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03 May, 2016

L incoraggiamento del Papa a Gandolfini, promotore del Family Day
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Se si attendeva un esplicito sostegno da parte del Papa ai laici che si impegnano nella società civile italiana a favore della famiglia, questo sostegno è giunto oggi, 29 aprile 2016.
Il Santo Padre stamattina ha ricevuto in udienza privata Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli e promotore dei Family Day del giugno e del gennaio scorsi.
Raggiunto telefonicamente da ZENIT, il neurochirurgo bresciano è raggiante, la sua voce tradisce ancora l’emozione per l’incontro avvenuto in Vaticano.
Un incontro agognato da tempo, da quando Gandolfini è divenuto una figura di riferimento nel mondo “pro-family” italiano. “Sentivo l’esigenza di poter a quattr’occhi rappresentare al Papa i valori e i principi nell’ambito dei quali si muove il nostro Comitato”, spiega.
Già, perché – aggiunge Gandolfini – “c’è sempre qualcuno che ti dipinge così come non sei, dando adito a fraintendimenti che rischiavano di arrivare anche al Santo Padre”. Di qui la richiesta, avvenuta “ardentemente”, di incontrare il Papa di persona.
“Sono contentissimo – prosegue – che questa occasione ci sia finalmente stata, soprattutto per il contenuto dell’incontro, in cui ho potuto registrare una condivisione totale e un forte incoraggiamento a proseguire su questa strada difficile ma assolutamente necessaria”.
Gandolfini spiega d’aver rivolto a Papa Francesco, il quale era molto informato sui due Family Day, le seguenti domande: “Santità, dobbiamo andare avanti? Dobbiamo fermarci?”. Eloquente la risposta del Vescovo di Roma: “Andate avanti così, vi ringrazio per quello che fate”. Ed ha poi aggiunto: “Spetta a me, in quanto Papa, ribadire i principi che sono patrimonio secolare della Chiesa. Spetta a voi, che siete laici con una coscienza ben formata, protrarre l’impegno per difendere questi principi nella società”.
Dopo essersi inginocchiato e aver ricevuto la benedizione, Gandolfini ha poi chiesto al Papa di poter instaurare una relazione più stretta, di modo da poterlo informare sulle attività del Comitato. Il Pontefice ha risposto positivamente.
L’impegno nella società civile del Comitato Difendiamo i Nostri Figli guarda al futuro prossimo. Il 9 maggio arriverà alla Camera il ddl sulle unioni civili. “I margini di tempo per intervenire sono ormai ridotti – commenta Gandolfini – ci giunge inoltre notizia che Renzi vorrà far approvare il testo con la fiducia”.
È per questo che – promette il portavoce del Comitato – “faremo appello al presidente della Repubblica perché vagli con estremo rigore i profili di incostituzionalità di questa legge, che sono stati riconosciuti da una sessantina di giuristi di chiara fama internazionale”.
Profili evidenti di sfruttamento del corpo femminile si intravedono invece dietro la pratica dell’utero in affitto. Alla Camera è slittato a data da destinarsi il voto su quattro mozioni di condanna nei confronti della maternità surrogata. Anche questo tema è stato affrontato da Gandolfini con Papa Francesco.
“Ho descritto l’utero in affitto come ‘abominevole’ e ‘incivile’ – dice Gandolfini – e il Santo Padre ha annuito”. Il neurochirurgo racconta poi che Francesco ha ribadito “il diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma”.
Affermazione, quest’ultima del Papa, che può suscitare riprovazione da parte di taluni ambienti culturali, se non persino il ricorso alle vie legali. Ne sa qualcosa Gandolfini, recentemente querelato dall’Arcigay per diffamazione. “Si tratta evidentemente di un’incomprensione che spero venga riconosciuta e sanata”, commenta. Del resto non ha tempo per “vestire i panni del martire”, perché deve “andare avanti” nella difesa della famiglia. Papa Francesco docet.

