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14 November, 2016

Gender: il giudice di “Forum” dà ragione ad una madre
di -


La teoria del gender è oggetto di un dibattito sempre più di massa. Con buona pace dei ‘negazionisti’ in questo ambito, il delicatissimo tema dell’educazione all’affettività dei minori è approdato in fascia protetta in una popolarissima trasmissione come Forum su Rete 4.
Durante la puntata di giovedì scorso, il giudice di Forum ha dato ragione alla madre di un alunno di una scuola elementare di Roma, che aveva fatto ricorso contro il preside, il quale ai primi di agosto, aveva convocato le famiglie – molte delle quali in vacanza – comunicando la sua intenzione di avviare un corso contro le discriminazioni, per valorizzare l’inclusione.
Ad anno scolastico in corso, il figlio della signora poi ricorrente aveva un giorno domandato alla madre: “Mi è stato detto che posso scegliere se diventare maschio o femmina: è vero?”. Superato lo sgomento, la madre gli aveva spiegato l’assurdità di quelle affermazioni, diffidando poi il preside dal proseguimento di quelle lezioni e chiedendone l’esonero del bambino.
A sua difesa, il dirigente aveva invocato la legge 107 e il principio di parità tra i sessi. L’obiezione della madre, che pure aveva accettato il progetto del preside, condividendone le finalità non discriminative, riguardava il fatto che la parità doveva avere ad oggetto i diritti fondamentali, la dignità e l’opportunità di accesso al lavoro e ai servizi, non certo l’identità sessuale.
La contro-obiezione del preside aveva tirato in ballo gli stereotipi di genere, con il classico esempio del bambino che gioca con le bambole e della bambina che gioca a calcio, i quali non andrebbero discriminati.
Nella motivazione della sentenza, il giudice ha messo in luce sia la pericolosità degli insegnamenti sull’identità di genere, sia l’incrinazione del rapporto di fiducia tra scuola e famiglia che ne deriva.
La vicenda è stata commentata a ZENIT da Giusy D’Amico, responsabile del settore scuola del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, e presidente dell’associazione Non si tocca la Famiglia, che per tre volte (25 giugno davanti al Ministero della Pubblica Istruzione, 4 agosto davanti al Ministero delle Pari Opportunità, e 30 settembre davanti al Quirinale) a cavallo dell’estate, ha portato centinaia di famiglia in piazza per la libertà educativa e per il “consenso informato”
“L’identità sessuale non è un dato irrilevante – sottolinea la D’Amico – e comunque non è un tema che si può affrontare con i bambini delle elementari, confondendo loro le idee e provocando dei traumi, nella fase di costruzione dell’identità. L’educazione affettiva deve spettare alla famiglia”.
Secondo l’attivista del Family Day, “un conto è giudicare o etichettare le persone, altro conto è inculcare nei bambini delle storture ideologiche”. A nome delle associazioni pro family di cui fa parte, la D’Amico contesta due aspetti dell’iniziativa del preside romano: “In primo luogo non ha spiegato in modo completo quali erano i contenuti e le finalità del corso. Inoltre si è rifiutato di esonerare gli alunni dalla frequenza del corso stesso con il quale, peraltro, intendeva anticipare le linee guida della legge 107, che ancora non sono state approvate”.
L’associazione Non si tocca la Famiglia denuncia, quindi, sia le forzature ideologiche dei programmi di scuole come quella romana in oggetto, sia la scarsa trasparenza nel comunicare ai genitori i contenuti dei programmi stessi, con le scuole che, non permettendo agli allievi neppure lo svolgimento di un’attività alternativa, li costringono sostanzialmente a cambiare istituto.
“Noi continuiamo a proclamare il primato educativo – prosegue la D’Amico – in ordine a questioni che, essendo così sensibili e intime, toccano il bagaglio valoriale della famiglia, la quale dovrebbe avere sempre l’ultima parola nelle scelte per i figli”.
L’esposizione del caso della scuola romana in una trasmissione a diffusione nazionale come Forum, secondo l’attivista, è un segno di come la questione educativa ed antropologica, specie a partire dal Family Day del 20 giugno 2015 a piazza San Giovanni, sia ormai ben presente nell’opinione pubblica, con un numero sempre maggiore di famiglie mobilitate.
“I genitori hanno il diritto alla trasparenza nei programmi educativi ma altrettanto importante è il diritto al consenso informato e all’esonero del figlio se il consenso non c’è – afferma ancora Giusy D’Amico -. Non si può costringere i bambini a stare a casa in quelle ore, loro hanno il diritto a rimanere a scuola, secondo la normativa vigente. Si tratta di tematiche troppo ‘sensibili’, non stiamo parlando di discipline curricolari come matematica, storia, geografia, inglese o informatica. Il fatto che l’educazione all’identità di genere sia inserita in orario scolastico, non la rende affatto una materia curricolare”.
La battaglia dell’associazione Non si tocca la Famiglia e del Comitato Difendiamo i Nostri Figli prosegue ora in particolare in ambito scolastico, con la rivendicazione del diritto al consenso informato, che molti istituti di fatto negano e che una regione come il Friuli Venezia Giulia ha praticamente messo al bando.

31 October, 2016

Famiglia e riforma costituzionale: quale futuro?
di - FNC


Incontro a cura del
Comitato “Difendiamo i Nostri Figli” di Massa e famiglie numerose cattoliche

Salone della parrocchia di "Madonna Pellegrina"
venerdì 4 novembre alle ore 21,00
incontro sul tema:

Famiglia e riforma costituzionale:
quale futuro?



