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27 December, 2013

Coraggio Kiko, continua con questa missione!
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L'iniziatore del Cammino Neocatecumenale racconta la Festa delle Famiglie di Madrid del prossimo weekend, l'ammirazione per Francesco e le aspettative per l'udienza con il Papa del 1° febbraio

ROMA, 24 Dicembre 2013 (Zenit.org) - Dal 27 al 29 dicembre, Plaza Colón di Madrid accoglierà migliaia di genitori, ragazzi e bambini di tutta Europa per celebrare la festa della Sacra Famiglia, il tradizionale evento che vuole rendere omaggio e ricordare l’importanza della famiglia. Tra i partecipanti alla VII edizione - sul tema “La famiglia, un luogo privilegiato” – numerosi verranno dal Cammino Neocatecumenale, guidati dall'iniziatore Kiko Argüello che, domenica 29 dicembre, presenterà anche tutti le famiglie che saranno benedette prima della loro partenza per la missio ad gentes nel mondo. In vista dell'evento, ZENIT ha incontrato Kiko che, nell’intervista di seguito, racconta la partecipazione all’evento, ma anche la sua affinità con Papa Francesco, l’importanza dell’annuncio del kerygma e l’udienza del 1° febbraio, in aula Paolo VI, in cui il Santo Padre incontrerà i rappresentanti del Cammino Neocatecumenale e le famiglie pronte a partire in missione.
***
Che contributo darà il Cammino Neocatecumenale alla Festa delle Famiglie di quest'anno?
Kiko Argüello: Come tutti gli anni abbiamo invitato le famiglie del Cammino ad essere presenti e a dare una loro testimonianza. Noi responsabili del Cammino siamo sorpresi di vedere la disponibilità di tante famiglie che si offrono per la nuova Evangelizzazione nel mondo intero. Circa un mese fa c’è stata una convivenza in cui si è deciso il “destino” di queste famiglie. Da un lato avevamo i luoghi in cui era necessaria una missio ad gentes (Africa, Asia, Europa, ad esempio) e dall’altro i nomi di queste persone. È stato sorprendente perché tutti si sono mostrati pronti ad andare nei luoghi sorteggiati. Vogliamo allora raccontare questa testimonianza. Inoltre, a Madrid verranno le famiglie di tutta Europa che vogliono affidare la loro missione alla Sacra Famiglia di Nazareth e al cardinale Rouco che durante la Messa impartirà loro una benedizione.
Da dove nasce la disponibilità delle famiglie, questa fede di cui lei parlava, ad andare ad annunciare il Vangelo in ogni parte del mondo?
Kiko Argüello: Viene dalla iniziazione cristiana. È urgente portare un itinerario d’iniziazione cristiana in tutte le parrocchie, cioè piantare il seme del nostro battesimo in modo che possa nascere in tutti un uomo nuovo, una nuova creazione. Dice San Paolo che “Cristo è morto per tutti perché l’uomo non viva più per se stesso”. La condanna dell’uomo è essersi separato da Dio per il peccato originale, che lo obbliga a vivere per se stesso. L’uomo incontra la felicità solo quando soddisfa il suo “io”, eppure rimane sempre insoddisfatto perché non può darsi, non può amare come Cristo ci ha amato, dando la vita sulla Croce. Queste famiglie, dunque, grazie ad un cammino di iniziazione cristiana, ad una comunità che le sostiene, alle catechesi, alla Parola di Dio, approfondiscono la propria fede e cominciano a realizzare il desiderio che Dio gli ispira di partire, di darsi fino in fondo, che è una cosa veramente grande.