10 April, 2016

“Amoris laetitia”, una nuova “costituzione” per le famiglie
di - vaticaninsider


Le difficoltà e le sfide, ma anche tutto il contributo positivo dell’amore coniugale. L’esortazione post-sinodale di Papa Francesco è la «carta» per i prossimi decenni. Dall’importanza della sessualità («un regalo meraviglioso di Dio») a due capitoli-vademecum sul volersi bene di moglie e marito. La famiglia «è un bene da cui la società non può prescindere». I consigli sull’educazione dei figli


08/04/2016
ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
Nove capitoli per un documento di 264 pagine, lungo e complesso: «Amoris laetitia», la «gioia dell’amore» è l’esortazione con la quale Francesco conclude il percorso dei due Sinodi dedicati famiglia. Il primo capitolo offre la base di citazioni bibliche, il secondo traccia un quadro della situazione, il terzo parla della vocazione della famiglia. Due capitoli, il quarto e il quinto, sono dedicati specificamente al tema dell’amore coniugale. Il sesto parla delle prospettive pastorali, il settimo dell’educazione dei figli. Mentre l’ottavo, che con ogni probabilità sarà il più discusso, contiene le indicazioni per l’integrazione dei divorziati risposati.

L’amore simbolo delle realtà intime di Dio
Nel primo capitolo, il Papa ricorda che «la Bibbia è popolata da famiglie, da generazioni, da storie di amore e di crisi familiari». La «coppia che ama e genera la vita è la vera “scultura” vivente, capace di manifestare il Dio creatore e salvatore. Perciò l’amore fecondo viene ad essere il simbolo delle realtà intime di Dio».

Individualismo e calo demografico
Nel secondo capitolo si affronta il tema delle «sfide» delle famiglie. C’è il pericolo «rappresentato da un individualismo esasperato» che fa prevalere, «in certi casi, l’idea di un soggetto che si costruisce secondo i propri desideri assunti come un assoluto». Francesco lancia l’allarme per il calo demografico, «dovuto ad una mentalità antinatalista e promosso dalle politiche mondiali di salute riproduttiva», ricordando che «la Chiesa rigetta con tutte le sue forze gli interventi coercitivi dello Stato a favore di contraccezione, sterilizzazione o addirittura aborto». Misure «inaccettabili anche in luoghi con alto tasso di natalità», ma che i politici «incoraggiano» anche nei Paesi dove nascono pochi figli.

La casa
Francesco scrive che «la mancanza di una abitazione dignitosa o adeguata porta spesso a rimandare la formalizzazione di una relazione». Una «famiglia e una casa sono due cose che si richiamano a vicenda». Per questo «dobbiamo insistere sui diritti della famiglia, e non solo sui diritti individuali. La famiglia è un bene da cui la società non può prescindere, ma ha bisogno di essere protetta».

Sfruttamento dell’infanzia
Lo sfruttamento sessuale dei bambini costituisce «una delle realtà più scandalose e perverse della società attuale». Ci sono i «bambini di strada» nelle società attraversate dalla violenza, dalla guerra, o dalla presenza della criminalità organizzata. «L’abuso sessuale dei bambini diventa ancora più scandaloso - scandisce Francesco - quando avviene in luoghi dove essi devono essere protetti, particolarmente nelle famiglie, nelle scuole e nelle comunità e istituzioni cristiane».

Miseria, eutanasia e altre piaghe
Tra le «gravi minacce» per le famiglie in tutto il mondo si citano l’eutanasia e il suicidio assistito. Ci si sofferma poi sulla situazione «delle famiglie schiacciate dalla miseria, penalizzate in tanti modi, dove i limiti della vita si vivono in maniera lacerante». Si parla della «piaga» della tossicodipendenza «che fa soffrire molte famiglie, e non di rado finisce per distruggerle. Qualcosa di simile succede con l’alcolismo, il gioco e altre dipendenze».

