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03 March, 2016

L’Italia ha bisogno dei cattolici
di - Mario Adinolfi - Gianfranco Amato


L’approvazione da parte del Senato del disegno di legge sulle unioni omosessuali è avvenuta con 173 voti, la maggioranza dei quali di parlamentari sedicenti cattolici, alcuni presenti anche al Circo Massimo a sostegno del Family Day. Un popolo aveva indicato una via, in quella sede: crisi di governo e urne. Il popolo ha parlato, ma non è stato ascoltato.

In pochissimi giorni da quel ferale giovedì 25 febbraio, i parlamentari hanno: annunciato una legge sulla adozioni che supplisse allo stralcio della stepchild adoption garantendo «adozioni per tutti, compresi omosessuali e single»; ripreso l’iter del divorzio lampo, perché il divorzio breve approvato appena un anno fa è improvvisamente diventato obsoleto, visto che l’unione civile si scioglie con un battito di ciglia; incardinato quattro progetti di legge sull’eutanasia; attivato un intergruppo trasversale di 160 deputati chiamati dal guru Roberto Saviano a varare normative per la droga libera. Nei pochi spazi liberi sui giornali si discuteva solo dell’utero affittato dal leader che si definiva comunista, di quello che la giovane conduttrice televisiva avrebbe voluto affittare a gay bisognosi e del magistrato del Tribunale dei minori di Roma che inventava contra legem una sentenza con addirittura una stepchild adoption incrociata garantita a una coppia lesbica, con ogni donna che diventava “mamma” della figlia dell’altra in virtù del rapporto omosessuale che intercorreva tra le due. Questo è il quadro emerso in meno di una settimana dal giorno in cui il governo Renzi poneva una violenta e a-democratica mozione di fiducia sul maxi-emendamento al ddl Cirinnà, ottenendo il voto favorevole anche del partito di Angelino Alfano. Ricordiamo, peraltro, che sia Renzi sia Alfano si proclamano “cattolici”.
Se però i parlamentari cattolici producono questi risultati, c’è evidentemente un problema di rappresentanza. Certamente il popolo che si è radunato il 30 gennaio al Circo Massimo non si è visto rappresentato in queste decisioni. Eppure è un popolo vasto, assai più vasto persino rispetto a quello visibilmente presente al Family Day. E’ un popolo composto da mamme, papà, nonni, nonne, religiosi, sacerdoti e religiose, che può dare molto al nostro Paese e di cui l’Italia ha davvero bisogno. Ma soprattutto è un popolo composto interamente da figli, figli che non dimenticano il diritto primigenio di ogni figlio, quello di avere una mamma e un papà. Da questa radice nasce un popolo dai valori forti, saldi, per i quali non c’è predisposizione ad alcun compromesso. Un popolo che vuole salvaguardare la propria identità e non accetta che dalle scuole siano estirpati a dicembre il Natale e a marzo la Pasqua. Un popolo che nelle aule scolastiche vuole il Crocifisso come segno della propria identità, non un corso gender per bambini di cinque anni da turbare nell’aspetto dell’identità sessuale.
E’ un popolo che lavora, che fatica, che non si vergogna di dire che per una donna viene prima il proprio essere madre che uno stipendio da impiegata e che, dunque, il grande imbroglio di sacrificare la famiglia a un’illusione di carriera è l’ennesimo falso mito di progresso. Si aiuti invece la donna a svolgere la propria decisiva funzione materna, anche nell’ambito della propria legittima e molto spesso indispensabile attività lavorativa. Ma un Paese che non fa più figli, che nel 2015 ha un saldo tra morti e nuovi nati pesantemente a favore dei primi, è un Paese che non ha futuro. E invece il Popolo della Famiglia è un popolo tutto rivolto al futuro.
Quel popolo si è manifestato come grande novità al Circo Massimo e, a partire da quell’appuntamento, nel Paese tutto. Veniva dato per disperso e ormai irrilevante il popolo cattolico nell’agone pubblico. Qualcuno gioiva per averlo marginalizzato e reso innocuo. Altri lo davano per definitivamente addomesticato.
E invece. E invece ora il Popolo della Famiglia sceglie ancora una volta di manifestarsi e per farlo si incammina su una strada faticosa ma decisiva: la richiesta di consenso agli italiani. Da subito, da oggi stesso, lavoreremo alla costruzione di liste del Popolo della Famiglia in vista delle amministrative di primavera, presenteremo nostri candidati sindaci in centinaia di città e comuni, ci assumeremo la responsabilità di una rappresentanza politica diretta per quelle idee. Chi ha detto di volerle rappresentare le ha in realtà strumentalizzate e tradite, ora è tempo di costruire dal basso una forza capace di essere un baluardo di libertà e verità nei confronti di una politica che sta lanciando la società italiana verso il baratro.
Donne e uomini, giovani e giovanissimi, nonne e nonni tutti uniti a difesa della vita e della famiglia come «società naturale fondata sul matrimonio» come recita l’articolo 29 della Costituzione. Ora il gioco si fa serio e sarà complesso: chiediamo agli italiani consensi e sul consenso saremo misurati. Se sarà sorprendente, come sorprendente è stata la massiccia partecipazione alle manifestazioni in difesa della famiglia, allora avremo la possibilità concreta di cambiare la storia d’Italia, e di fare del nostro Paese il luogo da cui potrà partire una resistenza anche a livello europeo, che, presto o tardi, spazzerà via tutti quei falsi miti di progresso incardinati nelle società di mezzo continente da normative ispirate al più bieco individualismo.
Con l’aiuto di Dio, con lo sguardo benevolo di Maria Vergine e con il vostro operativo consenso e sostegno, questo ennesimo impossibile traguardo potrà essere raggiunto. Mettiamoci in cammino, la strada è lunga e faticosa, ma da oggi essa può condurre ad obiettivi doverosi e concreti da raggiungere. Ognuno sia responsabile di una spinta positiva dal basso che aiuti ogni fratello e ogni sorella a prendere coraggio e a mettersi in marcia per fare quel che è giusto e salvare l’Italia dalla sua deriva verso il nulla.

