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25 June, 2015

Risposta a Francesco Belletti da parte di Riccardo Cascioli
di - La nuova Bussola Riccardo Cascioli


Caro Belletti,

intanto mi permetta di ringraziarla per la sua cortese risposta e per il sostegno alla causa della famiglia e alle ragioni di piazza san Giovanni, di cui peraltro nessuno ha mai dubitato. È proprio per questo che ha fatto scalpore la mancata partecipazione attiva del Forum. Nessuno si sogna di fare la lista dei buoni e cattivi né di rinchiudersi in una piazza. Al contrario proprio quello che è avvenuto il 20 giugno dimostra che si è creato un movimento in cui trovano posto diverse sensibilità e che tende ad estendersi per contagio.

Però mi permetta di porre due questioni che emergono anche dalla sua lettera. La prima riguarda la "funzionalità" del Forum. Se il principale obiettivo è quello di trovare il minimo comun denominatore di decine di associazioni, è evidente che il Forum delle Famiglie è condannato alla paralisi. Sappiamo tutti che le sensibilità sono tante e gli approcci alle questioni sociali e politiche sono diverse, a volte opposte. Non c'è dunque iniziativa che non trovi posizioni variegate; tanto varrebbe allora lasciare libera ogni associazione di perseguire i propri fini al proprio modo.

L'altra questione su cui il Forum delle Famiglie non può non interrogarsi è il dato evidente che da piazza San Giovanni emerge. Le famiglie si sono autoconvocate, sono arrivate pagando di tasca propria perché volevano esserci. Non qualche famiglia, ma un mare di famiglie. E tante altre avrebbero voluto esserci (probabilmente anche lei con la sua famiglia). Il Forum invece si è ritirato, dando una benedizione da lontano, una sorta di "vorrei ma non posso". E l'immagine che risulta è questa: le famiglie da una parte, il Forum dall'altra.

È un'immagine che fa male, anche perché conosciamo la sua dedizione alla causa della famiglia. Ma la domanda che sorge naturale è questa: il Forum esprime ancora il sentire delle famiglie o è solo uno strumento a servizio di qualche potente che si arroga il diritto di decidere che cosa associazioni e movimenti ecclesiali devono o non devono fare, devono o non devono pensare?

Inutile girarci intorno: il Forum delle Famiglie è finanziato dalla Conferenza Episcopale (CEI), e oggi sembra che al posto di guida della CEI si sia messo un "vescovo pilota" (per usare l'espressione con cui papa Francesco ha recentemente censurato un certo modello di pastore) che al grido di "Io pago, io comando" pretende di ricattare tutto l'associazionismo cattolico. Salvo poi presentarsi sui media laici con tono mellifluo come l'uomo del dialogo e dell'ascolto. Non è un caso che Kiko Arguello dal palco di Piazza San Giovanni lo abbia nominato in contrapposizione a papa Francesco. Ha fatto bene? È stato imprudente? Poco importa, la realtà è che ha dato voce a un disagio sempre più percepibile. Di cui evidentemente anche la vicenda del Forum delle Famiglie è un segno.

Con i migliori auguri per il suo lavoro

Riccardo Cascioli


Domande e risposte sul Forum delle Famiglie
di - Francesco Belletti


Ieri abbiamo ospitato una lettera aperta di Vittorio Lodolo D'Oria (Famiglie Numerose Cattoliche) al presidente del Forum delle Associazioni Familiari, Francesco Belletti. Che oggi risponde.

Caro Vittorio, cari amici della Bussola Quotidiana,

non è solo per cortesia che rispondo alla tua lettera aperta pubblicata dalla Nuova Bussola Quotidiana, ma perché le domande che poni meritano certamente almeno qualche riscontro. Non risposte analitiche, perché non le considero utili, ma soprattutto perché, tra i tanti frutti positivi della piazza del 20 giugno, credo che uno dei più importanti sia la consapevolezza che in questo momento storico la presenza dei cattolici sulla scena pubblica possa e debba valorizzare il pluralismo delle scelte strategiche e operative. Scelte diverse, ma unite da un orizzonte valoriale unico.

