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09 July, 2018

Quando Dio non perdona
di - Costanza Miriano


Tutto è cominciato, per me, parlando della mia normalissima famiglia. È successo che, per una singolare successione di eventi che ho raccontato decine di volte e che potremmo chiamare caso o Provvidenza, mi sono trovata a scrivere un libro di lettere per convincere le mie amiche a sposarsi. Era un libro abbastanza divertente, almeno io mi sono divertita a scriverlo, e molti nelle librerie mi avevano messo nel settore umorismo. Allora, almeno tra i credenti, ero incasellata tra i simpatici.


Ero contenta, ci stavo bene. Era molto più facile. Poi dopo un crescendo di eventi anche qui, casuali o provvidenziali, mi sono trovata coinvolta in incontri per spiegare la questione del gender nelle parrocchie della periferia romana. Non ne sapevo molto, all’inizio, erano appena finiti gli anni dei pannolini e delle pizze spiaccicate nella borsa, non avevo tempo di leggere cose inutili (cioè non legate alla sopravvivenza, tipo istruzioni del microonde), però la realtà mi ha interpellato, degli amici mi hanno chiesto una mano, e io ho detto di sì.

Ho scoperto, grazie a Mario Adinolfi, che Elton John si era comprato un figlio, che questo figlio aveva pianto per due anni gridando Voglio la mamma. Ho scoperto che anche un senatore italiano aveva fatto lo stesso, e che alcuni del PD volevano rendere legale la cosa in Italia. Ma in fondo l’obiettivo finale era cambiare dalla percezione comune dell’omosessualità, partendo, intelligentemente, dalla propaganda nelle scuole. Scrivendo di queste cose ho conosciuto tante persone che provano attrazione verso lo stesso sesso e ho cominciato a capire qualcosa del gigantesco inganno che nel frattempo aveva cominciato a dilagare anche nel nostro paese – ce lo chiede l’Europa – a ritmo esponenziale. Così senza neanche tanto sceglierlo, da quella raccolta di lettere alle amiche mi sono trovata nel bel mezzo dell’avventura del Family Day.

Piano piano, senza rendermene conto, sono passata dall’essere quella simpatica a quella cattiva e senza misericordia. Che io sia cattiva non c’è dubbio. Però magari sulla misericordia forse c’è qualcosa da mettere a punto. Di certo non odio le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso, non odio neanche i militanti, neanche quelli che mi hanno onorata di qualche gigantesco vaffa di piazza, davvero (più che altro ne vado un po’ fiera). Odio invece l’inganno in cui vivono queste persone, odio la propaganda omosessualista – non chi la fa, che è vittima di quell’inganno – odio il fatto che quella propaganda tiene le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso inchiodate al loro dolore. Mi addolora, infine, la pusillanimità di quei pastori che per apparire buoni sono proni alla propaganda del mondo. Mi fa arrabbiare, infine, la lobby omosessuale che dentro la Chiesa agisce mascherata dai sorrisi dei presunti buoni per diffondere l’errore, e con la finzione della bontà crocifigge le persone che provano attrazione verso lo stesso sesso alla loro croce, togliendo loro la possibilità di vivere diversamente. (Infatti un mio amico genio ha coniato il verbo “misericordiare”, che significa nel nostro lessico “dare una fregatura”).

E finalmente ho trovato, o meglio mi hanno regalato, un libro preziosissimo, fondamentale, essenziale, imprescindibile. È il libro che centra come un proiettile di un tiratore scelto il centro esatto del bersaglio, il tema della misericordia; il libro che fa piazza pulita delle nostre false idee, che spiega come contrapporre giustizia e misericordia significa ragionare in termini umani, umanissimi, quindi sostanzialmente essere molto ignoranti delle cose di Dio. E va benissimo se questa confusione la fanno i non credenti. Un po’ meno bene quando sono i pastori…

