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13 April, 2018

Liverpool. Alfie: trattative in corso, la polizia presidia l ospedale
di - Avvenire


I legali della famiglia stanno trattando con l'ospedale pediatrico nel quale la polizia trattiene il bambino per evitare che venga trasferito altrove, probabilmente in Italia.

Una notte - molto breve - di riposo per i genitori di Alfie Evans dopo le scene convulse di giovedì sera, quando la polizia è intervenuta in forze su invito della direzione dell'Alder Hey Children's Hospital di Liverpool per evitare che Tom, Kate e il loro bambino potessero andarsene e sottrarsi così all'esecuzione della sentenza che prevede - non si sa né dove né quando, ma certamente molto presto - il distacco dei supporti vitali e dunque la morte per soffocamento del piccolo la cui vita (sono parole del tribunale) è ritenuta ormai "inutile".

L'intervento degli agenti ha come sollevato l'immediata reazione di quanti sostengono la causa degli Evans e che, richiamati dalle notizie diffuse via social, sono accorsi in centinaia sotto l'ospedale dando vita a una clamorosa manifestazione spontanea di sostegno. La scena surreale che si è creata - polizia fuori dall'ospedale, polizia dentro - ricordava più l'intervento per sedare una rivolta, e in effetti di rivolta in corso si tratta: la commovente mobilitazione in Inghilterra e nel mondo di una schiera di persone di ogni tipo che si sentono toccate nel profondo dalla vicenda di un bambino al quale uno Stato tra i più sviluppati e ricchi del mondo vuole spegnere la vita solo perché gravemente disabile e senza apparente speranza di poter migliorare. L'ondata di indignazione e di affetto ha dato straordinaria forza a Kate e Tom. Il papà a notte fatta è sceso in strada per ringraziare la folla del sostegno.

Nel frattempo i legali della famiglia hanno avviato una serrata trattativa con l'ospedale, che pare preoccupato anzitutto di essere sollevato da ogni responsabilità per il trasporto del piccolo - ovviamente a cura della famiglia - e di non subire conseguenze per la mancata esecuzione della sentenza del giudice, confermata mercoledì. La situazione nella mattina di venerdì dunque appare di stallo, in attesa di sviluppi. Quali? La comparsa di un'équipe medica polacca pronta a prendere in carico Alfie trasferendolo in condizioni di sicurezza in un altro centro clinico poteva far supporre che la destinazione finale fosse la Polonia, Paese nel quale si è registrata una mobilitazione informale (e ignorata da quasi tutti i media) analoga a quella alla quale, come per Charlie Gard l'estate scorsa, stiamo assistendo in Italia. Ma si tratterebbe solo della società che gestisce il servizio di eliambulanza contattata dalla famiglia, e che sarebbe pronta a portare il bambino dove i genitori hanno scelto di farlo ricoverare. E qui la partita si fa più complessa, anche perché qualunque decisione sarà successiva alla soluzione del già ingarbugliato nodo legale della "liberazione" del bambino dall'ospedale di Liverpool dove - di fatto - in questo momento si trova trattenuto con tanto di agenti di polizia sulla porta della camera nel reparto.

La situazione era precipitata nella serata di giovedì per Alfie Evans, il bambino di 23 mesi affetto da una malattia degenerativa per la quale i medici dell’Alder Hey Children’s Hospital dov’è ricoverato da mesi non sono riusciti ancora a identificare neppure il nome. Il magistrato della Corte di Londra, al quale l’ospedale si era rivolto per ottenere la disposizione definitiva di staccare i macchinari che consentono nutrizione e respirazione, aveva indicato giorno e ora per procurare la morte al bambino ritenendolo ormai senza speranze di migliorare e, anzi, oggetto di accanimento.

Ma i genitori non si erano arresi: forti del consiglio degli avvocati, che gli spiegavano come nessuno potesse sostituirsi alla loro volontà di tenere in vita il bambino finché la malattia non avesse fatto il suo inesorabile corso naturale, avevano chiarito all’ospedale che erano fermamente intenzionati a portare il figlio altrove. E qui torniamo al mistero sulla possibile destinazione, comprensibilmente oggetto del massimo riserbo da parte della famiglia. Quello che sappiamo per certo è che due ospedali hanno offerto la disponibilità al ricovero (il Bambino Gesù di Roma) e a un consulto polispecialistico (l’Istituto neurologico Besta di Milano), con la possibile aggiunta di una terza ipotetica soluzione in Germania. Dove andrà Alfie? La domanda è legittima, ma non ha senso porsela finché non sarà risolta la questione legale: è tutt'altro che scontato infatti che il bambino venga liberato, e dunque la sua sorte è ancora appesa a un filo. Ma di certo sarà impossibile dimenticare l’irruzione in ospedale degli agenti di polizia che hanno preso il controllo di un ospedale per bambini come se al suo interno fosse asserragliato un pericoloso criminale.

