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11 October, 2014

Famiglia sotto attacco: perché?
di - Geppe Nicotra


Famiglia sotto attacco: perché?
di Geppe Nicotra
È una storia vecchia, anzi vecchissima: risale ad Adamo ed Eva. A rispolverare quella storia ci
pensò Paolo VI, quando iniziò l’udienza di mercoledì 15 novembre 1972 con queste parole:« Quali sono
oggi i bisogni maggiori della Chiesa? Non vi stupisca come semplicista, o addirittura come superstiziosa e
irreale la nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio».
Il diavolo (termine greco che indica «colui che divide») fin dall’inizio della storia umana si presenta come
un essere che odia l'uomo in quanto tale e l'uomo nella sua carne. La causa di tale odio è da collegare a
quella che, secondo alcuni padri e teologi, fu l’origine della ribellione di Lucifero e dei suoi seguaci:
l’annuncio dell’Incarnazione, l’avere scelto Dio per l’unione ipostatica la natura umana, coronamento della
creazione, piuttosto che quella angelica.
Quello che avvenne “in principio” lo si trova magistralmente illustrato in quel corpus di 128 udienze, poi
denominato “teologia del corpo”, che Giovanni Paolo II tenne tra il settembre 1979 e il novembre 1984 per
ripresentare, partendo dal libro della Genesi, le istruzioni per l’uso dell’essere uomo e del matrimonio,
smarrite con la caduta. In Principio, con la creazione è svelato il disegno di Dio sull’uomo maschio e
femmina. In Principio appare la rottura della comunione divina ad opera di un’altra creatura, invidiosa del
primato dell’uomo maschio e femmina.
Di certo, a partire da Adamo ed Eva, il diavolo si è dato da fare come un dannato per distruggere il progetto
di Dio. Bersaglio prediletto di questo disegno malvagio è stata, dapprima, la coppia: divisa da Dio,
sperimenta la divisione in sé stessa. All’interno della coppia, oggetto prediletto degli attacchi diabolici è la
donna perché colpire la donna significa colpire l’apice della creazione di Dio, il suo progetto d’amore, il
tocco finale dell’opera d’arte di Dio. Ma significa anche colpire la donna perché “progenitrice di colui che
sarà il redentore dell’uomo” (MD, 11).
Come non vedere nell’attuale battaglia in materia antropologica gli esiti di un’opera diabolica? Quella
attuale è una battaglia a 360°!
La famiglia, innanzitutto: come Giovanni Paolo II ripeteva spesso a Stanislaw Grygiel: “Colui che
cerca di distruggere la società e la Chiesa comincia ad attaccare il matrimonio e la famiglia: deve cercare
cioè di distruggere l’amore con il quale la persona si affida ad un’altra persona per sempre!”, e come ha
detto lo scorso 1° giugno Papa Francesco:” Le famiglie sono la Chiesa domestica, dove Gesù cresce, cresce
nell’amore dei coniugi, cresce nella vita dei figli. E per questo il nemico attacca tanto la famiglia: il demonio
non la vuole! E cerca di distruggerla, cerca di far sì che l’amore non sia lì. Le famiglie sono questa Chiesa
domestica. Gli sposi sono peccatori, come tutti, ma vogliono andare avanti nella fede, nella loro fecondità,
nei figli e nella fede dei figli. Il Signore benedica la famiglia, la faccia forte in questa crisi nella quale il
diavolo vuole distruggerla”.
Parole che trovano conferma in quanto in una recente intervista diceva padre Babolin, filosofo ed esorcista a
Padova:” Il Maligno, e questo dagli esorcismi emerge con evidenza, come vuole profanare l’eucarestia così
vuole profanare e distruggere il matrimonio. Il sacramento del matrimonio è il sacramento più vicino
all’eucarestia. Non è un caso che Gesù, dopo il battesimo nel Giordano, partecipi alle nozze di Cana e
istituisca il matrimonio, che è il sacramento che consacra l’origine della vita.
Una volta, durante un esorcismo, chiesi al Maligno perché gli dava tanto fastidio l’amore tra due coniugi che
si erano uniti in chiesa. E lui mi disse: «Non sopporto che si amino». Il Maligno può offrire sesso, ma non
