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25 September, 2012

Chiamati ad essere testimoni della Verità
di - FNC


Qualche tempo fa,l’amico Archetti ribadiva l’importanza del testimoniare i valori dei cattolici.
Mi ha fatto riflettere leggere sul Corriere della sera di Domenica 23 settembre,in merito al valore del matrimonio,queste considerazione del Cardinale Scola:
“Cosa possono fare i Cattolici in questo momento?
Rispondere con la loro testimonianza,concetto ben diverso,tiene a rimarcare Scola,dalla egemonia di chi e’ disposto ad usare tutti i mezzi pur di ottenere il risultato:chi pratica la vera testimonianza invece e’ colui che e’ pronto a porsi opponendosi,se necessario,pagando di persona non solo ovviamente con l’esempio ma anche parlando,dicendo affermando pubblicamente la Verita’ soprattutto in cio’ che tocca i principi ed i valori del magistero della Chiesa,non come soluzioni buone solo per che ci crede, ma per tutti.”
Mi sembrano queste parole il riconoscimento esplicito del valore della nostra associazione che, della testimonianza dei valori del magistero della Chiesa, ne fa un punto saliente.
Come poter rinunciare al nome della nostra associazione che si rifa’ alla famiglia cattolica in ossequio a quei valori che Il cardinale Scola invita a testimoniare?La testimonianza dei valori del matrimonio sono quanto mai oggi di attualita’.
Luca Gregotti



24 September, 2012

Bagnasco: Basta corruzione e no alle coppie di fatto
di - VATICAN INSIDER


Nella prolusione al Consiglio Permanente il presidente della Cei interviene sui temi etici e sulla situazione politica italiana
Giacomo Galeazzi

Roma
Durissimo monito dell'episcopato italiano contro unioni di fatto e "regionopoli" e sul fine vita spera nel varo dei DAT. Al consiglio Cei la prolusione del cardinale di Bagnasco prende di petto in particolare la questione della "libertà di scelta a proposito delle unioni di fatto: è paradossale voler regolare pubblicisticamente un rapporto quando gli interessati si sottraggono in genere allo schema istituzionale già a disposizione". In realtà, stigmatizza il cardinale, "ci si vuol assicurare gli stessi diritti della famiglia fondata sul matrimonio, senza l’aggravio dei suoi doveri".

A fronte di "determinate leggi", si modifica "il significato proprio dell’istituzione matrimoniale", quindi "il pensare sociale ne viene pesantemente segnato e, di conseguenza, l’educazione dei propri figli". Perciò "sarebbe ingenuo, o peggio, negare che diversi orizzonti normativi influenzano e modificano inevitabilmente il sentire comune e quindi il costume generale". Per questa ragione, "il riconoscimento di determinate situazioni o pratiche, non è mai neutrale: pur se non obbliga alcuno, è fortemente condizionante tutti".

Quando si vuole ridefinire la famiglia esclusivamente come una rete di amore, disancorata dal dato oggettivo della natura umana (un uomo e una donna) e dalla universale esperienza di essa, "la società deve chiedersi seriamente a che cosa porterebbe tale riduzione, a quali nuclei plurimi e compositi: non solo sul versante numerico, ma anche su quello affettivo ed educativo, strutturante cioè la persona". Parole chiare e inequivocabili mentre nei comuni si moltiplicano le proposte di registri delle unioni di fatto. "Il nostro programma?Solo il Vangelo".

Con toni ratzingeriani il presidente della Cei, Angelo Bagnasco apre il Consiglio episcopale in "una condizione sempre più complessa per noi italiani". Al cardinale "dispiace molto che anche dalle Regioni stia emergendo un reticolo di corruttele e di scandali, inducendo a pensare che il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile". Che l’immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia non è una consolazione, ma "un motivo di rafforzata indignazione, che la classe politica continua a sottovalutare".

Ed è motivo di disagio e di rabbia per gli onesti. "Possibile che l’arruolamento nelle file della politica sia ormai così degradato?", si chiede Bagnasco. Si parla di austerità e di tagli, eppure "continuamente si scopre che ovunque si annidano cespiti di spesa assurdi e incontrollati". Bisogna che gli stessi cittadini, che pure oggi sono così scossi, "insieme al diritto di scelta dei propri governanti esercitino un più penetrante discernimento, per non cadere in tranelli mortificanti la stessa democrazia".

