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01 October, 2016

Bagnasco: “L’eutanasia infantile in Belgio ci faccia riflettere: dove stiamo andando?
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Le emergenze sociali e politiche italiane ed europee, dal terremoto ai migranti, per arrivare al referendum costituzionale, sono state al centro della prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, all’apertura del consiglio permanente autunnale della Cei.
Ricordando in primo luogo l’impegno della Chiesa italiana per le vittime del sisma, cui è stato destinato un milione di euro dall’8 per mille, Bagnasco ha confermato il “vincolo di fraternità e di ammirazione” verso i vescovi e il clero delle diocesi colpite, elogiando anche gli “operatori della Protezione Civile, volontari, membri di associazioni che, con semplicità, danno al Paese una testimonianza, vorremmo dire una lezione, di incomparabile valore”.
Di seguito il presidente della Cei ha descritto i mesi estivi appena trascorsi come “densi di avvenimenti”, specie nella pastorale giovanile, come i consueti “campi estivi” ma, in particolare, la Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia, la quale è stata la dimostrazione di come “il cuore dei ragazzi, pur in mezzo a incertezze”, cerchi il “pane solido della fede” e sia attraversato da una “nostalgia interiore che aspetta un nome”.
“C’è un risveglio spirituale nelle loro anime: non possiamo deluderli – ha proseguito Bagnasco -. Con i nostri preti, vogliamo essere alla loro altezza!”.
Altro momento rilevante è stata la canonizzazione di Madre Teresa di Calcutta: “Il suo esempio di donna orante ci aiuti a far nostra la vocazione alla carità con la quale ogni discepolo di Cristo mette al suo servizio la propria vita, per crescere ogni giorno nell’amore”, ha detto Bagnasco.
Il Congresso Eucaristico di Genova, al quale il cardinale Bagnasco ha preso parte come delegato del Papa, ha “approfondito come l’Eucaristia sia la vera sorgente della missionarietà e della carità evangelica: è questo fuoco – ha aggiunto – che spinge a condividere la luce e il calore, perché il mondo viva nella verità e nell’amore, coscienti che certamente dobbiamo preoccuparci di essere credibili, ma innanzitutto di credere”.
La prolusione è poi approdata alla sfida europea: a tal proposito Bagnasco ha dichiarato: “Dobbiamo riaffermare che oggi c’è bisogno di un di più di Europa”. Ciò non ha nulla a che vedere con alcun tipo di “internazionalismo che crea confusione di popoli”. Ogni popolo, in realtà, “diviene ciò che deve essere solo all’interno di una armonia superiore, della comunità spirituale europea”. Non si vincono, allora, i nazionalismi “né con l’omologazione forzosa, che è una sottile espressione di violenza, né con l’irenismo miope che è una forma sofisticata di deriva etica e di annullamento identitario”.
Sul tema dei migranti che bussano alla porta del nostro continente, il presidente della Cei ha indicato l’esempio di papa Francesco che, richiamando all’“accoglienza” e all’“integrazione”, offre “uno stile che coinvolge tutti, chi accoglie e chi è accolto”.
Secondo Bagnasco, l’Italia, pur essendo “in prima linea” con generosità, continua ad essere “ancora troppo sola” nella difficile opera dell’accoglienza. “Le comunità cristiane – ha detto il porporato – cercano di allargare gli spazi dell’accoglienza e soprattutto del cuore, affinché si vada oltre l’emergenza verso percorsi di integrazione per quanti – mostrando consapevolezza e impegno – desiderano rimanere”.
Più di questa “gente disperata” che chiede ospitalità, l’Europa dovrebbe temere il “pensiero unico” e le “colonizzazioni” denunciate dal Papa, che vorrebbero “costringere a pensare nello stesso modo, con gli stessi criteri di giudizio al di sopra del bene e del male”.
Chiaro il riferimento del porporato alla ideologia del gender e alla più ampia rivoluzione antropologica nell’ambito della famiglia, favorita dalla propaganda di “certi stili di vita”, dal principio del “piacere ad ogni costo”, dalla ricerca di “evasioni continue dalla vita reale”, disattendendo la “fedeltà agli impegni di coppia, di famiglia, di lavoro”. In questo clima di “individualismo esasperato, propagato come libertà”, scompare il “prossimo” e l’altro diventa addirittura il “nemico”.
