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10 November, 2011

Il ruolo della famiglia cattolica nella società che cambia
di - Giornale di Brescia


Le famiglie numerose al centro dell'incontro
nI problemi economici, certo, restano e non devono essere trascurati. Ma la famiglia custodisce in sé «un nucleo culturale che va al di là della mera economia e che dev'essere sottolineato al pari del valore aggiunto apportato dalla connotazione cattolica»: parola del prof. Massimo Gandolfini, medico presidente dei Medici Cattolici della Lombardia nonché moderatore del convegno nazionale «Ruolo della famiglia cattolica nella società multiconfessionale», in programma sabato 12 novembre dalle 9.30 alle 12.30 all'auditorium San Barnaba (corso Magenta 44/a in città, ingresso libero).
Interverranno monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia, il giornalista ed europarlamentare (movimento «Io amo l'Italia») Magdi Cristiano Allam e il senatore Carlo Giovanardi - sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia - introdotti da Gianni e Cristina Archetti, co-presidenti dell'Associazione nazionale famiglie numerose cattoliche, promotrice dell'iniziativa (www.famiglienumerosecattoliche.it).
Un appuntamento di caratura nazionale «che ci lusinga - dichiara Giorgio Maione, assessore alla Famiglia, alla Persona e ai Servizi Sociali, del Comune di Brescia, che ha offerto il suo patrocinio -, ponendo la nostra città al centro di una dibattito volto a incentivare la rilevanza delle famiglie, mattoni di una società solida fondata su sani principi». E inserita in un contesto più ampio - civile, sociale e culturale, ma anche multiconfessionale -, «il che - spiega Gianni Archetti - può mettere in difficoltà la famiglia: miriamo a fornirle risposte concrete, a farci e a farne testimoni di accoglienza».
L'opinione del dott. Gandolfini si declina in un'allegoria medica, laddove la famiglia «è una cellula dalla membrana elastica, in grado di aprirsi e lasciar entrare nuovi organismi utili alla crescita della cellula stessa.
Analogamente, la famiglia cattolica è sede di un patto di onore, di indissolubilità, ed è santuario della vita: valori da difendere, da mettere al riparo da tensioni esogene».

10 October, 2011

Italia: 50 anni in famiglia (consortium totius vitae)
di - a cura di Vittorio Lodolo D’Oria (Carimate, 4 Ottobre 2011)