amore. Quando i coniugi si offrono reciprocamente con il sigillo del matrimonio si danno l’un l’altro anche
lo Spirito Santo. E il Diavolo questo lo sa, ed è per questo che cerca di distruggerlo”.
Ci sono molti modi per attaccare la famiglia.
L’esaltazione dell’individuo e dei suoi diritti è alla base di una pluralità di forme disgregatrici della coppia
primordiale. «L’identità del diritto con il desiderio – ha affermato il card. Caffarra – è la grande metastasi
delle nostre società occidentali». Così, il divorzio, evento una volta contenuto e riprovato, è diventato un
fenomeno di massa, alimentato dagli interessi economici dei professionisti del diritto. «La fabbrica dei
divorzi – documenta Massimiliano Fiorin - si fonda sul principio per cui la libertà sentimentale
dell’individuo viene prima di tutto. E subito dopo vengono la ricerca della stabilità e la riduzione della
conflittualità. Mentre le ragioni dell’unità familiare arrivano sempre per ultime».
Si è aperto, poi, un altro fronte: la contraccezione. Profeta inascoltato, Paolo VI aveva messo in guardia
dalla deriva antropologica che sarebbe seguita all’adozione dei metodi contraccettivi. Due anni fa, il
prestigioso Business Insider, notiziario di tecnologia ed economia i cui lettori si interessano di finanza e
non di chiacchiere, ha intitolato un articolo:” È tempo di ammetterlo: la Chiesa ha sempre avuto ragione
circa il controllo delle nascite”. In esso si leggeva:« Paolo VI metteva in guardia da quattro conseguenze
dell’accettazione dell’uso diffuso dei contraccettivi:
1. Un abbassamento generale degli standard morali
2. Una crescita dell’infedeltà e delle nascite fuori del matrimonio
3. La riduzione delle donne ad oggetti usati per soddisfare gli uomini
4. L’intervento coercitivo dello Stato nelle questioni riguardanti la riproduzione.
Suona forse familiare tutto questo?».
È stata, poi, la volta dell’aborto. Nella cattolica Italia, per facilitarne l’adozione e anestetizzare le coscienze,
si è adottata una perifrasi: interruzione volontaria della gravidanza. O aborto terapeutico: da quando
l’uccisione di un bambino è diventata una “terapia” cioè una cura?
Nei documenti dell’ONU, dal 1990, le politiche di controllo delle nascite (aborto, sterilizzazione,
contraccezione) vengono chiamate di “salute riproduttiva”. E fu subito strage: negli anni 1978-2008 in Italia
gli aborti sono stati circa 5 milioni, nel solo 2008 – secondo l’OMS – nel mondo si sono avuti 44 milioni di
aborto. Nella sola Cina, dal 1971, la politica del figlio unico ha causato circa 400 milioni di aborti, mentre
tra Cina e India mancano all’appello oltre 100 milioni di donne. Diminuiscono anche gli handicappati,
grazie alle diagnosi prenatali: entro il 2030 la Danimarca punta ad essere l’unico Paese al mondo senza
Down!
In Spagna, invece, una clinica di Almeria e un istituto di Siviglia offrono prezzi speciali per le ragazze che
presenteranno il Carnet Joven: una “Carta Giovane” promossa dall’Istituto Andaluso della Gioventù, dipendente
dal governo della regione. «Usala per tutto» , è lo slogan della tessera: apparentemente una
fidelity card come tante altre in Europa ( il modello è l’European Youth Card, recentemente estesa fino ai 30
anni). Ma in Andalusia sono andati ben oltre: nell’elenco dei servizi convenzionati – accanto all’autoscuola,
alle librerie e ai negozi di abbigliamento – ci sono anche le interruzioni volontarie di gravidanza.
Eppure, quando il 10 dicembre 1979 ad Oslo Madre Teresa di Calcutta ricevette il Premio Nobel, aveva
ammonito:« La pace oggi è minacciata dall'aborto, che è una guerra diretta, un'uccisione compiuta dalla
stessa madre. Molti si preoccupano dei bambini dell'India e dell'Africa, che muoiono di fame e malattie, ma
milioni muoiono per espressa volontà delle madri. L'aborto distrugge la pace: se una madre può uccidere il