28 October, 2016

Sconcertanti le ideologie che mirano a cancellare differenze uomo-donna
di -


La famiglia è “attaccata da tutte le parti”, aveva detto il Papa in alcune occasioni. E oggi, nell’udienza al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico nel 35° dalla sua fondazione, lo ha ripetuto: “Nella congiuntura attuale, i legami coniugali e famigliari sono in molti modi messi alla prova”.
Quello che denuncia il Santo Padre è una condensa di male che va a scapito di quella fondamentale alleanza coniugale tra uomo e donna dal quale si generano “la profondità e la delicatezza dei legami”. “Quando le cose vanno bene fra uomo e donna, anche il mondo e la storia vanno bene; in caso contrario, il mondo diventa inospitale e la storia si ferma”, afferma Bergoglio.
Stigmatizza perciò “l’affermarsi di una cultura che esalta l’individualismo narcisista, una concezione della libertà sganciata dalla responsabilità per l’altro, la crescita dell’indifferenza verso il bene comune”, come pure “la crescita della povertà che minaccia il futuro di tante famiglie” e “l’imporsi di ideologie che aggrediscono direttamente il progetto famigliare”.
In particolare il Pontefice, osservando come sia “impossibile negare l’apporto della cultura moderna alla riscoperta della dignità della differenza sessuale”, giudica “sconcertante” la “tendenza a cancellare la differenza invece che a risolvere i problemi che la mortificano”.
Tutte queste sono “ragioni di crisi per la famiglia contemporanea”, evidenzia, “il riconoscimento della dignità dell’uomo e della donna comporta una giusta valorizzazione del loro rapporto reciproco”. “Come possiamo conoscere a fondo l’umanità concreta di cui siamo fatti senza apprenderla attraverso questa differenza?”, domanda infatti Francesco.
Esorta quindi i membri di questo istituto nato dall’intuizione di Papa Wojtyla a mostrare la “vicinanza della Chiesa”, specie nelle “situazioni di debolezza umana, perché la grazia possa riscattarle, rianimarle e guarirle”. “La grazia esiste, come anche il peccato”, afferma, pertanto non dobbiamo “rassegnarci al fallimento umano, ma sosteniamo il riscatto del disegno creatore ad ogni costo”.
Questo riscatto va però “preso sul serio, sia nel senso dottrinale che nel senso pratico, pastorale e testimoniale”. Secondo Francesco, bisogna infatti riconoscere “che a volte abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono”.
Una “idealizzazione eccessiva” che “non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario”. Allora “il tema pastorale odierno – sottolinea il Papa – non è soltanto quello della ‘lontananza’ di molti dall’ideale e dalla pratica della verità cristiana del matrimonio e della famiglia”, bensì quello della “vicinanza” della Chiesa. Vicinanza alle nuove generazioni di sposi e alle situazioni di debolezza umana, tenendo ben presente che “le dinamiche del rapporto fra Dio, l’uomo e la donna, e i loro figli, sono la chiave d’oro per capire il mondo e la storia, con tutto quello che contengono”.
È necessario, perciò, “applicarsi con maggiore entusiasmo al riscatto – direi quasi alla riabilitazione – di questa straordinaria ‘invenzione’ della creazione divina” incoraggia Bergoglio, che ricorda anche il duplice appuntamento sinodale “cum Petro e sub Petro” e l’esortazione Amoris laetitia per ribadire che le famiglie di oggi “sono chiamate ad essere più consapevoli del dono di grazia che esse stesse portano, e a diventare orgogliose di poterlo mettere a disposizione di tutti i poveri e gli abbandonati che disperano di poterlo trovare o ritrovare”.
Anche, Francesco pone in luce le questioni aperte dallo sviluppo delle nuove tecnologie che “rendono possibili pratiche talvolta in conflitto con la vera dignità della vita umana”. Raccomanda in tal senso di “frequentare coraggiosamente queste nuove e delicate implicazioni con tutto il rigore necessario, senza cadere nella tentazione di verniciarle, di profumarle, di aggiustarle un po’ e di addomesticarle”.
“L’incertezza e il disorientamento che toccano gli affetti fondamentali della persona e della vita destabilizzano tutti i legami, quelli famigliari e quelli sociali, facendo prevalere sempre più l’‘io’ sul ‘noi’, l’individuo sulla società”, rimarca il Papa. È un esito “che contraddice il disegno di Dio”, il quale “ha affidato il mondo e la storia” all’alleanza uomo-donna che, per sua stessa natura, “implica cooperazione e rispetto, dedizione generosa e responsabilità condivisa, capacità di riconoscere la differenza come una ricchezza e una promessa, non come un motivo di soggezione e di prevaricazione”.
“La famiglia – insiste il Papa – è il grembo insostituibile della iniziazione all’alleanza creaturale dell’uomo e della donna”. Un vincolo che si riflette nei diversi legami comunitari e nelle forme sociali: la religione e l’etica, il lavoro, l’economia e la politica, la cura della vita e il rapporto tra le generazioni.
Ma c’è un problema: “Riusciamo a pensare così ’in grande’ questa rivelazione? Siamo convinti della potenza di vita che questo progetto di Dio porta nell’amore del mondo? Sappiamo strappare le nuove generazioni alla rassegnazione e riconquistarle all’audacia di questo progetto?”.
“Questo compito – conclude il Pontefice – chiede di essere radicato nella letizia della fede e nell’umiltà di un gioioso servizio alla Chiesa”. Non “una Chiesa pensata a propria immagine e somiglianza”, ma la Chiesa “viva in cui viviamo”, la Chiesa “bella alla quale apparteniamo”, la Chiesa “in cui ci sentiamo amati oltre i nostri meriti”.


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