procedura, effetti e trattamento giuridico ed economico relativi
all'accertamento della permanente inidoneità psicofisica dei dipendenti”: cioè si occupa di quei
dipendenti che la commissione medica dice che non possono lavorare più. Quindi non capisco a
quale discriminazione ci si riferisca
D) l’integrazione della Commissione medica di verifica con un rappresentante del MIUR è
prevista da una legge del 2013. Sempre per legge è previsto che il ricorso contro la decisione
della CMV si possa fare solo alla commissione di seconda istanza che è a Roma
E) tutelare la salute e la professionalità , ecc. . Difficile. La magistratura è autonoma. Il resto è
pleonastico: il DS è già il responsabile della salute dei lavoratori e dell’utenza, in quanto datore
di lavoro.

Commenti: Al punto (A) si dichiara che gli studi epidemiologici si “possono” fare mentre si “devono assolutamente” fare. Si tratta infatti della tappa iniziale che consentirà di riconoscere ufficialmente le malattie professionali degli insegnanti (oggi psichiatriche all’80% secondo gli studi disponibili). Solo allora smetteremo di parlare di un non ben identificato Stress Lavoro Correlato che non rappresenta di per sé una diagnosi ma una condizione di rischio.

L’APE rappresenta un tardivo e discriminatorio correttivo della riforma Monti-Fornero: tardivo perché la riforma previdenziale è stata fatta “al buio” mentre doveva da subito tenere in conto le variabili dell’usura psicofisica e delle conseguenti malattie professionali degli insegnanti; discriminatorio perché è riservato solo a una limitata classe di lavoratori (operatrici nidi e maestre infanzia) quando i due studi scientifici nazionali disponibili indicano la stessa misura di usura psicofisica in tutti i livelli di scuola fino alla secondaria superiore di II grado.
Circa le questioni tecniche trattate (punti C e D), è bene qui ricordare che le leggi ingiuste o sbagliate possono tranquillamente essere revocate o modificate. A tal proposito annoveriamo certamente: quella relativa al pagamento in tranche del TFR dei docenti che hanno per giunta una retribuzione inadeguata; quella che prevede l’insensato se non illegittimo inserimento del rappresentante MIUR in seno ai Collegi Medici di Verifica (poiché questi non è laureato in medicina e rappresenta il datore di lavoro che non deve mai venire a conoscenza dei dati sensibili sulla salute del lavoratore); quella che infine prevede di accentrare nella sola Roma le CMO di II istanza rendendo quasi impossibile oltreché altamente dispendioso il recarsi a visita per il lavoratore ammalato con medico di fiducia a proprio carico.
Tutti vorremmo poter dire – come l’on. Malpezzi al punto B – “non ho dubbi che nel DVR i dirigenti abbiano trattato lo SLC”, ma la certezza deve aver basi solide, non potendosi basare su evanescenti percezioni. La situazione purtroppo è affatto diversa perché i capi d’istituto non conoscono minimamente i loro compiti medico-legali (neanche se ne fa cenno in sede di formazione concorsuale) e non conoscono le malattie professionali che ancora devono essere riconosciute ufficialmente attraverso gli studi epidemiologici con i dati incomprensibilmente “secretati” dall’Ufficio III del MEF. E come il dirigente è il datore di lavoro dei docenti, il MIUR lo è dei dirigenti ed ha l’obbligo di controllarne l’operato. Vale qui la pena ricordare, a difesa dei dirigenti, che l’istituzione non ha stanziato fondi per attuare la prevenzione di legge dello SLC che deve tenere conto anche del genere (83% femminile) e dell’età (quella media è intorno ai 50 anni con tutto ciò che comporta). A questo proposito vale la pena rimandare tutti gli intervistati alla lettura della pubblicazione scientifica a firma dello scrivente su La Medicina del Lavoro N° 5/04 dal titolo “Quale rischio di patologia psichiatrica per la categoria professionale degli insegnanti”.
L’ultima osservazione nasce certamente da un equivoco presumibilmente terminologico su cui però è bene fare chiarezza (punto C). Ciascun lavoratore può richiedere (oppure gli può essere richiesto d’ufficio dal datore di lavoro) di essere sottoposto a visita medica in CMV per valutare l’idoneità/inidoneità lavorativa. Trattasi di uno strumento a tutela della salute del lavoratore. Orbene questo diritto è stato riservato esclusivamente (art.3, comma 3, DPR 171/11) a quei lavoratori che hanno superato il periodo di prova. Ne sono perciò esclusi i lavoratori a tempo determinato (supplenti) e quelli a tempo indeterminato che non hanno ancora superato il periodo di prova. Siamo di fronte pertanto a una evidente discriminazione tra lavoratori che impedisce a una parte di loro di fruire di una tutela sul lavoro. Ebbene la petizione chiede la revoca di questa ingiusta discriminazione tra lavoratori che si traduce anche ne restituire al dirigente scolastico la possibilità di esercitare la propria azione medico-legale di tutela sulla salute del lavoratore.

