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06 December, 2013

Libertà d’espressione negata a chi difende la famiglia?
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L'avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, definisce una "emergenza democratica" il clima di intolleranza ideologica delle lobby omosessuali

ROMA, 03 Dicembre 2013 (Zenit.org) - Alcuni settori della società civile italiana lanciano un grido d’allarme. La libertà d’espressione - ammoniscono - è seriamente minacciata. Si è tenuta ieri a Roma, presso una sala del Senato, una conferenza stampa indetta da varie associazioni per denunciare pubblicamente il clima di “intolleranza ideologica che negli ultimi mesi grava nei confronti di chi vuole difendere pubblicamente la famiglia naturale”. Clima penetrato anche all’interno dei Palazzi istituzionali, come testimonia il “diktat del sindaco di Roma Ignazio Marino, che ha impedito lo svolgimento di una conferenza in Campidoglio” volta a mettere in discussione la cultura del gender. Uno dei relatori, l’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita, non ha esitato a ritenere questo episodio oltre “il livello di guardia delle garanzie liberali nel nostro Paese”, tale da determinare “una vera e propria emergenza democratica”. Di queste preoccupazioni ZENIT ne ha parlato con lo stesso avvocato Amato, che si è inoltre espresso, nell’intervista che segue, anche in merito al recente risultato referendario croato e alla legislazione della Federazione Russa. Segnali, questi ultimi, in controtendenza rispetto a ciò che sta avvenendo in Occidente.
***
Avvocato Amato, dal comunicato stampa della conferenza di lunedì emerge che si è recentemente manifestato un vero e proprio asse dell’intolleranza delle lobby omosessuali che si snoda tra Milano, Verona, Torino e Roma. Cos’è successo in queste città?
Amato: Si sono registrati gravissimi episodi di intolleranza, censura e persino aggressioni (come dimostra un caso a Casale Monferrato). Da mesi i Giuristi per la Vita continuano a mettere in guardia politici ed opinione pubblica sul fatto che l’attuale pericolosa deriva intollerante della lobby omosessualista stia gravemente minando una delle libertà fondamentali della nostra Costituzione, ovvero la libertà di opinione, pilastro del sistema democratico su cui si fonda la civiltà liberale dell’Occidente. Gli odiosi episodi di intolleranza che continuiamo a denunciare rappresentano, in senso culinario, l’amuse-bouche di quello che ci attende nella denegata e malaugurata ipotesi in cui dovesse essere definitivamente approvato al Senato il disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia già approvato alla Camera dei Deputati e ora in discussione al Senato. Non siamo neppure all’antipasto. Tutti i recenti episodi di intolleranza da parte di esponenti dell’ideologia omosessualista sono l’indicatore della grave emergenza democratica che sta vivendo il nostro Paese sul versante delle libertà di pensiero e di credo religioso, garantite e tutelate dagli articoli 21 e 19 della Costituzione. Non è più tollerabile l’ingiurioso coro di insulti e improperi indirizzati dalla furia ideologica e dal cieco fanatismo delle Erinni omosessualiste nei confronti di chi osa esprimere posizioni diverse. Non è più tollerabile che chi sostiene l’unicità della famiglia eterosessuale, il divieto di adozione di minori per coppie dello stesso sesso, e dà dell’omosessualità un giudizio morale di riprovazione, venga trattato alla stessa stregua dei negazionisti dell’Olocausto, dei sostenitori dell’Apartheid, o dei fiancheggiatori del Ku Klux Klan. È giunto il momento, quindi, di lanciare un preoccupato appello alle Istituzioni e alle Autorità del nostro Paese, affinché vengano immediatamente adottati tutti i più opportuni provvedimenti per fermare questa inquietante ondata di odio e violenza nei confronti di chi si oppone ad interventi legislativi volti al riconoscimento di una ingiusta ed ingiustificata tutela giuridica privilegiata in ragione dell’orientamento sessuale.
Quali sono le ragioni che spingono gruppi politici e mezzi di comunicazione di massa a diventare persino antidemocratici pur di imporre il matrimonio omosessuale e le relative adozioni?
