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06 October, 2016

“Buona scuola”: Family Day in piazza in 16 città
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Le famiglie italiane tornano in piazza per la libertà educativa. In attesa dell’uscita delle linee guida del comma 16 della legge 107, la Buona scuola, relative all’attivazione di percorsi educativi di lotta alla “discriminazione per orientamento di genere”, e dopo essere stati inascoltati dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, e da quello delle Riforme, Maria Elena Boschi, una delegazione dei vertici del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, promotore dei Family day del gennaio 2016 e giugno 2016, ha manifestato davanti al Quirinale.
Lo stesso gruppo ha consegnato alla segreteria della Presidenza della Repubblica un dossier sui casi di gender delle scuole, la richiesta di ufficializzazione del consenso informato preventivo per affermare il diritto del primato educativo dei genitori e una copia del manifesto educativo redatto dallo stesso Comitato.
È stata inoltre avanzata la richiesta di un incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per esprimergli le preoccupazioni delle famiglie italiane riguardo ai tentativi di introdurre la teoria gender nelle scuole, al fine di destrutturare l’identità sessuata dei bambini.
Contestualmente, in altre 15 città Italiane – Verona, Bergamo, Brescia, Parma, Salerno, Treviso, Genova, Vicenza, Pesaro, Gorgonzola, Perugia, Avellino, Milano, Massa e Novi Ligure – centinaia di persone appartenenti alle sezioni locali del Comitato hanno manifestato davanti agli uffici scolatici provinciali o regionali, consegnando lo stesso materiale e chiedendo di poter argomentare con i dirigenti scolatici rispetto a queste tematiche così sensibili.
“Il comitato rinnova la condanna ferma dei casi di violenza di genere e condivide ogni sforzo teso alla promozione di un’educazione alla parità dei sessi intesa come parità di opportunità, diritti e dignità, senza che questo apra ad una contrapposizione tra genere maschile e femminile a danno dell’identità sessuata dei bambini, ma piuttosto favorisca una alleanza tra uomo e donna nel rispetto della diversità dei sessi”, ha dichiarato Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli.


05 October, 2016

Papa: “Guerra mondiale del gender contro il matrimonio”
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Nei discorsi a braccio, com’è noto, papa Francesco dà sempre il suo meglio, anche quando ripete concetti e principi già formulati molte altre volte in precedenza. L’incontro con il clero, i religiosi, i seminaristi e i laici della chiesa georgiana, non ha fatto eccezione.
Ascoltando attentamente le testimonianze che l’hanno preceduto, Bergoglio ha quindi offerto alcuni spunti in grado di rendere la fede più salda e, assieme ad essa, le vocazioni, siano esse al sacerdozio, alla vita consacrata e al matrimonio.
La visita pastorale in corso ha in primo luogo stimolato nel Papa un ricordo legato a un altro viaggio apostolico, quello nella non lontana Armenia, alla fine dello scorso giugno. In quell’occasione, Francesco aveva incontrato una signora sugli ottant’anni, della quale aveva notato un “dente d’oro”.
La “molto umile” ma tenace vecchietta aveva affrontato un viaggio di otto ore in pullman dalla Georgia, solo per incontrare il Vescovo di Roma. Vistosi salutato “con tanto amore”, il Pontefice le aveva domandato cosa l’avesse spinta ad un’impresa così faticosa per la sua età. “È la fede”, gli aveva risposto lei.
Per il Santo Padre questo incontro è stato la testimonianza di cosa significhi essere “saldi nella fede”, ovvero avere la “capacità di ricevere la fede, trasmetterla e conservarla”. Quell’anziana donna era giunta in un paese straniero perché “credeva che Gesù Cristo aveva lasciato Pietro sulla terra e lei voleva vedere Pietro…”, ha commentato il Papa.
“Una pianta senza radici con cresce. Una fede senza radici della mamma e della nonna non cresce”, ha aggiunto Francesco, sottolineando quanto la fede vada primariamente tramandata dai genitori ai figli, dai più anziani ai più giovani, altrimenti “non cresce”.
Rivolto al seminarista che poco prima aveva raccontato della sua vocazione, confidata gioiosamente alla propria madre, Francesco ha rimarcato: “Anche all’inizio di una vocazione ci sono sempre una mamma o una nonna”.