Movimento 5 Stelle – On. Sivia Chimienti (docente scuola superiore II grado)
1) Salute professionale. Il M5S si impegna a porre attenzione al tema della salute psico-fisica degli operatori del mondo della scuola. Educatori e docenti svolgono una professione decisamente gravosa dal punto di vista psicologico e fisicamente usurante, soprattutto all’interno dei nidi e delle scuole dell’infanzia. Durante la XVII Legislatura abbiamo proposto emendamenti e proposte di legge volti a riconoscere queste professioni all’interno del novero delle professioni gravose, consentendo così un’uscita anticipata dal mondo del lavoro. Ugualmente importante sarà l’istituzione di équipe territoriali di psicologi e medici in grado di supportare i docenti nelle attività quotidiane e riconoscere prontamente i primi segnali di disagio.
2) Uno dei punti principali del nostro programma sulla scuola è la rivalutazione della professione docente attraverso l’adeguamento degli stipendi alla media UE e la retribuzione della formazione in servizio. Questo consentirà di restituire prestigio sociale agli insegnanti e motivarli, così da ottenere un miglioramento complessivo del sistema d’istruzione. Le coperture economiche per lo sblocco del contratto andranno trovate nelle voci del bilancio pubblico in cui si annidano gli sprechi: a questo proposito abbiamo pubblicato un documento on line contenente le coperture precise per ogni intervento previsto. La formazione sarà retribuita in busta paga e la sua copertura deriverà dal capitolo di spesa attualmente destinato alla Card da 500 euro.
3) Un discorso più generale va fatto per quel che concerne l’età pensionabile. Il M5S intende superare la legge Fornero per tutti i lavoratori e rimodulare l’età minima di uscita dal mondo del lavoro, partendo proprio dalle categorie che svolgono lavori gravosi e usuranti. Il tema della previdenza andrà affrontato più a lungo termine, ma comunque entro il termine della legislatura, e prevedrà una riforma complessiva dell’intero sistema pensionistico.
Commenti: Come per l’on. Malpezzi vale la pena ricordare che i due soli studi scientifici pubblicati in Italia confermano che l’usura psicofisica degli insegnanti è identica a tutti i livelli: dalla scuola dell’infanzia alla scuola superiore di II grado. Scegliere perciò di tutelare una sola parte di docenti è ingiusto e discriminatorio rispetto a tutte gli altri livelli omessi. Dica piuttosto il Governo in base a quali dati e criteri ha operato: se possiede dati nuovi rispetto a quelli oggi disponibili li renda noti all’Opinione Pubblica giustificando finalmente il perché di questo provvedimento.
L’on. Chimienti, gliene va dato atto, è la sola a fare cenno alla copertura della spesa per l’adeguamento degli stipendi. Tuttavia ci rimanda a non ben identificate “voci di bilancio in cui si annidano gli sprechi” richiamate su un documento pubblicato online dal M5S. Avremmo avuto piacere che la responsabile scuola del Movimento fosse più chiara ed esaustiva in questa sede. Per la formazione invece dichiara di voler attingere ai fondi, che già oggi competono agli insegnanti, con una partita di giro.
Infine la questione previdenziale che sarà rivisitata anche dal M5S. Desideriamo ricordare che qualsiasi riforma previdenziale cui si desidera mettere mano non può prescindere in futuro dalla valutazione delle variabili finora trascurate: usura psicofisica della professione e anzianità di servizio con le relative malattie professionali.

Non hanno risposto alla lettera, contenente il programma della petizione, FDI, LeU mentre un discorso a parte merita il Popolo della Famiglia (PdF).

