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28 October, 2016

Sconcertanti le ideologie che mirano a cancellare differenze uomo-donna
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La famiglia è “attaccata da tutte le parti”, aveva detto il Papa in alcune occasioni. E oggi, nell’udienza al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico nel 35° dalla sua fondazione, lo ha ripetuto: “Nella congiuntura attuale, i legami coniugali e famigliari sono in molti modi messi alla prova”.
Quello che denuncia il Santo Padre è una condensa di male che va a scapito di quella fondamentale alleanza coniugale tra uomo e donna dal quale si generano “la profondità e la delicatezza dei legami”. “Quando le cose vanno bene fra uomo e donna, anche il mondo e la storia vanno bene; in caso contrario, il mondo diventa inospitale e la storia si ferma”, afferma Bergoglio.
Stigmatizza perciò “l’affermarsi di una cultura che esalta l’individualismo narcisista, una concezione della libertà sganciata dalla responsabilità per l’altro, la crescita dell’indifferenza verso il bene comune”, come pure “la crescita della povertà che minaccia il futuro di tante famiglie” e “l’imporsi di ideologie che aggrediscono direttamente il progetto famigliare”.
In particolare il Pontefice, osservando come sia “impossibile negare l’apporto della cultura moderna alla riscoperta della dignità della differenza sessuale”, giudica “sconcertante” la “tendenza a cancellare la differenza invece che a risolvere i problemi che la mortificano”.
Tutte queste sono “ragioni di crisi per la famiglia contemporanea”, evidenzia, “il riconoscimento della dignità dell’uomo e della donna comporta una giusta valorizzazione del loro rapporto reciproco”. “Come possiamo conoscere a fondo l’umanità concreta di cui siamo fatti senza apprenderla attraverso questa differenza?”, domanda infatti Francesco.
Esorta quindi i membri di questo istituto nato dall’intuizione di Papa Wojtyla a mostrare la “vicinanza della Chiesa”, specie nelle “situazioni di debolezza umana, perché la grazia possa riscattarle, rianimarle e guarirle”. “La grazia esiste, come anche il peccato”, afferma, pertanto non dobbiamo “rassegnarci al fallimento umano, ma sosteniamo il riscatto del disegno creatore ad ogni costo”.
Questo riscatto va però “preso sul serio, sia nel senso dottrinale che nel senso pratico, pastorale e testimoniale”. Secondo Francesco, bisogna infatti riconoscere “che a volte abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono”.
Una “idealizzazione eccessiva” che “non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario”. Allora “il tema pastorale odierno – sottolinea il Papa – non è soltanto quello della ‘lontananza’ di molti dall’ideale e dalla pratica della verità cristiana del matrimonio e della famiglia”, bensì quello della “vicinanza” della Chiesa. Vicinanza alle nuove generazioni di sposi e alle situazioni di debolezza umana, tenendo ben presente che “le dinamiche del rapporto fra Dio, l’uomo e la donna, e i loro figli, sono la chiave d’oro per capire il mondo e la storia, con tutto quello che contengono”.
È necessario, perciò, “applicarsi con maggiore entusiasmo al riscatto – direi quasi alla riabilitazione – di questa straordinaria ‘invenzione’ della creazione divina” incoraggia Bergoglio, che ricorda anche il duplice appuntamento sinodale “cum Petro e sub Petro” e l’esortazione Amoris laetitia per ribadire che le famiglie di oggi “sono chiamate ad essere più consapevoli del dono di grazia che esse stesse portano, e a diventare orgogliose di poterlo mettere a disposizione di tutti i poveri e gli abbandonati che disperano di poterlo trovare o ritrovare”.
Anche, Francesco pone in luce le questioni aperte dallo sviluppo delle nuove tecnologie che “rendono possibili pratiche talvolta in conflitto con la vera dignità della vita umana”. Raccomanda in tal senso di “frequentare coraggiosamente queste nuove e delicate implicazioni con tutto il rigore necessario, senza cadere nella tentazione di verniciarle, di profumarle, di aggiustarle un po’ e di addomesticarle”.
“L’incertezza e il disorientamento che toccano gli affetti fondamentali della persona e della vita destabilizzano tutti i legami, quelli famigliari e quelli sociali, facendo prevalere sempre più l’‘io’ sul ‘noi’, l’individuo sulla società”, rimarca il Papa. È un esito “che contraddice il disegno di Dio”, il quale “ha affidato il mondo e la storia” all’alleanza uomo-donna che, per sua stessa natura, “implica cooperazione e rispetto, dedizione generosa e responsabilità condivisa, capacità di riconoscere la differenza come una ricchezza e una promessa, non come un motivo di soggezione e di prevaricazione”.
“La famiglia – insiste il Papa – è il grembo insostituibile della iniziazione all’alleanza creaturale dell’uomo e della donna”. Un vincolo che si riflette nei diversi legami comunitari e nelle forme sociali: la religione e l’etica, il lavoro, l’economia e la politica, la cura della vita e il rapporto tra le generazioni.
Ma c’è un problema: “Riusciamo a pensare così ’in grande’ questa rivelazione? Siamo convinti della potenza di vita che questo progetto di Dio porta nell’amore del mondo? Sappiamo strappare le nuove generazioni alla rassegnazione e riconquistarle all’audacia di questo progetto?”.
“Questo compito – conclude il Pontefice – chiede di essere radicato nella letizia della fede e nell’umiltà di un gioioso servizio alla Chiesa”. Non “una Chiesa pensata a propria immagine e somiglianza”, ma la Chiesa “viva in cui viviamo”, la Chiesa “bella alla quale apparteniamo”, la Chiesa “in cui ci sentiamo amati oltre i nostri meriti”.

