Torna all'homepage
News
 
 
CARTA DEI DIRITTI
LO STATUTO
MODULO ISCRIZIONE
SEDI REGIONALI




Scrivici

09 January, 2014

OMOFOBIA O ETEROFOBIA ? perché opporsi ad una legge ingiusta e liberticida
di - Gianfranco Amato


prefazione di S.E. mons. Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara – Comacchio Abate di Pompos

E se cognoscerete e sarete amatori
della verità, non vi daranno timore le pene. Ma se non fuste in questo dulce e suave amore della verità, l’ombra vostra vi farebbe paura.
(S. Caterina da Siena)

PREFAZIONE
In questo suo ultimo interessante lavoro l’amico Gianfranco Amato rende giustizia, con il piglio coraggioso che lo contraddistingue, alla verità dei fatti, offrendoci una ricostruzione dettagliata e documentata di quanto avvenuto attorno alla vicenda della controversa proposta di legge sull’omofobia. In questa sua opera emerge chiaro e forte il grido di allarme per i rischi che comporta un intervento normativo in quella delicata materia. Una vera e propria emergenza democratica, dal momento che in gioco vi sono i diritti costituzionali della libera manifestazione del pensiero e della libertà religiosa.
Come ho avuto modo di dire, la libertà di coscienza, con la conseguente libertà di opinione, di scelte culturali e religiose, costituisce la base di quella sana laicità che l’Occidente ha recuperato dopo secoli di fatiche, di tensioni e di violenze, grazie anche al contributo della grande tradizione di vita e magisteriale della Chiesa cattolica. Oggi su questa sana laicità del nostro popolo e della nostra società incombe un pericolo gravissimo.
Una campagna mediatica potente e ben orchestrata tenta, infatti, di indurre l’opinione pubblica a credere che esista nel nostro Paese un grave ed allarmante fenomeno di discriminazione basato sull’orientamento sessuale, talmente diffuso da imporre ferree ed esemplari misure legislative per contrastarlo. Tutto ciò, nonostante i dati oggettivi dicano il contrario, e nonostante sia in corso una pervasiva campagna propagandistica a favore dell’ideologia pansessualista, che riesce ad infilarsi persino nell’intimità familiare degli italiani attraverso il potente mezzo televisivo.
La legge in discussione in parlamento, come evidenzia bene Amato, contiene seri profili di incostituzionalità e, soprattutto, mette a rischio la libertà di opinione di coloro che si oppongono al matrimonio tra persone dello stesso sesso, all’adozione di minori da parte di coppie omosessuali, o che ritengono l’omosessualità una «grave depravazione», citando le Sacre Scritture (Gn 19,1-29; Rm
7
1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10), o dichiarano che gli atti compiuti dagli omosessuali siano «intrinsecamente disordinati», e «contrari alla legge naturale», poiché «precludono all’atto sessuale il dono della vita e non costituiscono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale» (art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica).
Si profila quindi per la prima volta, a più di settant’anni dalla fine del regime fascista, il reato di opinione, cifra identificativa dei tempi torbidi delle ideologie statali, che parevano definitivamente consegnati alla Storia.
L’impianto ideologico dell’intervento normativo in discussione al parlamento italiano è poi reso evidente da un fatto oggettivo: gli omosessuali ed i transessuali godono già di tutti gli ampi strumenti che l’ordinamento giuridico mette a loro disposizione, dal codice penale a quello civile, per difendere la propria dignità personale e tutelarsi da forme di ingiusta discriminazione, già peraltro vietate dall’art. 3 della nostra Costituzione, il quale sancisce che tutti i cittadini – a prescindere dal proprio orientamento sessuale – «hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».
Il rischio – spiega bene Gianfranco Amato – è semmai quello di un intervento ideologico ed invasivo dello Stato nell’educazione dei giovani (particolarmente in ambito sessuale), attraverso il recepimento di raccomandazioni e regolamenti che giungono dalle istituzioni comunitarie ed internazionali, a forte impronta omosessualista. Come ricordava Benedetto XVI in quello splendido documento che va sotto il nome di Caritas in Veritate, «la Chiesa, che ha a cuore il vero sviluppo dell’uomo, gli raccomanda il pieno rispetto dei valori umani anche nell’esercizio della sessualità», che «non può ridursi a mero fatto edonistico e ludico, così come l’educazione sessuale non si può ridurre a un’istruzione tecnica, con l’unica preoccupazione di difendere gli interessati da eventuali contagi o dal “rischio” procreativo». Perciò il Santo Padre esortava
8
ad «opporre la competenza primaria delle famiglie in questo campo, rispetto allo Stato e alle sue politiche restrittive» (n. 44).
La Chiesa parla della natura dell’essere umano come uomo e donna, e chiede che quest’ordine della creazione venga rispettato, perché in caso contrario, si assisterebbe all’autodistruzione dell’uomo e quindi alla distruzione dell’opera stessa di Dio.
Come ricordava ancora Benedetto XVI nel discorso tenuto il 22 dicembre 2008 in occasione degli auguri natalizi alla Curia romana, «ciò che spesso viene espresso ed inteso con il termine “gender”, si risolve in definitiva nell’autoemancipazione dell’uomo dal creato e dal Creatore», proprio perché «l’uomo vuole farsi da solo e disporre sempre ed esclusivamente da solo ciò che lo riguarda», anche se «in questo modo vive contro la verità, vive contro lo Spirito creatore». Aggiungeva il Papa, con un’efficace metafora, che «le foreste tropicali meritano, sì, la nostra protezione, ma non la merita meno l’uomo come creatura, nella quale è iscritto un messaggio che non significa contraddizione della nostra libertà, ma la sua condizione».
Oggi assistiamo al tentativo di una vera e propria rivoluzione antropologica. E noi come vescovi, come Chiesa, non possiamo assistere passivamente alla tragedia che ci è di fronte.
Come ho recentemente affermato, il reiterato silenzio della Chiesa nei confronti di questa rivoluzione in atto ci renderà, nel giudizio degli storici futuri, in qualche modo conniventi. Questa è una grave eventualità: una Chiesa che vuole essere presente nel paese, e che aveva ricevuto da Benedetto XVI nell’indimenticabile convegno di Verona il compito di custodire e sviluppare la cultura del nostro popolo, che contiene anche una energia di civilizzazione, credo che debba chiedersi se è all’altezza del compito che la base popolare e la suprema Autorità della Chiesa ci consegnano.