Il libro si chiama Quando Dio non perdona, ed è di un biblista, padre Salvatore Maurizio Sessa (Society Editions), il quale spero mi perdonerà per la semplicità con cui riporterò le sue parole: io non sono una biblista e nel libro c’è molto di più – ve lo consiglio caldissimamente, raramente ho letto parole tanto chiare ed efficaci provando nello stesso tempo il bisogno di alzarmi a fare la ola a ogni pagina. In sintesi il punto è questo: può un Dio misericordioso, anzi che è amore, accusare i suoi figli amatissimi? C’è misericordia nell’accusa e nel castigo? O il castigo riguarda solo il “Dio cattivo dell’Antico Testamento”, di cui quello del Nuovo sarebbe venuto a fare piazza pulita?

In realtà più volte nel Nuovo Testamento viene presentata la possibilità della dannazione eterna, della perdita totale e irrimediabile di Dio. Solo che ogni volta che compare il problema di testi troppo duri essi vengono il più delle volte sistematicamente tagliati.

Noi applichiamo a Dio le nostre precomprensioni e i pregiudizi, ma dobbiamo essere disponibili a lasciarli andare, se vogliamo convertirci. Quando pensiamo a un Dio che accusa immaginiamo un tribunale in cui lui è il giudice, noi gli imputati. Invece Padre Sessa spiega come sia fondamentale la distinzione tra due modalità fondamentali con le quali nella Scrittura si parla del ristabilimento della giustizia in Israele, e quindi dell’agire giusto di Dio nei confronti del peccatore.

Quello che ci riguarda non è il giudizio forense (o mishpat), dove c’è un accusato, un accusatore e un giudice, ma il rib, cioè la controversia bilaterale che avviene tra due della stessa famiglia. Per farla breve, spero l’autore mi perdoni la grossolana sintesi, quella che ci riguarda è la rottura di un alleanza tra due membri della stessa famiglia, la famiglia di Dio, perché noi siamo suoi figli. Dio ci accusa perché abbiamo rotto la relazione con lui, e lui la vuole perché ci ama. Vuole convincerci del nostro peccato, con amore e pazienza, perché vuole che viviamo nella verità.

“Si può davvero dire quindi che Dio perdona sempre? No! Non nel senso che non vuole perdonare, ma nel senso che non può e non vuole consacrare la menzogna dell’uomo. Nella storia della salvezza si manifesta spesso tale aspetto passionale di Dio, che si esprime nel rifiuto di una spiritualità vuota… Rifiutando il perdono, il conflitto e l’accusa del rib continua perché Dio è ostinato nella sua misericordia”.

Come spiega padre Sessa attraverso tanti episodi della Bibbia, il grande lavoro di Dio non è vincere l’uomo, ma convincerlo di quello che ha fatto.

“Si tratta di fargli prendere coscienza della sua situazione di morte, perché non debba morire”. “

Non c’è dunque misericordia senza l’esperienza delle macerie della propria vita. C’è tutto un sistema fatto di menzogna che deve crollare perché si possa edificare qualcosa di nuovo e di giusto”. I profeti nella Bibbia devono spesso fare un lungo lavoro per accerchiare il peccatore e convincerlo della sua condizione di errore, di cui lui non ha consapevolezza.

Nella visione misericordiosa a toni pastello il male non dovrebbe esserci, mentre il male c’è, ed è un enigma, perché è l’assenza di una ragione. È una drammatica realtà che vediamo con grande chiarezza nel mondo, ma che non è altrettanto facile da discernere quando riguarda noi, e meno è evidente più è pericoloso. Soprattutto quando si presenta sub specie boni, che è invece una bugia e un inganno, spesso un autoinganno.

“È chiaro che in tale contesto pensare alla misericordia come un condono previo e illimitato che Dio e ogni uomo dovrebbe concedere al suo prossimo è del tutto fuorviante. Dio non perdona sempre perché laddove non c’è il riconoscimento del male e del pentimento, Dio non solo diverrebbe connivente con il male stesso, ma condannerebbe l’uomo alla sua menzogna”.

