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09 February, 2017

Mestre, assunta donna incinta al nono mese: la aspetteremo
di - Leonardo.itNews


La maternità di solito viene vista come un ostacolo, un problema per chi cerca lavoro e soprattutto per chi assume. Del tutto controcorrente è invece la bella storia che arriva da Mestre, dove gli imprenditori di un’agenzia di web design hanno deciso di assumere Martina Camuffo, una 36enne incinta al nono mese.

La vicenda della giovane donna veneta può finalmente ridare speranza a tutte le donne in dolce attesa e alla ricerca di un’occupazione. Merito di un gruppo di imprenditori che non si sono fatti spaventare dalla maternità e hanno anzi deciso di far firmare un contratto a Martina Camuffo.

Samuele Schiavon, uno dei titolari dell’agenzia di web design The Creative Way di Mestre che ha compiuto l’assunzione insolita, almeno in Italia, hanno commentato sul Corriere della Sera dicendo: “Licenziarono mia moglie incinta, non sarò come loro”. Anche il suo socio e collega Stefano Serena è del tutto convinto della scelta fatta: “È la migliore, non ho dubbi, e voglio investire su di lei: aspetteremo”.

I due imprenditori di Mestre hanno quindi aggiunto: “A noi interessava l’obiettivo, a prescindere dalla situazione personale di Martina, volevamo proprio lei per le sue competenze e capacità”.

Martina Camuffo, cui mancano appena dieci giorni al nono mese di gravidanza, ha commentato la firma del contratto con entusiasmo, e anche una certa sorpresa, sempre dalle pagine del quotidiano, ricordando del colloquio fatto due mesi prima: “Appena Samuele mi ha chiamato l’ho avvisato subito della novità, gli ho detto che ero incinta di sette mesi e che avrei partorito a breve. La loro proposta era molto interessante e io ero felicissima che mi avessero contattato, ma immaginavo che l’opportunità sarebbe sfumata. Ci siamo incontrati, abbiamo scambiato qualche idea. E alla fine mi ha detto che era sua intenzione offrirmi un contratto. Quasi non ci credevo”.

Tra cinque mesi la donna, che presto diventerà madre per la seconda volta, potrà quindi cominciare il suo lavoro presso l’agenzia di Mestre. In futuro non sarebbe male se anche altri imprenditori seguissero l’esempio di The Creative Way.

02 January, 2017

Madrid. Ha osato criticare il gender, multato il Collegio “Giovanni Paolo II”
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È stato un regalo di Natale sgradito quello che ha ricevuto il Collegio “Giovanni Paolo II” di Alcorcón. Si tratta di una multa di mille euro, esborso altamente simbolico a cui è stato condannato dopo aver ricevuto, a settembre, un esposto in procura da parte della comunità autonoma di Madrid, nel cui territorio è ubicato il Collegio.
La decisione di portare il preside Carlos Martinez in tribunale fu presa da Cristina Cifuentes, governatrice dell’Assemblea di Madrid e madrina di una legge che vuole “superare gli stereotipi” lasciando i bambini liberi di scegliere il sesso cui appartenere, anche contro la volontà dei genitori.
Fu proprio la contestazione a questa legge da parte di Martinez il motivo del contendere. Come in Italia aveva riportato La Nuova Bussola Quotidiana, il preside del Collegio scrisse una lettera ai genitori degli studenti per metterli al corrente dei pericoli dell’ideologia gender nella scuola anche a seguito della legge approvata dall’Assemblea di Madrid.
Non esitò Martinez ad usare parole forti, sottolineò ad esempio che “tanto lo jihadismo quanto il gender sono macchinazioni ideologiche che pretendono di costruire un altro tipo di uomo, ma che sono destinate alla dissoluzione e al fallimento”.
Nella missiva, inoltre, si denunciava il “dogmatismo” che accusa di discriminazioni chiunque la pensi in modo diverso nonché l’assurdità di voler imporre un’ideologia a forza di sanzioni.
Denuncia che ha avuto immediatamente una conferma concreta, sulla pelle del relatore della missiva. La stessa Cifuentes, dopo aver letto il testo, commentò così le parole del preside: “Bisogna vedere fin dove arriva la libertà di espressione di questa persona. Libertà che senza dubbio ha, tuttavia bisogna anche considerare se tra i compiti di un direttore di un collegio rientri anche quello di fare pressioni sugli alunni e sui genitori”. Dapprima è arrivato l’esposto in procura della Cifuentes e poi la multa di mille euro, comminata proprio in base alla legge che porta la firma della governatrice dell’Assemblea di Madrid.
La battaglia è destinata però a non finire. Come annunciato da Juan Carlos Corvera, presidente della Fundación Educatio Servanda, appartenente al Collegio “Giovanni Paolo II”, la multa non verrà pagata. “Faremo appello – ha dichiarato nel programma tv Il gatto e l’acqua – crediamo che sia importante a motivo dell’affronto alla libertà di espressione da noi subito”. Poi ha aggiunto: “Non siamo di fronte ad un problema di discriminazione collettiva nei confronti delle persone lgbt, siamo di fronte ad un problema di negazione del diritto alla libertà di espressione, di pensare diversamente e di criticare una legge con cui non siamo d’accordo. È una legge che mette la museruola alle persone che la pensano in modo diverso, che hanno una differente concezione della sessualità umana”.
A nulla è servito il parere positivo dell’ispezione educativa del Ministero dell’Istruzione della comunità autonoma di Madrid nel Collegio, a seguito di quella lettera. La relazione a seguito dell’ispezione non rilevava alcuna violazione normativa e che le famiglie degli alunni si dichiaravano “molto felici” dell’educazione che ricevono i propri figli nel Collegio.
La sanzione ha generato tuttavia un effetto a valanga di solidarietà al Collegio “Giovanni Paolo II” e al suo preside. Sono quasi duemila le firme raccolte in poche ore di persone che attestano il proprio sostegno al preside e alla scelta di fare appello contro la sanzione.
Quanto accaduto – si legge nel testo della petizione – costituisce un problema di “attacco alle libertà di opinione e di espressione protette dalla Costituzione”. Viene inoltre precisato che il Collegio ha sempre difeso la libertà dei genitori a “pensare e scegliere” autonomamente il metodo educativo per i propri figli. Chissà se questa diffusa solidarietà popolare riuscirà a ritagliare uno spazio di libertà dalla coltre di pensiero dominante che avanza.

