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21 December, 2013

Comunicato FNC
di - FNC


Carissimi amici,

eccomi a voi con una buona notizia (ovviamente da far girare)!

Oggi è finalmente stata messa a punto ed avviata l'azione legale proposta dalle Famiglie Numerose Cattoliche (FNC) per l'abolizione del documento Fornero pro LGBT ("Strategia Nazionale ..." del 29.04.13). Infatti l' associazione Giuristi per la vita, che si è interrfacciata con FNC e ne ha raccolto l'appello, ha inoltrato in data odierna una diffida all'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale) che ha redatto il suddetto documento. L’atto di diffida è stato notificato a tutti i 104 Uffici Scolastici Provinciali, i 18 Uffici Scolastici Regionali, l’UNAR, il Dipartimento di Pari Opportunità, e il MIUR.

Passaggio fondamentale perchè l'azione legale abbia anche la dovuta eco mediatica, è il sostegno che noi associazioni vorremo dare all'iniziativa. E' bene ricordare che, per stilare la famigerata "Strategia nazionale", l'allora Ministro Fornero ha istituito una commissione con 29 associazioni LGBT ed ha escluso arbitrariamente tutti i rappresentanti della famiglia e della scuola.

La FNC si fa pertanto carico di promuovere e coordinare l'adesione al supporto della suddetta diffida.

Pertanto ti chiedo di far circolare la stessa tra tutte le associazioni di tua conoscenza, in modo che ciascuna possa segnalarmi (direttamente a questa mail) il proprio apprezzamento per l'azione legale intrapresa, nonchè la condivisione dei contenuti della stessa. Tutto ciò non comporta oneri finanziari, né rischi legali, ma sarà di indubbia utilità nel sostenere l'ardua battaglia appena intrapresa in difesa delle uniche due agenzie educative (famiglia e scuola) che sono state del tutto tagliate fuori dal percorso decisionale in materia di educazione sessuale dei nostri figli.

Nello scrivermi ti prego di segnalarmi i seguenti dati:

1) nome dell'associazione (sede, legale rappresentante e recapito telefonico del responsabile)
2) dichiarazione atta a supportare moralmente l'azione condividendone integralmente i contenuti (ricordo quanto scritto sopra: non vi sono oneri finanziari, né rischi legali pochè di tutto si fa carico l'Associazione Giuristi per la vita)
3) richiesta di essere inseriti nell'elenco delle associazioni che sostengono la diffida (l'elenco sarà pubblicato sul sito www.famiglienumerosecattoliche.it)
4) richiesta di essere aggiornato sull'iter che seguirà la diffida

Ti ringrazio e auguro buon Natale.

Vittorio Lodolo D'Oria

335-7749493


A T T O - D I - D I F F I D A

DIPARTIMENTO DELLA PARI OPPORTUNITA’
Largo Chigi, 19 - 00187 Roma

UFFICIO NAZIONALE ANTIDISCRIMINAZIONI RAZZIALI
Largo Chigi, 19 - 00187 Roma

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA
Viale Trastevere, 76/a - 00153 Roma