Amato: Non dobbiamo essere così ingenui da non vedere un disegno culturale ben preciso e orchestrato: quello di distruggere la visione antropologica dell’uomo che la nostra società ha ereditato dalla civiltà greco-romana nella versione illuminata dal cristianesimo. Matrimonio, adozioni, famiglia erano istituti già noti nell’antichità e riconosciuti come dati oggettivi e naturali, quindi non modificabili attraverso interventi normativi dell’uomo. Quando l’ideologia iconoclasta si unisce al business spregiudicato e cinico, si ottiene il cocktail micidiale che sta dietro all’intolleranza omosessualista.
Non crede che la risposta alle provocazioni di certi gruppi omosessuali altro non faccia che fornirgli ulteriore pubblicità?
Amato: Lo dicevano anche alcuni esponenti del mondo cattolico - particolarmente benevoli con il regime dell’epoca - di fronte agli episodi di intolleranza dello squadrismo fascista contro gli esponenti dell’Azione Cattolica, che indussero quel grande Papa che fu Pio XI a lanciare un accorato appello nella lettera enciclica Non Abbiamo Bisogno del 29 giugno 1931. Sappiamo tutti come è andata a finire. Di fronte all’aggressione, alla prepotenza e all’intolleranza non si può tacere. Sarebbe immorale.
Sono tanti gli omosessuali che non si riconoscono, né si sentono rappresentati da gruppi molto ideologizzati. Non bisognerebbe forse dar loro più spazio e visibilità?
Amato: Chi vive quella particolare condizione in maniera seria non avverte l’esigenza di un particolare esibizionismo. Il cosiddetto coming out è diventato una moda stupida prima ancora che fastidiosa. La dimensione sessuale di una persona rappresenta un delicato aspetto privato che ciascuno gestisce liberamente tra sé e la propria coscienza. Non è giusto farne oggetto di un pubblico dibattito, né si può costringere la gente ad ostentare il proprio personale orientamento sessuale.
La storia insegna che anche le più esecrande ideologie, allorquando foraggiate da una propaganda capillare, riescono a creare opinione di massa e persino assumere riconoscimenti legali. È questo il destino verso cui sono lanciate le pretese delle lobby omosessuali?
Amato: Goebbels docet! Anche la sciagurata legge contro l’omofobia che andrà tra poco in discussione al Senato risponde a questa logica. Si vuole, infatti, introdurre attraverso la forza pedagogica della legge, l’idea che eterosessualità ed omosessualità siano condizioni naturali paritarie, anzi che l’omosessualità meriti un plusvalore a livello giuridico, un quid aggiuntivo a livello di tutela legale rispetto all’eterosessualità. Questo sarebbe l’obiettivo delle lobby omosessualiste e contro tale obiettivo liberticida ed illiberale si impone a tutti gli uomini di buona volontà il dovere morale di opporsi.
In Croazia è stato approvato un referendum per far scrivere nella Costituzione che il matrimonio è tra un uomo e una donna. Sono state 750mila (su una popolazione di 4milioni e mezzo) le persone che hanno firmato per promuoverlo. Nonostante il vasto appoggio popolare, il governo ha usato tecniche di intimidazione, minacce e disinformazione, pur di impedire che la gente votasse a favore del referendum. Un cappellano universitario è stato minacciato di morte e sulla rete i messaggi favorevoli al referendum venivano cancellati da un circuito di hacker. Qual è il segnale che ci giunge dalla Croazia?
Amato: In Croazia si è vinto un referendum storico, in cui a prevalere è stata la ragione umana. Quanto accaduto dimostra che non esistono battaglie perse in partenza, ma che occorre continuare a combattere. Ce lo ha mirabilmente ricordato Sua Santità Papa Francesco nella sua ultima esortazione Evangelii Gaudium al punto 85: “Una delle tentazioni più serie che soffocano il fervore e l’audacia è il senso di sconfitta, che ci trasforma in pessimisti scontenti e disincantati dalla faccia scura. Nessuno può intraprendere una battaglia se in anticipo non confida pienamente nel trionfo. Chi comincia senza fiducia ha perso in anticipo metà della battaglia e sotterra i propri talenti. Anche se con la dolorosa consapevolezza delle proprie fragilità, bisogna andare avanti senza darsi per vinti”.
Spostiamoci ancor più a Est, per parlare della Russia. Come valuta la decisione del Cremlino di rifiutare l’adozione di bambini russi a tutti i Paesi che hanno approvato le adozioni omosessuali?
Amato: La Russia si sta rivelando l’ultimo baluardo in difesa di quella concezione antropologica che ho ricordato all’inizio. Lì fortunatamente la fede cristiana, garante di quella concezione, rappresenta un vero collante culturale del popolo russo. Le reazioni isteriche che si registrano in Occidente rispetto alle sacrosante iniziative del governo e del parlamento russo, sono una garanzia della loro bontà.