Mons. Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara - Comacchio
Abate di Pomposa

07 January, 2014

Il Papa: le coppie gay pongono sfide educative nuove. Padre Lombardi però precisa
di -


Ampio dibattito sui media per le parole del Pontefice nel colloquio con i Superiori generali. Il portavoce vaticano: "Evidente forzatura e strumentalizzazione delle parole del Papa"

Di Salvatore Cernuzio
CITTA' DEL VATICANO, 05 Gennaio 2014 (Zenit.org) - Hanno fatto il giro del mondo le parole di Papa Francesco durante il colloquio con l'Unione Superiori religiosi del 29 novembre scorso, riportato nei giorni scorsi dalla rivista gesuita "La Civiltà Cattolica". A dar vita ad un ampio dibattito tra i media nazionali e internazionali sono state, in particolare, le affermazioni del Pontefice sulle unioni gay: "A livello educativo, le unioni gay oggi pongono sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere", ha detto Bergoglio, aggiungendo che ai figli non si deve "somministrare un vaccino contro la fede".
Il Papa, nella conversazione di circa tre ore con i superiori degli ordini religiosi, si era soffermato a lungo sul tema dell'educazione, sottolineando che essa "deve essere all'altezza delle persone che educa, deve interrogarsi su come annunciare Gesù Cristo a una generazione che cambia". Ha quindi ricordato alcune sue esperienze personali da arcivescovo di Buenos Aires, riguardo alla preparazione richiesta per accogliere in contesti educativi bambini, ragazzi e giovani che vivono situazioni complesse, specialmente in famiglia. Come ad esempio, il caso di una bambina "molto triste", perché - come confidò alla maestra -: "La fidanzata di mia madre non mi vuol bene".
"La percentuale di ragazzi che studiano nelle scuole e che hanno i genitori separati è elevatissima - ha osservato il Papa - le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere".
Secondo il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, tuttavia, le parole del Santo Padre sono state oggetto di forte strumentalizzazione e forzatura da parte dei media. In una nota diffusa oggi, il portavoce vaticano ha dichiarato: "Nella conversazione con i Superiori religiosi il Papa fa la considerazione che la situazione in cui oggi si svolge la educazione dei bambini e dei giovani è molto diversa dal passato, perché essi vivono in molte situazioni familiari difficili, con genitori separati, nuove unioni anomale, a volte anche omosessuali e così via".
"L’educazione e l’annuncio della fede naturalmente non può prescindere da questa realtà - ha proseguito - e deve essere attenta al bene delle nuove generazioni, accompagnandole con affetto proprio a partire dalla loro situazione concreta, per non provocare in loro reazioni negative contrarie all’accoglienza delle fede stessa".
Questo discorso "in certo senso ovvio" sui compiti educativi della Chiesa, fatto "in termini del tutto generali", secondo padre Lombardi, "è stato messo in rapporto in diversi media italiani con la questione, sollevata in questi ultimi giorni, del riconoscimento delle unioni civili delle coppie omosessuali". Per il direttore della Sala Stampa vaticana, "la forzatura è del tutto evidente, tanto da apparire in certi casi come una strumentalizzazione". Parlare di “apertura alle coppie gay” è "paradossale" - ha affermato - perché il discorso del Papa "è del tutto generale" e perché "perfino il piccolo esempio concreto fatto dal Papa in merito (una bimba triste perché la fidanzata della sua mamma non la ama) allude proprio alla sofferenza dei figli…".
Il Papa, quindi - ha concluso Lombardi - "non si era assolutamente espresso su un dibattito che si è riaperto in Italia un mese dopo, e chi ricorda le posizioni da lui manifestate in precedenza in Argentina in occasione di dibattiti analoghi, sa bene che erano completamente diverse da quelle che alcuni ora cercano surrettiziamente di attribuirgli".