Per questo credo che la posizione del Forum sia stata assolutamente chiara e trasparente. Non capisco davvero, caro Vittorio, perché dici “inspiegabile mancata partecipazione attiva”. Magari potrai dire “inaccettabile” (da te e, magari, anche da tanti altri), “non condivisibile”, ma inspiegabile proprio no. Anche perché tu ipotizzi che tutte le associazioni del Forum fossero compatte e monolitiche nel voler scendere in piazza: invece, ti posso garantire, che non era proprio così. Tante associazioni, nostri soci, sono scese in piazza, ma altre hanno decisamente espresso un “no”. E io quindi ho spiegato – pubblicamente, sul sito e con una lettera a tutti i soci – che, anziché dividerci, abbiamo scelto un criterio di libertà di azione. Quindi, chi voleva essere in piazza, come persona e come associazione, ha potuto farlo liberamente, senza pensare che il Forum era contrario. Ma, nello stesso tempo, chi non condivideva la piazza, ha potuto riconoscersi nel progetto del Forum. Il tutto, senza scrivere sulla lavagna la lista dei buoni e quella dei cattivi.

Davvero pensi che i buoni cristiani – o i buoni cittadini - siano solo quelli che c’erano in piazza, e chi non era in piazza è un cattivo cristiano? Davvero pretendi di giudicare tu chi è nel giusto e chi sbaglia? Se permetti, come ricordi anche tu, personalmente non ho bisogno di alcun “certificato di buona condotta” per rivendicare a testa alta la mia storia e il mio credo a favore della famiglia. Certo, non ho lo stesso tuo carattere e la stessa tua sensibilità: io però non pretendo di scriverti sulla lista dei cattivi, solo perché non la pensi come me. Anzi, rispetto il tuo carisma, ma pretendo rispetto per il mio, così come per le scelte politico-operative che ciascuno di noi assume nei vari momenti. E citare in modo strumentale lo statuto del Forum, come fai tu, è francamente offensivo rispetto a tutta la storia del Forum, che non deve certo dimostrare oggi di aver sempre difeso i diritti della famiglia. Personalmente poi mi sento molto libero: a novembre scade il mio mandato di Presidente nazionale del Forum, e saranno le associazioni del Forum a scegliere un nuovo Presidente, un nuovo progetto operativo, un nuovo futuro. Io esco tranquillo della mia libertà, della mia coscienza, della mia gratuità, della mia e nostra indipendenza dai partiti: certamente non mi vedrete in un partito, nei prossimi mesi!

Caro Vittorio, carissimi amici della Bussola Quotidiana,

il successo della piazza del 20 giugno è stata una bellissima notizia per tutti noi: per la Chiesa, per la società italiana, per il Forum stesso. Ma rivendico con serena consapevolezza la correttezza della nostra scelta. Liberi di condividere o meno, ma libero anche io di riaffermarlo. Adesso per il nostro mondo arriva la parte più difficile: rendere questo prezioso evento un fatto provvidenziale su cui costruire una rinnovata unità dei mondo associativo laico, in modo innovativo, nel riconoscimento reciproco della ricchezza e varietà dei carismi di ciascuno, oppure immaginare che il 20 giugno divenga il nuovo “certificato di battesimo” degli amici della famiglia. Sarebbe un grave errore, sarebbe la sconfitta dello stesso spirito buono della piazza, quella che rivendica dei sì, oltre che dei no, quello che raccontava la famiglia come buona notizia, quello che non cerca nemici da combattere ma valori da affermare.

