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21 April, 2015

Honoris causa a Kiko Argüello dalla Catholic University of America
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Il dottorato anche a Carmen Hernández come riconoscimento per l'opera compiuta dal Cammino Neocatecumenale negli Stati Uniti e nel mondo

ROMA, 15 Aprile 2015 (Zenit.org) - Sabato 16 maggio 2015, la Catholic University of America (CUA), conferirà a Francisco José Gómez de Argüello Wirtz (Kiko) e a María del Carmen Hernández Barreda, iniziatori del Cammino Neocatecumenale, le lauree honoris causa.
La decisione ha una particolare rilevanza come riconoscimento dell’opera di Kiko e Carmen attraverso il Cammino negli Stati Uniti e nel mondo, perché la Catholic University of America è l’unica Università Pontificia negli Stati Uniti e opera sotto la sorveglianza diretta della Conferenza Episcopale Statunitense e della Santa Sede.
Le lauree ad honorem per Kiko e Carmen erano già state proposte alcuni anni fa e sono state decise recentemente dopo l’incontro del Papa con il Cammino Neocatecumenale il 6 Marzo scorso, quando Francesco – inviando 250 famiglie in missione – ha definito il Cammino Neocatecumenale “un vero dono della Provvidenza alla Chiesa dei nostri tempi”.
Per Kiko si tratta della terza laurea honoris causa. Il primo fu quello conferitogli nel 2009 dall’Istituto Giovanni Paolo II per Matrimonio e Famiglia di Roma, voluto dallo stesso Pontefice in seno alla Università Lateranense.
Nella laudatio del prof. José Noriega, la decisione venne motivata soprattutto dal fatto che "in un momento di crisi e disorientamento da parte di molti, l’accoglienza senza riserve della enciclica profetica di Paolo VI Humanae Vitae da parte delle famiglie del Cammino è stata una autentica testimonianza per l’intera Chiesa"; il Cammino, inoltre, ha “aperto una via per reintrodurre nella famiglia una liturgia domestica…per trasmettere la fede alle nuove generazioni”; e, infine, perché “nel contesto della secolarizzazione di grandi zone della terra in cui la fede è in pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più dove nutrirsi", il Cammino Neocatecumenale ha saputo "rendere presente Dio in un modo singolare…attraverso la testimonianza delle famiglie in missione (missio ad gentes)".

Nel 2013, Kiko ha ricevuto pure il dottorato in Teologia dall’Università di Lublino (Polonia) per aver “iniziato una formazione spirituale post battesimale, chiamata universalmente Cammino Neocatecumenale, eccezionalmente preziosa per il mondo contemporaneo che, con forma di iniziazione cristiana, porta in tutto il mondo un’azione evangelizzatrice...”. Nella laudatio, il prof. Stanisław T. Zarzycki ha presentato Kiko “come un profeta del nostro tempo”.

Il conferimento della laurea honoris causa a Carmen sottolinea il suo contributo fondamentale alla formazione della sintesi teologico-catechetica del Cammino.
Negli Stati Uniti Kiko e Carmen introdussero il Cammino nel 1974, quando vennero invitati a New York dall’incaricato della liturgia per la diocesi di Brooklyn, mons. James Donegan che, rimasto impressionato dai canti composti dall'ex pittore spagnolo, lo invitò a parlare all’università sulla musica sacra.
Kiko approfittò di questo invito per proporre il Cammino Neocatecumenale nelle parrocchie e venne accolto anche dal cardinal Cooke, che gli permise di visitare le parrocchie di New York. Padre Vincent Resta, parroco della parrocchia di Saint Columba al centro di Manhattan, dopo avere sentito Argüello esporre il senso dell'itinerario neocatecumenale, disse semplicemente: “Quando cominciamo?”. Il sacerdote aveva visto infatti nelle parole di Kiko e di Carmen una soluzione per le coppie e le persone in situazioni moralmente irregolari per le quali lui, come responsabile del Cursillo, non aveva una risposta pastorale.
Attualmente negli Stati Uniti il Cammino è presente in 82 diocesi e in 350 parrocchie con circa 1.000 comunità. I vescovi di 8 diocesi (Boston, Washington D.C., Newark, Philadelphia, Denver, Dallas, Miami e Guam) seguendo l’esempio di San Giovanni Paolo II, hanno eretto dei Seminari diocesani missionari Redemptoris Mater dove stanno studiando circa 250 seminaristi. Fino ad oggi sono stati già ordinati 180 presbiteri preparati in questi seminari.



