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06 March, 2014

Opuscoli gender nelle scuole- storia di un intrigo
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La "nota di demerito" del Dipartimento per le Pari Opportunità all'Unar, che aveva diffuso opuscoli gender nelle scuole costati 300mila euro di risorse pubbliche. Sarà Scalfarotto il prossimo Sottosegretario ad occuparsene?

Di Federico Cenci
ROMA, 28 Febbraio 2014 (Zenit.org) - Nota di demerito da parte del Dipartimento per le Pari Opportunità nei confronti di chi vuole introdurre nelle scuole italiane l’ideologia gender. L’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) qualche settimana fa ha iniziato a diffondere degli opuscoli - editi dall’Istituto Beck - i quali, intitolati “Educare alla diversità a scuola”, insegnano agli alunni, dalle primarie alle superiori, che la famiglia naturale è uno stereotipo, che leggere romanzi con protagonisti eterosessuali è una violenza, che la persona religiosa è omofoba.
Benché sulla copertina di questi piccoli volumi vi sia il timbro del Dipartimento per le Pari Opportunità, la settimana scorsa Maria Cecilia Guerra, che alle Pari opportunità aveva ricevuto la delega dall’ex presidente del consiglio Enrico Letta, ha detto di “ignorare l’esistenza di questa ricerca”.
Pertanto, il Dipartimento per le Pari Opportunità ha inviato “una nota formale di demerito al direttore dell’Unar, Marco De Giorgi”, per la diffusione nelle scuole di materiale mai approvato, sconosciuto al Miur (Ministero dell’Istruzione per l’Università e la Ricerca) e mai conosciuto da chi di dovere.
La Guerra si è giustificata dicendo che “L’Istituto Beck ha prodotto il kit per insegnanti sulla base di un contratto con l’Unar che risale al 2012, ben prima che io esercitassi la delega alle Pari opportunità nel luglio 2013”. L’equivoco, aggiunge la Guerra, è dato dal fatto che l’Unar ha autorizzato la diffusione di questo materiale con il logo della Presidenza del Consiglio - Pari Opportunità “senza che il direttore me ne desse alcuna informazione”.
Per la Guerra “non è accettabile che materiale didattico su questi argomenti sia diffuso tra gli insegnanti da un ufficio del Dipartimento Pari opportunità senza alcun confronto con il Miur”. Del resto, precisa l’ex viceministro, “una materia così sensibile richiede particolare attenzione ai contenuti e al linguaggio. Questa attenzione, quando si parla a nome delle istituzioni, ricade nella responsabilità delle autorità politiche, che devono però essere messe nella condizione di esercitarla!”.
Pur essendo “convinta che l’educazione alle diversità sia cruciale”, la Guerra ha puntato l’indice verso l’imposizione “di una visione unilaterale del mondo”. Sulla stessa lunghezza d’onda è apparso anche Gabriele Toccafondi, già Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, che ha accusato l’Unar di “voler imporre un’impronta culturale a senso unico destando preoccupazione e confusione su tutto il mondo educativo”.
Pertanto, ha aggiunto Toccafondi, “Il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall’Unar e diffusi nelle scuole senza l’approvazione del Dipartimento Pari Opportunità da cui dipende, e senza che il Ministero dell’Istruzione ne sapesse niente, è una cosa grave, chi dirige l’Unar ne tragga le conseguenze”.
Il materiale in questione è stato diffuso dall’Unar ad effetto della “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, messa a punto su preciso mandato di Elsa Fornero, ministro del Lavoro del governo Monti. Detta Strategia, che è stata definita nel corso di una tavola rotonda alla quale erano presenti, oltre all’Unar, ben 29 associazioni omosessuali e neanche un rappresentante dei genitori e delle famiglie, è costata 300mila euro di risorse pubbliche. Ma non è finita, secondo un’inchiesta di Avvenire, soltanto nel 2013 l’Unar ha corrisposto quasi 250mila euro ad associazioni legate al mondo e alla cultura Lgbt. Chissà se il nuovo Esecutivo deciderà, finalmente, di destinare i soldi dei contribuenti verso iniziative di maggior interesse pubblico. Non genera ottimismo, tuttavia, la voce secondo la quale al Dipartimento Pari Opportunità sarà nominato Ivan Scalfarotto, relatore della contestata legge sull’omofobia.