proprio bambino, che cosa impedisce a me di uccidere voi e a voi di uccidere me?»
Quanto lavoro per il diavolo, costretto a non poter fare le ferie!
Ma, in realtà, l’attacco alla famiglia si ritorce sempre contro la donna. È lei che paga maggiormente
lo scotto di disagi psicologici conseguenti al fallimento affettivo.
Ancor più nell’aborto: Dalle statistiche relative agli Stati Uniti risulta che:
-- Il 55% di coloro che hanno abortito afferma di avere incubi e di essere ossessionato dall’aborto;
-- Il 73% afferma di avere dei flashback;
-- Il 58% delle donne afferma di avere pensieri suicidi e di riferirli direttamente all’aborto;
-- Il 68% rivela di essere scontenta di se stessa;
-- Il 79% si sente in colpa e afferma di essere incapace di perdonarsi;
-- Il 63% ha timori per future gravidanze e dell’idea di diventare genitore;
-- Il 49% non si sente a proprio agio vicino ai neonati;
-- Il 67% si descrive “sentimentalmente insensibile”.
Da molti altri studi ed esperienze cliniche si comprende che per molte donne l’emergere di disfunzioni
sessuali, di disordini alimentari, di un aumento del consumo di tabacco, di attacchi di panico e di ansia, o di
relazioni conflittuali, è un dato costante che consegue all’esperienza dell’aborto.
Una delle più recenti trovate diaboliche è quella della maternità surrogata (omologa o eterologa
che sia), perché fa credere all’uomo che, grazie alla tecnica, può fare a meno di Dio e mettere le mani
sull’origine della vita e questo sempre a spese della donna.
L’utero trasformato in incubatrice, le donne schiavizzate sono succubi dei capricci di coloro che da contratto
sono letteralmente i padroni del loro utero: se il figlio si rivela malformato o del sesso non previsto dal
contratto, le madri surrogate sono costrette ad abortire. Non mancano poi i casi in cui le donne non sono in
possesso di una copia del contratto firmato e non conoscono le clausole contenute. Scarse sono inoltre le
informazioni che vengono fornite alle madri surrogate in merito agli aspetti medici riguardanti la gravidanza
che si apprestano ad accogliere nel proprio utero. Alla nascita, il figlio viene strappato alla partoriente, con
l’ovvia impossibilità di godere dell’allattamento al seno. Gli altri figli come si spiegheranno il fatto che la
mamma ha dato via il fratellino tenuto in pancia?
Le varianti sul tema sono infinite: in Grecia, causa l’assenza di controlli e per i tagli dovuti alla crisi, tra 15-
20 anni la percentuale di consanguineità e incesti inconsapevoli potrebbe raggiungere una percentuale record
mai registrata in nessun altro Paese. Su una popolazione di poco superiore agli 11 milioni di persone ci
saranno uomini che potrebbero aver contribuito a generare dai 70 ai 100 bambini.
In Inghilterra, una donna, madre adottiva di tre bambini, ha costretto la figlia di 14 anni a ricorrere
all’inseminazione artificiale per «avere un quarto figlio».
In Canada, nella provincia di Columbia, la Family Law act permette alle coppie che hanno fatto ricorso
all’eterologa di inserire come genitore supplementare nell’atto di nascita del piccolo anche il donatore, se
questi è consenziente. Una sorta di genitore “ombra”. Naturalmente se la coppia ha usato entrambi i gameti
da soggetti esterni alla coppia stessa, i genitori legali possono arrivare a quattro. E se hanno fatto ricorso
all’utero in affitto la famiglia extralarge potrà contare ben cinque genitori legali.
In Russia sono già tre i casi di surrogazione post mortem. In cui, cioè, è stato utilizzato lo sperma di un
padre ormai defunto per far nascere un figlio.
Uno degli “effetti collaterali” dello sviluppo del business della fecondazione assistita è la distruzione di un
numero sempre maggiore di embrioni. Secondo i dati rilasciati dal governo inglese sulla pratica, infatti, più
