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10 June, 2016

Il card. Cañizares vittima della “gendercrazia”?
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È polemica in Spagna. L’arcivescovo di Valencia, il card. Antonio Cañizares Llovera, è finito nell’occhio del ciclone per essersi opposto a una legge della Comunidad Valenciana, il governo della regione autonoma di Valencia.
La norma in questione, qualora venisse approvata, obbligherebbe gli alunni anche piccoli delle scuole a partecipare a corsi d’educazione sessuale. Tra gli aspetti più preoccupanti di questa misura – che si pone in linea di continuità con altre già approvate a Madrid, Extremadura, Baleari e Murcia – il fatto che i minorenni potranno essere “accompagnati” verso un riconoscimento soggettivo della propria sessualità potendo persino decidere di cambiare sesso, chirurgicamente, senza il consenso dei genitori.
Il porporato ha parlato di “impero gay” che ha cagionato una legge di tal risma, definita “ingiusta e basata sull’ideologia di genere, la più insidiosa e distruttiva dell’umanità e di tutta la storia”. Inoltre Cañizares, rispolverando l’insegnamento di San Tommaso d’Aquino a resistere a una legge ingiusta, ha fatto appello all’obiezione di coscienza.
Cara è costata a Cañizares la fedeltà al magistero della Chiesa cattolica. Il “piccolo Ratzinger”, come era soprannominato in passato il cardinale spagnolo per via della consonanza teologico-culturale con il Papa emerito, ha ricevuto due denunce. Una dal collettivo lgbt Lambda e un’altra dalla Red Española de Ayuda al Refugiado, la quale, evidentemente, oltre all’accoglienza degli immigrati, ha a cuore anche la censura delle voci contrarie al pensiero dominante.
Gogna pubblica per Cañizares anche da parte di organi d’informazione progressisti e forze politiche. Ximo Puig, presidente della Comunidad Valenciana, lo ha accusato di aver “fomentato l’odio tra persone”, mentre Juan Carlos Monedero, ideologo del partito di estrema sinistra Podemos, è arrivato a definire Cañizares “pieno di ossessioni” che “danneggiano e limitano” la democrazia.
Sull’altro piatto della bilancia, le uniche attestazioni di solidarietà e di gratitudine per “il suo coraggio contro la dittatura del pensiero unico” gli sono giunte da laici cristiani, dalla Federazione cattolica delle associazioni dei genitori di Valencia.
Un successore degli apostoli viene schernito, imbavagliato, intimidito e denunciato presso le autorità competenti per aver svolto il suo ministero esprimendo un’opinione basata sull’insegnamento della Chiesa. Sembra la cronaca di un regime totalitario del secolo scorso. E invece è la realtà dei fatti nell’Occidente contemporaneo, nella democratica Spagna.
Un evento di questo tipo sembra soffocare le speranze di quanti, al termine della seconda guerra mondiale, prevedevano il crollo delle ideologie politiche che avevano funestato l’Europa, con visioni distorte, finalizzate a sacrificare l’individuo sull’altare di uno Stato totalitario.
Ridotta a caricatura la nostalgia dei totalitarismi novecenteschi, crollato il paradigma destra-sinistra, si va affermando tuttavia una nuova ideologia slegata dalla realtà. Si tratta dell’ideologia gender, una vera e propria rivoluzione antropologica che pretende di ridefinire le persone a seconda delle proprie preferenze affettivo-erotiche, nonché di rendere l’identità sessuale un elemento prettamente culturale e non più biologico.
Questa nuova ideologia, che si insedia tra le cattedre universitarie e sugli scranni dei parlamenti, non fa (ancora) brandire ai suoi seguaci le baionette. Ciò nonostante, adotta metodi che richiamano totalitarismi che sembravano ormai superati e crea una saldatura tra marxismo e capitalismo.
Di qui la scelta della dott.ssa Chiara Atzori, medico specialista in infettivologia presso un ospedale milanese e proficua scrittrice, di parlare nel titolo del suo ultimo libro di Gendercrazia, nuova utopia. Uomo e donna al bivio tra relazione o disintegrazione (ed. Sugarco, 2015).
La Atzori lancia l’allarme prima ancora del “caso Cañizares”, ma a seguito di tante altre, ormai consuete lapidazioni mediatiche analoghe a quella subita dall’Arcivescovo di Valencia. Spiega nell’introduzione del volume che, attraverso l’uso di una vera e propria neo-lingua e delle moderne tecnologie mediatiche, il gender sta condizionando il pensiero e le abitudini di vita delle persone ad ogni latitudine, “con una strisciante e progressiva perdita di libertà di pensiero” che si traduce in “repressione sanzionatoria” verso i dissidenti.
Il bavaglio al card. Cañizares è un esempio. A cui si può purtroppo supporre che ne seguiranno degli altri. Il saggio della dott.ssa Atzori aiuta a mantenere desta l’attenzione su questo tema. Riavvolgendo il nastro della storia, risale alle radici dell’ideologia gender, per smascherarla nella sua “inconsistenza scientifica e affabulatoria”.
Un libro come questo serve a spazzar via stereotipi e false istanze di diritti. Quanti lo leggeranno assumeranno gli anticorpi necessari per non lasciarsi anestetizzare da questo nuovo delirio di onnipotenza individualista che vuole ridisegnare la natura umana. Ma la vittoria del buon senso sul gender, almeno in questa fase, passa inevitabilmente anche per una scelta di coraggio. Quello stesso dimostrato dal card. Cañizares.