Domenica, lei presenterà le famiglie che saranno benedette poi il 1° febbraio da Papa Francesco per partire per la missio ad gentes. Chi sono queste famiglie?
Kiko Argüello: Quasi tutte vengono dell’Europa, la maggior parte dall’Italia e dalla Spagna. Sono famiglie giovani, con molti figli piccoli, che andranno in missione in vari paesi dell’Asia e dell’Africa, o in zone dell’Europa completamente secolarizzate, dove non vi è alcuna presenza della Chiesa: Austria, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, giusto per fare un esempio. In totale sono circa 40 missio ad gentes. Ognuna di essa è composta da quattro famiglie, da un sacerdote e un “socio” che lo accompagna, di solito un laico o un seminarista. Nelle missio ci sono anche donne più anziane che contribuiscono alla evangelizzazione e tre ragazze giovani che, senza fare alcuno voto particolare, si offrono liberamente per aiutare le famiglie a badare ai figli piccoli. Chi conosce e vede queste piccole comunità rimane impressionata di come si relazionano tra loro. Gesù Cristo dice “amatevi come io vi ho amato e in questo riconosceranno che siete miei discepoli”. Questo si realizza e sconvolge il mondo, perché le persone vedendo questo amore rimangono “toccate” e desiderano amarsi come loro. Facciamo catechesi in case di non battezzati che si dicono sempre “incantati” nel vedere tutto questo, a respirare quest’aria. È una forma nuova di evangelizzazione che invece di partire dalla religiosità del popolo, dal tempio, parte dall’amore.
In particolare, il Cammino si sta concentrando sulla missione in Asia? Come procede? Ci sono frutti concreti?
Kiko Argüello: Siamo veramente entusiasti di quanto Dio sta facendo in Asia. Vediamo ogni giorno cose straordinarie. Ad esempio, in una missio ad gentes in India, a Natale le famiglie si erano riunite per cantare canti natalizi del Cammino. Alcune persone del posto, ascoltando i canti, si sono avvicinate e hanno chiesto a questi fratelli di entrare in casa loro. Si è presentato anche il sindaco che voluto che le famiglie in missione gli insegnassero questi canti che - ha detto - gli piacevano molto. L’anno scorso pure è stato organizzato un piccolo “concerto” con i canti del Cammino che doveva accompagnare la rappresentazione di un presepe vivente. Anche questa è evangelizzazione, perché questa gente non sa nulla del cristianesimo… La presenza di un padre, una madre, e dei figli è sempre una novità in certi posti. Il matrimonio cristiano, quando è veramente cristiano, è soprendente.
L’evangelizzazione in Asia è stata uno degli argomenti principali affrontati durante l’Udienza con il Santo Padre dello scorso 5 settembre. Lei poi ha incontrato diverse volte Bergoglio personalmente. Che impressione le ha fatto il Papa da vicino?