22 February, 2016

Un incontro d’eccezione
di - Geppe Nicotra


Organizzato dal locale Comitato Difendiamo i nostri figli, dall’associazione ProVita e dall’associazione Famiglie Numerose Cattoliche, presso l’auditorium della parrocchia San Pio X e, nonostante il penalizzante orario del primo pomeriggio, seguito da un nutrito numero di partecipanti, ha avuto luogo la scorsa settimana un evento con due ospiti d’eccezione: Alexey Komov, ambasciatore presso le Nazioni Unite del Congresso Mondiale delle Famiglie, accompagnato per un tour attraverso diverse città dal presidente di ProVita Toni Brandi.
A seguito del Family Day del 30 gennaio scorso, a cui entrambi hanno preso parte, per due settimane hanno tenuto incontri in varie città italiane, in un tour dal tema “La difesa della famiglia in Italia e nel mondo”. La tappa a Massa è stata ricavata nel percorso Trento-Livorno, dove entrambi avrebbero preso parte ad un Simposio ecumenico presso i locali della curia vescovile.
Il tema dell’incontro a Massa, “La famiglia è sotto attacco: difendiamola!”, è stato introdotto dall’avvocato Sonia Mannella, presidente del locale Comitato Difendiamo i nostri figli, che ha anche presentato gli oratori agli intervenuti.
Toni Brandi, dopo un veloce accenno alle teorie del gender, ha affrontato il tema illustrando la rivoluzione antropologica soggiacente all’impianto del ddl Cirinnà: se tutto è famiglia, niente è famiglia. Anziché sostenere la famiglia, cellula della società, questa legislatura l’ha attaccata, dapprima con l’introduzione del divorzio breve ed ora con il tentativo di introdurre il “matrimonio gay”. I diritti civili sono già garantiti dal codice civile, eccetto la pensione di reversibilità e le adozioni. Il ddl in discussione è anticostituzionale perché equipara il matrimonio alle unioni civili, è in conflitto con il principio di uguaglianza e di non discriminazione che impone che situazioni diverse vadano trattate diversamente. Ha, quindi, velocemente accennato al caso di Elisa Anna Gomez, che ha dato in Senato la sua esperienza sull’aberrante pratica dell’utero in affitto: offertasi come madre surrogata per una coppia gay, alla nascita la bambina – contrariamente agli accordi – le viene strappata, senza avere ulteriori possibilità di contatti. Ha iniziato una battaglia legale che, grazie ai giudici e al suo avvocato compiacente, l’ha vista perdente e costretta a pagare quasi 600 dollari al mese di assegni di mantenimento, pur nell’impossibilità di avere ulteriori contatti con la figlia. La Gomez ha terminato l’intervento con l’appello: «Non togliete ai bambini i loro diritti prima della loro nascita!».
Brandi ha successivamente accennato alle conseguenze che patiscono, e sulle quali non vengono informate, quante si offrono come madri surrogate: tumori ed anche la morte. Ha citato, poi, quanto accaduto recentemente in un albergo a Milano, dove un’agenzia ha presentato il listino prezzi e fornito le indicazioni per chi volesse ricorrere alla pratica dell’utero in affitto all’estero. Ha concluso il suo intervento citando articoli e fatti recenti, che mostrano che matrimoni e adozioni gay sono una priorità per il mondo occidentale perché dietro c’è un giro d’affari globale del mondo Lgbt di ben 3mila miliardi di dollari.
Alexey Komov anche in qualità di portavoce della Commissione famiglia del Patriarcato di Mosca, ha esordito parlando degli attacchi alla famiglia avvenuti nel periodo della rivoluzione bolscevica , del neo-marxismo, della rinascita spirituale della Russia, del recente incontro tra Francesco e Kirill. L’ambasciatore ha fornito anche alcuni dati assai interessanti sul rapporto che i giovani hanno con i media. Negli USA, ad esempio, fino a 17 anni i giovani spendono circa 65.000 ore sui vari media, ovvero 6 volte il tempo passato a scuola (11.000 ore), 32 volte il tempo trascorso coi genitori (2.000 ore) e 60 volte quello nei luoghi di culto (800 ore). Questo non può non influire sulla loro mentalità. Komov ha denunciato il controllo della nostra società da parte dei mezzi di comunicazione (controllati da lobby ben precise) e dei poteri finanziari ed il pericolo dell’avanzata, sempre più netta, del transumanesimo, con cui si vuole manipolare la natura stessa dell’uomo opponendosi alla realtà, con un fare prometeico.
Nel dibattito che è seguito, Komov ha portato la sua esperienza personale, dicendo che a casa sua ha eliminato la televisione e che l’educazione dei suoi figli è curata dalla moglie nella forma dell’homeschooling o educazione casalinga, un fenomeno in espansione soprattutto in Gran Bretagna. Rispondendo ad un'altra domanda, Komov ha detto che oggi è presente un totalitarismo liberale ‘confortevole’, non violento come il comunismo ma non meno insidioso, che domina attraverso i mass media e le banche, e mira a distruggere i valori religiosi.
Dopo il ringraziamento tributato agli ospiti da parte dell’avv. Mannella che ha chiuso il dibattito, i presenti si sono assiepati intorno agli ospiti per salutarli e ringraziarli.