Può capitare, ha poi osservato, che un sacerdote o un religioso possano vedere la loro vocazione andare in crisi: l’antidoto, allora, è “conservare la memoria della prima chiamata” di Dio, che “non è una favola” ma avviene “per grazia dello Spirito Santo”.
“La perseveranza nella vocazione è radicata nella memoria di quella carezza che il Signore ci ha fatto, dicendoci: ‘vieni con Me’”, ha proseguito il Santo Padre, dando poi un consiglio ai consacrati: “Non tornate indietro quando ci sono difficoltà”, salvo mantenere “la memoria di quel momento” della chiamata di Dio. Tutto ciò ricordando sempre che “la misericordia di Dio è più grande dei nostri peccati”.
Rispondendo alla signora Irina, che le aveva parlato della pastorale familiare, con tutte le difficoltà che questa comporta, il Pontefice ha ribadito che “il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato”, con “l’uomo e la donna che si fanno una sola carne a immagine di Dio”.
Spesso però, il vincolo sacramentale del matrimonio è minacciato dalla cultura del divorzio: “lui si cerca un’altra, lei un altro e ricominciamo di nuovo…”. Quella carne, allora, si spezza e “si sporca l’immagine di Dio”. A farne le spese sono i due coniugi ma, più di loro, i “bambini” e, in definitiva, anche Dio. “Si deve fare di tutto per salvare un matrimonio”, ha ammonito il Papa.
Bergoglio ha quindi rispolverato uno dei suoi cavalli di battaglia: “È normale che nel matrimonio si litighi. Succede, a volte volano i piatti ma se è vero amore si fa pace subito. Il mio consiglio è: litigate tutto quello che volete. Ma non finite la giornata senza fare la pace. Altrimenti la ‘guerra fredda’ del giorno dopo è pericolosissima…”.
Per fare pace tra coniugi, ha puntualizzato, non serve un grande “discorso”, basta anche “una carezza”. E se giunge la tentazione di tradire per una “donna più bella” o per un “uomo più bravo”, è fondamentale “chiedere subito aiuto”. Anche non dimenticare mai le tre parole chiave “permesso”, “grazie” e “scusa” consente al matrimonio di “andare avanti bene”.
A livello sociale ed educativo, ha raccomandato ancora il Santo Padre, la famiglia va difesa dalla “colonizzazione ideologica” dell’attuale “grande nemico”: la teoria del gender che, in questi anni, sta scatenando una “guerra mondiale” contro il matrimonio.
Da tutte le “turbolenze spirituali”, ha sintetizzato Francesco, ci si difende rifugiandosi “sotto il manto della Santa Madre di Dio”. Sia Maria che la Chiesa sono le “donne” che Gesù ha voluto, in quanto “pare che il Signore abbia una preferenza per le donne nel trasmettere le fede”, ha detto ricollegandosi a quanto detto all’inizio del suo discorso.
Un ultimo passaggio, il Papa lo ha dedicato all’ecumenismo, il cui più grosso nemico è il “proselitismo”. Ai cattolici georgiani ha raccomandato di pretendere di “convertire” i loro connazionali ortodossi e di lasciare le questioni dogmatiche ai “teologi”. Con gli ortodossi è invece opportuno coltivare la “amicizia”, “camminare insieme, pregare gli uni per gli altri, fare opere di carità insieme; mai evitare di salutare un fratello perché è ortodosso”, ha ammonito Francesco.
In conclusione prima di invitare alla recita dell’Ave Maria, il Pontefice, rivolto in particolare ai sacerdoti, ha detto: “Chiediamo questa grazia tutti insieme: Dio ci liberi dalla mondanità. Ci faccia uomini saldi nella fede ricevuta dalla nonna e dalla mamma”.


01 October, 2016

Bagnasco: “L’eutanasia infantile in Belgio ci faccia riflettere: dove stiamo andando?
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Le emergenze sociali e politiche italiane ed europee, dal terremoto ai migranti, per arrivare al referendum costituzionale, sono state al centro della prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, all’apertura del consiglio permanente autunnale della Cei.