23 May, 2016

Pannella, santo subito
di - La nuova Bussola quotidiana


Per una curiosa coincidenza, ieri mattina nella consueta omelia a Santa Marta, papa Francesco ha commentato - riporta Radio Vaticana - il brano del Vangelo di Marco in cui Gesù spiega l’indissolubilità del matrimonio affermando che la comprensione per i peccatori va di pari passo con l’affermazione senza compromessi della verità. Dico una curiosa coincidenza perché tale importante distinzione arriva nel giorno in cui si è registrato un totale sbracamento di alte gerarchie ecclesiastiche nel commentare la morte di Marco Pannella, dove quella che appare chiara è la confusione tra la dovuta pietà – e in alcuni casi l’amicizia – verso un defunto e il giudizio storico su quanto dallo stesso defunto realizzato in vita.

Bello sapere che il Papa abbia offerto a Pannella un’amicizia e che qualche altro prelato lo abbia visitato fino agli ultimi giorni, speriamo per dargli una possibilità di redimersi prima di presentarsi davanti al Giudice supremo. È il segno di un’umanità fatta nuova da Cristo, che punta dritto al cuore dell’uomo per offrirgli la salvezza. E certamente anche in Pannella si poteva cogliere almeno un raggio di quel desiderio di eternità di cui è fatto ogni uomo. Qualcosa che si può intravedere anche dalla lettera inviata a papa Francesco e resa pubblica ieri.

Ma ciò che è stato detto e scritto da illustri ecclesiastici come valutazione dell’attività politica e sociale di Pannella è oggettivamente uno scandalo, che ripugna alla coscienza dei cristiani. C’è stata una sorta di beatificazione sul campo per un personaggio universalmente celebrato dai media e dai politici come protagonista di un cambiamento culturale dell’Italia che si può ben definire scristianizzazione. Si può sopportare lo spettacolo di vescovi e intellettuali cattolici che osannano e presentano a modello chi ha cercato per tutta la vita di cancellare ogni presenza cristiana? Sconcertanti i commenti di alcuni vescovi che sfruttano penosamente qualsiasi occasione pur di mettersi in mostra, ma le parole che hanno creato vero e proprio sconcerto anche per il ruolo che occupa, sono quelle del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi: «È una persona – ha detto tra l’altro a Tv2000 - che ci lascia una bella eredità dal punto di vista umano e spirituale per la franchezza dei rapporti, la libertà d’espressione e soprattutto per la dedizione totalmente disinteressata alle cause nobili. Aveva un impegno politico e sociale che non cercava il proprio interesse ma era attento ai problemi delle persone più deboli».