13 March, 2018

Strega in classe invoca gli spiriti: genitori all oscuro
di - La Nuova BussolaQuotidiana


ella Scuola primaria di Mocasina le mamme degli alunni di una prima elementare hanno protestato perché tenute all'oscuro del progetto avviato nella classe. Presentandosi come Romilda, «la strega sincretica interculturale», Ramona Parenzan ha fatto invocare gli spiriti distribuendo amuleti e pozioni: «Ora molti bambini sono scossi».

Si presenta come Romilda, «la strega sincretica interculturale», ma il suo nome è Ramona Parenzan. Una donna che sviluppa laboratori e progetti di intercultura leggendo fiabe e invocando spiriti con amuleti e pozioni. Sulla sua bacheca pubblica di Facebook si legge che è già stata in molte scuole primarie della Lombardia, fra le ultime ci sono una scuola di Villongo (l’8 febbraio scorso), la primaria Corridoni di Brescia (17 febbraio) e di Sant’angelo Lodigiano (20 febbraio), in un tour che continua da mesi.

Ma nella Scuola primaria di Mocasina le mamme degli alunni di una prima elementare hanno protestato perché tenute all'oscuro del progetto avviato nella classe. A raccontarlo alla Nuova BQ è una di loro che ha chiesto l'anonimato: «Lunedì 26 febbraio Parenzan è entrata nella prima elementare frequentata da mio figlio all’insaputa di tutti i genitori. Lo abbiamo scoperto dai nostri figli». Alcuni di loro hanno raccontato alle famiglie che la “strega Romilda”, così si presenta Parenzan, ha fatto bere loro pozioni, regalando amuleti e promettono fortuna. I fatti sono emersi quando le mamme hanno cominciato a parlarsi scoprendo che come i loro anche gli altri bambini erano turbati dalle storie lette o dal fatto che erano stati invocati gli spiriti

Alcune mamme hanno raccontato di aver visto «quella donna arrivare in controsenso con la macchina». Qualcuna si era arrabbiata dicendole di fare attenzione ai bambini, ma la signora le aveva risposto male. Un’altra mamma ha raccontato che suo figlio, dopo la lezione, le aveva confessato che la strega Romilda aveva chiesto alla classe di tenere un segreto dando loro degli amuleti. «Ho chiesto a mio figlio se fosse vero». A quel punto il bambino ha mostrato alla madre una conchiglia che teneva sotto la federa: «La strega aveva detto loro di soffiare sull’amuleto, di metterlo sotto il cuscino e di esprimere un desiderio non materiale senza raccontare nulla ai genitori, solo così si sarebbe avverato tre giorni dopo».

A parte il fatto che le notti in cui il bambino ha dormito con la conchiglia «ha sanguinato dal naso sporcando tutta la federa, un altro bambino dal giorno dopo la visita della strega ha cominciato a svegliarsi agitato la notte e a non dormire. Un altro ha fatto due volte la pipì a letto». La mamma di un bambino di un'altra classe in cui è stata Parenzan, venuta a conoscenza dei fatti, ha interrogato il figlio costringendolo a confessare di avere l'amuleto: «Il figlio si è arrabbiato dandole della cattiva, perché per colpa sua non si sarebbe relizzato l'incantesimo». La madre denuncia quindi «la gravità di un episodio come questo, in cui una signora si permette di insegnare ai bambini a mantenere i segreti con questi ricatti: abituarli a tacere con le famiglie su quanto accade loro è fare il gioco di chi vuole il male dei piccoli». Ai bambini sono stati anche dipinti dei simboli sulle braccia che faticavano a cancellarsi e che, era stato detto loro, avrebbero dovuto cambiare magicamente colore.

Il racconto di quanto avvenuto ha fatto il giro delle mamme della classe portandole anche a scoprire che Parenzan aveva fatto bere delle sostanze ai figli dicendo loro che erano pozioni magiche. «Ci proibiscono di portare a scuola qualsiasi cosa che non sia sigillata e questa donna ha dato da bere e da mangiare cibo e bevande contenute in un termos ai nostri piccoli. È una cosa grave e contraria alle norme Asl». Ma non è solo questo che la scuola deve spiegare ai genitori che non sono stati avvisati di quanto sarebbe avvenuto nella classe dei loro figli. Anche perché, sul profilo Facebook di Parenzan, compaiono «le foto dei bambini senza alcun assenso dei genitori».

La scuola per ora si è difesa tramite un verbale comunicando alle famiglie che il progetto era stato approvato l’anno scorso ma ammettendo che era responsabilità della scuola informarli: «La coordinatrice delle prime elementari non sapeva nulla del progetto». Così Parenzan è entrata senza ostacoli in aula insieme all’insegnante di supplenza di Italiano, incolpevole di essere stata assunta solo pochi giorni prima dei fatti.