16 February, 2014

LA SPAVENTOSA LEGGE SULL’EUTANASIA DEI BAMBINI
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Giovedì 13 febbraio 2014 il parlamento belga ha approvato una spaventosa legge sull’eutanasia infantile: ai medici sarà possibile uccidere bambini sotto i 18 anni in caso di malattia terminale o estrema sofferenza. La legge prevede che la decisione di uccidere il bambino sia presa dai genitori e dai medici curanti. Inoltre, si dispone che il piccolo paziente sia consapevole della situazione e sappia cosa significa sottoporsi all’eutanasia.
Non si può nemmeno immaginare come si senta un bambino che vede i propri genitori disperati a causa della propria sofferenza incurabile. Questa legge rappresenta un caso unico, ma potrebbe costituire un caso esemplare per altri Paesi in Europa per una maggior legalizzazione di questa abominevole pratica; tanto più che in Olanda e Belgio si hanno addirittura casi di impiego non regolamentato e superficiale dell’eutanasia.
Un gruppo di pediatri belgi ha scritto una lettera pubblica, affermando l’inutilità di questa legge, dato che “le cure palliative sono perfettamente in grado di liberare il bambino dal dolore, sia in ospedale che a casa”.
Molti membri dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa provenienti da tutti i gruppi parlamentari, tra cui vari italiani, hanno firmato una dichiarazione scritta, affermando che questa legge “tradisce i bambini più vulnerabili del Belgio” e che “promuove la convinzione inaccettabile secondo cui esistono vite indegne di essere vissute, mettendo a rischio le stesse basi della vita sociale”.
Una bambina al re del Belgio: «Non firmi la legge sull'eutanasia»
Dopo l’approvazione da parte del parlamento belga, ora spetta al re Filippo (che non piace alla massoneria laicista, ndr) firmare questa legge. Secondo la prassi, il re ha la possibilità di rifiutarsi di firmare, anche se si tratta di una possibilità molto remota e che produrrebbe accesi dibattiti. Ciò nonostante, il re Filippo (come suo zio Baldovino, che nel 1990 si rifiutò di firmare la legge che liberalizzava l’aborto) ha la possibilità di agire coraggiosamente in nome della pari dignità di ogni singolo essere umano.

14 February, 2014

Cosa stanno insegnando a scuola?
di - Di Alessandro Cristofari


A Venezia fiabe gay negli asili e nelle scuole. Lezioni di educazione sessuale a due anni. Siamo sicuri che questo è il modo giusto per non discriminare?
ROMA, 10 Febbraio 2014 (Zenit.org) - Socialnetwork e quotidiani in questa ultima settimana sono sempre presenti notizie fuorvianti come:
1. Il Comune di Venezia che distribuisce fiabe gay negli asili e nelle scuole (link).
2.Pubblicare un video in cui si parla a bambini dell'amore gay e poi gli si chiede cosa ne pensano (link).
3. Lezioni di educazione sessuale a due anni…
L'altro giorno un ragazzo mi raccontava del suo prof a scuola che parla di indiscriminazione sessuale e della libertà di farlo con chiunque e qualunque essere animale.
Ci troviamo di fronte ad un dramma. Un vero dramma, che (lo devo ammettere) mi fa paura.
Un conto è il rispetto che mai deve mancare, altra cosa è promuovere, costringere a questo tipo di diversità nella scuola. I bambini vanno educati al rispetto di tutte le diversità, ma pretendere di “spacciare” per normale ciò che non lo è, è un’ipocrisia ed è oltretutto fuorviante.
Il noto e stimato poeta e scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton diceva: “...tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. [...] Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto”.
Ecco che lo scrittore aveva profetizzato. Credo che oggi ci ritroviamo in questa situazione e siamo chiamati a combattere la battaglia più difficile del nostro tempo.
So bene che essere maschio e femmina non si riduce a una questione di principesse e cavalieri, ma so altrettanto bene che la nostra identità sessuale ci segna in ogni cellula, in ogni fibra del nostro essere, e non è un orientamento culturale, né qualcosa che riguarda solamente il sesso. Parliamo, pensiamo, agiamo, amiamo, sentiamo, viviamo e poi ci muoviamo, mangiamo, dormiamo, scherziamo, ci divertiamo in modi profondissimamente diversi, a seconda che siamo maschio o femmina. Dio ci ha creati maschio e femmina a sua immagine, questa è la verità sull’uomo, ed è una verità che parla di una ricchezza stimolante e bellissima. Parla di una relazione, come anche il nostro Dio, Trinità, è relazione.
E… ora per questo articolo posso essere messo dietro le sbarre? Ne sarei ben contento!


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