Insomma, non dimentichiamo che nel merito i giudizi della piazza trovano conferma in tantissimi documenti, giudizi ed azioni degli anni scorsi, di tanti soggetti sociali ed ecclesiali, ben prima che nascessero molte delle sigle che hanno organizzato la piazza. E che il Forum abbia sempre detto no al ddl Cirinnà, così come al gender nelle scuole, così come all’utero in affitto, non devo dirtelo io. Parlano anni e anni di lavoro continuo.

Caro Vittorio, cari amici della Bussola Quotidiana,

non rinchiudetevi nella pur grande e bellissima Piazza San Giovanni del 20 giugno. L’Italia è più grande, la Chiesa è più grande, i nostri movimenti e le nostre associazioni sono più grandi. Dalla piazza bisogna tornare a riempire tutto il Paese. E magari, ci troveremo fianco a fianco in nuove piazze, con nuove modalità, nuovi linguaggi, nuove condivisioni. Questa è la responsabilità vera che ci aspetta, fin da oggi. Altrimenti daremo ragione al Grande Divisore, che proprio nella divisione tra i credenti trova la sua vittoria.

In amicizia e stima immutata.

Francesco Belletti



In piazza per difendere la famiglia
di - Geppe Nicotra


«Io ho fatto diversi pensieri a partire da quella mozione votata al Parlamento europeo. Il primo pensiero è questo: siamo alla fine. L’Europa sta morendo. E forse non ha neanche più voglia di vivere. Poiché non c’è stata civiltà che sia sopravvissuta alla nobilitazione dell’omosessualità. Non dico all’esercizio dell’omosessualità. Dico: alla nobilitazione della omosessualità. […]
Più sono andato avanti nella mia vita, più ho scoperto l’importanza che hanno nella vita dell’uomo, in ordine ad una vita buona, le leggi civili. Ho capito quello che dice Eraclito: “Bisogna che il popolo combatta per la legge come per le mura della città”. Più sono invecchiato e più mi sono reso conto dell’importanza della legge nella vita di un popolo. Oggi sembra che lo Stato abbia abdicato al suo compito legislativo, abbia abdicato alla sua dignità, riducendosi a essere un nastro registratore dei desideri degli individui. Con il risultato che si sta creando una società di egoismi opposti, oppure di fragili convergenze di interessi contrari. […] Questo inevitabilmente genera un sociale conflittuale, di lotta, di supremazia del più prepotente sul più debole, cioè la corruzione dell’idea stessa del bene comune, della res publica. Allora si cerca di rimediare con le leggi dimenticando che non ci saranno mai delle leggi così perfette da rendere inutile l’esercizio delle virtù. Non ci saranno mai. […]
La manifestazione del 20 giugno è una manifestazione positiva perché noi non possiamo tacere. Guai se il Signore ci rimproverasse con le parole del profeta: cani che non avete abbaiato. Lo sappiamo, nei sistemi democratici la deliberazione politica è presa secondo il sistema della maggioranza. Però, di fronte a questi fatti non c’è maggioranza che mi possa far tacere. Altrimenti sarei un cane che non abbaia. […] Si fanno degli esperimenti pseudo pedagogici sul bambino. […] Se noi tacessimo di fronte a una cosa così, noi saremmo corresponsabili di questa grave ingiustizia verso i bambini, che sono stati trasformati da soggetto di diritti come ogni persona umana, in oggetto dei desideri delle persone adulte. Siamo tornati al paganesimo, dove il bambino non aveva nessun diritto. Era solo un oggetto “a disposizione di”. Quindi, ripeto, secondo me è un’iniziativa da sostenere, non si può tacere».
Queste parole sono tratte dall’intervista che il card. Caffarra ha recentemente concesso al settimanale Tempi e mettono in evidenza la gravità del momento presente.