1961: l’Italia compie 100 anni e le famiglie con 4 o più figli sono 2,5 milioni (attualmente sono 150.000 e scompariranno nel 2015 - secondo l’ISTAT - grazie alla inopinata politica economica e fiscale). Oggi il Paese ha 150 anni ed è il più anziano d’Europa con il più basso tasso di natalità (1,3 per donna in età fertile), mentre la laica Francia detiene il più alto tasso grazie al Quoziente Familiare (2,3). Fu proprio nel 1961 che si aprì nella Chiesa il dibattito sulla liceità dell’uso degli anticoncezionali. A fornire il pretesto per avviare il dibattito fu la cosiddetta “pillola congolese”: questa avrebbe dovuto essere somministrata alle suore come intervento atto a prevenire gli effetti degli stupri che gli indigeni erano soliti perpetrare a danno delle religiose. Tuttavia il dibattito sull’argomento – contrariamente alle attese – non entrerà neppure all’odg del Concilio Vaticano II in quanto Paolo VI avocherà a sé la materia.
1965: si chiude il Concilio Vaticano II con Paolo VI e montano le attese del clero disallineato (progressista) che ritiene imminente la legittimazione dell’uso degli anticoncezionali (preservativo e pillola in primis), nonché le interpretazioni dello stesso CVII (di cui la più estrema dà luogo alla cosiddetta Teologia della Liberazione). Il CVII ha intanto stabilito per la prima volta che l’unione tra i coniugi secondo natura e legittimati dal sacramento non è volta unicamente alla procreazione dei figli, ma anche al libero e mutuo dono di sé. Il pontefice insedia una commissione mista di 60 esperti che salirà fino a 75 componenti. La commissione delibera a maggioranza il proprio favore alla liberalizzazione dell’uso della pillola tra i cattolici, accrescendo le attese tra laici e religiosi. Il pontefice però avoca a sé la questione, ritenendo di non dover rimettere al voto di una maggioranza – seppur qualificata – un tema di natura squisitamente teologica.
1968: ha inizio la contestazione studentesca del “vietato vietare”, del “proibito proibire”, dell’assecondare i propri istinti anziché dominarli (le 3 età dell’uomo). Insegnanti esautorati (coi decreti delegati del ’74) e genitori oramai assurti ad “amici” dei figli. In America M. L.King è assassinato a Memphis il 4 Aprile. Nonostante tutto, il 25 luglio Paolo VI presenta, tra lo stupore generale, l’Humanae Vitae che ribadisce la contrarietà ecclesiastica all’uso degli anticoncezionali. In sostanza Paolo VI sostiene che non è possibile disgiungere il significato unitivo da quello procreativo: qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita. Si scatenano reazioni furibonde anche in seno alla stessa Chiesa. Nel frattempo si provvede a depenalizzare giuridicamente l’adulterio femminile.
1969: la notte del 20 luglio l’uomo sbarca sulla luna. Dal 15 al 18 Agosto si svolge la 3 giorni di Woodstock a Bethel nello stato di New York. Il 12 dicembre ha inizio la strategia della tensione con la bomba di Piazza Fontana. Sarà seguita da molti altri attacchi dinamitardi.
1970: il 1° dicembre viene approvato il divorzio con la legge 898 Baslini-Fortuna. A guidare i cattolici del dissenso (cioè quelli favorevoli al divorzio) sono i DC Galloni e Granelli. L’Azione Cattolica è contraria al divorzio, dopo un’iniziale titubanza, mentre le ACLI si dichiarano aperte e possibiliste di fronte al divorzio (indicheranno astensione o voto secondo coscienza al referendum). Famiglia Cristiana addirittura inviterà i propri lettori (quasi 2 milioni) a votare secondo coscienza. A favore dell’abrogazione si schiererà Comunione e Liberazione. Padre Balducci invece critica, apertis verbis, la “rigidità” della Santa Sede sostenendo che “non esiste la famiglia cristiana. Essa è appunto un falso valore. Il concetto del diritto naturale della famiglia è un concetto dell’immobilismo borghese”. L’Azione Cattolica perde molti iscritti, abbraccia la deriva socialista e dichiara terminata l’unità politica dei cattolici. Nasce così l’MCL, dalla spaccatura della AC, con il favore del Santo Padre.
1971: si raccolgono le firme per il referendum abrogativo del divorzio. Saranno 1.370.000 nonostante ne bastino 500.000.