Popolo della Famiglia – Massimiliano Amato (commercialista)
Ho voluto mandare la lettera contenente la petizione anche al PdF (già presente nelle tornate amministrative precedenti ma non ancora in quelle nazionali) poiché nel suo logo sono riportate a chiare lettere le due agenzie educative Scuola e Famiglia. Dopo pochi incontri i responsabili hanno finito col riconoscere la bontà delle istanze contenute nella petizione e includerle integralmente nel programma per le prossime elezioni arrivando addirittura a propormi la candidatura per il PdF nel Collegio di Milano come capolista. Ho ringraziato per la stima ma declinato cortesemente l’invito, seppure con rammarico, poiché impegnato nella presente iniziativa coi vari partiti. Una scelta in tal senso mi avrebbe infatti precluso la possibilità di dare supporto tecnico sui temi in oggetto a qualunque parte politica dovesse chiederlo domani.
Riflessioni
1. I partiti hanno scritto i loro programmi a prescindere dal documento loro sottoposto e solo in seconda battuta hanno formulato una risposta alla nostra petizione. Ritengo che la cosa abbia avuto luogo, almeno in parte, per la fretta di predisporre i loro programmi incappando nell’errore di non prestare così ascolto anche a fonti autorevoli quale un programma stilato da tecnici e sottoscritto da 35.000 docenti.
2. Ha destato in tutti gli intervistati stupore e sconcerto il fatto che la salute degli insegnanti non sia tutelata, nonostante gli obblighi normativi, anche a causa dell’assenza di fondi stanziati ad hoc (il DL 81/08 non ha previsto fondi ad hoc). Ulteriore meraviglia ha suscitato l’inerzia istituzionale nel non attivarsi al fine di individuare e riconoscere le malattie professionali dei docenti (psichiatriche all’80%). L’incontro con le forze politiche è stato perciò utile a presentare una realtà totalmente sconosciuta e di fatto bandita da tutti i programmi partitici. Lega e FI hanno chiesto di potersi avvalere in futuro della nostra consulenza proprio a fronte della scarsa conoscenza in materia di tutela della salute dei docenti e così speriamo vorranno avvalersene tutti gli altri.
3. La questione dell’adeguamento salariale ai colleghi della UE appare materia spinosa anche perché è difficile reperire le risorse per la copertura. Negli incontri di persona mi sono permesso di ribadire quanto già scritto nella petizione cioè che, almeno inizialmente, i fondi necessari possono essere reperiti abbandonando l’insulsa e demagogica politica dei bonus (ai diciottenni, gli 80 euro, carta docente, bonus premiale etc). Dalle risposte, il suggerimento non sembra essere stato recepito.
4. Di altro tenore sono le risposte riguardo alla rivisitazione della previdenza che diviene un tema centrale della campagna elettorale: la rivisitazione della riforma Fornero. Più volte abbiamo scritto da questa testata che il vero limite della suddetta riforma (come tutte quelle che l’hanno preceduta) consiste nel non aver considerato le due variabili fondamentali quali l’usura psicofisica da anzianità di servizio e le conseguenti malattie professionali. Eccoci pertanto a dover fare retromarcia con timidi e insufficienti correttivi quali l’APE social e surrogati, applicati ingiustamente e senza specifici criteri scientifici ad una sola fascia (scuola dell’infanzia e nidi) e con l’esclusione immotivata di tutte le altre.
5. Più che mai rileggendo le risposte dei partiti riteniamo di aver fatto cosa utile proponendo il nostro programma. Infatti non abbiamo avuto la percezione che le controparti ritenessero strettamente collegati i punti proposti che gravitano attorno alla figura dell’insegnante: salute, prestigio e previdenza rappresentano infatti le tre gambe del tavolo che si chiama professione e devono essere rafforzate contemporaneamente. La salute ha però la precedenza rispetto alle altre due voci, ma gli stessi docenti non sembrano averne la consapevolezza (vedi programmi proposti da altri gruppi e associazioni di docenti) puntando quasi esclusivamente su retribuzione e previdenza. Basti qui ricordare che il migliore trattamento economico in altri Paesi UE (Francia, Regno Unito, Germania) non risolve i problemi di salute psichiatrici né l’altissimo tasso suicidario tra gli insegnanti. Per operare in tutte e tre le direzioni viene infatti richiesto alla politica un impegno che duri per tutta la XVIII Legislatura.
Conclusione
La petizione ha avuto il pregio di indurre oltre 35.000 insegnanti a ripensare la loro professionalità in termini di salute, prestigio/salario, previdenza e ha reso edotti i partiti, circa il programma messo a punto per apportare i necessari correttivi, saggiando al contempo la loro disponibilità ad assumere pubblicamente l’impegno a realizzare gradualmente tutti i passaggi nella prossima legislatura.