19 February, 2016

Istat: crollo delle nascite in Italia
di - IL Messaggiero


Nel 2015 le nascite sono state 488 mila (8 per mille residenti), quindicimila in meno rispetto al 2014. Si tocca così un nuovo record di minimo storico dall'Unità d'Italia, dopo quello del 2014 (503 mila). Lo rileva l'Istat nel Report sugli Indicatori demografici, diffuso oggi.

Nel 2015 i morti sono stati 653 mila, 54 mila in più dell'anno precedente (+9,1%). Il tasso di mortalità, pari al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo dopoguerra in poi. L'aumento di mortalità risulta concentrato nelle classi di età molto anziane (75-95 anni). Dal punto di vista demografico, il picco di mortalità del 2015 è in parte dovuto a effetti strutturali connessi all'invecchiamento e in parte al posticipo delle morti non avvenute nel biennio 2013-2014, più favorevole per la sopravvivenza.

Nel 2015 centomila cittadini italiani si sono cancellati dall'anagrafe per trasferirsi all'estero. Un dato in aumento (+12,4%) rispetto al 2014. L'anno scorso, le iscrizioni anagrafiche dall'estero di stranieri sono state 245 mila; 28 mila, invece, i rientri in patria degli italiani. Le cancellazioni per l'estero hanno riguardato 45 mila stranieri (-4,8% sul 2014) e centomila italiani. La popolazione residente in Italia si riduce di 139 mila unità (-2,3 per mille). Al primo gennaio 2016, la popolazione totale è di 60 milioni 656 mila residenti. Alla stessa data gli stranieri residenti sono 5 milioni 54 mila (8,3% della popolazione totale), rispetto a un anno prima si riscontra un incremento di 39 mila unità. La popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179 mila residenti.