Una bella eredità spirituale? Dedizione a cause nobili? Attento ai problemi delle persone più deboli? Da non credere queste espressioni sulla bocca del portavoce vaticano. Contraccezione, divorzio, aborto, fecondazione artificiale, eutanasia (a proposito, qualcuno si è fatto la domanda sulla sedazione che lo ha portato alla morte?), droghe libere, sperimentazione sugli embrioni: sono queste le cause nobili che stiamo celebrando? So già la risposta: è vero, ma si è occupato anche di carcerati, di fame nel mondo, di persecuzioni religiose. Insomma, avrebbe fatto cose condivisibili e cose non condivisibili. Da notare anche l’uso di questa terminologia: non si dice mai “buono” e “cattivo”, che implicano un giudizio chiaro e definitivo sulle azioni, ma si condivide o no, “eravamo d’accordo su alcune cose e su altre no”, “abbiamo lottato su fronti opposti”, cioè siamo nel campo delle opinioni, l’una vale l’altra.

Allora bisogna dire con chiarezza che mettere sullo stesso piano divorzio e aborto da una parte e il problema delle carceri dall’altra è un insulto alla realtà. La distruzione della famiglia e il disprezzo della vita, perseguiti tenacemente per sessanta anni, dimostrano la volontà di sovvertire l’ordine della creazione e sono causa prima della grave crisi economica, sociale e morale nella quale ci troviamo. Pannella ha rappresentato in Italia la testa d’ariete di quell’ideologia relativista e nichilista che sta portando la nostra civiltà al suicidio. Si può mettere questo sullo stesso piano di una pur giusta attenzione per il problema dei carcerati?

Soltanto parlando di aborto, alle campagne di Pannella dobbiamo sei milioni di bambini uccisi in 38 anni, gli esseri umani più deboli e vulnerabili in assoluto (l’aborto è la minaccia più grave alla pace nel mondo, diceva Santa Teresa di Calcutta). Se ci fosse stata davvero giustizia avrebbe meritato un processo per crimini contro l’umanità, invece abbiamo addirittura il portavoce vaticano che ne esalta la «dedizione a cause nobili».

Certo, se ne può apprezzare la franchezza, la coerenza, la gentilezza, perfino il disinteresse nel perseguire i suoi ideali. Tutte belle caratteristiche della sua personalità se paragonate all’opportunismo e alla codardia di tanti suoi presunti avversari, ma questi non sono valori in sé, il problema sono gli ideali. Anche il diavolo è tenace, coerente e tremendamente persuasivo, solo Gesù ha saputo resistergli totalmente; ma c’è qualche vescovo che per questo è disposto a farne pubblici elogi?

C’è un altro aspetto paradossale in tante lodi da parte di uomini di Chiesa. Pannella si è battuto per la situazione delle carceri, per alcune minoranze religiose perseguitate, per la fame nel mondo. È vero questo, ma davvero i cattolici devono imparare da lui? Alla fine quelle dei radicali sono denunce, urlano l’esistenza di un problema e chiedono che lo Stato o chi per lui intervenga. Ma il metodo della Chiesa non è anzitutto la denuncia, è la presenza e la condivisione. Così la vita cambia realmente e il mondo diventa più umano, non con le campagne radicali. Da secoli i missionari vanno nelle parti più remote del mondo e con l’annuncio del Vangelo che libera l’uomo hanno dato il massimo contributo possibile alla lotta alla fame; in tanti Paesi i cristiani hanno affrontato e affrontano il martirio per testimoniare la Verità (quella Verità così pervicacemente combattuta da Pannella e soci) e la dignità dell’uomo; e nelle carceri italiane ci sono centinaia di volontari cattolici che a tanti detenuti hanno ridato la speranza, non di una cella più grande (per quanto questo sia necessario) ma di essere perdonati per il male compiuto e di rinascere a vita nuova.