1972: scendono in campo apertamente i cattolici del dissenso (tra cui Dossetti), capitanati da Andreatta e Paolo Prodi, sostenendo un documento che esprime la necessità di astenersi dal voto referendario. Lo stesso Romano Prodi firmerà, pochi mesi prima del referendum insieme ad altri “cattolici per il NO” (Treu, Elia, Gozzini etc.), un documento che sostiene il divorzio ritenuto “un diritto di libertà faticosamente acquisito”. Al documento risponde la CEI con la nota “Di fronte al referendum” che incontra la dura opposizione del vescovo di Torino (Pellegrino), il quale abbandona i lavori rifiutandosi di sottoscrivere il documento finale. Sul versante “culturale” viene alla luce lo scandaloso film di Bertolucci “Ultimo tango a Parigi” che è un vero e proprio attacco all’istituzione familiare: prova ne sia lo scambio di battute nello spaccato più osceno della pellicola nella scena della sodomizzazione col burro (“Voglio farti un discorso sulla famiglia. Ripeti con me: santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini, inventata per educare i selvaggi alla virtù, dove i bambini sono torturati fin dalla loro prima bugia. La libertà vi è spezzata dalla repressione ed assassinata dall’egoismo. Fuck the family…”). In Italia il film è subito sequestrato e il 29.01.76 la Corte Suprema di Cassazione sancisce il sequestro e la distruzione di tutte le copie delle pellicole. La Schneider, allora 19enne, subirà le conseguenze della parte e diverrà eroinomane subendo reiterati ricoveri psichiatrici. Brando si sposò 3 volte (i primi due matrimoni durarono 2 anni ciascuno, mentre la relazione con la terza moglie durò 40 anni, anche se nel contempo Brando ebbe 3 figli dalla sua cameriera). La figlia Cheyenne del terzo matrimonio si suicidò a seguito dell’omicidio del suo fidanzato, perpetrato dal fratellastro del primo matrimonio dell’attore. La prima moglie accusò Brando di perversioni sessuali rituali poiché per poter amare una donna, doveva brutalizzarla.
1974: si prepara la battaglia dei “generi”. Nel 1968 l’omosessualità è classificata nel DSM II come “deviazione sessuale” alla stregua di pedofilia, necrofilia etc. Nel ’74 viene eliminata dal DSM III l’omosessualità ego sintonica ma vi viene inclusa quella ego distonica. Quest’ultima scompare dal DSM IV dal 1° gennaio 1994. Dal 17 Maggio 1990 l’omosessualità è pertanto considerata dall’OMS una variante normale della sessualità. L’omosessualità sarà definitivamente derubricata come patologia dal DSM III R nel 1987 ed entrerà a pieno titolo come atteggiamento-comportamento-tendenza assolutamente normale.
1974: si vota il referendum sul divorzio (il termine anticipato della legislatura aveva impedito lo svolgimento) ed il fronte cattolico (con molti dissenzienti) viene sconfitto. Continua intanto la strategia della tensione con la strage del treno Italicus e di Piazza della Loggia a Brescia.
1975: è approvato il nuovo diritto di famiglia (L 151) con cui, tra l’altro, si equiparano giuridicamente i figli legittimi con quelli naturali. Hanno luogo le elezioni amministrative che fanno registrare una forte avanzata del PCI: i risultati inducono a temere il “sorpasso” sulla DC (che comunque non avrà luogo nelle elezioni politiche del 1976). Moro, in occasione del Congresso della DC (21.04.75) pronuncia il drammatico discorso che aprirà la strada all’aborto di Stato: “La ritrovata natura popolare del partito induce a chiudere nel riserbo della coscienza certe valutazioni rigorose, certe impostazioni di principio che erano proprie della nostra formazione in una diversa stagione della vita sociale, ma che ora fanno ostacolo alla comunicazione con le masse e alla collaborazione di governo. Prevarranno dunque la duttilità e la tolleranza …”.
1976: i radicali sfruttano l’incidente della fuoriuscita di diossina all’Icmesa di Seveso. Gridando lo slogan “Non vogliamo mostri” convincono 30 donne ad abortire in deroga alla legge vigente sull’aborto. Nei feti abortiti non vengono riscontrate anomalie di sorta, mentre le donne che portano avanti coraggiosamente la gravidanza generano figli normali.
1978: il 9 maggio muore Moro ad opera delle BR e il 22 maggio è approvata la L 194 sull’aborto (notare l’antilingua adottata nel titolo del testo della legge: “Tutela della maternità…”). Sono legalizzati “l’aborto a richiesta nei primi 90 giorni, e l’aborto eugenetico fino alla 24° settimana” (entrambi saranno definiti “aborti terapeutici”). Il 22 maggio firmano l’ultimo atto dell’iter legislativo ben 6 democristiani: il presidente della Repubblica Leone, del Consiglio Andreotti, e 4 ministri (Anselmi-Sanità, Bonifacio-Giustizia, Pandolfi-Finanze, Morlino-Tesoro).
1980: 2 agosto, strage alla stazione di Bologna che chiude la strategia della tensione.
