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01 ottobre, 2016

Utero in affitto: 50 lesbiche ne chiedono l’abolizione
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Che la pratica dell’utero in affitto susciti perplessità anche nel mondo liberal e persino tra gli attivisti lgbt non era un mistero. Il documento in circolazione da qualche giorno rappresenta però una vera svolta, essendo stato formalmente sottoscritto da cinquanta lesbiche italiane, che non si riconoscono nella maternità surrogata e che vedono in essa una forma di mercimonio umano.
L’appello viene presentato nella sua introduzione come un testo niente affatto “proibizionista” ma semplicemente “contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani”, che – si ricorda – in Italia sono tuttora illegali.
È un’illusione, prosegue il documento delle lesbiche, pensare di poter “recidere il legame affettivo tra madre surrogata e neonato/a, come se il legame dipendesse dal codice genetico e non dalla gravidanza e dal parto”. Inoltre “si tratta di metodiche invasive e pericolose per la salute materna su cui si sorvola”, mentre anche l’allattamento del seno della madre surrogata viene impedito per precluderne “l’attaccamento” del neonato.
“Nella maternità surrogata non ci sono né doni né donatrici, ma solo affari e attività lucrative promosse dal desiderio genitoriale di persone del primo mondo”, denuncia l’appello, condannando così “l’invasione del mercato in tutti gli ambiti della vita” e tutte quelle “prestazioni lavorative che invadono il nostro stesso corpo e mercificano un nuovo essere umano, che diventa il prodotto della gravidanza”.
Un altro aspetto criticato è la privazione alle madri surrogate di “diritti rispetto alla frequentazione o all’informazione sul futuro dei figli che hanno affidato ad altri”.
C’è il rischio, dunque, della “creazione di una sottoclasse di fattrici, che non possono considerare propria la creatura il cui sviluppo nutrono, anche con l’influenza epigenetica”.
Il danno, tuttavia, non risparmia nemmeno i neonati, “programmati così per essere separati dalla madre alla nascita, non per cause di forza maggiore come quando la madre viene a mancare o decide di non riconoscerli causandone la messa in adozione, ma in modo predeterminato, togliendo loro la fonte ottimale di nutrimento e interrompendo la loro relazione privilegiata con la donna che li ha generati, fonte anche di rassicurazione”.
Tutto ciò, in contrasto con la Convenzione ONU sui diritti del bambino (Stoccolma 1989) e la Convenzione sull’adozione internazionale (l’Aja 1993), che “garantiscono la continuità della vita familiare, cioè il diritto dell’infante a stare con la donna che lo ha partorito (cioè la madre), cui si può derogare solo nelle adozioni”. Peraltro “la convenzione del Consiglio d’Europa sulla biomedicina (Oviedo 1997) rende inoltre indisponibili al profitto le parti prelevate del corpo umano, come ad esempio gli ovociti”, ricordano le lesbiche.
Il documento si conclude, quindi, con quattro esplicite richieste:
• Il rifiuto della “mercificazione delle capacità riproduttive delle donne”;
• Il rifiuto della “mercificazione dei bambini”;
• Il mantenimento, da parte di tutti i governi, della “norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito e non la firmataria di un contratto né l’origine dell’ovocita”;
• Il rispetto delle “convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari”, con conseguente ferma opposizione a “tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta”.
A sostenere l’iniziativa figurano due attivisti lgbt: Aurelio Mancuso, giornalista, blogger e presidente di Equality Italia; Giampaolo Silvestri, fondatore di Arcigay ed ex senatore dei Verdi. Assieme a loro, tre femministe di fama internazionale: Silvia Federici (Hofsra University, New York); Ariel Salleh (Sydney University); Barbara Katz Rothman, autrice di studi sulla maternità (City University of New York).