29 November, 2013

Contro l’intolleranza ideologica
di - LA STAMPA.it


L’Associazione Famiglia Domani, l’Associazione Famiglie Numerose Cattoliche, i Giuristi per la Vita e il Movimento Europeo per la Difesa della Vita (Mevd) indicono una conferenza stampa lunedì 2 dicembre, alle ore 11, presso la Sala Capitolare del Chiostro di S. Maria sopra Minerva, appartenente al Senato della Repubblica (Piazza della Minerva, 38), per denunciare l’intolleranza ideologica che si è manifestata negli ultimi mesi contro tutti coloro che intendono difendere pubblicamente la famiglia naturale.

marco tosatti

L’Associazione Famiglia Domani, l’Associazione Famiglie Numerose Cattoliche, i Giuristi per la Vita e il Movimento Europeo per la Difesa della Vita (Mevd) indicono una conferenza stampa lunedì 2 dicembre, alle ore 11, presso la Sala Capitolare del Chiostro di S. Maria sopra Minerva, appartenente al Senato della Repubblica (Piazza della Minerva, 38), per denunciare l’intolleranza ideologica che si è manifestata negli ultimi mesi contro tutti coloro che intendono difendere pubblicamente la famiglia naturale.

A parlare di quello che gli organizzatori del convegno definiscono “un pesante clima di intimidazione che grava nei confronti di chi vuole mettere in discussione, seppur in maniera civile e scientifica, le tesi degli ideologi del gender”, saranno l’avv. Claudio Vitelli per l’Associazione Famiglia Domani, il dr. Vittorio Lodolo D’Oria per l’Associazione Famiglie Numerose Cattoliche, l’avv. Gianfranco Amato per i Giuristi per la Vita, il cons. Alberto Zelger per il Mevd.

“Episodi di violenza verbale e fisica e una vera e propria censura da parte delle lobby LGBT si sono già registrate a Milano, Verona, Torino, Roma, dove oltre alla contestazione, si è cercato di impedire, a volte riuscendoci, lo svolgimento di conferenze e convegni in cui si difendeva la famiglia naturale fondata sul matrimonio. Tutto ciò, senza che ci sia stato grande scandalo sui media nazionali. Un motivo per reagire e far sentire la propria voce, rivendicando piena libertà di espressione”. L’accenno è al voltafaccia del sindaco di Roma, Ignazio Marino, che prima ha concesso e poi revocato l’uso della Sala della Protomoteca per lo svolgimento di un importante convegno sulla Famiglia