Ecco perché, "superando idiosincrasie ideologiche", è necessario tenere saldo "il legame con quei valori che fanno parte della nostra storia e ne costituiscono il tessuto profondo". Tessuto che a qualcuno "sembra talmente acquisito da non aver bisogno di attenzione e di presidio alcuno, e da altri è guardato con sospetto o insofferenza". In una congiuntura particolarmente acuta, la classe politica "ha ritenuto proprio dovere fare un passo indietro rispetto alla conduzione del governo del Paese". Ora è chiaro interesse di tutti che il governo votato dal Parlamento "adempia ai propri compiti urgenti, e metta il Paese al riparo definitivo da capitolazioni umilianti e altamente rischiose". Nel frattempo, "la politica deve riempire operosamente la scena arrivando a riforme tanto importanti quanto attese".

Proprio perché la politica è necessaria e, in sé, è arte nobile, "non si può sottovalutare il sentimento ostile che va covando nella cittadinanza". Non è, secondo Bagnasco, "un atteggiamento momentaneo e solo umorale, correggibile grazie a consuete mosse ad effetto: va letto con intelligenza e onestà per trarne i moniti salutari".

La politica, come dedizione fino al sacrificio per il bene comune, "richiede non solo buona volontà, ma capacità di visione, competenza, e quella coerenza personale che rende presentabili agli occhi della nazione e del mondo". Le elezioni non sono "un passaggio taumaturgico, ma vincolo democraticamente insuperabile, e quindi qualificante e decisivo". Per questo bisogna prepararsi seriamente, non con operazioni di semplice cosmesi, bensì "portando risultati concreti per il Paese e un rinnovamento reale e intelligente delle formazioni politiche e il loro irrobustirsi con soggetti non chiacchierati".

Lo spettro dell’astensione "circola e rischia di apparire a troppi come la lezione da assestare a chi non vuole capire". In questo senso la competizione resta aperta, e "sarà bene che la politica non bruci alcun ponte dietro a sé, presunzione e personalismi, strumentalità e isterie vanno lasciati da parte". Il richiamo alla classe dirigente è nettissimo. "Il nostro popolo tiene, resiste, naturalmente si interroga e patisce, ma non si arrende e vuol reagire- ammonisce il cardianale-. Sempre meno si lascia illudere dalle chiacchiere, ed esige la nuda verità delle cose, pur senza lasciarsi imprigionare da prospettive solamente negative e deprimenti".

È in questa "cappa di sfiducia", infatti, il fattore più pernicioso e pervasivo. "Non si è infranto un equilibrio da riaggiustare- avverte il capo della Chiesa italiana-.E' accaduto qualcosa di più consistente e profondo che ha portato a galla di colpo le contraddizioni, le ingenuità, le fughe in avanti, gli squilibri, i rinvii accumulatisi nei decenni e sui quali ci si illudeva di continuare a lucrare". Occorre"comprendere le radici profonde (culturali, morali ed economiche) della crisi, la vita del nostro popolo ci tocca e le condizioni di essa ci interrogano", poiché "la Chiesa non è mai indifferente alla qualità della vita delle persone".

30 July, 2012

Famiglia formato XXL
di - di Raffaella Borea LA REPUBBLICA


Niente a che vedere con la tribù allargata, frutto di separazioni e secondi matrimoni tra ex coniugi rimasti amici. Qui parliamo di nuclei affettivi in cui il numero dei figli è quello di una squadra di calcetto. A fare da arbitro e a dettare le regole sono le (super) mamme che non dimenticano mai di essere donne e che dal “caos” non si lasciano scalfire