UFFICI SCOLASTICI REGIONALI
Loro Sedi

UFFICI SCOLASTICI PROVINCIALI
Loro Sedi
ATTO DI DIFFIDA
Il sottoscritto Avv. Gianfranco Amato, nato a Varese, il 1° marzo 1961, in qualità di Presidente e legale rappresentate dell’associazione Giuristi per la Vita, Codice Fiscale 97735320588, con sede in Roma, Piazza Santa Balbina n. 8,
PREMESSO
- che l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.), ente governativo istituito all’interno del Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha approvato in data 29 aprile 2013 il documento denominato Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015),
- che tale documento contiene le linee guida per l’applicazione dei princìpi contenuti nella Raccomandazione CM/REC (2010) 5 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, volta a combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o l’identità di genere;
- che il medesimo documento contempla, in particolare, uno specifico punto strategico (4.1. Asse Educazione e Istruzione) per diffondere la teoria del gender nelle scuole, attraverso anche iniziative volte ad offrire ad alunni e docenti, ai fini dell’elaborazione
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del processo di accettazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere.
- che tali misure devono comprendere «la comunicazione di informazioni oggettive sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, per esempio nei programmi scolastici e nel materiale didattico, nonché la fornitura agli alunni e agli studenti delle informazioni, della protezione e del sostegno necessari per consentire loro di vivere secondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere»;
- che il documento de quo prevede espressamente, tra l’altro, l’obiettivo strategico di «ampliare le conoscenze e le competenze di tutti gli attori della comunità scolastica sulle tematiche LGBT», di «garantire un ambiente scolastico sicuro e gay friendly», di «favorire l’empowerment delle persone LGBT nelle scuole, sia tra gli insegnanti che tra
gli alunni», nonché di «contribuire alla conoscenza delle nuove realtà familiari, superare il pregiudizio legato all’orientamento affettivo dei genitori per evitare discriminazioni nei confronti dei figli di genitori omosessuali», anche attraverso:
(a) la «valorizzazione dell’expertise delle associazioni LGBT in merito alla formazione e sensibilizzazione dei docenti, degli studenti e delle famiglie, per potersi avvalere delle loro conoscenze»;
(b) il «coinvolgimento degli Uffici scolastici regionali e provinciali sul diversity management per i docenti»;
(c) la «predisposizione della modulistica scolastica amministrativa e didattica in chiave
di inclusione sociale, rispettosa delle nuove realtà familiari, costituite anche da genitori omosessuali» (genitore 1 e genitore 2);
(d) l’«accreditamento delle associazioni LGBT, presso il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, in qualità di enti di formazione»;
(e) l’«arricchimento delle offerte di formazione con la predisposizione di bibliografie sulle tematiche LGBT e sulle nuove realtà familiari, di laboratori di lettura e di un glossario dei termini LGBT che consenta un uso appropriato del linguaggio»;
- che lo stesso documento prevede anche la «realizzazione di percorsi innovativi di
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formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema LGBT sullo sviluppo dell’identità sessuale nell’adolescente, sull’educazione affettivo-sessuale, sulla conoscenza delle nuove realtà familiari», e che tale formazione «dovrà essere rivolta non solo al corpo docente e agli studenti (con riconoscimento per entrambi di crediti formativi) ma anche a tutto il personale non docente della scuola (personale amministrativo, bidelli, etc)»;
CONSIDERATO
che il citato documento Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015):
(a) espropria la famiglia – ambito privilegiato e naturale di educazione – del compito di formazione in campo sessuale, disconoscendo il fatto che la stessa famiglia rappresenti l’ambiente più idoneo ad assolvere l’obbligo di assicurare una graduale educazione della vita sessuale, in maniera prudente, armonica e senza particolari traumi;
(b) si pone in palese violazione di due diritti fondamentali riconosciuti, garantiti e tutelati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: l’art.18, il quale garantisce la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, i propri valori religiosi nell’educazione, e l’art.26 nella parte in cui attribuisce ai genitori il diritto di priorità nella scelta di educazione da impartire ai propri figli;
(c) si pone in palese violazione dell’art.30 della Costituzione italiana che garantisce e tutela il diritto dei genitori ad educare i propri figli, nonché delle disposizioni del codice penale in materia, e di tutte quelle che pongono quale limite per qualsiasi atto, privato o pubblico, il principio del buon costume;
(d) è stato adottato omettendo la consultazione di tutte le parti sociali interessate, con specifico riguardo ai genitori ed ai docenti, violando in tal modo non solo il principio ribadito all’interno dello stesso documento (pag.16) e relativo alla necessità di un coinvolgimento di «tutti gli attori della comunità scolastica, in
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particolar modo le seguenti categorie: gli studenti, i docenti e le famiglie», ma anche il principio previsto nella stessa Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, -- di cui è emanazione –, nella parte in cui invita espressamente gli Stati membri a «tenere conto del diritto dei genitori di curare l’educazione dei propri figli» nel «predisporre e attuare politiche scolastiche e piani d’azione per promuovere l’uguaglianza e la sicurezza e garantire l’accesso a formazioni adeguate o a supporti e strumenti pedagogici appropriati per combattere la discriminazione» (Allegato VI Istruzione, n.31); in realtà, come si evince dal decreto di costituzione del Gruppo Nazionale di Lavoro emanato in data 20 dicembre 2012 nessuna associazione familiare o associazione professionale dei docenti è stata coinvolta, mentre si è ritenuto di limitare la partecipazione al gruppo di lavoro a ben ventinove associazioni LGBT;
(e) non ha neppure tenuto conto del diritto dei genitori alla «corresponsabilità educativa» previsto dalle “Linee di Indirizzo sulla Partecipazione dei Genitori e Corresponsabilità Educativa”, diramate dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca il 22 novembre 12, il quale, peraltro, partecipava a pieno titolo al Tavolo di Coordinamento Interistituzionale appositamente attivato per la stesura dello documento Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015);
(f) non ha tenuto in alcun conto le puntuali contestazioni formulate da FORAGS (Forum Regionale Genitori Scuola) lombardo con lettera del 15 aprile 2013 e del FONAGS (Forum Nazionale Genitori Scuola) al Ministro Carrozza con lettera del 12 novembre 2013;
(g) non è stato sottoposto alla valutazione ed al dibattito parlamentare;
(h) è stato adottato successivamente alle dimissioni del Governo ed in regime di ordinaria amministrazione, dopo, peraltro, che il Governo precedente aveva
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espressamente ritenuto di non assumere alcun provvedimento per recepire la Raccomandazione del Consiglio Europeo del 31 marzo 2010.
TANTO PREMESSO E CONSIDERATO
I Giuristi per la Vita, ut supra rappresentati,
DIFFIDANO
tutte le competenti Amministrazioni Pubbliche dall’adozione di atti e provvedimenti che diano attuazione al documento Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015), riservandosi sin d’ora di impugnare tali atti e provvedimenti in via amministrative e giurisdizionale,
CHIEDONO
che, in via di autotutela, venga disposto l’immediato annullamento del documento de quo e la cancellazione di tutti i suoi effetti giuridici.
Roma, li 18 dicembre 2013
Con Osservanza
Avv. Gianfranco Amato