di tremila embrioni vengono distrutti ogni settimana solo nel Regno Unito. Dal 1991, cioè da quando il
governo raccoglie dati specifici, sono stati buttati 1,8 milioni di embrioni. Su 3.680.460 embrioni creati dal
1991, solo 247.330 sono nati (6,72%).
Anonymous Us è un’associazione americana di figli di donatori di sperma. Si tratta di un gruppo, uno dei
tanti, formato da giovani e adulti nati da coppie sterili (a volte da donne lesbiche) grazie a gameti altrui, che
si ritrovano su Internet per discutere delle loro origini e di come convivono con l’assenza di un padre
biologico.
Bertold Wiesner, direttore della Barton Clinic fino al 1972, è il padre di oltre 600 figli. La scoperta è stata
fatta dal settimanale britannico Sun on Sunday. Anziché pagare i donatori della propria clinica per la
sterilità, "donava" il suo seme alle coppie che si rivolgevano alla sua struttura. Ovviamente all'insaputa di
tutti. E a fare la scoperta del super papà sono appunti due figli della provetta che, cercando il loro genitore
naturale, hanno scoperto di essere fratellastri del prode direttore della clinica.
In Usa si accorgono ora che ben 17 teenagers sono nati da tre genitori, secondo una tecnica “controversa”, la
si definisce, che utilizzava il materiale genetico di tre persone, attualmente sospesa. Cavie con in aggiunta il
dato non trascurabile di non avere padre e madre certi.
Ma il colpo di grazia alla famiglia quell’essere instancabile sta provando a darglielo con l’ideologia
di genere. Sponsorizzata dal femminismo radicale degli anni ’70, adottata dall’ONU nel 1995, applica la
dialettica marxista della lotta di classe ai due sessi, col fine di arrivare ad ottenere la parità tra uomo e donna
eliminando le differenze tra il maschile e il femminile.
L’identità sessuale, fondata sulla realtà biologica psicofisica, è sostituita dall’identità di “genere”, concetto
aperto che abbandona il dualismo eterosessuale in favore della più vasta ed arbitraria gamma di autorappresentazione
di sé: cinque i generi principali: maschile, femminile, omosessuale, transessuale,
ermafrodita, ma il governo australiano ne ha riconosciuti ufficialmente 23, mentre l’edizione americana di
Facebook permette di scegliere il proprio genere tra 56 diverse opzioni. Naturalmente, il genio italico ha
brillato anche in questa occasione e l’edizione italiana di Facebook permette di scegliere tra 58 opzioni, tra
cui il termine tradizionale napoletano “femminiello”.
Certo, non tutto fila liscio: il 21 giugno il presidente Obama ha firmato un ordine esecutivo, che ha forza di
legge, secondo cui chiunque lavori per il governo federale, vinca appalti dal governo federale o da questo
riceva sussidi non può praticare discriminazioni fra i propri dipendenti sulla base dell’«orientamento
sessuale» o dell’«identità di genere». La norma dovrebbe influenzare anche i cosiddetti casi delle toilette,
che possono far sorridere, ma finiscono spesso in tribunale: un transessuale che si sente donna chiede al
datore di lavoro di usare le toilette femminili, suscitando spesso l’opposizione delle dipendenti donne così
che il povero imprenditore è costretto a riservare una terza toilette al solo transessuale.
Come difendersi da questi attacchi? Recentemente, Marcello Pera ha dichiarato che « la lotta in
materia antropologica deve essere condotta nelle famiglie, a scuola, nelle piazze, nelle parrocchie, sui
pulpiti, sui mezzi di informazione, prima ancora che arrivi nei parlamenti. Perché i parlamenti non sono più
composti di élites che possono svolgere funzione educativa. Sono casse di risonanza e di accondiscendenza
di ciò che accade fuori. Ratificano, non decidono».
Il cristiano sa in ogni caso che, come scrisse san Paolo agli Efesini, « la nostra battaglia non è contro
creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di
tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti».

