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13 March, 2018

Strega in classe invoca gli spiriti: genitori all oscuro
di - La Nuova BussolaQuotidiana


ella Scuola primaria di Mocasina le mamme degli alunni di una prima elementare hanno protestato perché tenute all'oscuro del progetto avviato nella classe. Presentandosi come Romilda, «la strega sincretica interculturale», Ramona Parenzan ha fatto invocare gli spiriti distribuendo amuleti e pozioni: «Ora molti bambini sono scossi».

Si presenta come Romilda, «la strega sincretica interculturale», ma il suo nome è Ramona Parenzan. Una donna che sviluppa laboratori e progetti di intercultura leggendo fiabe e invocando spiriti con amuleti e pozioni. Sulla sua bacheca pubblica di Facebook si legge che è già stata in molte scuole primarie della Lombardia, fra le ultime ci sono una scuola di Villongo (l’8 febbraio scorso), la primaria Corridoni di Brescia (17 febbraio) e di Sant’angelo Lodigiano (20 febbraio), in un tour che continua da mesi.

Ma nella Scuola primaria di Mocasina le mamme degli alunni di una prima elementare hanno protestato perché tenute all'oscuro del progetto avviato nella classe. A raccontarlo alla Nuova BQ è una di loro che ha chiesto l'anonimato: «Lunedì 26 febbraio Parenzan è entrata nella prima elementare frequentata da mio figlio all’insaputa di tutti i genitori. Lo abbiamo scoperto dai nostri figli». Alcuni di loro hanno raccontato alle famiglie che la “strega Romilda”, così si presenta Parenzan, ha fatto bere loro pozioni, regalando amuleti e promettono fortuna. I fatti sono emersi quando le mamme hanno cominciato a parlarsi scoprendo che come i loro anche gli altri bambini erano turbati dalle storie lette o dal fatto che erano stati invocati gli spiriti

Alcune mamme hanno raccontato di aver visto «quella donna arrivare in controsenso con la macchina». Qualcuna si era arrabbiata dicendole di fare attenzione ai bambini, ma la signora le aveva risposto male. Un’altra mamma ha raccontato che suo figlio, dopo la lezione, le aveva confessato che la strega Romilda aveva chiesto alla classe di tenere un segreto dando loro degli amuleti. «Ho chiesto a mio figlio se fosse vero». A quel punto il bambino ha mostrato alla madre una conchiglia che teneva sotto la federa: «La strega aveva detto loro di soffiare sull’amuleto, di metterlo sotto il cuscino e di esprimere un desiderio non materiale senza raccontare nulla ai genitori, solo così si sarebbe avverato tre giorni dopo».

A parte il fatto che le notti in cui il bambino ha dormito con la conchiglia «ha sanguinato dal naso sporcando tutta la federa, un altro bambino dal giorno dopo la visita della strega ha cominciato a svegliarsi agitato la notte e a non dormire. Un altro ha fatto due volte la pipì a letto». La mamma di un bambino di un'altra classe in cui è stata Parenzan, venuta a conoscenza dei fatti, ha interrogato il figlio costringendolo a confessare di avere l'amuleto: «Il figlio si è arrabbiato dandole della cattiva, perché per colpa sua non si sarebbe relizzato l'incantesimo». La madre denuncia quindi «la gravità di un episodio come questo, in cui una signora si permette di insegnare ai bambini a mantenere i segreti con questi ricatti: abituarli a tacere con le famiglie su quanto accade loro è fare il gioco di chi vuole il male dei piccoli». Ai bambini sono stati anche dipinti dei simboli sulle braccia che faticavano a cancellarsi e che, era stato detto loro, avrebbero dovuto cambiare magicamente colore.

Il racconto di quanto avvenuto ha fatto il giro delle mamme della classe portandole anche a scoprire che Parenzan aveva fatto bere delle sostanze ai figli dicendo loro che erano pozioni magiche. «Ci proibiscono di portare a scuola qualsiasi cosa che non sia sigillata e questa donna ha dato da bere e da mangiare cibo e bevande contenute in un termos ai nostri piccoli. È una cosa grave e contraria alle norme Asl». Ma non è solo questo che la scuola deve spiegare ai genitori che non sono stati avvisati di quanto sarebbe avvenuto nella classe dei loro figli. Anche perché, sul profilo Facebook di Parenzan, compaiono «le foto dei bambini senza alcun assenso dei genitori».

La scuola per ora si è difesa tramite un verbale comunicando alle famiglie che il progetto era stato approvato l’anno scorso ma ammettendo che era responsabilità della scuola informarli: «La coordinatrice delle prime elementari non sapeva nulla del progetto». Così Parenzan è entrata senza ostacoli in aula insieme all’insegnante di supplenza di Italiano, incolpevole di essere stata assunta solo pochi giorni prima dei fatti.

La conferma di quanto avvenuto viene dalle immagini postate da Parenzan su Facebook. Un video del 18 febbraio, che mostra la donna mentre fa invocare gli spiriti, compare sulla sua pagina Facebook con questo commento: «La strega Romilda, come si sa - (anzi molto molto presto si saprà) - è sincretica per nascita e vocazione perciò ringrazia sempre utti gli spiriti e le spiritesse, pure quelli/e di Napoli». Sempre da Facebook emerge che la donna era stata nella scuola di Mocasina anche il 23 novembre del 2016. Tanto che una insegnante, Michela Cargnoni, responsabile dell’istituto, sotto la foto in cui la donna annuncia il suo arrivo a scuola di quest’anno, le ha scritto così: «Grandeee…Domani appena arrivo vengo a salutarti».