La conferma di quanto avvenuto viene dalle immagini postate da Parenzan su Facebook. Un video del 18 febbraio, che mostra la donna mentre fa invocare gli spiriti, compare sulla sua pagina Facebook con questo commento: «La strega Romilda, come si sa - (anzi molto molto presto si saprà) - è sincretica per nascita e vocazione perciò ringrazia sempre utti gli spiriti e le spiritesse, pure quelli/e di Napoli». Sempre da Facebook emerge che la donna era stata nella scuola di Mocasina anche il 23 novembre del 2016. Tanto che una insegnante, Michela Cargnoni, responsabile dell’istituto, sotto la foto in cui la donna annuncia il suo arrivo a scuola di quest’anno, le ha scritto così: «Grandeee…Domani appena arrivo vengo a salutarti».

Diverse storie sono lette in classe, di cui «una parla di un bambino dandogli del ciccione» in barba all'emergenza "bulismo", sottendono un messaggio moralista e la logica vendicativa del do ut des. Tanto che «i bambini erano impauriti». Su Facebook compaiono altre storie scritte da Parenzan e lette nelle scuole. Fra queste c’è "Il Delfino Rosa" che inneggia all’amore senza limiti naturali così: «Animali differenti si accoppiavano fra loro, senza temere la diversità: la tartaruga con il serpente, la scimmietta con il bradipo e tutta la foresta ora risuonava di nuovi colori, forme e linguaggi».

D'accordo o meno con questa visione sovversiva della natura, restano però altre domande a cui la scuola non ha ancora risposto: qual era il progetto che ha permesso a Parenzan di entrare in classe? Quali finalità aveva? Chi lo ha proposto? E anche se approvato l’anno scolastico precedente, perché nessuno ha avvisato la coordinatrice e le famiglie?

09 March, 2018

Un importante e autorevole contributo sulla vicenda Alfie Evans
di - Costanza Miriano


In Inghilterra si è deciso che quando un bambino è malato molto gravemente e non può guarire, gli si sospendono idratazione e nutrizione, perché la sua vita “non è degna”. Così Charlie è stato ucciso. Così Isaiah è stato ucciso. Per Alfie il giudice ha decretato la stessa fine, negando la possibilità che venga trasferito al Bambin Gesù, dove non lo avrebbero guarito, no, ma lo avrebbero curato fino alla fine (posso dire di essere orgogliosa che ci sia un ospedale così, in Italia, grazie alla Chiesa?).


Nella sentenza di morte per Alfie il giudice, visto che la famiglia del bambino è cattolica, si è permesso di citare Papa Francesco a sostenere la sua sentenza di morte, visto che il Santo Padre si è espresso contro l’accanimento terapeutico. Ma è una vera falsità, e sono davvero grata al professor don Roberto Colombo, docente di Biochimica e Biochimica clinica all’Università cattolica del Sacro Cuore, per questo meraviglioso articolo che finalmente fa chiarezza sul tema. Finalmente un medico che entra nel merito, e ci spiega che esistono due diverse accezioni di cure palliative: “una di esse ne assume il concetto secondo una flessione coerente con il “prendersi cura” del malato sino all’ultimo istante della sua vita, che «restituisce umanità all’accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere» (Papa Francesco). L’altra, invece, sospendendo non solamente le terapie ma anche i supporti vitali indispensabili per la vita, non presenta un significato etico «diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte» (Papa Francesco). Anzi, tende a mascherare l’eutanasia attraverso la sua forma apparentemente più “dolce” e “pietosa” (falsamente) che è quella omissiva: non applica una procedura direttamente e immediatamente letale, ma conduce alla morte anticipata per privazione dell’essenziale per vivere”.

Che queste cose siano vere io lo intuisco solamente, ma non ho nessuna competenza per oppormi. Sono dunque grata davvero, di cuore, a questo fratello nella fede, perché dà voce a tutta la Chiesa. Oddio, forse non tutta perché l’intervista a monsignor Paglia pubblicata oggi da Tempi sembrerebbe dire il contrario. Io non sono abbastanza competente tecnicamente, capisco che siamo su un terreno delicato; invece il professore che scrive qui oggi non è solo un sacerdote che parla di principi non negoziabili, ma anche un docente di Biochimica e Biochimica clinica, con un curriculum da paura (Cambridge, Oxford, Rockfeller New York e san Raffaele Milano), ed è per questo che a me pare smascherare con estrema precisione e competenza le balle dei giudici inglesi, che indegnamente ordinano di uccidere un bambino malato tirando il Papa per la giacchetta, anzi per la talare. Questo articolo è stato approvato e pubblicato anche dal cardinal Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita fino al 2008.


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