Kiko Argüello: Questo Papa mi lascia senza parole: è una persona sorprendente e il suo carisma è geniale. La prima cosa che mi ha detto quando mi ha incontrato è stato: “Che gran lío (pasticcio, casino n.d.r.) che hai combinato nella Chiesa, devi continuare però a farlo”. Nell’udienza privata di settembre, invece, io gli ho detto: “Padre, sono un peccatore” e lui mi ha risposto: “Allora siamo in due, tu ed io”. Poi ha aggiunto: “Coraggio Kiko, tu sei il responsabile di un carisma importante, io rispetto qualsiasi cosa tu decida”. Mi hanno emozionato molto queste parole del Santo Padre, e anche l’amore che sta dimostrando ai più deboli, la sua insistenza ad “uscire” per aiutare e “fare attenzione” ai poveri, ai malati, agli anziani. Dio parla alla Chiesa attraverso questa gente. Inoltre, mi sento molto unito al Santo Padre per il nome, scelto in onore di San Francesco d’Assisi, un santo a cui io sono sempre stato legato. Nelle baracche di Madrid andavo in giro con una Bibbia, una chitarra, l’immagine di Cristo e della Vergine, e il ritratto di San Francesco di Cimabue. San Francesco mi è sempre stato molto vicino, è stato il mio “protettore”, e sono contento che anche il Papa lo abbia scelto come “patrono”. Infine, apprezzo tanto che il Papa stia attaccando il clericalismo e promuovendo il ruolo dei laici nella Chiesa. Io prego per lui, per la sua missione e perché sopporti le critiche che gli vengono rivolte. C’è molta gente, infatti, che si lamenta perché Bergoglio sta “desacralizzando” la figura del Pontefice e via dicendo. Dio lo aiuterà e la Vergine Santissima gli darà forza.
Cosa si aspetta dall’udienza del 1° febbraio?
Kiko Argüello: Spero di poter presentare al Papa l’opera che Dio sta facendo con il Cammino. Perché si tratta di questo: un’opera di Dio, né mia, né di altri uomini. L’udienza sarà poi un’occasione importante perché il Santo Padre possa conoscere da vicino le famiglie in missione, come già è avvenuto con i precedenti Pontefici che hanno inviato nel mondo oltre 1.000 famiglie. Giovanni Paolo II, ad esempio, con noi è stato grande. Quando ero giovane rimasi impressionato, durante un viaggio, dalla realtà della Scandinavia, e un giorno dissi al Papa che questa nazione doveva essere rievangelizzata inviando delle famiglie; lui accordò e propose di erigere lì anche un seminario Redemptoris Mater. Anche Benedetto XVI è stato una figura importante per il Cammino Neocatecumenale ed è stato sempre molto vicino alle famiglie in missione. Il nostro carisma non può separarsi dal Successore di Pietro, non sopravviverebbe…
Al punto 164 della Evangelii Gaudium, Papa Francesco scrive: “Nella catechesi ha un ruolo fondamentale il primo annuncio o kerygma. Sulla bocca del catechista risuoni sempre il primo annuncio”. Il kerygma è il centro dell’evangelizzazione che il Cammino svolge da anni. Che effetto le ha fatto leggere questi passaggi della Esortazione apostolica?
Kiko Argüello: Mi ha stupito, perché come molti sanno lo scorso anno ho pubblicato un libro intitolato “Il Kerygma”, che è una parola tecnica utilizzata da San Paolo quando annuncia che “Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la stoltezza della predicazione”. L’Apostolo lo scrisse in greco e, al posto di “predicazione”, usò proprio questa parola “kerygma”. Il cristianesimo è prima di tutto una notizia, che si realizza quando viene accolta. Ciò che dice il Papa nella Esortazione apostolica - ovvero che il catechista deve annunciare sempre il kerygma - nel Cammino si fa dal principio. Quando visitiamo comunità o incontriamo persone proclamiamo sempre l’amore di Cristo. Perché tutti siamo peccatori e tutti necessitiamo di una constante conversione e dell’annuncio del Vangelo.