Il porporato ha pertanto ribadito che “la famiglia è la prima forma di società” e “non può essere paragonata ad alcuna altra forma di unione. Presentare tutto sullo stesso piano – come qualcuno intende – è un errore educativo grave”, ha sottolineato.
Secondo Bagnasco sono “l’isolamento delle persone, la paura degli altri, il conflitto tra Stati, la destabilizzazione della famiglia, di gruppi e Nazioni”, a favorire “approfittatori cinici, e spesso oscuri, attenti a lucrare denaro e potere”.
Dopo la Brexit britannica, tuttavia, comincia ad emergere “qualche timido barlume di coscienza su ciò che dovrebbe essere il fondamento della casa europea”. È troppo generico e fuorviante parlare di “nostri valori”; al contrario, ha puntualizzato il cardinale, è necessario esplicitare “quali sono, su che cosa sono fondati, quale civiltà hanno ispirato, quale figura di uomo hanno costruito”.
In nome del “laicismo”, tendono a disconoscersi “le identità religiose con i loro riti e costumi”: ciò può significare “che quel modo di pensare antireligioso è entrato nei gangli delle coscienze legislative oppure nei loro interessi”; o forse che “si è intuito che la vera religiosità costituisce un argine al potere”.
C’è un tentativo di omologazione delle “visioni profonde della vita e dei comportamenti” che intacca lo “spirito di un Popolo”, accusando il cristianesimo di essere “divisivo”, perché “non canta nel coro stabilito”.
“Emarginare dalla sfera pubblica il cristianesimo non è intelligente”, ha aggiunto il presidente della Cei, perché è stata proprio “la luce del Vangelo” e non le “inaffidabili e interessate maggioranze” a creare “la civiltà europea e il suo umanesimo” e a generare “il tessuto connettivo e le condizioni per camminare insieme”.
Riflettendo sui recenti attentati jihadisti in Europa, Bagnasco ha affermato che “tali abomini si mascherano di un manto religioso per accreditare una “guerra di religione”, ma – come ci ricorda il Santo Padre – non bisogna cadere in questa trappola che mira a scatenare un conflitto globale”.
Il terrorismo, ha aggiunto il porporato, si serve non solo del “fanatismo dei gruppi” ma anche del “disagio sociale” e, soprattutto, del “del vuoto spirituale e culturale di non pochi giovani occidentali che – paradossalmente – spesso cercano un motivo per vivere in una perversa ragione per morire”.
Un accenno è stato fatto dal cardinale alla controversa vicenda delle vignette di Charlie Hebdo sulle vittime del terremoto, espressione di “mancanza di sensibilità e rispetto”, che suscitano in noi alcune interrogativi: “è questa la società che vogliamo, dove pensiamo di sentirci bene, insieme, solidali, a casa? È questo che intendiamo per libertà? Non esiste dunque nulla di talmente profondo e sacro – anche umanamente – che non debba essere sbeffeggiato da alcuni “illuminati”?”.
È seguito un riferimento al dramma della crisi economica ed occupazionale, rispetto alla quale “le persone non possono attendere, perché la vita concreta corre ogni giorno, dilania la carne e lo spirito”, annichilendo in particolare la vita di molti giovani, pur dotati, spesso di “genio e capacità sorprendenti”, che però “si stanno rassegnando e si aggrappano ai genitori o ai nonni, impossibilitati a farsi una vita propria”.
A tal proposito, il presidente della Cei ha lanciato una provocazione: coloro che teorizzano la flessibilità lavorativa che, di fatto, getta le persone “in un clima fluido e inaffidabile, non sono forse i primi ad essere ben sicuri sul piano del proprio lavoro e, forse, del proprio patrimonio?”.
Il cardinale Bagnasco ha menzionato anche il recente caso di eutanasia infantile praticato in Belgio, che “deve interrogarci seriamente: dove stiamo andando?”. Questo episodio è la conferma di come “ogni volta che si ipotizzano leggi su questi temi decisivi, subito si cerca di pilotare la sensibilità e l’opinione pubblica appellandosi a casi eccezionali di grande impatto emotivo; e si invoca la necessità di ordinare le cose, di normare le procedure”. Tutto ciò ignorando che il “principio base” irrinunciabile è sempre quello della “inviolabilità della vita umana”.
Un’ultima riflessione è stata rivolta dal presidente della Cei al “Referendum sulla Costituzione”, sul quale la Chiesa italiana non offre indicazioni di voto al di fuori dell’“informarsi personalmente, al fine di avere chiari tutti gli elementi di giudizio circa la posta in gioco e le sue durature conseguenze”.