Di famiglie “Bradford” in Italia sembra ce ne siano sempre meno. Gli otto ragazzi della serie televisiva anni ’80, basata sul libro di Thomas Braden, dedicato al quotidiano di una famiglia numerosa di Sacramento, oggi sarebbero considerati degli alieni. Da Milano a Palermo le coppie tricolori si limitano sempre più spesso a un solo figlio. E questo anche al Sud, tradizionalmente considerato locomotiva della natalità. "Contrariamente a quelle che sono le attese" conferma Gian Carlo Blangiardo, docente di demografia presso la facoltà di Scienze statistiche dell'università di Milano Bicocca, "è il Mezzogiorno quello che più rallenta nel processo di natalità, insieme ad alcune aree invecchiate come il Piemonte e la Liguria". A invertire la rotta della crescita “quasi zero” non sono nemmeno le famiglie degli immigrati: il numero medio di figli per donna nella popolazione straniera in Italia è infatti diminuito negli ultimi anni conformandosi al trend nazionale. "In cinque anni gli stranieri, ampiamente al di sopra della soglia del ricambio generazionale, hanno raggiunto il livello nazionale. Nelle grandi città, in particolare, dove le coppie straniere vivono in maniera ancora più esasperata la difficoltà già avvertita dagli italiani, le cose sono ancora più complicate". Un panorama desolante che non è dovuto (solo) alla crisi come ci spiega Annamaria Leoni, mamma pratese di 10 figli (6 femmine e 4 maschi), protagonista di “Romanzo familiare”, format televisivo tra reality e talk in onda nel 2011 su Tv2000 centrato su spaccati famigliari esemplari. "Il maggior problema per una famiglia numerosa come la nostra" racconta la super mamma, "non è economico, perché siamo sempre stati aiutati dalla comunità nei momenti più critici. Bensì educativo: riuscire a dare a tutti loro un insieme di valori importanti". Un altro luogo comune cade miseramente: non è il fattore “s” (soldi) l’elemento discriminante nell’allargare la tribù. Ne sono convinte anche Silvia, MariaLuisa e Cristina che quell’1,3 (numero medio di figli per ogni donna italiana) non sanno nemmeno cosa sia. Ciascuna di loro, per filosofia di vita o per scelta di Fede, andando controcorrente rispetto a quanto sondaggi e statistiche da decenni tratteggiano, ha scelto la maxi famiglia e non ne è pentita. Nonostante la latitanza di enti ed istituzioni e la mancanza di supporti della politica. Per far fronte a queste assenze, le famiglie “estese” italiane hanno fatto rete riunendosi in associazioni (associazione nazionale famiglie numerose www.famiglienumerose.org, Famiglie numerose cattoliche – www.famiglienumerosecattoliche.it) pronte a mettere in comune informazioni e a formulare proposte per salvaguardare i loro diritti. Sacramento chiama Milano: è tempo che anche i Bradford italiani scendano in campo e che le madri raccontino cosa significhi allenare una squadra senza scordarsi del proprio ruolo.







Silvia Bailo, 43 anni, farmacista part time, 5 figli: Simone 18 anni, Filippo 14, Giovanni 12, Maria Linda 9 e Francesco 5
Mi sento prima di tutto donna e poi mamma: l’esserlo mi pone in una condizione contemporaneamente irrinunciabile, perché i figli fanno parte della mia vita e non posso dimenticarmene, e privilegiata perché il dono di dare la vita rende sempre speciali. La scelta di avere una famiglia numerosa è un regalo da cogliere con entusiasmo, in virtù di una fede che insegna la sacralità della vita definendone contorni inattesi. Quando a tavola si è in 7, oltre al cane che ansima perché vuole le briciole, si rinuncerà anche al filetto in favore del pollo o alla pace per il caos, ma si guadagna infinitamente in allegria, condivisione, confronti. Una grande famiglia è una scuola di vita quotidiana e costante, faticosa ma entusiasmante, dove ogni egoismo, pur presente, viene immediatamente ridimensionato grazie all’arte del mediare e del condividere. La mia vera difficoltà è riuscire a mantenere un equilibrio personale, che garantisca ai miei figli di avere una madre che non urli, non piagnucoli, non si lamenti in continuazione, ma cerchi sempre il punto di contatto tra le esigenze di tutti. Credo sia solo questa la vera arte di tenere unita una famiglia, perché solo in una situazione serena tutti sono più felici. Amiche e colleghe pensano che la mia vita sia super impegnativa anche se, in realtà, tutto è molto più agevole di quanto appaia: bisogna solo sapersi organizzare senza perdere tempo - nonostante perdersi a volte sarebbe bellissimo – ed essere sicuri di contare sull’aiuto di un marito eccezionale e di una famiglia disponibile. Sulla bilancia, per contro, ho messo la carriera. Non è vero che l’importante nel rapporto con i figli è la qualità del tempo che gli si dedica, ma la quantità: altrimenti chi li segue nei compiti? Chi va alle riunioni? Chi cucina e chi li coccola?