17 December, 2013

Questa non è una manifestazione omofoba, ma a difesa della famiglia naturale
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Grande partecipazione, ieri a Crotone, al raduno in piazza per dire "no" a tutte le leggi e le iniziative che depotenziano e alterano il concetto di famiglia, matrimonio e natura
Di Salvatore Cernuzio

ROMA, 13 Dicembre 2013 (Zenit.org) - Nella mentalità corrente manifestare a difesa della famiglia naturale equivale a dichiararsi omofobi. Per questo, al raduno Difendiamo la famiglia naturale! svoltosi ieri a Crotone, l’avvocato Giancarlo Cerrelli ha voluto subito chiarire: “Questa non è una manifestazione omofoba”. Anzi, ha aggiunto, richiamando il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Siamo qui per denunciare ogni violenza, insulto o minaccia alle persone omosessuali ed è giusto che gli omosessuali siano accolti con rispetto, compassione, delicatezza”.
Da qui, però, a favorire matrimoni tra persone dello stesso sesso o adozioni a coppie gay c’è un abisso. Perché la famiglia è un’altra cosa. Punto. E il vicepresidente dell’Unione dei Giuristi Cattolici italiani lo ha sottolineato con vigore davanti ad una piazza gremita da un migliaio di persone provenienti da 22 associazioni e movimenti cattolici. “La famiglia non è stata creata dallo Stato, ma lo precede” ha detto; essa è frutto perfetto della creatività del Creatore, che “l’ha fondata come istituzione”, e quindi - ha rimarcato Cerrelli - “l’uomo non può distruggerla, ma solo deturparla”.
Ci pensano i mezzi di comunicazione, infatti con fiction e talk show, ad alterare il concetto di famiglia, se non il concetto stesso di natura, i quali – ha osservato l’avvocato – “tendono a fare il lavaggio del cervello, e insegnano che è normale chiudere un matrimonio se non c’è più amore, che sono accettabili i rapporti omosessuali ecc”. Ma ci pensa anche l’ideologia del gender che, dal 1994, con la prima Risoluzione del Parlamento Europeo, ha avviato un processo di demolizione dell’idea di sesso biologico per lasciare il posto a quella di genere, come costrutto sociale e culturale. E ci pensano proposte come quella del Comune di Crotone di approvare il Registro delle Unioni Civili, o il disegno di legge contro l'omofobia e la transfobia all’esame del Parlamento, a predisporre dispositivi tendenti a depotenziare sempre più la famiglia naturale, quella cioè formata da uomo e donna secondo il progetto primordiale di Dio.
Lo ha evidenziato bene l’arcivescovo Domenico Graziani nel messaggio per l’occasione, letto dalla dott.ssa Tiziana Salatino: “Sono in atto strategie che minano l’integrità della famiglia proiettandola in una prospettiva apparentemente più coinvolgente, in realtà tutta ideologica”. Di fronte a questo scenario, allora, cosa fare? Stare a guardare mentre la “dittatura del relativismo”, come la chiamava Benedetto XVI, schiaccia uno ad uno i valori fondanti della vita? Oppure - ha chiesto Cerrelli – aspettare che le future generazioni vedano trasformate in leggi idee come quella proposta via web “da un noto movimento politico”? Ovvero: “Discutere una legge che dia la possibilità agli omosessuali di contrarre matrimonio (o unioni civili), a sposarsi in più di due persone e la possibilità di contrarre matrimonio (o unioni civili) anche tra specie diverse purché consenzienti”.
Papa Francesco nel discorso agli universitari romani lo ha detto esplicitamente: “Non guardate la vita dal balcone, ma vivete le sfide del mondo contemporaneo”. Ben vengano, quindi, iniziative popolari come quella di ieri dove una folla “non anonima” di laici responsabili ha ricordato che una verità c’è ed è quella data dalla “imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo”, come ha detto Cerrelli citando Ratzinger. A dispetto di quel relativismo etico che fa credere che non esista una verità, ma che “tutti abbiano diritto a tutto”.
“Il fine di questo incontro non è di giudicare o non rispettare la dignità di ogni persona”, ha affermato invece la dott.ssa Antonella Cernuzio, in apertura dell’incontro, ma di “prestare la voce ad ogni famiglia di questa città, di questa nazione, di tutte le nazioni della terra, affinché non possano essere promulgate leggi che, non solo non sostengono la famiglia naturale, sminuendone la dignità e i bisogni, ma che addirittura non rispettino la libertà di educare i figli, secondo le proprie tradizioni e il proprio credo”. La manifestazione, ha chiosato dunque l’avvocato Cerrelli, “non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. La nostra azione dovrà quindi proseguire diventando missionari del buon senso. Non dovrà essere accompagnata da slogan semplicistici ma con ragionamenti chiari, fondati antropologicamente”.
Uomini, donne, bambini, anziani, malati dell’Unitalsi, tutti i presenti in piazza hanno applaudito e ascoltato con partecipazione ogni parola proclamata dal palco allestito proprio davanti al Comune cittadino, in particolare le testimonianze di due famiglie del Rinnovamento nello Spirito e del Cammino Neocatecumenale. Hanno poi assistito al video che ha espresso il “Sì alla famiglia” attraverso le più belle parole spese per questa “cellula fondamentale della società”. Dal Maschio e femmina li creò della Genesi, a La famiglia è l'associazione istituita dalla natura per provvedere alle necessità dell'uomo di Aristotele, fino a La famiglia è la patria del cuore di Giuseppe Mazzini. Come pure l’omelia di Benedetto XVI all’Incontro delle famiglie di Milano, e i pensieri dei Beati Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Calcutta, e di Papa Bergoglio.
A suggellare l’incontro, infine, la fiaccolata fino al Duomo, dove il vescovo Graziani ha accolto il corteo ricordando la responsabilità dei laici nei richiami e nelle sfide del mondo contemporaneo ed esortando ad essere ancora “più audaci” nel difendere la sacra istituzione della famiglia. In questo, ha concluso il presule, ci accompagna la Vergine Maria, “Colei che è Madre bellissima, tutta santa e onnipotente per grazia di Dio”.