27 agosto, 2016

Quando Madre Teresa disse: “Oggi il più grande distruttore della pace è l’aborto”
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È straziante sapere che un sia stato un 12enne kamikaze ad aver provocato nei giorni scorsi circa 50 morti, in gran parte bambini, e un centinaio di feriti, durante una cerimonia di nozze a Gaziantep, in Turchia, vicino al confine con la Siria. “Chiediamo il dono della pace per tutti”, ha detto il Papa nell’Angelus di domenica scorsa. Ma dov’è la pace oggi in quella che sembra una spaventosa staffetta degli orrori che, senza sosta, ha colpito Siria, Nizza, Parigi, Bruxelles, Istanbul… Perché non c’è pace?
Una interpretazione, che seppur di decenni fa può risultare attualissima, la offre madre Teresa di Calcutta, la suora albanese fondatrice delle Missionarie della Carità che il 4 settembre prossimo sarà canonizzata dal Papa in piazza San Pietro.
L’11 dicembre 1979, madre Teresa ricevette il premio Nobel per la pace, un riconoscimento per il suo servizio per e con i poveri, per il tempo speso con quelli che il mondo considerava “intoccabili”. Madre Teresa ha lavorato per la pace in molti modi essenziali: “Una caratteristica del suo lavoro è stato il rispetto dell’essere umano, per la sua dignità e il valore innato, il suo impegno per l’inviolabilità della dignità di ogni uomo”, si legge nella motivazione del premio.
A Oslo, ricevendo il prestigioso riconoscimento, la Santa però disse qualcosa di molto forte, che politicamente poteva suonare quasi ‘scorretto’, irripetibile: “Io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa – disse la suora -. Oggi il più grande distruttore della pace è l’aborto. Tante persone sono molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa, dove tanti ne muoiono di malnutrizione, di fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo… è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla”. “Per favore non distruggete i bambini, li prenderemo noi”, aggiunse madre Teresa che con le sue suore accolse centinaia di migliaia d bambini e di madri.
Il concetto di aborto come atto che mina alla pace, la Beata di Calcutta lo ripeté continuamente anche in altre grandi occasioni, di fronte ai potenti della terra, come i congressi all’Onu o la Conferenza mondiale di Pechino sulla donna. Nel 1992 in un discorso agli ‘Amici di tutta Italia’, per l’inaugurazione della prima culla per la vita, mise addirittura in relazione aborto e terrorismo: “Se una madre può uccidere il suo stesso figlio nel suo grembo, perché ci meravigliamo della violenza e del terrorismo che si sparge attorno a noi?”
Leggere oggi le parole di questa piccola grande donna provoca sicuramente un fastidio, ma certamente offre una risposta al male infinito che stiamo vivendo. Perché anche noi, oggi, possiamo essere come quei bambini-ragazzini innocenti vittime di un altro innocente, là dove meno te lo aspetti, a una festa di nozze, sulla Promenade de las Anglais a Nizza, o nel grembo della propria stessa madre.

