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02 gennaio, 2017

Madrid. Ha osato criticare il gender, multato il Collegio “Giovanni Paolo II”
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È stato un regalo di Natale sgradito quello che ha ricevuto il Collegio “Giovanni Paolo II” di Alcorcón. Si tratta di una multa di mille euro, esborso altamente simbolico a cui è stato condannato dopo aver ricevuto, a settembre, un esposto in procura da parte della comunità autonoma di Madrid, nel cui territorio è ubicato il Collegio.
La decisione di portare il preside Carlos Martinez in tribunale fu presa da Cristina Cifuentes, governatrice dell’Assemblea di Madrid e madrina di una legge che vuole “superare gli stereotipi” lasciando i bambini liberi di scegliere il sesso cui appartenere, anche contro la volontà dei genitori.
Fu proprio la contestazione a questa legge da parte di Martinez il motivo del contendere. Come in Italia aveva riportato La Nuova Bussola Quotidiana, il preside del Collegio scrisse una lettera ai genitori degli studenti per metterli al corrente dei pericoli dell’ideologia gender nella scuola anche a seguito della legge approvata dall’Assemblea di Madrid.
Non esitò Martinez ad usare parole forti, sottolineò ad esempio che “tanto lo jihadismo quanto il gender sono macchinazioni ideologiche che pretendono di costruire un altro tipo di uomo, ma che sono destinate alla dissoluzione e al fallimento”.
Nella missiva, inoltre, si denunciava il “dogmatismo” che accusa di discriminazioni chiunque la pensi in modo diverso nonché l’assurdità di voler imporre un’ideologia a forza di sanzioni.
Denuncia che ha avuto immediatamente una conferma concreta, sulla pelle del relatore della missiva. La stessa Cifuentes, dopo aver letto il testo, commentò così le parole del preside: “Bisogna vedere fin dove arriva la libertà di espressione di questa persona. Libertà che senza dubbio ha, tuttavia bisogna anche considerare se tra i compiti di un direttore di un collegio rientri anche quello di fare pressioni sugli alunni e sui genitori”. Dapprima è arrivato l’esposto in procura della Cifuentes e poi la multa di mille euro, comminata proprio in base alla legge che porta la firma della governatrice dell’Assemblea di Madrid.
La battaglia è destinata però a non finire. Come annunciato da Juan Carlos Corvera, presidente della Fundación Educatio Servanda, appartenente al Collegio “Giovanni Paolo II”, la multa non verrà pagata. “Faremo appello – ha dichiarato nel programma tv Il gatto e l’acqua – crediamo che sia importante a motivo dell’affronto alla libertà di espressione da noi subito”. Poi ha aggiunto: “Non siamo di fronte ad un problema di discriminazione collettiva nei confronti delle persone lgbt, siamo di fronte ad un problema di negazione del diritto alla libertà di espressione, di pensare diversamente e di criticare una legge con cui non siamo d’accordo. È una legge che mette la museruola alle persone che la pensano in modo diverso, che hanno una differente concezione della sessualità umana”.
A nulla è servito il parere positivo dell’ispezione educativa del Ministero dell’Istruzione della comunità autonoma di Madrid nel Collegio, a seguito di quella lettera. La relazione a seguito dell’ispezione non rilevava alcuna violazione normativa e che le famiglie degli alunni si dichiaravano “molto felici” dell’educazione che ricevono i propri figli nel Collegio.
La sanzione ha generato tuttavia un effetto a valanga di solidarietà al Collegio “Giovanni Paolo II” e al suo preside. Sono quasi duemila le firme raccolte in poche ore di persone che attestano il proprio sostegno al preside e alla scelta di fare appello contro la sanzione.
Quanto accaduto – si legge nel testo della petizione – costituisce un problema di “attacco alle libertà di opinione e di espressione protette dalla Costituzione”. Viene inoltre precisato che il Collegio ha sempre difeso la libertà dei genitori a “pensare e scegliere” autonomamente il metodo educativo per i propri figli. Chissà se questa diffusa solidarietà popolare riuscirà a ritagliare uno spazio di libertà dalla coltre di pensiero dominante che avanza.