21 November, 2013

L’ideologia gender si combatte studiandola
di -


Al convegno della Facoltà Teologica "San Bonaventura", il prof. Francesco D'Agostino individua nella psicanalisi un alleato nella difesa della naturale identità sessuale degli esseri umani
Di Federico Cenci
ROMA, 20 Novembre 2013 (Zenit.org) - Sarà perché se ne parla poco in tv, o forse per il suo nome inglese, sta di fatto che l’ideologia gender appare a molti come qualcosa di lontano dalla realtà di tutti i giorni. Un tema utile a far dibattere nugoli di studiosi, evidentemente alieni dalla concretezza del quotidiano. Eppure, la storia dovrebbe insegnare che ideologie inizialmente di nicchia finiscono spesso per tramutarsi in “pensiero dominante di una minoranza”, per usare una definizione del professor Roberto Tamanti.
È questo il destino verso cui è lanciata anche l’ideologia gender? Se n’è discusso ieri pomeriggio presso l’Aula Sisto V della Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” Seraphicum, dove Tamanti insegna e dove, per l’occasione, ha moderato il dibattito cui ha partecipato, tra gli altri, Francesco D’Agostino, dell’Università di Tor Vergata.
L’introduzione è stata affidata a padre Domenico Paoletti, preside della “San Bonaventura”. Il teologo ha richiamato la necessità di un approccio interdisciplinare per affrontare il tema del gender, il quale si prefigge di annullare la dualità uomo-donna, classificandola come mero dato culturale. “Una società individualistica - ha osservato padre Paoletti - va aiutata a saper cogliere l’armonia delle differenze”. Riprendendo il discorso di Benedetto XVI alla Curia Romana dello scorso dicembre, Paoletti ha dunque definito il gender foriero di una “rivoluzione antropologica” che mina alla base i “valori fondamentali dell’esistenza umana”.
La diffusione di una tale ideologia rappresenta pertanto una minaccia, o meglio “uno scenario inquietante”, come l’ha definita all’inizio del suo intervento il professor D’Agostino. A suo avviso, tale minaccia è oltremodo complessa, poiché “i vecchi modi di pensare” non sono più in grado di contrastare “la grave situazione di crisi culturale nella quale ci troviamo”.
La relazione del professor D’Agostino è partita riavvolgendo i fili della storia umana. Nel corso dei secoli, ha ricordato durante il suo excursus, tutti i sistemi giuridici hanno sempre convenuto nel definire la società secondo un modello patriarcale. Questa struttura sociologica arranca a partire dalla nascita della modernità. In questa fase della storia quel modello “è entrato in crisi sotto diversi profili, ancora poco conosciuti e poco esplorati”.
Anzitutto, ha detto D’Agostino, “la scienza moderna ha cominciato a sostenere che la sessualità è un fenomeno incredibilmente complesso”. Se fino a quel momento essa era pensata come un dato puramente anatomico, da quel momento in poi la dimensione anatomica è stata affiancata da altri elementi quali la questione ormonale e la questione genetica. “L’ingenuità” dell’identificazione sessuale da parte dell’ostetrica fondata sul riconoscimento dell’organo genitale del neonato entra così in crisi.
Una crisi che irrompe prepotentemente, demolendo i “vecchi paradigmi”. Questa fase sancisce peraltro l’epilogo del mito dell’ermafrodite. “L’ermafroditismo non esiste per una ragione logica e genetica”, ha commentato D’Agostino. “Se il femminile è XX e il maschile è XY - la spiegato - non esiste un medium, ma possono esistere varie alterazioni dei cromosomi”. Le patologie genetiche sono dunque numerose - circa “una settantina” - alcune sono state scoperte “relativamente da poco”, altre “restano ancora da scoprire”. Molte di queste creano “problematiche terribili”, tali da suggerire alla persona il dubbio: chi sono davvero io? Una domanda che fa “scricchiolare” il bipolarismo sessuale.
Ma il quadro è a tinte ancor più cupe. Il professor D’Agostino ha rammentato che “oltre ai problemi biologici della sessualità, che talvolta possono essere curati, vi sono i problemi psicologici, di ardua risoluzione”. È da essi che trae origine il transessualismo, un fenomeno su cui “c’è ancora moltissimo da capire e da studiare”. Il transessuale, infatti, non presenta anomalie biologiche, eppure si percepisce di orientamento diverso dal proprio genere sessuale. Sono casi questi, in cui la psiche non è armonizzata con il corpo.