Ricordando in primo luogo l’impegno della Chiesa italiana per le vittime del sisma, cui è stato destinato un milione di euro dall’8 per mille, Bagnasco ha confermato il “vincolo di fraternità e di ammirazione” verso i vescovi e il clero delle diocesi colpite, elogiando anche gli “operatori della Protezione Civile, volontari, membri di associazioni che, con semplicità, danno al Paese una testimonianza, vorremmo dire una lezione, di incomparabile valore”.
Di seguito il presidente della Cei ha descritto i mesi estivi appena trascorsi come “densi di avvenimenti”, specie nella pastorale giovanile, come i consueti “campi estivi” ma, in particolare, la Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia, la quale è stata la dimostrazione di come “il cuore dei ragazzi, pur in mezzo a incertezze”, cerchi il “pane solido della fede” e sia attraversato da una “nostalgia interiore che aspetta un nome”.
“C’è un risveglio spirituale nelle loro anime: non possiamo deluderli – ha proseguito Bagnasco -. Con i nostri preti, vogliamo essere alla loro altezza!”.
Altro momento rilevante è stata la canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta: “Il suo esempio di donna orante ci aiuti a far nostra la vocazione alla carità con la quale ogni discepolo di Cristo mette al suo servizio la propria vita, per crescere ogni giorno nell’amore”, ha detto Bagnasco.
Il Congresso Eucaristico di Genova, al quale il cardinale Bagnasco ha preso parte come delegato del Papa, ha “approfondito come l’Eucaristia sia la vera sorgente della missionarietà e della carità evangelica: è questo fuoco – ha aggiunto – che spinge a condividere la luce e il calore, perché il mondo viva nella verità e nell’amore, coscienti che certamente dobbiamo preoccuparci di essere credibili, ma innanzitutto di credere”.
La prolusione è poi approdata alla sfida europea: a tal proposito Bagnasco ha dichiarato: “Dobbiamo riaffermare che oggi c’è bisogno di un di più di Europa”. Ciò non ha nulla a che vedere con alcun tipo di “internazionalismo che crea confusione di popoli”. Ogni popolo, in realtà, “diviene ciò che deve essere solo all’interno di una armonia superiore, della comunità spirituale europea”. Non si vincono, allora, i nazionalismi “né con l’omologazione forzosa, che è una sottile espressione di violenza, né con l’irenismo miope che è una forma sofisticata di deriva etica e di annullamento identitario”.
Sul tema dei migranti che bussano alla porta del nostro continente, il presidente della Cei ha indicato l’esempio di papa Francesco che, richiamando all’“accoglienza” e all’“integrazione”, offre “uno stile che coinvolge tutti, chi accoglie e chi è accolto”.
Secondo Bagnasco, l’Italia, pur essendo “in prima linea” con generosità, continua ad essere “ancora troppo sola” nella difficile opera dell’accoglienza. “Le comunità cristiane – ha detto il porporato – cercano di allargare gli spazi dell’accoglienza e soprattutto del cuore, affinché si vada oltre l’emergenza verso percorsi di integrazione per quanti – mostrando consapevolezza e impegno – desiderano rimanere”.
Più di questa “gente disperata” che chiede ospitalità, l’Europa dovrebbe temere il “pensiero unico” e le “colonizzazioni” denunciate dal Papa, che vorrebbero “costringere a pensare nello stesso modo, con gli stessi criteri di giudizio al di sopra del bene e del male”.
Chiaro il riferimento del porporato alla ideologia del gender e alla più ampia rivoluzione antropologica nell’ambito della famiglia, favorita dalla propaganda di “certi stili di vita”, dal principio del “piacere ad ogni costo”, dalla ricerca di “evasioni continue dalla vita reale”, disattendendo la “fedeltà agli impegni di coppia, di famiglia, di lavoro”. In questo clima di “individualismo esasperato, propagato come libertà”, scompare il “prossimo” e l’altro diventa addirittura il “nemico”.
Il porporato ha pertanto ribadito che “la famiglia è la prima forma di società” e “non può essere paragonata ad alcuna altra forma di unione. Presentare tutto sullo stesso piano – come qualcuno intende – è un errore educativo grave”, ha sottolineato.