20 agosto, 2016

Mons. Kevin Farrell prefetto del nuovo Dicastero laici, famiglia e vita
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Si intitola Sedula Mater (Madre Premurosa) ed è il Motu Proprio pubblicato oggi – ma con data del 15 agosto, solennità dell’Assunzione di Maria – con il quale Papa Francesco istituisce ufficialmente il nuovo Dicastero per Laici, famiglia e vita. Si tratta del maxi organismo curiale in cui confluiranno il Pontificio Consiglio per la Famiglia e il Pontificio Consiglio per i Laici che cesseranno le loro funzioni stabilite dalla Pastor Bonus di Giovanni Paolo II e saranno soppressi dal prossimo 1° settembre 2016, essendo abrogati gli articoli 131-134 e 139-141 della succitata Costituzione apostolica del 28 giugno 1988.
Prefetto del nuovo Dicastero – di cui il Papa aveva approvato il 4 giugno ad experimentum gli statuti – è mons. Kevin Joseph Farrell, finora vescovo di Dallas, in passato appartenente alla Congregazione dei Legionari di Cristo come il fratello Brian, attuale segretario del Pontifico Consiglio per l’Unità dei cristiani. La nomina era stata anticipata su Twitter qualche minuto prima della pubblicazione del bollettino vaticano dall’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Ken Hackett, che cinguettava le congratulazioni al presule.
“La Chiesa, madre premurosa – si legge nel Motu Proprio – ha sempre, lungo i secoli, avuto cura e riguardo per i laici, la famiglia e la vita, manifestando l’amore del Salvatore misericordioso verso l’umanità. Noi stessi, avendo questo ben presente in ragione del Nostro ufficio di Pastore del gregge del Signore, ci adoperiamo prontamente a disporre ogni cosa perché le ricchezze di Cristo Gesù si riversino appropriatamente e con profusione tra i fedeli”.
A tal fine, scrive il Papa, “provvediamo sollecitamente a che i Dicasteri della Curia Romana siano conformati alle situazioni del nostro tempo e si adattino alle necessità della Chiesa universale”. In particolare, il pensiero si rivolge “ai laici, alla famiglia e alla vita, a cui desideriamo offrire sostegno e aiuto, perché siano testimonianza attiva del Vangelo nel nostro tempo e espressione della bontà del Redentore”.
Il Dicastero laici, famiglia e vita sarà disciplinato da speciali Statuti. “Quanto stabilito desideriamo che abbia valore ora e in futuro, nonostante qualsiasi cosa contraria”, afferma il Papa. Alla sezione per la Vita del neonato organismo sarà strettamente connesso la Pontificia Accademia per la Vita, con la quale lavorerà in piena sinergia.
L’istituzione del Dicastero fa parte del processo di riforma della Curia romana che il Pontefice argentino ha avviato sin dall’inizio del suo pontificato, sostenuto e coadiuvato dal lavoro del C9, il Consiglio di nove cardinali istituito proprio a tal fine. Della creazione di un Dicastero laici, famiglia e vita si parlava già da mesi nelle riunioni dei porporati, di pari passo all’altro maxi Dicastero ‘Carità, Giustizia e Pace’ che comprenderebbe le attuali competenze dei Pontifici Consigli Giustizia e Pace, Cor Unum, Operatori Sanitari, Migranti e Itineranti.
Da mesi si vociferava anche di una possibile nomina come prefetto di mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Ma proprio Paglia è stato nominato oggi Gran Cancelliere del Pontificio Istituto “Giovanni Paolo II” per Studi su Matrimonio e Famiglia (ruolo finora svolto dal cardinale vicario Agostino Vallini), in deroga all’Art. 6 degli Statuti del medesimo Istituto, e presidente della Pontificia Accademia per la Vita, succedendo a mons. Ignacio Carrasco de Paula.
Non resterà disoccupato neppure il cardinale Stanisław Ryłko, presidente del Dicastero per i Laici, che dovrebbe sostituire presto alla guida dell’arcidiocesi di Cracovia il cardinale Stanisław Dziwisz, che ha compiuto 77 anni lo scorso 27 aprile ed è dunque in ‘età pensionabile’.
Monsignor Kevin Joseph Farrell di anni ne ha invece 69, da compiere il prossimo 2 settembre. Nato a Dublino, in Irlanda, il presule ha frequentato l’Università di Salamanca in Spagna, e poi la Pontificia Università Gregoriana a Roma, ottenendo la licenza in filosofia e in teologia all’Università di San Tommaso a Roma. In seguito ha compiuto un Master all’Università di Notre Dame.
Nel 1966 è entrato nella Congregazione dei Legionari di Cristo nel 1966 ed è stato ordinato sacerdote il 24 dicembre 1978. A seguito dell’ordinazione sacerdotale, è stato Cappellano all’Università di Monterrey in Messico, professore degli studi economici, amministratore generale con la responsabilità per seminari e scuole dei Legionari in Italia, Spagna e Irlanda. Dal 1983 ha esercitato il ministero pastorale nella parrocchia di Saint Bartholomew a Bethesda in Washington.
Nel 1984 si è incardinato nell’arcidiocesi di Washington, dove ha ricoperto diversi incarichi, tra cui direttore del Centro Cattolico Spagnolo (1986); direttore esecutivo reggente delle organizzazioni Caritative Cattoliche (1987-1988); segretario per gli Affari Finanziari (1989-2001); parroco della Annunciation Parish (2000-2002).
Nominato vescovo titolare di Rusuccuru e ausiliare di Washington il 28 dicembre 2001, Farell ha ricevuto la consacrazione episcopale l’11 febbraio successivo. Dal 2001 ha svolto gli uffici di vicario generale per l’Amministrazione e moderatore della Curia. Il 6 marzo 2007 è stato promosso vescovo di Dallas.
In una nota pubblicata sul sito diocesano, il neo prefetto si dice “onorato che il Santo Padre abbia scelto me”. “Spero – aggiunge – di essere parte dell’importante opera della Chiesa universale nella promozione dell’apostolato dei laici, della pastorale della famiglia e nel sostegno alla vita umana”.
Rivolgendosi poi ai fedeli della diocesi statunitense che, dice, “è stata la mia casa per dieci anni”, il vescovo poi afferma: “La fede profonda, la gentilezza e la generosità della gente ha superato tutte le mie aspettative”; chiede dunque loro preghiere per questo “prossimo ed inaspettato capitolo” del suo sacerdozio.


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