Sulla pagina www.facebook.com/vittoriolodolo è possibile intervenire sul tema.

05 February, 2018

Se la colomba viene impallinata
di - Vittorio Lodolo D’Oria


Ho già avuto modo di scrivere da queste colonne della pura colomba (Gandolfini) e dello scaltro serpente (Adinolfi), la cui accoppiata avrebbe potuto o potrebbe ancora essere vincente se ricostituita all’ultimo tuffo. Per spiegarmi meglio prenderò spunto da un recente post di Mirko De Carli (03.02.18): “Uscite le liste scopriamo che l’arguzia politica di Massimo Gandolfini ha prodotto come unico risultato la candidatura al quarto posto di un collegio plurinominale del fido Simone Pillon. La lista è quella della Lega, capolista in quel collegio è Giulia Bongiorno. Gandolfini per l’ennesima volta dimostra quel che lui stesso ammette: non sa niente di politica. E i vecchi politici, volponi, lo fregano sempre come quando affidò ad Alfano e Costa la piazza del Circo Massimo. Con i risultati noti. Ora vi chiederà di votare per la Lega, inevitabilmente per la Bongiorno nel collegio di Pillon, ben sapendo che la Bongiorno è una sfegatata sostenitrice della legge Cirinnà, dell’abrogazione della legge 40, della fecondazione eterologa, della legge Scalfarotto. Tutto questo per il quarto posto di Pillon? Questa è la strategia del “contaminare i partiti”?
Ma davvero le cose stanno così? Sarebbe quanto mai disastroso. Ho voluto pertanto sincerarmene di persona scrivendo a un autorevolissimo fiduciario e fac totum di Gandolfini (preferisco non rivelarne l’identità) che solo un paio di settimane prima mi aveva detto che i partiti (Lega e FDI) avevano messo a loro disposizione 15 collegi sicuri e 15 incerti. La sua risposta scritta ha fugato ogni dubbio: “Speravamo tutti molto, ma se ci si muove divisi si incide poco. L’obiezione comune (dei partiti) era: ma tanto voi state mettendo su il vostro partito (PdF) e ci attaccate ogni giorno”. Questo laconico messaggio reca in sé due verità incontrovertibili: 1) Gandolfini e la sua squadra si aspettavano molto dai partiti ma sono stati buggerati dai volponi della politica. Io stesso avevo paventato il rischio che la colomba barattasse la primogenitura del FD per un piatto di lenticchie, ma qui la lenticchia è una sola, avariata e non c’è neppure il piatto. Insomma un disastro su tutto il fronte; 2) i partiti hanno capito la debolezza di Gandolfini (l’impalpabilità delle sue truppe poiché il CDNF esiste solo sulla carta mentre il PdF che ha raccolto 43.000 firme è reale e corre alle elezioni) e hanno ottenuto la sua merce a costo zero.
Sabato pomeriggio scorso Gandolfini era a Milano ed ho voluto ascoltare di persona cosa avrebbe raccontato ai suoi sostenitori di fronte a uno scenario così desolante. Non ha fatto evidentemente cenno alla lenticchia ricevuta dai partiti in cambio dell’appoggio ai loro simboli, ma ha ribadito il suo solito refrain che l’azione da lui intrapresa si basa esclusivamente sull’attività prepolitica e sulla contaminazione dei partiti. A questo punto direi che all’attività prepolitica si è definitivamente condannato da solo poiché, al massimo, in Parlamento farà entrare un solo uomo, mentre la contaminazione resta solo una barzelletta. A meno che Gandolfini non vada a cercare tra i futuri eletti – cosa che sembra abbia intenzione di fare – uomini di buona volontà che sottoscriveranno un manifesto in 10 punti (di cui però ancora non disponiamo) per dare origine a un gruppo interparlamentare (strumento di cui dovrebbe essere nota l’inutilità). Insomma il medico bresciano riafferma di volersi limitare all’azione prepolitica (un’ingenuità che la piazza del FD pagherà a caro prezzo) e pilotare dall’esterno un gruppo interparlamentare (un inutile delirio essendo per giunta fuori dal Parlamento). Disarmante il suo intervento quando ha dichiarato con orgoglio di aver rifiutato un seggio