Utero in affitto: 50 lesbiche ne chiedono l’abolizione
di -

Che la pratica dell’utero in affitto susciti perplessità anche nel mondo liberal e persino tra gli attivisti lgbt non era un mistero. Il documento in circolazione da qualche giorno rappresenta però una vera svolta, essendo stato formalmente sottoscritto da cinquanta lesbiche italiane, che non si riconoscono nella maternità surrogata e che vedono in essa una forma di mercimonio umano.
L’appello viene presentato nella sua introduzione come un testo niente affatto “proibizionista” ma semplicemente “contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani”, che – si ricorda – in Italia sono tuttora illegali.
È un’illusione, prosegue il documento delle lesbiche, pensare di poter “recidere il legame affettivo tra madre surrogata e neonato/a, come se il legame dipendesse dal codice genetico e non dalla gravidanza e dal parto”. Inoltre “si tratta di metodiche invasive e pericolose per la salute materna su cui si sorvola”, mentre anche l’allattamento del seno della madre surrogata viene impedito per precluderne “l’attaccamento” del neonato.
“Nella maternità surrogata non ci sono né doni né donatrici, ma solo affari e attività lucrative promosse dal desiderio genitoriale di persone del primo mondo”, denuncia l’appello, condannando così “l’invasione del mercato in tutti gli ambiti della vita” e tutte quelle “prestazioni lavorative che invadono il nostro stesso corpo e mercificano un nuovo essere umano, che diventa il prodotto della gravidanza”.
Un altro aspetto criticato è la privazione alle madri surrogate di “diritti rispetto alla frequentazione o all’informazione sul futuro dei figli che hanno affidato ad altri”.
C’è il rischio, dunque, della “creazione di una sottoclasse di fattrici, che non possono considerare propria la creatura il cui sviluppo nutrono, anche con l’influenza epigenetica”.
Il danno, tuttavia, non risparmia nemmeno i neonati, “programmati così per essere separati dalla madre alla nascita, non per cause di forza maggiore come quando la madre viene a mancare o decide di non riconoscerli causandone la messa in adozione, ma in modo predeterminato, togliendo loro la fonte ottimale di nutrimento e interrompendo la loro relazione privilegiata con la donna che li ha generati, fonte anche di rassicurazione”.
Tutto ciò, in contrasto con la Convenzione ONU sui diritti del bambino (Stoccolma 1989) e la Convenzione sull’adozione internazionale (l’Aja 1993), che “garantiscono la continuità della vita familiare, cioè il diritto dell’infante a stare con la donna che lo ha partorito (cioè la madre), cui si può derogare solo nelle adozioni”. Peraltro “la convenzione del Consiglio d’Europa sulla biomedicina (Oviedo 1997) rende inoltre indisponibili al profitto le parti prelevate del corpo umano, come ad esempio gli ovociti”, ricordano le lesbiche.
Il documento si conclude, quindi, con quattro esplicite richieste:
• Il rifiuto della “mercificazione delle capacità riproduttive delle donne”;
• Il rifiuto della “mercificazione dei bambini”;
• Il mantenimento, da parte di tutti i governi, della “norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito e non la firmataria di un contratto né l’origine dell’ovocita”;
• Il rispetto delle “convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari”, con conseguente ferma opposizione a “tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta”.
A sostenere l’iniziativa figurano due attivisti lgbt: Aurelio Mancuso, giornalista, blogger e presidente di Equality Italia; Giampaolo Silvestri, fondatore di Arcigay ed ex senatore dei Verdi. Assieme a loro, tre femministe di fama internazionale: Silvia Federici (Hofsra University, New York); Ariel Salleh (Sydney University); Barbara Katz Rothman, autrice di studi sulla maternità (City University of New York).

17 September, 2016

Belgio, primo caso al mondo eutanasia su minore. Cei:
di - La Repubblica


Il morto è un ragazzo di 17 anni che, secondo i dottori, "soffriva di dolori fisici insopportabili". Farina, presidente Istituto Coscioni: "La volontà del familiare non prevalga su quella del minore". Englaro: "Se rispettata la legge, nulla da aggiungere". Binetti: "Com'è possibile che l'amore dei genitori non abbia vinto la sfida sulla morte?"