Non indebolire la famiglia
Indebolire la famiglia non «giova alla società» ma «pregiudica la maturazione delle persone». Francesco nota come non si «avverte più con chiarezza che solo l’unione esclusiva e indissolubile tra un uomo e una donna svolge una funzione sociale piena». Mentre «le unioni di fatto o tra persone dello stesso sesso, per esempio, non si possono equiparare semplicisticamente al matrimonio. Nessuna unione precaria o chiusa alla trasmissione della vita ci assicura il futuro della società».

Utero in affitto, infibulazione, violenze
Nel paragrafo 54 il Papa parla dei diritti della donna, definendo inaccettabile «la vergognosa violenza che a volte si usa nei confronti delle donne». La «violenza verbale, fisica e sessuale che si esercita contro le donne in alcune coppie di sposi contraddice la natura stessa dell’unione coniugale». Francesco fa poi riferimento all’infibulazione, la «grave mutilazione genitale della donna in alcune culture», ma anche alla «disuguaglianza dell’accesso a posti di lavoro dignitosi e ai luoghi in cui si prendono le decisioni». E ricorda «la pratica dell’“utero in affitto” o la strumentalizzazione e mercificazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica».

Il «pensiero unico» del Gender
Alcune righe del documento sono dedicate al «gender», «ideologia che nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna», prospetta «una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia». Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che «promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina». Francesco definisce «inquietante che alcune ideologie di questo tipo» cerchino «di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini».

No alla «fabbrica» dei bambini
Preoccupazione è espressa poi per la «possibilità di manipolare l’atto generativo», reso indipendente dal rapporto sessuale di un uomo e una donna. Così la vita umana e l’essere genitori sono diventate «realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie». «Non cadiamo nel peccato - avverte il Papa - di pretendere di sostituirci al Creatore».

Educare i figli, «diritto primario» dei genitori
Nel terzo capitolo dell’esortazione, Francesco ripercorre il magistero dei predecessori e spiega che il sacramento del matrimonio «non è una convenzione sociale» ma «un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi», una vera e propria «vocazione». Pertanto, «la decisione di sposarsi e di formare una famiglia deve essere frutto di un discernimento vocazionale». L’amore coniugale è aperto alla fecondità. E «l’educazione integrale» dei figli è «dovere gravissimo e allo stesso tempo diritto primario dei genitori», che «nessuno dovrebbe pretendere di togliere loro».

Istruzioni sull’amore
Nel quarto capitolo, uno dei più innovativi, il Papa propone una parafrasi dell’Inno alla carità di San Paolo ricavandone indicazioni concrete per gli sposi. Li invita alla «pazienza» reciproca, senza pretendere che «le relazioni siano idilliache o che le persone siano perfette», e senza collocare sempre noi stessi «al centro». Li invita a essere benevoli e a «donarsi in modo sovrabbondante», senza «esigere ricompense». Li invita a non essere invidiosi, a non vantarsi o gonfiarsi, perché «chi ama evita di parlare troppo di sé stesso», a non diventare «arroganti e insopportabili», a essere umili e a «rendersi amabili», a non mettere «in rilievo i difetti e gli errori» dell’altro. Li invita a non finire mai la giornata «senza fare pace in famiglia», a perdonare senza portare rancore, a parlare «bene l’uno dell’altro, cercando di mostrare il lato buono del coniuge al di là delle sue debolezze», ad avere fiducia nell’altro senza controllarlo, lasciando invece «spazi di autonomia». E invita a «contemplare» sempre il coniuge, ricordando che «le gioie più intense della vita nascono quando si può procurare la felicità degli altri».

Messaggio ai giovani
Il Papa dice ai giovani che «a causa della serietà» dell’«impegno pubblico di amore», il matrimonio, «non può essere una decisione affrettata», ma non la si può neanche «rimandare indefinitamente». Impegnarsi con un altro in modo esclusivo e definitivo «comporta sempre una quota di rischio e di scommessa audace». Bisogna «darsi tempo» e sapere ascoltare il coniuge, lasciarlo parlare prima di «iniziare ad offrire opinioni o consigli». «Molte discussioni nella coppia non sono per questioni molto gravi». A volte si tratta di cose piccole, «ma quello che altera gli animi è il modo di pronunciarle o l’atteggiamento che si assume nel dialogo».