Se davvero si vuole dimostrare di aver voluto bene a Pannella, oltre ad augurarsi che almeno nell’ultimo istante abbia affidato la sua anima alla misericordia di Dio, ci si può solo impegnare a pregare per lui. Possibilmente in silenzio.

22 May, 2016

Bagnasco: “Un referendum contro le Unioni civili? Iniziativa laica in mano ai laici”
di -


Gestione finanziaria? “Diocesi e parrocchie siano più trasparenti possibili pubblicando rendiconti anche su internet”. Sacerdoti? “Li sosterremo come padri, fratelli, pastori”. 8×1000? “Aumentate le firme, ma calato il gettito Irpef”. Unioni civili? “Nessun giudizio di merito, diamo voce alla gente”. E un eventuale referendum per abrogarle? “Sono iniziative in mano ai laici, saranno portate avanti dai laici”.
Risponde di getto e con sicurezza il cardinale Angelo Bagnasco alle domande dei giornalisti che lo hanno incontrato oggi, in Vaticano, al termine della 69° Assemblea generale della CEI aperta lunedì scorso. Giornata ricche di incontri e di proposte, svolte in un “clima fraterno, propositivo, costruttivo” ha detto il cardinale.
I vescovi si sono trovati d’accordo su diversi punti, come quello di una maggiore vicinanza e accompagnamento a famiglie e sacerdoti, secondo le indicazioni offerte dal Papa, e anche quello di garantire un maggiore ascolto alle persone, “lasciandosi ferire dalla realtà quotidiana”. Realtà segnata da diverse problematiche, ha osservato Bagnasco. Che ne ha elencate alcune: disoccupazione, natalità “estremamente bassa”, ludopatia che cresce in modo “preoccupante”. “Sono problemi molto seri” ha detto il presidente della CEI, “come sempre, noi vescovi e pastori cerchiamo di dare voce alla nostra gente”.
Tra queste tematiche avvertite dal popolo come “questioni molto gravi”, Bagnasco inserisce anche il discorso sulle unioni civili, senza però sbilanciarsi come nella sua prolusione di martedì scorso. “Vorrei precisare che non ho dato giudizi di valore o di merito, ho raccolto semplicemente le voci sulla strada, nelle case, in mezzo alla gente semplice con cui noi sacerdoti vescovi e preti siamo a contatto ogni giorno”, ha detto.
Sulla eventualità di un referendum abrogativo della legge appena approvata al Parlamento, il cardinale rimanda pertanto la responsabilità ai laici: è un’iniziativa in mano a loro, ha affermato, e “doverosamente dev’essere portata avanti dai laici”. Mentre sulla possibilità per i sindaci di non applicare la normativa facendo ricorso all’obiezione di coscienza, ha spiegato: “Non ne abbiamo parlato sapendo anche che una parola l’ha detta il Papa in un altro contesto”.
Ovvero nell’intervista al quotidiano francese La Croix, in cui il Pontefice sottolineava che “il diritto all’obiezione di coscienza deve essere riconosciuto all’interno di ogni struttura giuridica, perché è un diritto umano. Anche per un funzionario pubblico, che è una persona umana. Lo Stato deve anche prendere in considerazione le critiche”.
Tra i temi approfonditi dai vescovi, il cardinale presidente ha indicato poi quello della amministrazione finanziaria sempre nella direzione di una maggiore trasparenza. In particolare, appellandosi ad una delibera sui flussi finanziari del 1998, ha spiegato che è stata approvata dalla CEI una determinazione che renda sempre più trasparenti i rendiconti delle parrocchie e questo anche attraverso la loro pubblicizzazione non solo sui bollettini parrocchiali ma anche sulla rete per raggiungere “una platea più ampia”. “Non è un cambiamento ma una integrazione”, ha puntualizzato il cardinale.
Sempre in tema di amministrazione ha poi riferito che un principio emerso e ribadito da tutti i presuli è che “un buon padre di famiglia si interessa delle relazioni in casa e che il tetto non faccia acqua”. Questo non significa “che ogni parroco, sacerdote o vescovo dovrà dare il bianco sulle pareti. Anche se io ho visto certi parroci nelle campagne della mia diocesi impastare il cemento con le solette…”. Significa però che dovrà assumersi la “responsabilità del padre di casa”, perché “qualsiasi lavoro amministrativo o ha un’anima pastorale o diventa un peso terribile”.