1981: si vota il referendum sull’aborto (il fronte cattolico conta molte voci in dissenso al proprio interno) e la sconfitta ne è l’amaro epilogo. Attentato a GPII in maggio. Appena ripresosi, il pontefice pubblica la Familiaris Consortio (22.11.81). Intanto la stampa diffonde dati falsi per fare terrorismo psicologico (gli aborti clandestini negli anni ’70 sono tra gli 800.000 e i tre milioni, e le donne morte a causa dell’aborto clandestino sono 25.000, cioè 3 volte gli attuali decessi per incidenti stradali).
Anni ’80: è l’avvento della TV commerciale (strumento di eccellenza dell’ideologia capitalista individualista) ed il crollo dell’ideologia comunista (crollo del muro nel 1989).
Anni ’90: è il crollo del sistema politico (corruzione, malaffare e tangenti) col passaggio dalla I alla II Repubblica nel 1994. La TV gioca un ruolo primario nelle campagne elettorali. GP II emana l’enciclica Evangelium Vitae (1995). Il 2 luglio ha luogo a Roma il 1° Gay Pride Nazionale. Si ripeterà ogni anno.
Anni 2000: è l’era delle nuove tecnologie dove la TV detta ancora legge lanciando mode e costumi privi di valori (GF, Isola dei famosi, La fattoria e altre fiction rappresentative di modelli di società che vogliono fare apparire la famiglia come una gabbia fuori moda). Internet, telefonia e TV satellitare-digitale-interattiva, spopolano. E i valori? Si vedano a tal proposito le situazioni familiari degli esponenti politici che dicono di difendere i valori della famiglia. La TV bistratta la famiglia portandola alla ribalta delle cronache solo per episodi delittuosi: si comincia col caso di Doretta Graneris (1975), per poi proseguire con Carretta (1989) e Maso (1991), quindi chiudere con i delitti di Novi (2001), di Cogne (2002), Erba (2008), Avetrana (2010). Anche la pubblicità porta il suo lauto contributo: valga per tutti il caso Vodaphone (tutto intorno a te; life is now; power to you). Manca solamente l’affermazione forever young che comunque non tarderà a tormentarci gratificando il nostro senso di onnipotenza. Intanto, grazie ai programmi in onda, siamo alla banalizzazione del sesso: l’atto coniugale è derubricato a mera genitalità come richiesto dal pansessualismo imperante.
2000: il trattato di Lisbona si pone l’obiettivo di portare l’occupazione femminile al 70% (e intanto la casa è vuota). La cultura dominante sostiene infatti che il lavoro realizza la donna mentre la famiglia la opprime (desperate housewives).
2005: in Spagna divengono legge il divorzio express e il matrimonio omosessuale (1° luglio). In Italia i cattolici adottano una nuova strategia referendaria (ad eccezione di quelli “adulti”) e fanno mancare il quorum, rendendo nullo il referendum sulla L. 40 per la PMA (che consente lo stoccaggio di un max di 3 embrioni).
2006: prende corpo la teoria del gender GLTBQ, sigla che sta per Gay-Lesbian-Trans-Bisex-Queer (basterebbe richiamare il Levitico 18-22: “Non avrai con uomo comportamenti come con donna: è abominio”). Sono allo studio i passaporti per “neutri” (trans gender).
2007: è l’anno dei DICO promossi dalla cattolica adulta Rosaria Bindi nella veste di neo-ministro per la Famiglia. La CEI si attiva ed emana un documento chiaro (27.03.07) che esprime la condanna per i politici cattolici che votano a favore del riconoscimento delle coppie di fatto equiparandole alla famiglia fondata sul matrimonio. Il Family-Day del 12.05.07 (1 milione di persone in piazza S. Giovanni a Roma) respinge l’attacco alla famiglia, almeno per il momento. Passa intanto la legge su riconoscimento e scelta del doppio cognome da parte dei genitori.
2008: attorno al caso Englaro, che si concluderà nel 2009 con l’eutanasia di Eluana, parte la nuova crociata dei radicali a favore della “buona morte”.
2009: la pillola abortiva RU486 fa il suo ingresso in Italia in agosto, con il Paese distratto e sotto l’ombrellone. Ora l’aborto diventa a domicilio, un vero e proprio “fai da te”. La prevenzione contemplata nella 194 rimane solo sulla carta e … nel titolo da antilingua (Norme per la tutela della maternità …).
2010: viene assegnato il premio Nobel all’85enne Robert Edwards inventore della FIVET (ma in pochi sanno che i nati in provetta sono solo 4 milioni a fronte dei 40 milioni di embrioni sovrannumerari distrutti).
2011: GMG a Madrid: il Papa ci invita a sperare in Cristo nonostante il crollo delle ideologie (ultima il capitalismo con le sue crisi finanziarie).
2012: a Milano dal 30 Maggio al 3 Giugno avrà luogo il VII incontro mondiale della famiglia col papa BXVI.
Riflessioni