Sessualità «regalo meraviglioso»
Desideri, sentimenti, emozioni, «occupano un posto importante nel matrimonio». Francesco, citando Benedetto XVI spiega che l’insegnamento ufficiale della Chiesa «non ha rifiutato l’eros come tale, ma ha dichiarato guerra al suo stravolgimento» che lo disumanizza. Dio stesso «ha creato la sessualità, che è un regalo meraviglioso per le sue creature». Giovanni Paolo II ha respinto l’idea che l’insegnamento della Chiesa porti a «una negazione del valore del sesso umano» o che semplicemente lo tolleri «per la necessità stessa della procreazione». Il bisogno sessuale degli sposi non è «oggetto di disprezzo». Certo, «molte volte la sessualità si spersonalizza e anche si colma di patologie», diventando «sempre più occasione e strumento di affermazione del proprio io e di soddisfazione egoistica dei propri desideri e istinti». Per questo il Papa ribadisce che «un atto coniugale imposto al coniuge senza nessun riguardo alle sue condizioni e ai suoi giusti desideri non è un vero atto di amore». Va rifiutata «qualsiasi forma di sottomissione sessuale».

L’accoglienza della vita
Il quinto capitolo ricorda che la famiglia è l’ambito «dell’accoglienza della vita». Il Papa scrive che «se un bambino viene al mondo in circostanze non desiderate, i genitori o gli altri membri della famiglia, devono fare tutto il possibile per accettarlo come dono di Dio». Le famiglie numerose «sono una gioia per la Chiesa», anche se questo non implica dimenticare una «sana avvertenza» di san Giovanni Paolo II: «la paternità responsabile non è procreazione illimitata». Francesco ricorda che è importante che il bambino «si senta atteso». «Un figlio lo si ama perché è figlio: non perché è bello, o perché è così o cosà; no, perché è figlio! Non perché la pensa come me, o incarna i miei desideri». Il Papa si rivolge a ogni donna in gravidanza: «Quel bambino merita la tua gioia. Non permettere che le paure, le preoccupazioni, i commenti altrui o i problemi spengano la felicità di essere strumento di Dio per portare al mondo una nuova vita».

La presenza della madre...
Nel documento si definisce «pienamente legittimo», e «auspicabile», che le donne studino, lavorino, sviluppino le proprie capacità e i propri obiettivi. Ma nello stesso tempo «non possiamo ignorare la necessità che hanno i bambini della presenza materna, specialmente nei primi mesi di vita». Il diminuire della presenza materna «con le sue qualità femminili costituisce un rischio grave per la nostra terra». «Apprezzo il femminismo - commenta Bergoglio - quando non pretende l’uniformità né la negazione della maternità.

...e i padri assenti
Il problema dei nostri giorni sembra essere la «latitanza» dei padri. Sono talvolta «così concentrati su sé stessi e sul proprio lavoro» da «dimenticare anche la famiglia. E lasciano soli i piccoli e i giovani». La presenza paterna «risulta intaccata anche dal tempo sempre maggiore che si dedica ai mezzi di comunicazione e alla tecnologia dello svago». Ma chiedere che il padre sia presente, «non è lo stesso che dire controllore. Perché i padri troppo controllori annullano i figli».

Sì alle adozioni
L’adozione «è una via per realizzare la maternità e la paternità in un modo molto generoso». Il Papa scrive: «È importante insistere affinché la legislazione possa facilitare le procedure per l’adozione». La famiglia «non deve pensare sé stessa come un recinto chiamato a proteggersi dalla società», né concepirsi come «separata» da tutto il resto. «Dio ha affidato alla famiglia il progetto di rendere “domestico” il mondo, affinché tutti giungano a sentire ogni essere umano come un fratello». Questo implica anche impegno verso poveri e sofferenti. Il piccolo nucleo familiare «non dovrebbe isolarsi dalla famiglia allargata, dove ci sono i genitori, gli zii, i cugini ed anche i vicini».