Ecuador: dura critica del presidente Correa contro l’ideologia del gender
di -


Secondo il Capo di Stato, non bisogna rendere politiche questioni che, in realtà, sono solo morali. Forti le reazioni dei gruppi LGBT

ROMA, 04 Gennaio 2014 (Zenit.org) - L’idea che, in virtù della libertà, una persona può scegliere se essere un maschio o una femmina “è una barbarie che non resiste ad alcuna analisi, che mina tutti, e va contro le leggi naturali”. Ad affermarlo è il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa, lo scorso 28 dicembre, durante una manifestazione politica presso il cantiere del nuovo Ospedale del Monte Sinai, nella provincia di Guayas.
“Non è giusto cercare di imporre le proprie convinzioni a tutti", ha sottolineato il presidente, soprattutto ai ragazzi, perché “ci sono persone che stanno insegnando questo ai nostri figli, ai nostri giovani”. Correa ha ribadito quindi il suo impegno per la difesa della famiglia tradizionale: "Penso che questa ‘novità’ della ideologia del gender – ha detto - distrugga la famiglia naturale, che rimane, e credo rimarrà sempre, la base della nostra società”.
“Che vivano i movimenti femministi per la parità dei diritti!”, ha proseguito, ma “attenzione a queste estremizzazioni in cui non ci sono uomini o donne naturali , ma soltanto costruzioni sociali”. Il Capo di Stato ha dichiarato poi il suo sostegno per i pari diritti degli uomini e delle donne, ma non per l’uguaglianza tra essi, in quanto “uomini e donne non sono uguali in tutti gli aspetti, ma fortunatamente diversi, complementari”. Non bisogna dunque preoccuparsi “di imporre stereotipi”: “Che meraviglia una donna che mantenga i propri tratti femminili, e un uomo i suoi tratti maschili", ha esclamato.
Ha poi criticato chi fa della difesa della vita o della famiglia una questione politica, laddove essa è solo una questione morale: "Se Pinochet era abortista allora era di sinistra, se Che Guevara era contro l'aborto allora era di destra. Ma questo non ha nulla a che fare con la destra o la sinistra, sono atrocità, sono questioni morali”.
Il presidente Correa è tornato a riflettere sulla ideologia del gender che – ha rimarcato – “è molto pericolosa”. “In alcune scuole stanno insegnando ai nostri giovani questa ideologia che in pratica dice che nessun uomo o donna è naturale, che non è la natura a determinare il sesso, ma il condizionamento sociale, e che per ottenere la vera libertà bisogna liberarsi di questi vincoli sociali per essere in grado di scegliere il proprio genere”. Questa “è pura e dura ideologia, portata avanti per giustificare lo stile di vita di chi la genera”. “Rispettiamo queste persone in quanto persone, ma non condividiamo queste atrocità che non supportano la più blanda analisi accademica e distruggono la base della società, che è la famiglia naturale”.
Le parole del presidente Correa hanno suscitato forti reazioni tra i movimenti LGBT. Diversi gruppi lo hanno criticato duramente, in particolare attraverso Twitter e altri social network. Tra questi, in particolare, i promotori del Matrimonio Civile Egualitario, secondo cui il presidente si sarebbe contraddetto con le sue dichiarazioni dello scorso 13 dicembre quando, incontrando otto rappresentanti della lobby LGBT a Guayaquil, ha espresso il suo impegno a difendere i diritti degli omosessuali.


Sede Nazionale via Breda 18 Castel Mella (BS) Tel. 030 2583972

Aggiungi ai preferitiAggiungi questo sito ai preferiti

Webmaster: cogio

Le foto non di proprietà di FNC sono state reperite in rete, se qualcuna di queste dovesse essere coperta da diritti d'autore, siete pregati di segnalarcelo. Provvederemo a rimuoverle.