06 December, 2013

Istituzioni e LGBT: un’alleanza inedita e pericolosa
di - Vittorio lodolo


A cura di Vittorio Lodolo D’Oria
Portavoce Famiglie Numerose Cattoliche

Nel giro di un anno (Novembre 2012-Novembre 2013) è divenuta realtà quello che non avremmo creduto possibile. Il Governo Monti (col ministro del Lavoro Fornero) prima, e quello Letta poi (col ministro dell’Istruzione Carrozza), hanno consentito l’istituzionalizzazione della teoria del Gender e l’avvio del conseguente indottrinamento di operatori dei mass-media, insegnanti, alunni e studenti, dipendenti pubblici, carcerati. Il tutto senza dimenticare la creazione di un sistema di polizia (OSCAD) che, oltre a raccogliere denunce anche anonime, si occupa di monitorare stampa, TV e web ad uso e consumo di una minoranza controversa per l’ideologia che ne sta alla base (i gruppi LGBT). Si tratta di una minoranza però rumorosa e violenta, che vuole impedire di parlare a tutti coloro che difendono la famiglia naturale fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. I casi di intolleranza dei sedicenti “discriminati” sono sempre più numerosi (Verona, Casale Monferrato, Milano, Ravenna, Torino…) al punto che ogni manifestazione, seminario o iniziativa pubblica del popolo pro-family deve essere presidiato e difeso dalle Forze dell’Ordine e dalla Digos.
La storia ha inizio il 20.11.12 con un decreto atto a istituire un Gruppo di Lavoro Nazionale che ospita 29 rappresentanti di associazioni LGBT e un tavolo interistituzionale con i rappresentanti dei vari ministeri. Dal predetto consesso vengono scientemente esclusi i rappresentanti delle associazioni familiari, dei docenti e dei genitori, nonostante l’educazione sessuale dei figli/allievi costituisca il tema centrale della discussione. Questo fatto risulta a maggior ragione inconcepibile se si considera che contemporaneamente (22/11/12) il Ministero dell’Istruzione approva un documento dal titolo eloquente: “Patto di corresponsabilità educativa tra genitori e scuola”.
L’anzidetto Gruppo di Lavoro Nazionale ha lo scopo di redigere una Strategia Nazionale contro le discriminazioni sull’orientamento sessuale e l’identità di genere per rispondere a una raccomandazione del Consiglio d’Europa. A fine Aprile 2013 partorirà il documento conclusivo, ma un mese prima produrrà un significativo atto in risposta a un questionario che lo stesso Consiglio d’Europa aveva inviato ai Paesi membri.

Si riportano qui di seguito i contenuti, l’analisi tecnica, i rilievi ai due documenti. Invitiamo pertanto il lettore a un’attenta lettura critica dei provvedimenti che, pur non avendo a tuttoggi ricevuto approvazione formale del Parlamento, producono i nefasti effetti soprattutto in ambito scolastico nei confronti di bambini e minori. Inutile aggiungere che, l’eventuale approvazione di una legge sull’omofobia, aggraverebbe il quadro generale di dittatura di una minoranza controversa quale quella LGBT.