09 October, 2014

Obiettori obbligati a dare la pillola
di - CORRIERE DELLA SERA

Il Tar respinge il ricorso dei medici dei consultori contro la prescrizione dell’aborto


ROMA -Resta confermato il decreto della Regione Lazio in cui si fa obbligo ai sanitari obiettori di coscienza operanti nei consultori pubblici di rilasciare il certificato che consente l’aborto e di prescrivere e somministrare pillole del giorno dopo e simili. Lo ha deciso la III sezione quater del Tar del Lazio. Due i ricorsi sui quali è arrivata la prima pronuncia di rigetto dei giudici amministrativi: il primo, presentato da Federazione Nazionale dei Centri e Movimenti per la Vita D’Italia (Movimento per la Vita Italiano), Associazione Nazionale dei Medici Cattolici, Amci e Associazione Italiana Ginecologi Ostretrici Cattolici Aigoc; il secondo, dall’Associazione Giuristi per la Vita.




La sentenza

Il Tar ha ritenuto non sussistenti i presupposti per l’accoglimento della richiesta cautelare di sospensione del decreto del Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti (emesso nella sua qualità di Commissario ad acta per il disavanzo della spesa sanitaria regionale), giacché «la prospettata eccezione di inammissibilità non appare priva di adeguato fumus», ovvero di possibilità di accoglimento, e «le dedotte doglianze alla luce della stringenti argomentazioni della resistente Regione non appaiono fondate». Lo scorso maggio il presidente della Regione Lazio, in qualità di commissario ad acta della sanità. ha emesso un decreto che obbliga anche i medici obiettori operanti nei consultori familiari a prescrivere la pillola del giorno dopo, l’applicazione della spirale e a rilasciare la certificazione che attesta la volontà di una donna di abortire, perché l’obiezione di coscienza riguarda solo quegli operatori che praticano l’interruzione volontaria di gravidanza vera e propria.





29 September, 2014

La fecondazione eterologa non è una cura, perché istituire un ticket sanitario?
di -


Olimpia Tarzia, vicepresidente della Commissione cultura del Lazio, critica la nuova decisione della conferenza delle Regioni di "interferire su una materia che non è di competenza regionale"

ROMA, 26 Settembre 2014 (Zenit.org) - I Governatori delle Regioni, di concerto con gli assessori alla Salute, hanno deciso ieri di istituire un ticket che varia tra i 400 e i 600 euro per accedere alla fecondazione eterologa. Decisione che si colloca, secondo Olimpia Tarzia, vice-presidente della Commissione cultura della Regione Lazio, dell’ennesimo tentativo da parte della conferenza delle Regioni di “interferire su una materia che non è di competenza regionale, ma nazionale, aggiungendo ulteriori pasticci e disparità, oltre che andare a gravare sul già dissestato servizio sanitario italiano”.
La Tarzia spiega la sua opinione portando l’esempio della Regione Lazio, la quale “nel settore sanitario ha un debito di 10 miliardi di euro”. Pertanto la vicepresidente della Commissione si chiede: “Come potrà garantire l’intervento di fecondazione eterologa alle coppie che ne faranno richiesta? Di fatto il pubblico non sarà mai in grado di farlo e si allungheranno le file fuori alle cliniche private, le sole, tra l’altro, ad avere disponibilità di gameti perché acquistati all’estero”.
La fecondazione artificiale - aggiunge la Tarzia - “non può essere considerata una cura e dunque in quanto tale soggetta a ticket, poiché essa rappresenta semplicemente una modalità per bypassare la patologia della sterilità, che resta tale, anche dopo aver avuto un figlio”.
Plauso invece alla Lombardia, che ha deciso di “non adeguarsi alle decisioni della conferenza delle Regioni e a metterla a pagamento, perché la fecondazione artificiale non è una terapia che possa far guarire la paziente”. La Tarzia ricorda infine che “il sistema sanitario nazionale si fa carico economicamente del diritto alla salute garantendo la cura, su di esso non possono gravare anche le spese della fecondazione artificiale che di fatto non cura e non tutela alcun diritto (che non esiste) ad avere un figlio ma un pur legittimo desiderio di genitorialità”.


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