24 dicembre, 2016

AUGURI FNC
di - FNC


Cari amici,

siamo oramai a poche ore dal Natale 2016 e stiamo già fremendo per la nascita di Gesù. Una nascita che oggi acquista ancora più senso in un mondo che fabbrica bimbi in provetta senza genitori naturali, senza radici e senza una discendenza che costituisce l'unico riferimento vero e reale nella vita di ciascuno di noi. Cristo nasce in una famiglia, mentre la nostra società prova a distruggere quest'unico rifugio che ci protegge e difende durante le condizioni avverse. Tempo dunque di bilanci, poiché sta finendo l'anno: uno dei più brutti che l'Italia repubblicana ricordi. Il 1970 e il '74 segnarono il divorzio con approvazione della legge e la conferma referendaria. Seguirono il'78 e l'81 con gli analoghi passaggi per l'approvazione dell'aborto. La deriva mortifera sembrava essersi arrestata ma è ripresa violenta in questi ultimi anni con il riconoscimento delle unioni di fatto (anche omosessuali), il divorzio veloce, l'attribuzione del cognome materno (ora al Senato) e tanti disegni di legge volti a sdoganare eugenetica, eutanasia, uso delle droghe leggere, adozioni da parte di coppie omosessuali e via discorrendo.
Sembra non esserci fine alla creatività del male, ma la speranza non ci deve abbandonare poiché la vittoria finale è del creatore come ci è stato promesso. E allora cosa dobbiamo fare? Vegliare per vigilare e testimoniare la nostra fede attraverso la speranza. Ma cosa significa questo tradotto in parole pratiche? Uscire dalla cerchia della nostra famiglia e aprirci agli altri, anche attraverso la nostra parrocchia, le associazioni culturali che ci propongono di approfondire temi sociali scottanti, le iniziative politiche come i Family-Day, le testimonianze nei corsi di preparazione al matrimonio e via discorrendo.
Pochi giorni fa siamo stati invitati con il vicepresidente Gianni Archetti a portare la testimonianza della nostra associazione a Porto San Giorgio nelle Marche. Abbiamo assistito a uno spettacolo indimenticabile vedendo recitare il rosario a una cinquantina di bambini che, corona alla mano, facevano a gara a declamare l'Ave Maria. Dietro di loro c'erano i genitori (mamme soprattutto) cioè proprio quelle famiglie che il pensiero dominante vorrebbe far scomparire per manipolare gli individui fin da piccoli.
Se il 2016 si chiude con tanta amarezza, il 2017 si apre con la speranza e la gioia per la ricorrenza del centenario di Fatima che servirà a proteggerci nel difendere e promuovere la famiglia nella società. Gli appuntamenti saranno numerosi e dovremo lasciarci coinvolgere.
A tutti voi chiedo di rinnovare la quota associativa e di aderire alle nostre proposte seguendo il sito con i suoi aggiornamenti o suggerendo iniziative nuove.
L'augurio a tutte le vostre famiglie di un Santo Natale che ci prepari a un 2017 ricco di Fede, Speranza e Carità nell'unità della nostra Santa Chiesa.
Buona e Santa Famiglia a tutti per il prossimo 2017.