Per chi non ha possibilità, dato il silenzio dei media o la informazione distorta che trasmettono, di esserne a conoscenza, attualmente all’esame del Parlamento ci sono 3 proposte legislative del PD: 1) il ddl Scalfarotto mira a impedire la libertà di pensiero e di opinione a chiunque affermi che il matrimonio è tra un uomo e una donna; 2) il ddl Cirinnà prevede l’introduzione del matrimonio tra omosessuali, le adozioni e la pratica dell’utero in affitto; 3) il ddl Fedeli intende introdurre l’ideologia gender nei programmi scolastici di tutte le scuole e università.
Queste 3 proposte sono collegate tra di loro e, a livello politico, applicano la dottrina del gender: questa è una ideologia, non basata su studi scientifici, che sostiene che gli uomini e le donne sono uguali da ogni punto di vista; c'è quella differenza morfologica, ma non conta niente. Invece la differenza maschile/ femminile è dovuta al fatto che gli uomini sono uomini perché sono educati da uomini, le donne sono donne perché sono educate da donne. Perciò, anche se ogni nostra cellula è marchiata XY se maschio, XX se femmina e questo incide non solo sul piano fisico ma anche su quello psichico, per il gender l'umanità non è divisa tra maschi e femmine, ma è fatta di individui che scelgono chi vogliono essere. Per questo chi si iscrive a Facebook non ha solo l’opzione maschio o femmina, bensì 58 connotazioni sessuali, per questo sui moduli comincia ad apparire la dicitura “Genitore 1” e “Genitore 2”, al posto di padre e madre.
Questo è avvenuto perché queste dottrine vengono diffuse attraverso documenti prodotti dalle agenzie e dalle commissioni Onu e diventano strumenti di pressione sui governi, tanto più forti se i loro contenuti vengono ribaditi o recepiti da organismi quali l’Unione Europea che possono trasformarli in direttive. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sta diffondendo presso tutti i ministeri della Salute e dell’Istruzione europei un documento di 83 pagine, chiamato «Standard di Educazione Sessuale in Europa», che invita a una maturazione della consapevolezza sessuale già nei primissimi anni di età dell’individuo. Così è avvenuto che, nel 2012, il governo Monti (quello del “Salva Italia”), per mezzo della ministra Fornero, ha aderito alla raccomandazione europea ed ha affidato all’UNAR (investendo soldi degli italiani costretti a comprare la carta per le fotocopie a scuola) il compito di attuare queste indicazioni. Per fare un esempio, a pag. 38 del documento base si legge che la scuola – nella fascia 0-4 anni, dovrà «Trasmettere informazioni su tutte le parti del corpo e le loro funzioni, gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione, diversi tipi di amore, voglia di dire “si” e voglia di dire “no”, diversi tipi di relazioni». Si registrano già le prime testimonianze di bambini che tornano a casa piangendo o rifiutano di andare a scuola perché al maschietto è stato chiesto di mettere il rossetto e di genitori che hanno dovuto far cambiare scuola ai propri figli per non subire le ripercussioni del loro rifiuto di quel tipo di lezioni.
Un’altra manifestazione tipica del gender è la costruzione di un nuovo linguaggio: al posto di famiglia, famiglia tradizionale o famiglia eterosessuale; e poi: omofobia, accesso ai diritti, stereotipi di genere, approccio inclusivo, …
Proprio perché si tratta di una teoria senza rispondenza nella realtà, per affermarsi il gender ha necessità di essere imposto per mezzo delle leggi (vedi ddl Scalfarotto), né più né meno delle ideologie del secolo scorso.
Cos’è che a livello mondiale facilita l’avanzata del gender e la conseguente distruzione della famiglia? Il business. Ecco quanto veniva riscontrato nel lontano 1998: uno studio prodotto dal Simmons market research bureau ha svelato che se la media nazionale si aggira attorno ai 32 mila dollari di reddito annuo, il gay dispone in media di 47 mila dollari: in più non ha figli, spesso non ha più legami tradizionali con la famiglia d’origine e, se convive, spesso lo fa con un compagno che si aggira sullo stesso reddito. «I gay esprimono un potere d’acquisto sempre maggiore. una fedeltà al prodotto tre volte superiore alla media e la capacità di decretare le fortune e le sfortune di una ditta», dicono i guru del marketing aziendale. Quello che è certo è che per l’industria planetaria – il mercato – non c’è miglior consumatore che come loro sia disposto a bruciare fino all’ultimo cent e poi rapidamente a ricapitalizzare per soddisfare i desideri di benessere.