La presente disamina si conclude con la richiesta di ritiro immediato del documento di Strategia Nazionale e il coinvolgimento di genitori e docenti nel rispetto del “Patto di corresponsabilità educativa tra genitori e scuola”.


Commenti alle: Risposte al Questionario sull’applicazione della Raccomandazione CM/REC(2010)5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa sulle misure dirette a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere. (Marzo 2013-Gruppo di Lavoro Nazionale))

Il succitato documento è stato ultimato nel Marzo 2013, circa un mese prima che vedesse la luce la “Strategia nazionale …” del 29.04.13, e consente di affermare che:


1) L’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali facente parte del Dipartimento per le Pari Opportunità) collabora strettamente con l’OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori istituito presso la Direzione Centrale Polizia Criminale del Ministero degli Interni) per la segnalazione e la trattazione dei casi di discriminazione, tra cui quelli di omofobia e trans fobia. E’ stato sottoscritto tra i due uffici un protocollo d’intesa il 07.04.11.

2) L’OSCAD tra i propri compiti ha quello di ricevere, raccogliere e analizzare le segnalazioni di atti discriminatori legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere che vengono segnalati – anche da fonte anonima – all’apposito indirizzo di posta elettronica o ai fax dedicati. Ha inoltre il compito di attivare tempestivamente sul territorio interventi delle Forze di Polizia. Effettua momenti di consultazione con le associazioni LGBT. “Rettifica” la modulistica che crea discriminazioni.

3) Sia il Contact Center UNAR (col n° verde 800 90 10 10 e il sito www.unar.it), sia la e-mail oscad@dcpc.interno.it e i fax dedicati dell’OSCAD costituiscono strumenti per le vittime o i testimoni per l’eventuale denuncia di crimini d’odio ai danni delle persone LGBT.
L’istituzione dell’OSCAD consente a chiunque, anche in forma anonima, di inviare segnalazioni di atti discriminatori. Sarà a cura dell’OSCAD l’attivazione delle Forze dell’Ordine ai fini di un intervento tempestivo. L’UNAR provvede anche al monitoraggio sistematico dei massmedia e del web. Un vero e proprio stato di polizia che giungerà a completamento con l’approvazione della legge sull’omofobia.

4) La formazione specifica in ambito LGBT delle Forze dell’Ordine (Polizia e Carabinieri) è parte integrante del protocollo d’intesa di cui al punto 1 ed ha avuto luogo nel 2012, essendo altresì prevista per il 2013.

5) In ambito scolastico il documento richiama l’esistenza del numero verde nazionale attivato dal MIUR (800669696) per l’ascolto e la consulenza in caso di violenza e intolleranza. E’ inoltre richiamato il “Patto educativo di corresponsabilità” tra scuola, famiglie e studenti, unicamente per rammentare ai genitori che, in virtù del patto medesimo, risponderanno in prima persona dell’operato violento dei propri figli.

6) Lo stesso documento afferma che le discriminazioni sull’orientamento sessuale risultano superate : Per quanto attiene alle discriminazioni nei confronti delle persone transessuali e transgender, infatti, la Corte di Giustizia delle Comunità Europee, con sentenza C-13/94 del 30 aprile 1996 ha riconosciuto che si applicano le disposizioni introdotte dalla Direttiva 1976/207/CE relativa alla parità tra uomo e donna (recepita in Italia con la Legge 9 dicembre 1977, n. 903, in seguito modificata e integrata dalla Legge 125 del 10 aprile 1991). Pertanto il campo d'applicazione del principio della parità di trattamento tra uomini e donne deve considerarsi esteso anche alle discriminazioni nei confronti delle persone transessuali e transgender.