La famiglia, che per noi è sempre stata il nucleo fondamentale della società umana costituita da genitori e figli (Il Nuovo Zingarelli), ne esce malconcia. Oggi rischiamo di apparire retrogradi qualora ci rifiutassimo di equiparare la famiglia tradizionale a coppie di fatto, famiglie monoparentali, famiglie allargate, PACS, DICO, convivenze anche omosessuali (il relativismo etico vuole portarci a dire che “se tutto è famiglia, niente è famiglia, quindi la famiglia non è niente”). Siamo in pochissimi a realizzare che patrimonio e matrimonio sono la versione maschile e femminile dello stesso sostantivo, e lo stesso termine coniuge (dal latino cum+iugum) deve scomparire a favore del politicamente corretto compagno (dal latino cum+panis). Il matrimonio non è più di moda, e tanto meno quello religioso: prova ne siano i vertiginosi aumenti delle separazioni e dei divorzi. Perché dunque mettere su famiglia e promettere all’altro (l’altro è il mio inferno, afferma Freud) fedeltà per tutta la vita? Molto meglio fare una promessa a tempo determinato che si dissolve quando la relazione non soddisfa più. La filosofia individualista sfida l’istituzione familiare contrapponendo al “per sempre” un suadente “finché mi piace”. Ma la famiglia è Consortium Totius Vitae, è l’anagramma di “Ama figli”, dove il soggetto che compie l’azione di amare è la coppia genitoriale, cioè i generi maschile e femminile che si amano e congiungono. In altre parole la famiglia è l’unione perpendicolare (a croce) di due assi o alleanze costituiti dai generi (asse orizzontale) e dalle generazioni (asse verticale). Per ferire a morte la famiglia basta dunque attaccare uno dei suoi due assi o – ancora meglio – aggredirli entrambi con un’azione a tenaglia. Ai generi viene spacciata per inutile e discriminatoria la loro fertile complementarietà, esaltando l’omosessualità (biologicamente sterile) come suprema realizzazione dell’individuo nei Gay Pride. Alle generazioni sarà fatto credere che rappresentano un peso le une per le altre, al punto che gli adulti si doteranno di leggi per eliminare figli indesiderati (aborto), e malati o anziani non più autosufficienti (eutanasia e Dichiarazione Anticipata di Trattamento). Ne discendono drammatici ed evidenti risultati, e le strategie per ottenerli sono state spesso subdole (creare confusione dei ruoli e delle identità, ribaltare le regole, lanciare nuove mode, tendenze e aspirazioni, blandire e illudere l’individuo, rivendicare diritti in assenza di doveri etc) e astute (come il ricorso all’antilingua con aborto, eutanasia, PMA, eugenetica, DAT e terapie con staminali embrionali…). La famiglia resta tuttavia la roccaforte della società che garantisce all’uomo una sana relazione, la crescita e la rigenerazione nel tempo attraverso i secoli: l’unica forma di immortalità accessibile al genere umano. Non è certo la chirurgia estetica a procurarci l’immortalità, che piuttosto alimenta la nostra sindrome di Peter Pan in ossequio allo sterile pansessualismo dominante. In un momento in cui la famiglia è ritenuta superata, fino al punto da vederci proposte forme di convivenza alternative, è importante riavvolgere il nastro per comprendere ciò che ha giovato alla comunità e ciò che ha inequivocabilmente nuociuto (La confusione tra il bene e il male è nemico gravissimo e mortale - GPII EV 1995). Nel 1981 GPII scrisse alla famiglia (FC, 44) esortandola a prendere parte alla vita politica e sociale del Paese per non dover poi subire passivamente quei mali cui la famiglia stessa si è limitata ad assistere. Parole profetiche ed attuali: la famiglia è un valore che ci riguarda da vicino e chiede di essere difeso e promosso da ciascuno di noi, a salvaguardia delle generazioni future.
1. Pensiamo stasera all’augurio che rivolgeremmo ai nostri figli per la loro vita futura (di coppia), quindi pronunciamo la promessa matrimoniale al coniuge: “Io accolgo te come mio sposo/a. (Con la grazia di Cristo) prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”.
2. Vediamo insieme ai figli e commentiamo il film “Caso mai” (ok) e “The black swan” (apologia del Male, come esempio di perversione da rifuggire)
3. Confidiamo nella forza della famiglia (è la foresta che cresce) che è istituzione millenaria e lievito nella società. Partecipiamo all’evento milanese della GMF 2012 (www.family2012.com).
Key-words: famiglia, coniuge, genere, generazione, generare, matrimonio, patrimonio, figli, fertilità, valori, omosessuale, sterilità, antilingua, aborto, eutanasia, eugenetica, anticoncezionali, relativismo etico.