Il presidente FNC
Vittorio Lodolo D'Oria


05 ottobre, 2016

Papa: “Guerra mondiale del gender contro il matrimonio”
di -


Nei discorsi a braccio, com’è noto, papa Francesco dà sempre il suo meglio, anche quando ripete concetti e principi già formulati molte altre volte in precedenza. L’incontro con il clero, i religiosi, i seminaristi e i laici della chiesa georgiana, non ha fatto eccezione.
Ascoltando attentamente le testimonianze che l’hanno preceduto, Bergoglio ha quindi offerto alcuni spunti in grado di rendere la fede più salda e, assieme ad essa, le vocazioni, siano esse al sacerdozio, alla vita consacrata e al matrimonio.
La visita pastorale in corso ha in primo luogo stimolato nel Papa un ricordo legato a un altro viaggio apostolico, quello nella non lontana Armenia, alla fine dello scorso giugno. In quell’occasione, Francesco aveva incontrato una signora sugli ottant’anni, della quale aveva notato un “dente d’oro”.
La “molto umile” ma tenace vecchietta aveva affrontato un viaggio di otto ore in pullman dalla Georgia, solo per incontrare il Vescovo di Roma. Vistosi salutato “con tanto amore”, il Pontefice le aveva domandato cosa l’avesse spinta ad un’impresa così faticosa per la sua età. “È la fede”, gli aveva risposto lei.
Per il Santo Padre questo incontro è stato la testimonianza di cosa significhi essere “saldi nella fede”, ovvero avere la “capacità di ricevere la fede, trasmetterla e conservarla”. Quell’anziana donna era giunta in un paese straniero perché “credeva che Gesù Cristo aveva lasciato Pietro sulla terra e lei voleva vedere Pietro…”, ha commentato il Papa.
“Una pianta senza radici con cresce. Una fede senza radici della mamma e della nonna non cresce”, ha aggiunto Francesco, sottolineando quanto la fede vada primariamente tramandata dai genitori ai figli, dai più anziani ai più giovani, altrimenti “non cresce”.
Rivolto al seminarista che poco prima aveva raccontato della sua vocazione, confidata gioiosamente alla propria madre, Francesco ha rimarcato: “Anche all’inizio di una vocazione ci sono sempre una mamma o una nonna”.
Può capitare, ha poi osservato, che un sacerdote o un religioso possano vedere la loro vocazione andare in crisi: l’antidoto, allora, è “conservare la memoria della prima chiamata” di Dio, che “non è una favola” ma avviene “per grazia dello Spirito Santo”.
“La perseveranza nella vocazione è radicata nella memoria di quella carezza che il Signore ci ha fatto, dicendoci: ‘vieni con Me’”, ha proseguito il Santo Padre, dando poi un consiglio ai consacrati: “Non tornate indietro quando ci sono difficoltà”, salvo mantenere “la memoria di quel momento” della chiamata di Dio. Tutto ciò ricordando sempre che “la misericordia di Dio è più grande dei nostri peccati”.
Rispondendo alla signora Irina, che le aveva parlato della pastorale familiare, con tutte le difficoltà che questa comporta, il Pontefice ha ribadito che “il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato”, con “l’uomo e la donna che si fanno una sola carne a immagine di Dio”.
Spesso però, il vincolo sacramentale del matrimonio è minacciato dalla cultura del divorzio: “lui si cerca un’altra, lei un altro e ricominciamo di nuovo…”. Quella carne, allora, si spezza e “si sporca l’immagine di Dio”. A farne le spese sono i due coniugi ma, più di loro, i “bambini” e, in definitiva, anche Dio. “Si deve fare di tutto per salvare un matrimonio”, ha ammonito il Papa.
Bergoglio ha quindi rispolverato uno dei suoi cavalli di battaglia: “È normale che nel matrimonio si litighi. Succede, a volte volano i piatti ma se è vero amore si fa pace subito. Il mio consiglio è: litigate tutto quello che volete. Ma non finite la giornata senza fare la pace. Altrimenti la ‘guerra fredda’ del giorno dopo è pericolosissima…”.
Per fare pace tra coniugi, ha puntualizzato, non serve un grande “discorso”, basta anche “una carezza”. E se giunge la tentazione di tradire per una “donna più bella” o per un “uomo più bravo”, è fondamentale “chiedere subito aiuto”. Anche non dimenticare mai le tre parole chiave “permesso”, “grazie” e “scusa” consente al matrimonio di “andare avanti bene”.
A livello sociale ed educativo, ha raccomandato ancora il Santo Padre, la famiglia va difesa dalla “colonizzazione ideologica” dell’attuale “grande nemico”: la teoria del gender che, in questi anni, sta scatenando una “guerra mondiale” contro il matrimonio.
Da tutte le “turbolenze spirituali”, ha sintetizzato Francesco, ci si difende rifugiandosi “sotto il manto della Santa Madre di Dio”. Sia Maria che la Chiesa sono le “donne” che Gesù ha voluto, in quanto “pare che il Signore abbia una preferenza per le donne nel trasmettere le fede”, ha detto ricollegandosi a quanto detto all’inizio del suo discorso.
Un ultimo passaggio, il Papa lo ha dedicato all’ecumenismo, il cui più grosso nemico è il “proselitismo”. Ai cattolici georgiani ha raccomandato di pretendere di “convertire” i loro connazionali ortodossi e di lasciare le questioni dogmatiche ai “teologi”. Con gli ortodossi è invece opportuno coltivare la “amicizia”, “camminare insieme, pregare gli uni per gli altri, fare opere di carità insieme; mai evitare di salutare un fratello perché è ortodosso”, ha ammonito Francesco.
In conclusione prima di invitare alla recita dell’Ave Maria, il Pontefice, rivolto in particolare ai sacerdoti, ha detto: “Chiediamo questa grazia tutti insieme: Dio ci liberi dalla mondanità. Ci faccia uomini saldi nella fede ricevuta dalla nonna e dalla mamma”.



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