Far sentire gli anziani a casa
«Dobbiamo risvegliare il senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità, che facciano sentire l’anziano parte viva della sua comunità». Francesco osserva che «l’attenzione agli anziani fa la differenza di una civiltà». Il documento contiene anche un invito a non considerare come «concorrenti» o «invasori» il suocero, la suocera e tutti i parenti del coniuge.

Famiglie «soggetti attivi» della pastorale
Il sesto capitolo dell’esortazione è dedicato alle prospettive pastorali. Francesco chiede «uno sforzo evangelizzatore e catechetico indirizzato all’interno della famiglia» e «una conversione missionaria» di tutta la Chiesa, perché non ci si fermi a «un annuncio meramente teorico e sganciato dai problemi reali delle persone». La pastorale familiare «deve far sperimentare che il Vangelo della famiglia è risposta alle attese più profonde della persona umana». Si insiste sulla necessità di una maggiore formazione interdisciplinare e non soltanto dottrinale dei seminaristi per trattare i problemi complessi delle famiglie oggi.

Prepararsi al matrimonio
Molta insistenza è posta sull’esigenza di preparare meglio i fidanzati al matrimonio, con «un maggiore coinvolgimento dell’intera comunità». Viene lasciato a ogni Chiesa locale scegliere come farlo. «Si tratta di una sorta di “iniziazione” al sacramento del matrimonio». Non bisogna dimenticare «i validi contributi della pastorale popolare», come per esempio il ricordo il giorno di San Valentino, che «in alcuni Paesi è sfruttato meglio dai commercianti che non dalla creatività dei pastori». Il percorso di preparazione deve anche dare la possibilità «di riconoscere incompatibilità e rischi» e dunque di non proseguire nel rapporto.

«Troppo concentrati sui preparativi»
«La preparazione prossima al matrimonio tende a concentrarsi sugli inviti, i vestiti, la festa e gli innumerevoli dettagli che consumano tanto le risorse economiche quanto le energie e la gioia. I fidanzati arrivano sfiancati e sfiniti al matrimonio». «Cari fidanzati - è l’appello del Papa - abbiate il coraggio di essere differenti, non lasciatevi divorare dalla società del consumo e dell’apparenza». Inoltre, il matrimonio va assunto come «un cammino di maturazione», senza avere aspettative troppo alte riguardo alla vita coniugale.

Sì all’«Humanae vitae»
Francesco chiede di riscoprire l’enciclica di Paolo VI e la «Familiaris consortio» di Papa Wojtyla, «al fine di ridestare la disponibilità a procreare in contrasto con una mentalità spesso ostile alla vita».

Consigli ai giovani sposi
Il Papa suggerisce alcuni «rituali quotidiani». «È buona cosa darsi sempre un bacio al mattino, benedirsi tutte le sere, aspettare l’altro e accoglierlo quando arriva, uscire qualche volta insieme, condividere le faccende domestiche». Ed è bene «interrompere le abitudini con la festa, non perdere la capacità di celebrare in famiglia».

Le crisi si aggiustano
Con un «aiuto adeguato e con l’azione di riconciliazione della grazia una grande percentuale di crisi matrimoniali» si supera. «Saper perdonare e sentirsi perdonati è un’esperienza fondamentale nella vita familiare». Serve la «generosa collaborazione di parenti ed amici, e talvolta anche di un aiuto esterno e professionale».

Mai usare i figli come «ostaggi»
Ai genitori separati Francesco chiede di «mai, mai, mai prendere il figlio come ostaggio! I figli non siano quelli che portano il peso di questa separazione, non siano usati come ostaggi contro l’altro coniuge, crescano sentendo che la mamma parla bene del papà, benché non siano insieme, e che il papà parla bene della mamma». Il Papa afferma che il divorzio è «un male» e definisce «preoccupante» la crescita numerica dei divorzi.