parlamentare (“perché Gandolfini non si candida con nessun partito”), o addirittura la possibilità di divenire ministro, perché la sua concezione di politica è di servizio gratuito. Affermazioni da demagogia spicciola: infatti il politico ha il diritto alla sua mercede, esattamente come il neurochirurgo e soprattutto c’è bisogno del suo tempo pieno, come per tutte le professioni serie. Gandolfini invece ha scelto legittimamente e in autonomia di fare il medico e di dedicare al suo lavoro la maggior parte del suo tempo. Per questo dobbiamo ora decidere se la famiglia cattolica italiana (non solo la piazza del FD) ha bisogno dei soli ritagli di tempo libero di un professionista che ha una visione fallimentare dell’azione politica, non sa fare trattative politiche, scende a compromessi con partiti lontani dai principi della morale cristiana e ignora l’esistenza dell’unico partito realmente ispirato al cattolicesimo (PdF)? Forse è bene che noi, insieme allo stesso Gandolfini, ci chiediamo chi ha investito il medico bresciano come portavoce del FD e soprattutto chi gli ha regalato l’autorevolezza con cui oggi rilascia plurime interviste a stampa e televisioni? Alla prima domanda risponderà lui ma, alla seconda la risposta è: “la piazza del FD”. Ora, caro e ingenuo Gandolfini, è venuto il momento di rispondere alla piazza del tuo operato per non consegnarti alla storia come colui che ha contribuito a distruggere la speranza della famiglia in Italia sciupando le ultime occasioni per contrastare quel pensiero laicista che oggi, invero, contribuisci a corroborare appoggiando partiti dalla dubbia morale.
Ammetti pertanto davanti al tuo pubblico dopo un rapido esame del tuo operato che:
• hai miseramente fallito nella trattativa politica con i partiti non riuscendo a ottenere che un paio di misere candidature (incerte) nelle loro liste;
• hai finora orientato il tuo appoggio su partiti che sono a favore di provvedimenti legislativi contrari alla morale cattolica e a favore della mercificazione del corpo della donna;
• ti sei finora rifiutato ostinatamente a prendere atto dell’esistenza del Popolo della Famiglia (PdF) che si presenta alle prossime elezioni politiche avendo raccolto tutte le firme necessarie per farlo;
per poi affermare proattivamente che:
• il PdF è l’unico a rispondere a tutti i requisiti di un partito laicamente cattolico a differenza di tutti i partiti presenti nello scenario elettorale italiano;
• solamente grazie al superamento della soglia del 3% da parte del PdF avremo parlamentari cattolici appartenenti a un partito di chiara e inequivocabile matrice cattolica;
• la piazza dei FD si è sempre riunita per contrastare efficacemente provvedimenti contrari alla famiglia, perfettamente in linea con quanto finora fatto dal PdF.
Se poi è vero – come ha ribadito Gandolfini sabato pomeriggio – che si tornerà subito a votare e dunque avremo la possibilità di confrontarci di nuovo con tutti, sono certo che la veridicità delle ammissioni di cui sopra, faciliterà la riunificazione col PdF che da tutti è più che auspicata, senza ulteriori perdite di tempo.
PS caro serpente Adinolfi, resto convinto che sareste stati una gran bella coppia. Che Gandolfini sia un puro non ho il benché minimo dubbio e la sua ingenuità è lì a testimoniarlo. Temo però che sia anche ostinato e refrattario ad ammettere gli errori commessi. Tuttavia sto male al solo pensiero delle risate che si staranno facendo i suoi partiti alleati per averlo lasciato con un pugno di mosche in mano. Chiamalo, risentitevi, martellalo perché la famiglia italiana vale più del nostro maledetto orgoglio. Questo ti chiedono le famiglie italiane e in particolare quelle Numerose e Cattoliche che presiedo.
5 Febbraio 2018
Vittorio Lodolo D’Oria
Presidente Famiglie Numerose Cattoliche


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