Nel dicembre scorso, veniva registrato che gli omosessuali, secondo Business Insider «compiono il 16 per cento di uscite per shopping in più del consumatore medio, con una spesa media superiore addirittura del 25 per cento. Soprattutto i gay praticano lo shopping il 30 per cento in più rispetto agli etero, con una spesa media annuale di 2.500 dollari in più». E, inquietante, il Global equity fund, un fondo misto pubblico-privato istituito nel 2011 dall’allora segretario di Stato Hillary Clinton per sostenere i diritti Lgbt opera “dietro un velo di segretezza nel mondo attraverso la rete diplomatica che sostiene le multinazionali americane nelle campagne per i diritti Lgbt”. Jesse Bernstein, uno dei dirigenti del programma, conferma che “si tratta di un lavoro molto sensibile e quindi non posso spiegare – dice – come agiamo in certi Paesi per finanziare attivisti che si battono contro le discriminazioni contro i diritti Lgbt”».
Senza dimenticare che l’individuo, senza la forza della famiglia, è più facilmente controllabile dal potere politico, da cui dipende per la ricerca del proprio benessere.
Tutto questo, ma soprattutto la difesa dei più deboli, i bambini, ha spinto un certo numero di realtà a fondare il 2 giugno il comitato “Difendiamo i nostri figli” e a indire una manifestazione per il 20 giugno.
Sabato 20, preparata in soli 18 giorni, ha avuto luogo a piazza San Giovanni a Roma, una manifestazione cui ha partecipato circa un milione di persona, nonostante il nubifragio che si è scatenato prima dell’incontro. Un’assemblea variopinta cui hanno aderito cattolici, ebrei e musulmani. Persino l’imam della moschea di Centocelle ha voluto lanciare dal palco il suo messaggio a difesa della famiglia.
All’assenza delle istituzioni ha replicato il presidente dei Giuristi per la Vita Gianfranco Amato: “Non è vero che in questa piazza non ci sono le istituzioni, perché – secondo la Costituzione – la sovranità appartiene al popolo”. E “il popolo è qui per dire: Basta!”. Purtroppo “oggi viviamo in una democrazia totalitaria che sta tentando per legge di imporre l’ideologia gender. Occorre opporsi a ogni tentativo in tal senso”. Ed ha reso bene il senso della giornata il senatore Mantovano: “Questa piazza dà forza: la forza non di una massa senza identità, ma di centinaia di migliaia di persone consapevoli che il futuro dell’Italia passa dal futuro della famiglia, e consapevoli che fare male alla famiglia significa fare male all’intera Italia … Ne sono cadute parecchie di bombe sulle famiglia negli ultimi mesi. Non c’è solo la gravissima imposizione dell’ideologia del gender nelle scuole. Ci sono il divorzio breve e il divorzio facile: ma è possibile che oggi se voglio divorziare da mia moglie ci riesco in modo più semplice e veloce che se voglio disdire il contratto del mio telefonino?! Ci sono la fecondazione eterologa e la selezione genetica degli embrioni , cioè la scelta dei figli come se fossero degli oggetti, e la separazione fra i genitori biologici e i genitori legali. Ma c’è una bomba che sta per essere lanciata: si chiama legge sulle unioni civili. Il nome è unioni civili, la sostanza è matrimonio fra persone dello stesso sesso.”
Sul palco, quasi a presiedere l’intera manifestazione, l’icona bizantina della Madonna “Salus populi romani” (salvezza del popolo romano), a ricordare – come ha sottolineato Kiko – che la vera battaglia non è quella politica, ma quella escatologica che passa attraverso il cuore degli uomini.


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