Omosessuali in famiglia
L’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale è un’esperienza «non facile né per i genitori né per i figli». Il Papa ribadisce che «ogni persona va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto» evitando ogni discriminazione. «Si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita». Ribadito il no ai progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni gay.

Il «pungiglione» della morte
Il Papa ricorda l’importanza di accompagnare le famiglie colpite da un lutto, affermando che «occorre aiutare a scoprire che quanti abbiamo perso una persona cara abbiamo ancora una missione da compiere, e che non ci fa bene voler prolungare la sofferenza».

Chi guida i nostri figli?
Nel settimo capitolo si parla dell’educazione dei figli. Francesco invita a domandarsi «chi sono quelli che si occupano di dare loro divertimento» quelli che arrivano «attraverso gli schermi», quelli a cui li affidiamo «nel loro tempo libero». C’è «sempre bisogno di vigilanza». I genitori devono prepararli ad affrontare «rischi di aggressioni, di abuso o di tossicodipendenza». Ma se un genitore «è ossessionato di sapere dove si trova suo figlio e controllare tutti i suoi movimenti», in questo modo «non lo educherà» e «non lo preparerà ad affrontare le sfide». Bisogna invece innescare «processi di maturazione della sua libertà, di preparazione, di crescita integrale, di coltivazione dell’autentica autonomia».

Come educare
La formazione morale dovrebbe realizzarsi «in modo induttivo», così che «il figlio possa arrivare a scoprire da sé l’importanza di determinati valori, principi e norme, invece di imporgliele come verità indiscutibili». Nell’epoca attuale, «in cui regnano l’ansietà e la fretta tecnologica, compito importantissimo delle famiglie è educare alla capacità di attendere. Non si tratta di proibire ai ragazzi di giocare con i dispositivi elettronici, ma di trovare il modo di generare in loro la capacità di differenziare le diverse logiche e di non applicare la velocità digitale a ogni ambito della vita».

Il rischio «autismo tecnologico»
I mezzi elettronici «a volte allontanano invece di avvicinare, come quando nell’ora del pasto ognuno è concentrato sul suo telefono mobile, o come quando uno dei coniugi si addormenta aspettando l’altro, che passa ore alle prese con qualche dispositivo elettronico». Bambini e gli adolescenti, «a volte ne sono resi abulici, scollegati dal mondo reale», ed è una forma di «autismo tecnologico» che «li espone più facilmente alla manipolazione». L’esortazione dice sì all’educazione sessuale «che custodisca un sano pudore» e anche a un’educazione che abitui i bambini a comprendere come anche i maschi possono svolgere anche alcuni compiti domestici. È fondamentale, infine, che «i figli vedano in maniera concreta che per i loro genitori la preghiera è realmente importante».