Tale prospettiva è “importante”, ha sottolineato l’arcivescovo di Genova, “perché i beni della Chiesa sono finalizzati alla missione della Chiesa, all’azione pastorale verso poveri, giovani, educazione, famiglie. Non ci devono essere altre finalità”. Su questa scia, la Conferenza Episcopale ha insistito a formare più Consigli di amministrazione, ovvero dei Consigli degli affari economici sia a livello diocesano che parrocchiale che “devono aver una formazione costante perché la loro specificità non rimanga una informazione tecnica ma ecclesiale”. A livello diocesano, si è proposto inoltre di mettere a disposizione dei parroci delle squadre di “tecnici” individuati nel territorio.
Riguardo alla riduzione del numero delle diocesi, il cardinale ha spiegato che la questione è all’esame delle Conferenze Episcopali delle singole regioni e che ognuna ha il compito di fare delle proposte mandandole alla Congregazione dei vescovi. “Ci siamo dati un tempo, la fine di agosto, perché le singole Conferenze mandino alla CEI le proposte”. In corso anche lo studio sulle riforme di nullità matrimoniali alla luce del Motu Proprio di Papa Francesco. “Ci mancano degli elementi che avremo nei prossimi mesi: anzitutto il numero dei nuovi tribunali, non quelli regionali o inter diocesani ma quelli diocesani perché ogni vescovo può fare il proprio tribunale ecclesiastico. Il secondo, invece, è quello del costo effettivo delle singole cause. Un conto è la causa brevior che ha bisogno di minore struttura, un conto è una causa di ordinaria amministrazione. Mettendo insieme questo elementi entro la fine dell’anno, definiremo meglio come la CEI può aiutare le singole regione ecclesiastiche per far fronte alla riforma”.
Un dato importante è, poi, quello dell’8×1000, di cui quest’anno si celebra il 25° anniversario. Come comunicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, la somma relativa all’8×1000 dell’Irpef assegnata alla Chiesa per il 2016 risulta pari a poco più di un miliardo di euro (1.018.842.766,06). La percentuale delle scelte a favore della Chiesa Cattolica è stata pari all’80,91%, ha detto il porporato. Ciò dimostra che ancora c’è fiducia nella Chiesa da parte della gente: “Le firme sono leggermente aumentate, mentre è sceso un poco il gettito Irpef” ha informato Bagnasco.
Della somma ricevuta – ha poi spiegato – circa il 40% è stato speso per esigenze di culto (“abbiamo oltre 700 cantieri aperti”); una percentuale inferiore rispetto a quella degli anni precedenti perché “abbiamo voluto crescere nelle voce interventi caritativi”. Cinque milioni in più dei 140 dello scorso anno sono stati destinati infatti alle “diocesi di frontiera” ed è aumentato da 32 a 49 milioni anche il contributo per le catechesi e l’educazione. Fermo invece l’impegno per gli interventi nel Terzo Mondo pari a 85 milioni.
Tutto questo è pubblico perché ha ribadito Bagnasco, “è importante precisare con chiarezza la provenienza dei fondi di diocesi e parrocchie che sono dell’8×1000. È giusto! Ci siamo resi conto che la gente ama sapere dove la propria firma vada a finire nel senso di visibilità”. “Io – ha aggiunto – vedo in diocesi, quando vado a inaugurare opere pastorali ristrutturate o ex novo come campetti ,circoli, il tetto di una parrocchia, quanto sia importante e gradito da parte della gente sentirsi dire ‘questi lavori li abbiamo fatto anche grazie alle firme dell’8×1000 che voi avete dato’. Sembrano poco queste precisazioni ma non sono poco, soprattutto oggi”.


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