7) Anche in ambiente di lavoro il documento riconosce che è già stata ampliata la tutela a tutte le forme di discriminazione: Si intende segnalare l’innovazione introdotta con la legge del 4 novembre 2010, n. 183, (c.d.Collegato lavoro) che ha istituito i Comitati unici di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni (CUG), nell’ambito del contrasto delle diverse forme di discriminazione nell’ambito lavorativo del settore pubblico.
L’art. 21 del “Collegato lavoro” ha introdotto questo organismo che raccoglie le competenze precedentemente attribuite in forma distinta ai Comitati per le pari opportunità ed ai Comitati paritetici sul mobbing, previsti dai contratti collettivi. Tale previsione amplia la tutela a tutte le forme di discriminazione, in quanto è compito delle pubbliche amministrazioni garantire “parità e pari opportunità tra uomini e donne e l’assenza di ogni forma di discriminazione, diretta e indiretta, relativa al genere, all’età, all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilità, alla religione o alla lingua, nell’accesso al lavoro, nel trattamento e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, nelle promozioni e nella sicurezza sul lavoro”.

Commenti al documento: “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”
(approvato dal Dipartimento delle Pari Opportunità il 29.04.13)

Di seguito si indicheranno le ragioni tecniche e di contenuto per le quali il suddetto documento è di inaudita gravità, contraddittorio nonché irrispettoso del Popolo italiano e delle Istituzioni che lo rappresentano.

1. Il documento in esame non è stato sottoposto in alcun modo a un voto del Parlamento ai fini della sua approvazione;
2. Il documento è stato adottato quando il Governo Monti era dimissionario da oramai 4 mesi e poteva gestire solo l’ordinaria amministrazione;
3. Il Governo Monti era di natura squisitamente tecnica e non aveva altri compiti se non quello di traghettare l’Italia fuori dalla crisi economica;
4. Proprio in virtù del punto precedente, il Dicastero delle Pari Opportunità era stato cancellato ed affidato come Dipartimento in delega al Ministero del Lavoro;
5. Infine il Governo politico precedente aveva deliberatamente ritenuto di non dovere/volere assumere alcun provvedimento per recepire la Raccomandazione del Consiglio Europeo del 31.03.2010.
Venendo invece ai contenuti, si elencano le molteplici ragioni per cui il documento deve essere immediatamente dichiarato privo di valore e ritirato:

1) GENITORI ESCLUSI. L'educazione sessuale dei figli compete ai genitori e può essere in parte demandata ai docenti solo previo consenso dei primi. Questo principio costituzionale, riconosciuto anche dai documenti di raccomandazione della UE, è ribadito anche all'interno del vigente documento di "Strategia Nazionale..." (approvato il 29.04.13) che a pag. 15 recita: "...Risulta peraltro irrinunciabile la partnership educativa tra famiglia e scuola...". Inutile dire che il principio è stato del tutto disatteso: nessun gruppo/associazione familiare è stato infatti invitato a far parte del gruppo di lavoro (GdL) per la stesura dello stesso (vedi decreto di costituzione del GdL del 20.11.12).

2) DOCENTI ESCLUSI MA INDOTTRINATI. Oltre alla prima agenzia educativa (la famiglia) è stata esclusa anche la seconda (la scuola). Nella stesura del succitato documento di "Strategia Nazionale..." non sono state interpellate nemmeno le associazioni professionali dei docenti che hanno invero costituito il target dell'operazione di indottrinamento ideologico (che - secondo il documento - "spazia dalla scuola materna fino all'università della terza età".

3) IDEOLOGIA ANZICHE' SCIENZA. Chi volesse approfondirne origine e storia dell'ideologia del Gender può leggere la storia del padre nobile (Kinsey): un entomologo (studioso d'insetti) che si dilettò a studiare la sessualità umana in particolari categorie di persone provenienti da carceri e scuole a rischio. L'entomologo pervenne alla conclusione che la sessualità è una realtà che presenta due estremi, l'omosessualità e l'eterosessualità, mentre il punto medio - che dunque rappresenta la normalità nell'individuo - è la bisessualità.