L’ontologia naturalistica, oggi, deve poi guardarsi anche da minacce di carattere “scientificamente meno oggettivo”, ma forse per questo “oltremodo inquietanti”. D’Agostino vede queste minacce come conseguenza dell’atteggiamento prometeico dell’uomo moderno. “Tutto ciò che non dipende da noi, compreso il dato biologico dell’identità sessuale, è irrilevante e può essere modificato”, afferma la cultura che sembra imporsi in questa società liquida. È da qui che nasce il gender, “l’idea che l’identità sessuale possa essere il prodotto di un processo intenzionale e volontario”. Un processo che D’Agostino ha definito “metabiologico”.
“L’ideologia del gender”, ha ammesso il professore, “oggi dilaga da tutte le parti”. La prova di ciò è costituita dalla resa dei sistemi giuridici al cospetto di questo fenomeno. “Il grande sistema dei diritti umani - ha proseguito D’Agostino - non è stato pensato a partire dalla differenza sessuale”.
È questa origine giuridica che ha prodotto “conseguenze a cascata” che conosciamo tutti, come il matrimonio omosessuale e la cosiddetta omoparentalità. Oltre a queste più note, tuttavia, ne stanno spuntando altre ancora. Il professor D’Agostino ha ricordato quanto avvenuto di recente in Germania, ovvero l’introduzione “di una terza casella per registrare anagraficamente i bambini, accanto alle classiche maschio e femmina, che risponde al nome di neutro”. Per rimanere in casa nostra, si è poi ricordato il caso del liceo romano “Mamiani”, dove sui libretti delle giustificazioni, i termini madre e padre sono stati sostituiti da genitore 1 e genitore 2.
Questi esempi non vanno banalizzati, ha ammonito D’Agostino, poiché generano un grave “smarrimento antropologico”, di cui i movimenti omosessuali si giovano per imporre una “immagine asessuata dell’uomo”. Il contesto verso cui ciò ci proietta è quello in cui la differenza sessuale verrà “giuridicamente azzerata” sancendo il trionfo dell’ideologia gender.
A questo punto D’Agostino ha posto una domanda: “Sono consistenti le teorie del gender?”. La risposta che ne è seguita è stata negativa, ma non per questo va sottovalutato il suo impatto sociale. L’esempio citato è stato quello del razzismo hitleriano, “teoreticamente grossolano”, benché diffuso “in modo pazzesco” nella società tedesca dell’epoca.
Dunque, seppur inconsistente, l’ideologia gender oggi “sta vincendo dal punto di vista comunicativo” e lo si constata “a tutti i livelli: nella pubblicità, nel cinema, nei giornali, ma anche nell’atteggiamento comune dei giovani”.
Di fronte a una tale diffusione di questa ideologia, D’Agostino invita ad abbandonare le “battaglie di principio”, che risultano ormai “sterili”. L’unica via da seguire è quella dello studio, per “capire la sostanza delle cose”. “Le cose - ha proseguito D’Agostino citando San Tommaso d’Aquino - non mentono”. Per riconoscerle è richiesto però il coraggio di trovare alleati “imprevedibili, in genere persino bistrattati dalla tradizione cristiana”.
In questo campo, “una straordinaria occasione per approfondire la questione” è offerta dalla psicanalisi. D’Agostino ha citato lo psichiatra francese Jacques Lacan, “sicuramente non cristiano, sicuramente freudiano, ma che è il più accanito avversario dell’ideologia gender”. Per lui, “la vera presa di coscienza della sessualità è rinuncia al possesso dell’altro, ma anche rinuncia all’ingenua pretesa di fusione con l’altro”. Lacan ci spiega che “abbiamo bisogno del bipolarismo sessuale per riconoscere il nostro limite antropologico”, poiché “la pretesa di un amore totale porta all’autodistruzione”.
Un’esatta comprensione della nostra bipolarità sessuale, ha dunque affermato D’Agostino, serve a farci capire che “la radice di un’autentica saggezza risiede nel limite e non nel suo superamento”. D’Agostino ha concluso ricordando l’importanza del fatto che “siamo creature e non creatori”, un dato fondamentale di cui l’ideologia gender si è completamente dimenticata e che sta a noi ripetere affinché “le parole possano entrare nella storia e, magari, modificarla”.


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