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Argomenti: Italia | Beatrice Lorenzin | Istat | Senato | Camera dei deputati | Sud | Ministero per gli Affari Regionali | A | Enrico Costa
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Nel 2015 le nascite sono state 488mila (8 per mille residenti), quindicimila in meno rispetto al 2014. Si tocca così un nuovo record di minimo storico dall’Unità d’Italia, dopo quello del 2014 (503mila). I dati sono dell’Istat, nel Report sugli indicatori demografici. E non arretra il processo di invecchiamento, assoluto e relativo. Gli ultra 65enni sono 13,4 milioni, il 22% del totale, e risultano in diminuzione sia la popolazione in età attiva (15-64 anni) sia quella fino a 14 anni di età. La prima scende a 39 milioni, il 64,3% del totale, la seconda comprende 8,3 milioni di ragazzi e rappresenta il 13,7%.

Lorenzin: allo studio misure contro culle vuote
Non a caso la ministra della salute Beatrice Lorenzin (Ncd) a fronte dei nuovi dati Istat sulla denatalità in Italia, con un minimo storico della nascite, annuncia misure alla studio per il sostegno della donne che lavorano ma anche sul fronte del bonus bebè. «Le culle vuote - spiega - sono il principale problema economico del paese».







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Costa: impegno governo per sostegno a famiglia
A lei ha fatto eco il ministro per gli Affari Regionali, con delega alla Famiglia Enrico Costa (Ncd) che in una nota ha dichiarato: «L'impegno del Governo è chiaro: realizzare politiche attive che mettano la famiglia al centro. Non un provvedimento, ma una rete organica di misure, atti, scelte, in primo luogo in ambito fiscale, orientate a favorire e a sviluppare la spina dorsale del Paese. La prossima settimana alla Camera si discuteranno le mozioni a sostegno della famiglia; al Senato le unioni civili. Io sarò alla Camera»

Popolazione giù a 60,656 mln, più residenti stranieri
Nel 2015 la popolazione residente in Italia si è ridotta di 139 mila unità (-2,3 per mille). Al 1° gennaio 2016 la popolazione totale è di 60,656 milioni di residenti. Gli stranieri residenti in Italia sono 5,054 milioni e rappresentano l’8,3% della popolazione totale. Rispetto a un anno prima si riscontra un incremento di 39 mila unità (la popolazione di cittadinanza italiana scende a 55,6 milioni, conseguendo una perdita di 179mila residenti).
Alle 200mila unità in più per effetto delle migrazioni con l’estero e alle 56mila aggiuntesi per effetto della dinamica naturale (63mila nati stranieri contro oltre 6mila decessi), corrispondono 81mila unità in meno per effetto delle poste migratorie interne e per altri motivi. Vanno poi messe nel conto 136mila unità in meno per acquisizioni della cittadinanza italiana, «una posta di bilancio - spiega l'Istat - che aumenta anno dopo anno (29mila nel 2005, 66mila nel 2010) da mettere in relazione al progressivo aumento della popolazione straniera residente». Tra le quote in uscita che riguardano la popolazione straniera è da segnalare poi la «cancellazione per altri motivi» (per lo più motivi di irreperibilità) di circa 139mila individui, ossia di soggetti di cui è ragionevole ritenere l’emigrazione dall’Italia in anni precedenti, senza che questi ne abbiano fatto dichiarazione alle anagrafi di appartenenza. Il 59% della popolazione straniera risiede nel Nord e per ben oltre un quinto del totale nella sola Lombardia. Il 25% risiede nel Centro, di cui 640mila individui nel Lazio, e il 16% nel Mezzogiorno, con 233mila in Campania. Nel Centro-Nord l’incidenza di stranieri sulla popolazione complessiva supera ampiamente il 10%, con un massimo del 12,1% in Emilia-Romagna; viceversa nel Mezzogiorno tale quota e' del 3,9%, con un minimo del 2,8% in Sardegna.

Più i morti che le nascite
I morti l’anno scorso sono stati 653mila, 54mila in più rispetto all’anno precedente (+9,1%); il tasso di mortalità, al 10,7 per mille, è il più alto tra quelli misurati dal secondo Dopoguerra in poi. Le morti si sono concentrate nelle fasce anziane della popolazione (75-95 anni). Come detto le nascite sono state 488mila (8 per mille residenti). Il saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) scende ulteriormente a -165 mila. Il 2015 è il quinto anno consecutivo di riduzione della fecondità, giunta a 1,35 figli per donna.

Centomila italiani hanno lasciato il Paese
Negli scorsi dodici mesi centomila cittadini italiani si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero. Un dato in aumento (+12,4%) rispetto al 2014. È la stima che fa l’Istat secondo cui le iscrizioni anagrafiche dall’estero di stranieri sono state 245mila; 28mila, invece, i rientri in patria degli italiani. Le cancellazioni per l’estero hanno riguardato 45mila stranieri (-4,8% sul 2014).


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