4) LGBT IN CATTEDRA. Una volta esclusi i genitori e i docenti dei ragazzi, sono di converso state invitate a far parte del GdL esclusivamente 29 associazioni LGBT che rappresentano una sparuta minoranza della società. Realtà che altro non sono se non l'espressione di un'ideologia (quella del Gender) priva di una vera base scientifica. Siamo pertanto di fronte al più classico esempio di "dittatura della minoranza" che impone un indottrinamento acritico e generale della società tutta, senza che questa possa neanche esprimersi a riguardo.

5) CORRESPONSABILITA' EDUCATIVA DEI GENITORI CALPESTATA. Negli stessi giorni (20.11.12) in cui al Dipartimento delle Pari Opportunità (DPO) costituiva il GdL con 29 associazioni LGBT, con sprezzo del ridicolo il Ministero dell'Istruzione (MIUR) diramava (22.11.12) le "Linee di Indirizzo sulla Partecipazione dei Genitori e Corresponsabilità Educativa". Che il MIUR fosse a conoscenza dell'operato del DPO, ne è prova il fatto che lo stesso MIUR faceva parte del Tavolo di Coordinamento Interistituzionale appositamente attivato per la stesura della "Strategia Nazionale...".

6) EFFETTI PERVERSI DELLA STRATEGIA NAZIONALE. Il documento di "Strategia Nazionale..." approvato dal DPO il 29.04.13, peraltro mai avallato da un voto del Parlamento, è dunque stato elaborato in assenza di rappresentanti delle due agenzie educative riconosciute dalla società (Famiglia e Scuola). I suoi nefasti effetti non hanno però tardato a farsi sentire sul territorio con l'attivazione di corsi sull'ideologia Gender per docenti (Liceo Gritti di Mestre) con indottrinamento di alunni/studenti; attraverso la circolazione di libretti ideologici (Piccolo Uovo; Il segreto di mio papà ...); grazie alle rappresentazioni teatrali per scuole medie (Torino) etc. Il documento prevede anche l'accreditamento di associazioni LGBT ai fini della formazione nelle scuole.

7) FINANZIAMENTI OCCULTI. Nonostante tutti i punti di cui sopra e la cronica carenza di fondi per le attività della scuola, nelle maglie dell'ultimo decreto scuola, convertito nel Novembre u.s. in legge, è stato surrettiziamente allocato un finanziamento di 10 milioni di euro per supportare anche l'indottrinamento dei docenti sull'ideologia del Gender. Il contribuente ignaro si troverà pertanto a dover pagare l'indottrinamento dei propri figli in materia di "educazione alla sessualità" da parte di chi possiede idee del tutto originali ed opinabili dai punti di vista biologico, sociale ed etico.

8) ANACUSIA ISTITUZIONALE. Nonostante le allarmanti preoccupazioni sull'argomento, manifestate con lettera del FORAGS (Forum Regionale Genitori Scuola) lombardo al direttore regionale (15.04.13) e del FONAGS (Forum Nazionale Genitori Scuola) al Ministro Carrozza (12.11.13), non è stato ancora dimostrata attenzione istituzionale alla delicata questione.


A fronte dei punti di cui sopra si richiedono sulla questione "educazione alla sessualità"
i seguenti interventi con urgenza:

1) Il ritiro immediato del documento "Strategia Nazionale..." e la cancellazione di tutti i suoi effetti
2) l'attivazione di un panel scientifico "bilanciato" che affronti la questione del reale fondamento scientifico dell'ideologia del Gender
3) in seconda battuta l'attivazione di un GdL delle associazioni familiari e del FONAGS
4) contestualmente un GdL delle associazioni più rappresentative dei docenti
5) un GdL misto genitori-docenti che consenta l'interattività tra le due agenzie educative
6) presentazione finale dei risultati dei lavori svolti.

07 dicembre 2013


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