Marialuisa Lodolo D’Oria, 48 anni, casalinga, 4 figli: Maria 21 anni, Marta 19 anni, Costantino 13 anni e Lorenzo 9 anni.
Sono laureata in lettere, ma da subito ho deciso di dedicarmi alla famiglia a tempo pieno consapevole che dopo la nascita di un figlio una “donna” diventa soprattutto "madre" e che una famiglia numerosa sia una filosofia di vita oltre che una scelta di fede. Scelta che conduce ad un'esistenza ricca di stimoli, soddisfazioni e sacrifici. Si rinuncia certamente al silenzio e alla tranquillità, guadagnando in vitalità di rapporti per l'interscambio delle esperienze fatte da ciascuno nel corso della giornata. Si impara a convivere rinunciando - anche se talvolta malvolentieri - alla seconda fetta di torta e si apprendono sistemi di suddivisione equa delle porzioni. La difficoltà con la “D” maiuscola è una sola: riuscire a tenere tutto sotto controllo senza soffocare la libertà di ciascun figlio che possiede una sensibilità diversa e come tale va trattata. Non ha mai senso suddividere matematicamente il tempo a disposizione, perché i bisogni e i tempi di reazione di ognuno sono diversi. Se si sta facendo bene però, i riscontri non mancano e i risultati acquisiti sono incoraggianti. Il mio vero successo in termini di carriera è quello di aver contribuito a fare dei miei figli degli uomini e delle donne dai principi sani e onesti. La “sana” invidia che ravviso in chi mi sta attorno quando scoprono la mia famiglia numerosa mi fa riflettere perché ci leggo il loro rammarico nel non aver avuto il coraggio mio e di mio marito.







Cristina Bini Smaghi, 50 anni, 5 figli maschi di 23, 21 e 20 anni e due gemelli di 16, laureata in lettere con indirizzo di Storia dell'arte, lavora nei periodi delle aste da Christie's nel reparto Dipinti Antichi
Diventare madre ha acuito la mia femminilità, aiutandomi a diventare più donna: una consapevolezza cresciuta progressivamente con la nascita di ogni figlio. Avendo poi avuto solo maschi, ho sentito il bisogno di affermare il mio essere “femmina” all'interno della famiglia. Famiglia che, pur nella sua complessità, è una forza. Avere molti figli comporta molte rinunce - i bei viaggi te li puoi scordare... ed erano il mio sogno! – e sacrifici, ma ripaga in termini di crescita umana, personale, emotiva. La voglia di sfidare me stessa per vivere una vita interessante e arricchente, valorizzando di più le persone che incontri ed interessandoti maggiormente alla loro vita, la devo anche a loro: ormai grandi, sono dei supporti insostituibili nei momenti difficili e dei consiglieri preziosi, soprattutto quando si parla dei fratelli! Vivo con l'acceleratore sempre schiacciato e mi riposo poco, ma sono sempre avvolta in una coperta di emozioni che nascono anche dalle relazioni intessute con le persone che gravitano attorno ai miei ragazzi, tanto che a tavola siamo spesso ben più di 7! Le difficoltà certo non mancano: essere genitori di molti figli è complicato perché ti porta a metterti in discussione, a chiederti se stai facendo il meglio, rispettando le loro personalità e valorizzando le loro differenze. Non nascondiamo neppure che una famiglia “estesa”, nel senso numerico, economicamente è impegnativa. In questo mosaico di bisogni e necessità collettive, le mie hanno trovano il loro spazio, anche se da poco: faccio il lavoro che da ragazza avrei desiderato ma che, avendo avuto figli da giovane, non avrei potuto intraprendere. Oggi, con i ragazzi ormai uomini, ho coronato un sogno di gioventù. Una fortuna, postuma. Quando a tavola si è in molti, riuscire a realizzarsi anche professionalmente è complicato, ma non impossibile, quando esiste una “rete” di collaborazioni, tra marito e genitori, dalle maglie strette. A volte, poi, penso che la scelta di avere una famiglia numerosa fosse nel mio DNA: io ho tre fratelli, mio marito altrettanto, seguire la stessa strada è stato quasi naturale, una filosofia di vita intrecciata ad una scelta di Fede, aiuto indispensabile per vivere meglio la mia vita, la mia famiglia e i momenti difficili.
(24 luglio 2012)


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