Bibliografia
Il divorzio in Italia: dalla legge al referendum. Giancarlo Scirè – Italia Contemp. 06/07, n° 247
Dalla legge sul divorzio alle elezioni. Marcello Masotti - Archivio di Scienza e Vita di Firenze.
Origini della L 194. Roberto Algranati.
Paolo VI. L’audacia di un Papa. Andrea Tornielli – Oscar Storia Mondadori
Costituzione Italiana:
Art. 29 La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.
Art. 30 È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31 La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

Filmografia
Caso mai. Con Stefania Rocca e Fabio Volo, regia di Alessandro D’Alatri
Il cigno nero (The black swan). Con Natalie Portman, regia di Darren Aronofsky

vittorio.lodolodoria@fastwebnet.it www.famiglienumerosecattoliche.it


Bagnasco: Figli contro crisi
di - la stampa.it


«Il calo delle nascite è dovuto anche a povertà culturale, ma i figli e la famiglia sono le risorse per battere la crisi».Alla presentazione del rapporto demografico Cei, il leader dei vescovi Angelo Bagnasco avverte che «senza un patto tra generazioni il declino dell'Italia è inevitabile».

I figli non sono «un peso, un costo», ma una risorsa su cui la società deve investire, se vuole un futuro. Quel futuro che l'Italia rischia di veder compromesso anche a causa del pesante calo demografico che lo ha investito negli ultimi anni. A lanciare l'allarme è stato questa sera il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Ribadendo con forza, remando contro i modelli dominanti, che la ricetta contro la crisi non è quella che «ci ha portato a un presente difficile: non è con più consumo e meno figli che risistemeremo l'economia». Serve al contrario «con una revisione radicale delle priorità», che riporti al centro famiglia e maternità. Che spezzi la catena delle «false alternative e delle promesse tradite» che segnano la nostra epoca, prima fra tutte quella che ha imposto l'individualismo come metodo, mettendo in ombra l'importanza dei legami connettivi della società. Il porporato è intervenuto alla presentazione di un rapporto, curato da un team di specialisti e promosso dal Comitato del progetto culturale della Cei, dal titolo «Il cambiamento demografico». Accanto a lui il card. Camillo Ruini, che presiede il comitato Cei. «C'è una scarsa consapevolezza del problema del calo demografico - ha detto Ruini - che con questo rapporto vorremmo aumentare. Non vogliamo premere sulle coppie perchè mettano al mondo figli che non desiderano, ma rinnovare ostacoli sociali, economici e culturali che impediscono alle coppie di avere i figli che vorrebbero. La proposta è quella di un'alleanza, di una grande sinergia per affrontare il calo demografico». Il dossier Cei segnala come in Italia la frequenza delle nuove nascite si collochi ormai stabilmente sotto quota 600mila l'anno, 150 mila in meno della quota necessaria a garantire l'attuale dimensione demografia e quindi sotto la soglia di equilibrio. La fecondità è scesa sotto la linea che consente il ricambio generazionale, cioè 1,4 figli per donna. E questo nonostante il desiderio di famiglia e di maternità siano forti in Italia. L'età media della famiglia si è spostata in avanti: si diventa madri per la prima volta intorno ai 35 anni. Disoccupazione, difficoltà economiche. precarietà del lavoro ma anche ragioni culturali le cause principali insieme alla difficoltà di conciliare, per mancanza di adeguati servizi, il ruolo di madre con quello dei lavoratrice. Contestualmente aumenta la popolazione anziana: in Italia gli under 20 sono ormai in numero pressochè uguale agli over 65. Una stagnazione demografica con pesanti conseguenze economiche, politiche e sociali. È in questo quadro che si colloca l'appello di Bagnasco a ritrovare legami, a dare impulso alla società, perchè «il soggetto si sviluppa in modo tanto più autonomo ed equilibrato quanto più ha beneficiato di legami forti». «Non vi è dubbio - ha sottolineato il porporato - che una società in cui si interrompe la catena generativa e si blocca il circuito della testimonianza tra le generazioni è una societ… impoverita e destinata a isterilirsi».



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