06 October, 2016

“Buona scuola”: Family Day in piazza in 16 città
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Le famiglie italiane tornano in piazza per la libertà educativa. In attesa dell’uscita delle linee guida del comma 16 della legge 107, la Buona scuola, relative all’attivazione di percorsi educativi di lotta alla “discriminazione per orientamento di genere”, e dopo essere stati inascoltati dal ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, e da quello delle Riforme, Maria Elena Boschi, una delegazione dei vertici del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, promotore dei Family day del gennaio 2016 e giugno 2016, ha manifestato davanti al Quirinale.
Lo stesso gruppo ha consegnato alla segreteria della Presidenza della Repubblica un dossier sui casi di gender delle scuole, la richiesta di ufficializzazione del consenso informato preventivo per affermare il diritto del primato educativo dei genitori e una copia del manifesto educativo redatto dallo stesso Comitato.
È stata inoltre avanzata la richiesta di un incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per esprimergli le preoccupazioni delle famiglie italiane riguardo ai tentativi di introdurre la teoria gender nelle scuole, al fine di destrutturare l’identità sessuata dei bambini.
Contestualmente, in altre 15 città Italiane – Verona, Bergamo, Brescia, Parma, Salerno, Treviso, Genova, Vicenza, Pesaro, Gorgonzola, Perugia, Avellino, Milano, Massa e Novi Ligure – centinaia di persone appartenenti alle sezioni locali del Comitato hanno manifestato davanti agli uffici scolatici provinciali o regionali, consegnando lo stesso materiale e chiedendo di poter argomentare con i dirigenti scolatici rispetto a queste tematiche così sensibili.
“Il comitato rinnova la condanna ferma dei casi di violenza di genere e condivide ogni sforzo teso alla promozione di un’educazione alla parità dei sessi intesa come parità di opportunità, diritti e dignità, senza che questo apra ad una contrapposizione tra genere maschile e femminile a danno dell’identità sessuata dei bambini, ma piuttosto favorisca una alleanza tra uomo e donna nel rispetto della diversità dei sessi”, ha dichiarato Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli.