28 December, 2016

Gandolfini: “Su Rai Tre indottrinamento gender in prima serata”
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Gandolfini: “Su Rai Tre indottrinamento gender in prima serata”
Posted by Redazione on 27 December, 2016

La messa in onda su Rai Tre, in prima serata e nella fascia di maggiore ascolto, del programma Stato Civile, ha suscitato lo sconcerto e la protesta del Comitato Difendiamo i Nostri Figli (CDNF). Secondo il presidente del Comitato, Massimo Gandolfini, si tratta di “un’operazione culturale a favore delle unioni omosessuali e dell’omogenitorialità (senza alcuno scrupolo nell’utilizzo strumentale di bambini e minori), priva di alcun contraddittorio e con il sapore di una vera e propria colonizzazione ideologica”.
In un comunicato, Gandolfini sottolinea quanto “divisivo” sia stato “il percorso dell’approvazione della legge sulle unioni civili assimilate al matrimonio, imposta con due voti di fiducia, contro la volontà popolare espressa in due Family Day da milioni di persone. Questo popolo ha mantenuto la promessa e si è ricordato di chi sta lavorando contro la famiglia, dichiarando il suo NO nel recente voto referendario. Un NO sempre e a chiunque sostiene campagne ed azioni culturali e politiche contro il diritto dei bimbi di avere mamma e papà e a chi vuole colonizzare le menti dei più giovani, equiparando l’unione gay al matrimonio, proponendo il supermercato delle tipologie di famiglie”.
Tornando a parlare della trasmissione di Rai Tre, Gandolfini ha parlato di uno “strumento di quell’ideologia gender, che rende possibile identità di genere variabili e che Papa Francesco ha definito “uno sbaglio della mente umana”, nonché di “un atto di indottrinamento ideologico indegno di uno stato democratico, con l’imposizione di una morale di stato che offende le radici storico-culturali del popolo italiano”.
Il Comitato Difendiamo i Nostri Figli chiede dunque “ai vertici RAI, alla Commissione Vigilanza, alle forze politiche ed ai singoli parlamentari di prendere posizione e di fermare questo abuso mediatico e culturale, dando forma ad una par condicio che preveda un dibattito pubblico in cui si possa far sentire la nostra voce, sempre ignorata ed oscurata, in sfregio ai principi democratici”.
Al mondo politico, in modo particolare, il Comitato indirizza il proprio monito “molto concreto, al momento del voto, presto o tardi che sia: ce ne ricorderemo! Non abbiamo nessuna intenzione di fermarci ed attendiamo risposte concrete”, conclude poi Gandolfini.


Sede Nazionale via Breda 18 Castel Mella (BS) Tel. 030 2583972

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