PRIMO CASO di eutanasia su un minore in Belgio, e quindi nel mondo, perché il Paese è il primo e unico ad aver approvato nel 2014 una legge che lo consente. La notizia è stata data dal quotidiano fiammingo Het Nieuwsblad. "In silenzio e nella discrezione più assoluta - ha scritto il quotidiano - per la prima volta nel nostro Paese un minorenne è morto per eutanasia". Il ragazzo aveva 17 anni e, come ha specificato Wim Distelmans, direttore del Centro di controllo dell'eutanasia: "Soffriva di dolori fisici insopportabili. I dottori hanno usato dei sedativi per indurre il coma come parte del processo"

È la prima volta che in Belgio si chiede l'applicazione della legge del 2014, che consente ai genitori di scegliere la 'dolce morte' per i propri figli malati terminali, dopo averne fatto richiesta al medico curante, il quale deve sottoporre il caso e ricevere l'autorizzazione del 'Dipartimento di controllo federale e valutazione dell'eutanasia'. La legge specifica che anche il minore deve esprimere una forma di consenso. Il Belgio ha istituito una 'Commissione federale di controllo e valutazione dell'applicazione della legge sull'eutanasia', un organo presieduto dal professore Wim Distelmans, creato dai parlamentari belgi per assicurarsi che non si verifichino irregolarità. "Per fortuna ci sono pochissimi bambini che prendono in considerazione questa possibilità - ha dichiarato Distelmans - ma questo non significa che dobbiamo negare loro il diritto di una morte dignitosa".

Le reazioni in Italia. Sul caso è intervenuta Scienza e vita, l'associazione che collabora in modo organico con la Cei per i temi della bioetica. "Il diritto all'eutanasia del bambino, altro non significa che attribuire ad un adulto il potere di vita e di morte su un minorenne". "È solo la 'maschera' di una vera decisione, personale, libera e consapevole - spiega il giurista Alberto Gambino, presidente dell'associazione cattolica - in quanto non è concepibile che un minore sia capace di affrontare scelte a contenuto legale ed esistenziale così estreme". Questi segnali di morte che arrivano ci addolorano e ci preoccupano come cristiani, ma anche come persone", ammonisce il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani.

"Anche i minori sono in grado di decidere", ribatte Mina Welby, vedova di Piergiorgio, il primo malato che, dopo una lettera al presidente della Repubblica, fu costretto a rivolgersi alla magistratura, attraverso un ricorso d'urgenza, per ottenere il distacco del respiratore artificiale. "La vita è sacra, va accolta sempre. "In Italia leggi condannano alla clandestinità", ribadisce Marco Cappato, dei Radicali italiani che aggiunge: "Il Belgio è il primo Paese al mondo a non girare la testa dall'altra parte di fronte alle condizioni di sofferenza insopportabile che possono colpire anche persone minori". "Che la volontà dei familiari non prevalga", avverte Maria Antonietta Coscioni. "Se rispettata la legge non c'è da discutere", taglia corto Beppino Englaro. "Com'è è possibile che non abbia vinto l'amore dei genitori sulla morte", è la riflessione di Paola Binetti.

"In Belgio - spiega Micaela Ghisleni, docente a contratto di bioetica al Politecnico di Torino - l'eutanasia è praticata per legge in presenza di due condizioni: deve esserci la cosiddetta 'situazione infernale' a livello clinico (stato di sofferenza fisica/morale tale da creare una condizione di indegnità esistenziale). E, da parte del soggetto, la volontà a volerla (volontà persistente, informata, autonoma)". "Questi i concetti in gioco - continua Ghisleni - dopodiché non sappiamo qual era lo stato clinico del ragazzo. Né se c'è stata una richiesta di sospensione delle cure (omissione). O di fare una iniezione letale (azione). Una differenza, questa, inesistente dal punto di vista della morale laica. Ma fondamentale in Italia dove la legge autorizza solo la sospensione delle cure, come nei casi Welby e Englaro".

Il ddl alla Camera. Alla Camera, commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali, è in discussione il ddl sul 'fine vita', testo di legge di Sinistra italiana. Molti membri della Commissione sono per il no all'eutanasia. Sel, fa sapere il deputato Arturo Scotto, è favorevole ("Ma non all'estensione ai minori", precisa il capogruppo Sel). Anche il M5S - dopo l'esito di una votazione sul web alla quale hanno partecipato 20 mila cittadini - si è espresso a favore dell'eutanasia.

L'Olanda sulle orme del Belgio. Anche l'Olanda si sta incamminando sulla strada del Belgio: nel giugno del 2015 la Nvk, associazione di pediatri olandesi (nederlandse vereniging
voor kindergeneeskunde) si era espressa favorevolmente circa l'estensione dell'eutanasia a minori al di sotto del dodicesimo anno di vita. Il limite di età, secondo la Nvk, dovrebbe essere abbassato in base a valutazioni specifiche circa le facoltà mentali dei pazienti.


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