Quello che è in gioco, dunque, non è una regola. Quando si pecca non si pecca contro una virtù ma contro la nostra relazione con Dio. La vita è un corpo a corpo con un Dio che viene a contestare la creatura perché ne è innamorato e non la lascia andare via.

Ecco, per portare la questione sul piano da cui sono partita (di cui però il libro NON si occupa), la Chiesa continua a dire che gli atti omosessuali sono contro la relazione con Dio non perché sia cattiva e poco misericordiosa, o omofoba come sostiene padre Martin, ma al contrario proprio perché ama i suoi figli, perché è maestra di umanità, e sa che non è questo il disegno di Dio sull’uomo, e Dio non si stanca di cercare ognuno di noi,e di accusarci, ognuno dei propri particolari peccati (mica solo gli altri, ovvio, ognuno ha i suoi), non perché sia sadico, ma perché è innamorato di noi e vuole stare in relazione con noi. C’è però la possibilità che noi gli diciamo di no. Non è tutto uguale, non è tutto indifferente, non è tutta una melassa. C’è la nostra libertà, e la possibilità che il nostro no sia definitivo.

Ecco, Dio non perdona sempre. Almeno non finché ha la possibilità di salvarci.

08 June, 2018

Bassetti (Cei): "Chiede ai cattolici di fare politica "
di - R.it


Bassetti (Cei): "La politica non cavalchi odio e razzismi". E chiede ai cattolici di fare politica "o si rischia l'irrilevanza"

Il presidente della Conferenza episcopale italiana durante la "Veglia di preghiera per l'Italia" animata dalla Comunità di Sant'Egidio. E ai cattolici spiega che non è il tempo per restare fuori dalla politica: "Dobbiamo difendere i nostri valori o rischiamo l'irrilevanza"

Ricorda che c'è "un'umanità italiana che non dobbiamo perdere o lasciar stravolgere da odi o razzismi, ma incrementare e trasmettere ai nostri figli". Così, oggi, il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, a Roma nella Basilica di Santa Maria in Trastevere per la "Veglia di preghiera per l'Italia" animata dalla Comunità di Sant'Egidio. Bassetti non dimentica quanto avvenuto prima della formazione del governo con una "rabbia sociale" esplosa "persino contro la persona del presidente della Repubblica e la sua misurata e saggia azione di garanzia di tutti i concittadini". E anche per questo invita a "una svolta nella vita del Paese per cominciare a lavorare insieme: è, infatti, eticamente doveroso lavorare per il bene comune dell'Italia senza partigianeria, con carità e responsabilità, senza soffiare sul fuoco della frustrazione e della rabbia sociale".
Bassetti inizia il suo discorso ricordando "il dono di una patria, di una comunità nazionale".

Ognuno, dice, "riceve il dono di una patria: forse c'è chi lo riceve con più opportunità chi con meno, ma tutti hanno una patria". E ancora: "Forse non abbiamo riflettuto al gran dono di Dio rappresentato dall'avere una patria. È scontato. Ma coloro che l'hanno persa o che ne sono stati scacciati o l'hanno dovuta abbandonare, sanno bene quale valore essa abbia. Tanti rifugiati e profughi cercano una patria con un volto materno. In guerra - e ricordo i racconti della mia infanzia - si capisce il valore di una patria in pace".