Diverse storie sono lette in classe, di cui «una parla di un bambino dandogli del ciccione» in barba all'emergenza "bulismo", sottendono un messaggio moralista e la logica vendicativa del do ut des. Tanto che «i bambini erano impauriti». Su Facebook compaiono altre storie scritte da Parenzan e lette nelle scuole. Fra queste c’è "Il Delfino Rosa" che inneggia all’amore senza limiti naturali così: «Animali differenti si accoppiavano fra loro, senza temere la diversità: la tartaruga con il serpente, la scimmietta con il bradipo e tutta la foresta ora risuonava di nuovi colori, forme e linguaggi».

D'accordo o meno con questa visione sovversiva della natura, restano però altre domande a cui la scuola non ha ancora risposto: qual era il progetto che ha permesso a Parenzan di entrare in classe? Quali finalità aveva? Chi lo ha proposto? E anche se approvato l’anno scolastico precedente, perché nessuno ha avvisato la coordinatrice e le famiglie?

09 March, 2018

Un importante e autorevole contributo sulla vicenda Alfie Evans
di - Costanza Miriano


In Inghilterra si è deciso che quando un bambino è malato molto gravemente e non può guarire, gli si sospendono idratazione e nutrizione, perché la sua vita “non è degna”. Così Charlie è stato ucciso. Così Isaiah è stato ucciso. Per Alfie il giudice ha decretato la stessa fine, negando la possibilità che venga trasferito al Bambin Gesù, dove non lo avrebbero guarito, no, ma lo avrebbero curato fino alla fine (posso dire di essere orgogliosa che ci sia un ospedale così, in Italia, grazie alla Chiesa?).


Nella sentenza di morte per Alfie il giudice, visto che la famiglia del bambino è cattolica, si è permesso di citare Papa Francesco a sostenere la sua sentenza di morte, visto che il Santo Padre si è espresso contro l’accanimento terapeutico. Ma è una vera falsità, e sono davvero grata al professor don Roberto Colombo, docente di Biochimica e Biochimica clinica all’Università cattolica del Sacro Cuore, per questo meraviglioso articolo che finalmente fa chiarezza sul tema. Finalmente un medico che entra nel merito, e ci spiega che esistono due diverse accezioni di cure palliative: “una di esse ne assume il concetto secondo una flessione coerente con il “prendersi cura” del malato sino all’ultimo istante della sua vita, che «restituisce umanità all’accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere» (Papa Francesco). L’altra, invece, sospendendo non solamente le terapie ma anche i supporti vitali indispensabili per la vita, non presenta un significato etico «diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte» (Papa Francesco). Anzi, tende a mascherare l’eutanasia attraverso la sua forma apparentemente più “dolce” e “pietosa” (falsamente) che è quella omissiva: non applica una procedura direttamente e immediatamente letale, ma conduce alla morte anticipata per privazione dell’essenziale per vivere”.

Che queste cose siano vere io lo intuisco solamente, ma non ho nessuna competenza per oppormi. Sono dunque grata davvero, di cuore, a questo fratello nella fede, perché dà voce a tutta la Chiesa. Oddio, forse non tutta perché l’intervista a monsignor Paglia pubblicata oggi da Tempi sembrerebbe dire il contrario. Io non sono abbastanza competente tecnicamente, capisco che siamo su un terreno delicato; invece il professore che scrive qui oggi non è solo un sacerdote che parla di principi non negoziabili, ma anche un docente di Biochimica e Biochimica clinica, con un curriculum da paura (Cambridge, Oxford, Rockfeller New York e san Raffaele Milano), ed è per questo che a me pare smascherare con estrema precisione e competenza le balle dei giudici inglesi, che indegnamente ordinano di uccidere un bambino malato tirando il Papa per la giacchetta, anzi per la talare. Questo articolo è stato approvato e pubblicato anche dal cardinal Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita fino al 2008.

08 March, 2018

Morto il piccolo Isaiah
di - corriere della sera


Dai giudici l’ordine di staccare la spina.

Aveva un anno ed era stato al centro di una battaglia legale tra medici e genitori. La Corte europea dei diritti umani ha respinto l’ultimo ricorso del padre e della madre

È una vicenda che ha ricalcato appieno quella di Charlie Gard, il bambino malato che l’anno scorso aveva smosso le coscienze d’Europa. E ha avuto lo stesso epilogo: anche al piccolo Isaiah Haastrup è stata staccata la spina dopo che i genitori hanno perso l’ultima battaglia legale per tenerlo in vita. Solo che questa volta tutto si è svolto lontano dai clamori della stampa.

Martedì la Corte europea per i Diritti dell’Uomo aveva dichiarato il caso «inammissibile», non avendo riscontrato, a parere dei giudici, nessuna violazione dei diritti e delle libertà fondamentali. I genitori di Isaiah si erano rivolti alla Corte europea dopo che un’Alta corte britannica e tre corti d’appello aveva sentenziato a favore dei medici del King’s College hospital di Londra, secondo i quali proseguire le cure per il piccolo era «futile» e non nel suo miglior interesse.

Isaiah, che ormai aveva già un anno, aveva sofferto danni cerebrali catastrofici alla nascita a causa della privazione di ossigeno. Il piccolo aveva un basso livello di coscienza, non era in grado di muoversi o respirare autonomamente e restava in vita solo perché attaccato a un ventilatore artificiale.

Il bambino è morto mercoledì sera, poche ore dopo che i macchinari sono stati scollegati. Il padre, nel dare stamattina la notizia, si è detto «orgoglioso» del suo piccolo «coraggioso». Secondo l’ospedale, la decisione di sospendere il trattamento è stata presa «solo dopo attenta considerazione e dopo consultazioni con i familiari. Riconosciamo che è stato un momento molto difficile per la famiglia di Isaiah così come per tutti coloro che se ne sono presi cura dalla nascita».




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