31 March, 2016

Madrid: nemmeno i genitori possono opporsi al “diritto” del bambino ad essere trans
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Madrid vuole “superare gli stereotipi” e i “comportamenti sessisti”. In che modo? Lasciando i bambini liberi di scegliere il sesso cui appartenere, anche contro la volontà dei propri genitori.
Quest’ennesimo assalto – viepiù feroce – dell’ideologia gender all’antropologia umana è avvenuto per mezzo di una legge approvata dall’Assemblea autonoma di Madrid, ossia l’organo legislativo della capitale spagnola. Un risultato che porta la firma non di un deputato del Partito Socialista dell’ex premier Zapatero, né di un esponente della sinistra libertaria Podemos, bensì della presidentessa Cristina Cifuentes, espressione del Partito Popolare.
Il documento consta di 57 articoli che descrivono come dovrà essere – in campo amministrativo, educativo, sociale, medico, lavorativo e scolastico – il comportamento nei riguardi delle persone che si percepiscono transessuali. L’assioma su cui si basa l’intero testo è quello secondo cui il sesso di una persona “non è un concetto puramente biologico, ma soprattutto psicosociale”.
È così che la “volontà umana” assurge a criterio sovrano per designare il sesso cui appartenere, al di là di qualsiasi considerazione fisica. La libertà di scegliersi il sesso diventa allora un diritto fondamentale, per l’esercizio del quale non sarà più necessario “accreditare in nessun caso l’identità di genere manifestata mediante informazione psicologica o medica”.
Di qui la richiesta – espressa nel testo di legge – di attuare una “depatologizzazione finale della transessualità”, considerandola semplicemente come “una manifestazione della diversità sessuale degli esseri umani”.
Un’operazione culturale di tale portata, che mina la natura umana, non può non coinvolgere la categoria più vulnerabile alle influenze esterne: i bambini. Ecco allora che la legge prevede “un piano di azione per l’integrazione dell’alunno nella scuola”, che si struttura attraverso “l’individuazione tempestiva di quelle persone in età infantile scolare che possano essere avviate a un processo di manifestazione della propria identità di genere”.
Squadre di psicologi ed “educatori” saranno allora inviate nelle scuole per dar vita a “un sistema di monitoraggio individualizzato e basato sulle necessità specifiche di ogni minore nel quale si provvederà con gli opportuni trattamenti all’attenzione al suo sviluppo”.
Un bizantinismo per affermare – come riporta la Infovaticana – che quei bambini che dovessero manifestare disagio rispetto al proprio sesso biologico, saranno sottoposti a una terapia ormonale in grado di bloccare il normale sviluppo sessuale nell’età della pubertà.
Una misura, questa, che ricorda ciò che sta facendo il Servizio sanitario nazionale, in Gran Bretagna. Con una differenza, tuttavia, che rende l’operazione spagnola ancora più fosca. Oltremanica i trattamenti ormonali possono essere effettuati ai bambini solo previa autorizzazione dei genitori. A Madrid, invece, la nuova legge ignora persino questo dettaglio.
Infatti il rifiuto da parte dei genitori potrà essere impugnato presso le autorità giudiziarie, nel caso in cui dovesse essere attestato che tale rifiuto reca “grave danno o sofferenza” al bambino (art. 14 comma 3). Pertanto, sulla base dell’opinione soggettiva degli insegnanti o degli psicologi, vengono così esautorati i genitori del diritto di educare i propri figli. Un diritto – è bene ricordare – sancito dall’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Si profila dunque uno scenario da incubo per i genitori madrileni, i quali saranno costretti ad accettare loro malgrado che estranei possano bombardare i loro figli di farmaci che ne bloccano la pubertà.
Quegli stessi estranei che sono chiamati dalla legge in oggetto a prendere misure per promuovere questo “cammino identitario” non solo attraverso l’individuazione di bambini potenzialmente trans destinandoli ai trattamenti ormonali, ma anche con la modifica dei nomi di battesimo. Ad esempio, se un tale alunno maggiorenne di nome Pedro dovesse dichiarare di sentirsi piuttosto una femmina e volesse esser chiamato Pedra, gli insegnanti dovranno assecondare questo desiderio. Nel caso di alunni minorenni, il nome cui far riferimento sarà “quello indicato dai suoi rappresentanti legali”.
Le novità introdotte dalla legge riguarderanno anche le strutture sportive, le quali dovranno “rispettare l’identità di genere che ogni persona riferisca di avere nel momento in cui fa uso degli spazi separati per sesso”. Pertanto un uomo, semplicemente affermando di sentirsi di sesso diverso da quello biologico, avrà diritto ad accedere allo spogliatoio riservato alle donne.
Salate sanzioni nei confronti di quanti si opporranno a questi diktat. Si parte da 200 e si arriva fino a 45mila euro di multa, nonché al divieto di ottenere sussidi sociali e all’ineleggibilità a cariche pubbliche. Per fortuna non è prevista la galera per chi difende il diritto naturale e l’innocenza dei bambini. Almeno per il momento.


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