Secondo Bagnasco sono “l’isolamento delle persone, la paura degli altri, il conflitto tra Stati, la destabilizzazione della famiglia, di gruppi e Nazioni”, a favorire “approfittatori cinici, e spesso oscuri, attenti a lucrare denaro e potere”.
Dopo la Brexit britannica, tuttavia, comincia ad emergere “qualche timido barlume di coscienza su ciò che dovrebbe essere il fondamento della casa europea”. È troppo generico e fuorviante parlare di “nostri valori”; al contrario, ha puntualizzato il cardinale, è necessario esplicitare “quali sono, su che cosa sono fondati, quale civiltà hanno ispirato, quale figura di uomo hanno costruito”.
In nome del “laicismo”, tendono a disconoscersi “le identità religiose con i loro riti e costumi”: ciò può significare “che quel modo di pensare antireligioso è entrato nei gangli delle coscienze legislative oppure nei loro interessi”; o forse che “si è intuito che la vera religiosità costituisce un argine al potere”.
C’è un tentativo di omologazione delle “visioni profonde della vita e dei comportamenti” che intacca lo “spirito di un Popolo”, accusando il cristianesimo di essere “divisivo”, perché “non canta nel coro stabilito”.
“Emarginare dalla sfera pubblica il cristianesimo non è intelligente”, ha aggiunto il presidente della Cei, perché è stata proprio “la luce del Vangelo” e non le “inaffidabili e interessate maggioranze” a creare “la civiltà europea e il suo umanesimo” e a generare “il tessuto connettivo e le condizioni per camminare insieme”.
Riflettendo sui recenti attentati jihadisti in Europa, Bagnasco ha affermato che “tali abomini si mascherano di un manto religioso per accreditare una “guerra di religione”, ma – come ci ricorda il Santo Padre – non bisogna cadere in questa trappola che mira a scatenare un conflitto globale”.
Il terrorismo, ha aggiunto il porporato, si serve non solo del “fanatismo dei gruppi” ma anche del “disagio sociale” e, soprattutto, del “del vuoto spirituale e culturale di non pochi giovani occidentali che – paradossalmente – spesso cercano un motivo per vivere in una perversa ragione per morire”.
Un accenno è stato fatto dal cardinale alla controversa vicenda delle vignette di Charlie Hebdo sulle vittime del terremoto, espressione di “mancanza di sensibilità e rispetto”, che suscitano in noi alcune interrogativi: “è questa la società che vogliamo, dove pensiamo di sentirci bene, insieme, solidali, a casa? È questo che intendiamo per libertà? Non esiste dunque nulla di talmente profondo e sacro – anche umanamente – che non debba essere sbeffeggiato da alcuni “illuminati”?”.
È seguito un riferimento al dramma della crisi economica ed occupazionale, rispetto alla quale “le persone non possono attendere, perché la vita concreta corre ogni giorno, dilania la carne e lo spirito”, annichilendo in particolare la vita di molti giovani, pur dotati, spesso di “genio e capacità sorprendenti”, che però “si stanno rassegnando e si aggrappano ai genitori o ai nonni, impossibilitati a farsi una vita propria”.
A tal proposito, il presidente della Cei ha lanciato una provocazione: coloro che teorizzano la flessibilità lavorativa che, di fatto, getta le persone “in un clima fluido e inaffidabile, non sono forse i primi ad essere ben sicuri sul piano del proprio lavoro e, forse, del proprio patrimonio?”.
Il cardinale Bagnasco ha menzionato anche il recente caso di eutanasia infantile praticato in Belgio, che “deve interrogarci seriamente: dove stiamo andando?”. Questo episodio è la conferma di come “ogni volta che si ipotizzano leggi su questi temi decisivi, subito si cerca di pilotare la sensibilità e l’opinione pubblica appellandosi a casi eccezionali di grande impatto emotivo; e si invoca la necessità di ordinare le cose, di normare le procedure”. Tutto ciò ignorando che il “principio base” irrinunciabile è sempre quello della “inviolabilità della vita umana”.
Un’ultima riflessione è stata rivolta dal presidente della Cei al “Referendum sulla Costituzione”, sul quale la Chiesa italiana non offre indicazioni di voto al di fuori dell’“informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze”.


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