Cardinale Vallini:
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Per il terzo anno consecutivo parte a Roma l'iniziativa del Cammino Neocatecumenale, con il tema "la Grande missione nell'anno della Misericordia". Oggi l'invio a San Paolo fuori le Mura

ROMA, 18 Aprile 2015 (Zenit.org) - Kiko Argüello lo definisce “un privilegio concesso da Dio”. Il cardinale Vallini “un miracolo” che si compie nelle strade della Capitale. Entrambi sono comunque d’accordo che l’iniziativa “Missione nelle 100 piazze” - che per il terzo anno consecutivo le comunità del Cammino Neocatecumenale realizzano nelle cinque domeniche dopo Pasqua in ogni parte del mondo - sia una grazia per le città e le persone coinvolte.
I frutti, d’altronde, parlano chiaro: “Con questa missione di strada abbiamo salvato molta gente”, ha dichiarato Kiko a ZENIT, a margine dell’incontro di oggi nella basilica di San Paolo fuori le Mura, durante il quale il cardinale Vicario ha ‘inviato’ le circa 500 comunità della Diocesi di Roma. “Ci sono state molte conversioni – ha spiegato l’iniziatore dell’itinerario neocatecumenale -, molte persone che stavano sul punto di suicidarsi che hanno ricevuto una parola. Abbiamo parlato loro di Cristo e hanno trovato sollievo. Con le comunità di tutto il mondo siamo andati in 10 mila piazze”.
Tra queste, 100 erano piazze di Roma: dai piazzali di quartiere fino agli spazi più importanti e conosciuti come piazza Risorgimento, Villa Borghese, piazza del Popolo, piazza Bologna, piazza della Repubblica, piazza Re di Roma ecc.
Vallini ha voluto incoraggiare fortemente la terza edizione di questa iniziativa missionaria, nata inizialmente come proposta del Cammino per l’Anno della Fede e poi reiterata negli anni successivi. Soprattutto in questo importante anno che la Chiesa si prepara a vivere attraverso il Giubileo della Misericordia (la “Grande missione nell’anno della Misericordia” è infatti il filo conduttore di quest’anno), non poteva mancare un evento che implicasse l’annuncio del Vangelo per strada, magari in quelle periferie verso cui indirizza continuamente Papa Francesco.
Perché l’annuncio di Cristo Risorto è “l'unica vera bella notizia”, ha rimarcato Kiko, oltre che l’unico mezzo di salvezza per l’uomo. Ed essa si realizza proprio attraverso quella che San Paolo definiva “la stoltezza della predicazione”. Questa notizia, fulcro di tutto il cristianesimo, è che “Dio non ha abbandonato l'uomo a se stesso”, in preda al peccato e ad una “morte ontica”, ma “ha mandato Suo Figlio Gesù Cristo per creare un nuovo essere. Lui si è offerto per noi perché noi non moriamo mai più”, ha gridato Argüello afferrando la croce astile.
Ma com’è possibile dare questa notizia alla città di Roma? Una città – ha evidenziato il cardinale Vallini - che oggi “soffre tanto” per la disoccupazione giovanile, per la criminalità, per questo “esodo biblico” di immigrati disperati.
Si deve dare “con la vita”, ovvero con una testimonianza tangibile di quella serenità che solo l’incontro di Cristo può dare, ha detto il porporato ricordando le parole di San Francesco ai suoi frati: “Predicate il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole”. Pure Pietro, dopo tutti i suoi “guai”, in piazza non fa una catechesi ma “racconta la sua esperienza di Gesù”, ha rammentato il cardinale.
Perciò anche un piccolo gruppo di giovani che cantano e danzano, un’anziana seduta in piazza sotto il sole, famiglie con tanti bambini, persone “unite” anche senza un legame parentale, possono essere un segno per una società dal cuore così indurito.
Proprio questo, è secondo il Vicario di Roma, il male del nostro tempo: “La durezza di cuore… Talvolta l'annuncio non va, non si realizza per questo…”. E anche chi annuncia, ha ammonito il cardinale Vicario, “non deve sentirsi a posto”, sicuro di aver “fluidificato il proprio cuore, rendendolo capace di fare miracoli”. Perché c’è sempre un “nemico che lavora”.
Allora prima di scendere in piazza, “è bene che ognuno si domandi: Che cuore ho io? Gesù potrebbe dire di me ‘hai il cuore duro?’”, ha raccomandato Vallini alle diverse comunità neocatecumenali. Con questo atteggiamento andiamo nelle piazze, ma anche “nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle stesse comunità…” - ha soggiunto - per non diventare “cristiani silenziosi, paurosi, ma crstiani che abbiano l’umile coraggio di vivere una vita che sappia suscitare domande”.
Oltre a tutto questo, ha proseguito il porporato, “ricordiamo di essere ‘inviati’”, convinti cioè “che questo andare non è nostro ma è Gesù che ci manda”. “Cristo è con noi, vive nella nostra città! Questa deve essere la certezza”, ha chiosato Vallini. Solo “con questa umiltà” l’annuncio potrà essere “luce, forza, potenza, medicina che scioglie il cuore”.
Il cardinale ha quindi concluso ribadendo la propria gratitudine a Kiko Argüello: “Ci conosciamo da più di 40 anni e ci vogliamo bene. Soprattutto siamo grati al Signore per quello che opera attraverso di lui”. Il “grazie” più grande, pieno di “ammirazione” e con una punta di bonaria “invidia”, l’ha tuttavia rivolto alle comunità del Cammino Neocatecumenale “per la forza della vostra testimonianza”. “Mi consola essere qui oggi – ha concluso Vallini – perché vuol dire che ho risolto tutti i problemi di Roma. Con tutti questi fratelli che annunceranno il Signore nelle piazze Roma è salva!”.