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Dopo le preoccupazoni sorte nelle scorse settimane per le vicende politiche italiane, Bassetti fa sentire la voce della Chiesa offrendo i "migliori auguri di buon lavoro al nuovo governo", auspicando anche che sia "al servizio del bene comune del Paese". Per il capo dei vescovi "tutte le forze politiche, gli operatori della comunicazione, i responsabili a qualunque titolo" non devono badare "all'interesse immediato e di parte!". "Si ricordino - dice - delle parole del profeta Osea: 'E poiché hanno seminato vento/ raccoglieranno tempesta'".
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La preoccupazione di Bassetti è per "tanti mondi, specie le periferie delle nostre città, lacerati, in cui alla fatica quotidiana di vivere - e spesso è tanta! - si aggiungono nuovi conflitti e diffidenze. C'è un tessuto umano da ritessere in questi angoli di mondo e in tutta la società civile italiana in nome della pace civile e sociale". Per la Chiesa spendersi per un Paese unito è compito imprescindibile. I vescovi anzitutto devono "essere capaci di unire l'Italia e non certo di dividerla". E ancora: "Occorre difendere e valorizzare il sistema-Paese con carità e responsabilità. Perché il futuro del Paese significa anche rammendare il tessuto sociale dell'Italia con prudenza, pazienza e generosità". "Il mondo intero ha bisogno di un'Italia in pace, perché siamo tutti interdipendenti. L'Italia dà all'Europa, al Mediterraneo, al mondo un grande contributo di servizio alla pace, di cultura, di lavoro, di sviluppo".

E poi lancia l'appello ai cattolici: "Non bisogna avere paura della politica ed essere assenti! L'ho detto ai cattolici fin dall'inizio del mio mandato, come presidente della Cei, e - dopo l'esperienza di questi mesi - lo ripeto con maggiore convinzione: non abbiamo paura della responsabilità politica". "Non lo dico perché favorisca l'uno o l'altro disegno politico. Non è compito dei pastori!", ha aggiunto. "Credo che i cristiani, in un momento così serio della nostra storia, non possano essere assenti o latitanti, con i loro valori, anzi - come diceva Paolo VI - quali 'esperti di umanità'. Sì, non possano disertare quel servizio al bene comune che è fare politica in democrazia. Rischieremmo l'irrilevanza".


23 April, 2018

Tom Evans come un guerriero in difesa del suo piccolo bambino inerme
di -


“Oggi abbiamo fatto una petizione a Sua Maestà la Regina riguardo alla situazione di Alfie, e faremo come avevamo promesso. Faremo tutto il necessario per difendere la vita di Alfie; e lo faremo nel rispetto della legge.
Non dobbiamo e non vogliamo interrompere il normale lavoro dell'Ospedale.
Terremo libera la strada per l’entrata e l’uscita per l’accesso da e verso Alder Hey.
Il suo staff deve continuare a svolgere le normali attività e, a meno che non tentino di far del male ad Alfie, non ha nulla da temere.
La Corte Suprema ha ordinato che le identità delle persone coinvolte nel trattamento di Alfie e nella sua morte non debbano essere pubblicate.
Lo rispetteremo.
Ma se mio figlio muore ora, incaricherò gli avvocati di avviare procedimenti giudiziari privati ​​per ogni singola persona che aiuti a farlo accadere.
Ricordatevi che non è sufficiente, in legge o in coscienza, dire che avete semplicemente seguito gli ordini.
C'è una differenza siderale tra rinunciare a sforzi senza speranza per salvare la vita e prendere provvedimenti attivi per provocare la morte.
Dite che ritirare il sostegno vitale a un bambino malato è un atto medico umano, io dico che è un omicidio.
Dite che usare la forza per impedirmi di salvare la sua vita non è altro che difendere la legge, io dico che è un omicidio.
Dite che state agendo nel migliore interesse del bambino; forse anche il re Erode ha usato quella frase.
Non vi permetterò di uccidere mio figlio solo perché un gruppo di compiaciuti uomini di legge a Londra ha concluso che questo sarebbe un bene per lui.
Se domani farete morire mio figlio, dovrete affrontare la giustizia di una giuria composta da dodici tuoi connazionali in questo mondo e il giudizio terribile di Dio nel mondo a venire.”
Thomas Evans
Alder Hey Hospital, Liverpool




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