05 October, 2016

Papa: “Guerra mondiale del gender contro il matrimonio”
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Nei discorsi a braccio, com’è noto, papa Francesco dà sempre il suo meglio, anche quando ripete concetti e principi già formulati molte altre volte in precedenza. L’incontro con il clero, i religiosi, i seminaristi e i laici della chiesa georgiana, non ha fatto eccezione.
Ascoltando attentamente le testimonianze che l’hanno preceduto, Bergoglio ha quindi offerto alcuni spunti in grado di rendere la fede più salda e, assieme ad essa, le vocazioni, siano esse al sacerdozio, alla vita consacrata e al matrimonio.
La visita pastorale in corso ha in primo luogo stimolato nel Papa un ricordo legato a un altro viaggio apostolico, quello nella non lontana Armenia, alla fine dello scorso giugno. In quell’occasione, Francesco aveva incontrato una signora sugli ottant’anni, della quale aveva notato un “dente d’oro”.
La “molto umile” ma tenace vecchietta aveva affrontato un viaggio di otto ore in pullman dalla Georgia, solo per incontrare il Vescovo di Roma. Vistosi salutato “con tanto amore”, il Pontefice le aveva domandato cosa l’avesse spinta ad un’impresa così faticosa per la sua età. “È la fede”, gli aveva risposto lei.
Per il Santo Padre questo incontro è stato la testimonianza di cosa significhi essere “saldi nella fede”, ovvero avere la “capacità di ricevere la fede, trasmetterla e conservarla”. Quell’anziana donna era giunta in un paese straniero perché “credeva che Gesù Cristo aveva lasciato Pietro sulla terra e lei voleva vedere Pietro…”, ha commentato il Papa.
“Una pianta senza radici con cresce. Una fede senza radici della mamma e della nonna non cresce”, ha aggiunto Francesco, sottolineando quanto la fede vada primariamente tramandata dai genitori ai figli, dai più anziani ai più giovani, altrimenti “non cresce”.
Rivolto al seminarista che poco prima aveva raccontato della sua vocazione, confidata gioiosamente alla propria madre, Francesco ha rimarcato: “Anche all’inizio di una vocazione ci sono sempre una mamma o una nonna”.
Può capitare, ha poi osservato, che un sacerdote o un religioso possano vedere la loro vocazione andare in crisi: l’antidoto, allora, è “conservare la memoria della prima chiamata” di Dio, che “non è una favola” ma avviene “per grazia dello Spirito Santo”.
“La perseveranza nella vocazione è radicata nella memoria di quella carezza che il Signore ci ha fatto, dicendoci: ‘vieni con Me’”, ha proseguito il Santo Padre, dando poi un consiglio ai consacrati: “Non tornate indietro quando ci sono difficoltà”, salvo mantenere “la memoria di quel momento” della chiamata di Dio. Tutto ciò ricordando sempre che “la misericordia di Dio è più grande dei nostri peccati”.
Rispondendo alla signora Irina, che le aveva parlato della pastorale familiare, con tutte le difficoltà che questa comporta, il Pontefice ha ribadito che “il matrimonio è la cosa più bella che Dio ha creato”, con “l’uomo e la donna che si fanno una sola carne a immagine di Dio”.
Spesso però, il vincolo sacramentale del matrimonio è minacciato dalla cultura del divorzio: “lui si cerca un’altra, lei un altro e ricominciamo di nuovo…”. Quella carne, allora, si spezza e “si sporca l’immagine di Dio”. A farne le spese sono i due coniugi ma, più di loro, i “bambini” e, in definitiva, anche Dio. “Si deve fare di tutto per salvare un matrimonio”, ha ammonito il Papa.
Bergoglio ha quindi rispolverato uno dei suoi cavalli di battaglia: “È normale che nel matrimonio si litighi. Succede, a volte volano i piatti ma se è vero amore si fa pace subito. Il mio consiglio è: litigate tutto quello che volete. Ma non finite la giornata senza fare la pace. Altrimenti la ‘guerra fredda’ del giorno dopo è pericolosissima…”.
Per fare pace tra coniugi, ha puntualizzato, non serve un grande “discorso”, basta anche “una carezza”. E se giunge la tentazione di tradire per una “donna più bella” o per un “uomo più bravo”, è fondamentale “chiedere subito aiuto”. Anche non dimenticare mai le tre parole chiave “permesso”, “grazie” e “scusa” consente al matrimonio di “andare avanti bene”.
A livello sociale ed educativo, ha raccomandato ancora il Santo Padre, la famiglia va difesa dalla “colonizzazione ideologica” dell’attuale “grande nemico”: la teoria del gender che, in questi anni, sta scatenando una “guerra mondiale” contro il matrimonio.
Da tutte le “turbolenze spirituali”, ha sintetizzato Francesco, ci si difende rifugiandosi “sotto il manto della Santa Madre di Dio”. Sia Maria che la Chiesa sono le “donne” che Gesù ha voluto, in quanto “pare che il Signore abbia una preferenza per le donne nel trasmettere le fede”, ha detto ricollegandosi a quanto detto all’inizio del suo discorso.
Un ultimo passaggio, il Papa lo ha dedicato all’ecumenismo, il cui più grosso nemico è il “proselitismo”. Ai cattolici georgiani ha raccomandato di pretendere di “convertire” i loro connazionali ortodossi e di lasciare le questioni dogmatiche ai “teologi”. Con gli ortodossi è invece opportuno coltivare la “amicizia”, “camminare insieme, pregare gli uni per gli altri, fare opere di carità insieme; mai evitare di salutare un fratello perché è ortodosso”, ha ammonito Francesco.
In conclusione prima di invitare alla recita dell’Ave Maria, il Pontefice, rivolto in particolare ai sacerdoti, ha detto: “Chiediamo questa grazia tutti insieme: Dio ci liberi dalla mondanità. Ci faccia uomini saldi nella fede ricevuta dalla nonna e dalla mamma”.



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