16 April, 2015

La teoria del gender mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con ess
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Durante l'Udienza Generale, papa Francesco esorta alla riscoperta e alla valorizzazione della complementarità tra uomo e donna, creati a immagine e somiglianza di Dio
Di Luca Marcolivio
CITTA' DEL VATICANO, 15 Aprile 2015 (Zenit.org) - Maschio e femmina li creò. Dopo aver toccato, durante le ultime udienze generali, vari aspetti della pastorale familiare, nella catechesi odierna, papa Francesco si è soffermato sul primo fondamento biblico dell’amore familiare: la complementarità tra uomo e donna, i quali “stanno al vertice della creazione divina”.
È la Genesi a ricordarci che “Dio, dopo aver creato l’universo e tutti gli esseri viventi, creò il capolavoro, ossia l’essere umano, che fece a propria immagine” (cfr. Gen 1,27).
Come per tutti gli altri esseri viventi, Dio determina la differenza sessuale anche per gli umani, tuttavia “solo nell’uomo e nella donna essa porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio”.
Uomo e donna sono “a immagine e somiglianza di Dio” e la Genesi “lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27)”, ha osservato il Papa. Questa somiglianza non è solo riscontrabile nell’uomo e nella donna presi singolarmente, ma anche nell’uomo e nella donna “come coppia”.
Al tempo stesso, la differenza tra maschio e femmina “non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio”.
Questa reciprocità aiuta l’umanità a “crescere armonicamente” e “quando ciò non avviene, se ne vedono le conseguenze”, ha detto il Papa.
“Siamo fatti per ascoltarci e aiutarci a vicenda - ha proseguito -. Possiamo dire che senza l’arricchimento reciproco in questa relazione - nel pensiero e nell’azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella fede - i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna”.
Da parte sua, la “cultura moderna” ha aperto nuovi spazi per la “comprensione di questa differenza”, introducendo però anche “molti dubbi e molto scetticismo”.
Secondo il Santo Padre, ad esempio, la “teoria del gender” è probabilmente anche “espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa”.
Il rischio è quello di “fare un passo indietro”, in quanto “la rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione”. Proprio per questo, l’uomo e la donna devono “parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più”, trattandosi “con rispetto” e cooperando “con amicizia”. Queste “basi umane”, sostenute dalla “grazia di Dio”, pongono le basi per “progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita”.
Il matrimonio “è una cosa seria, e lo è per tutti, non solo per i credenti”, ha aggiunto il Papa, esortando quindi “gli intellettuali a non disertare questo tema, come se fosse diventato secondario per l’impegno a favore di una società più libera e più giusta”.
Se l’“alleanza dell’uomo e della donna” fallisce, “inaridisce il mondo degli affetti e oscura il cielo della speranza” e, in tal senso, “i segnali sono già preoccupanti e li vediamo”, ha affermato Bergoglio.
A questo proposito, il Papa ha puntualizzato la necessità che “la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa”, sulla scia della considerazione che Gesù ha delle donne nel Vangelo.
Una seconda riflessione, Francesco l’ha dedicata al “tema dell’uomo e della donna creati a immagine di Dio”, chiedendosi se la crisi di fede odierna, che spesso degenera nel “cinismo”, non sia anche “connessa alla crisi dell’alleanza tra uomo e donna”.
È proprio la Genesi a ricordarci che “la comunione con Dio si riflette nella comunione della coppia umana e la perdita della fiducia nel Padre celeste genera divisione e conflitto tra uomo e donna”.
È in questo contesto che emerge con più forza la responsabilità della Chiesa nel far “riscoprire la bellezza del disegno creatore che inscrive l’immagine di Dio anche nell’alleanza tra l’uomo e la donna”, ha sottolineato il Santo Padre.
“La terra si riempie di armonia e di fiducia quando l’alleanza tra l’uomo e la donna è vissuta nel bene. E se l’uomo e la donna la cercano insieme tra loro e con Dio, senza dubbio la trovano”, ha poi concluso.


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