17 December, 2013

Il presidente del Forum Naz delle Famiglie (FNF) sbanda sul caso Estrela e sulla fiducia a Letta
di - Vittorio Lodolo D Oria protavoce FNC


Nessuna persona di buon senso avrebbe potuto approvare un "manuale" che pretende di insegnare a masturbarsi ai bimbi di 4 anni per poi far loro apprezzare in età appena più avanzata anche i rapporti omosessuali. Tuttavia le lobby LGBT sanno fare il loro mestiere e mietono molti più consensi del dovuto. E' pertanto naturale felicitarsi perchè il famigerato rapporto Estrela (Standard per l'educazione sessuale dei minori) è stato definitivamente respinto dal Parlamento europeo. Ma quello che ci preme valutare adesso è la lettera del presidente del FNF Francesco Belletti indirizzata ieri al Corriere della Sera 16.12.13). Belletti esalta il coraggio di sei parlamentari del PD (riportandone nome e cognome) che hanno avuto l'ardire di "disobbedire" agli ordini di partito astenendosi anzichè votando a favore del rapporto Estrela. Costoro si sarebbero giustificati ribadendo che hanno votato "secondo coscienza". E la coscienza avrebbe detto loro di "astenersi", cioè di manifestare indifferenza di fronte a un provvedimento che una qualsiasi persona di buon senso, ma soprattutto un cattolico, avrebbe respinto con veemenza e convinzione assolute. Non si capisce dunque l'entusiasmo del presidente del FNF di fronte alla sparuta pattuglia di astenuti: avrebbe piuttosto dovuto congratularsi con l'esercito di 327 parlamentari menzionandone i nomi uno ad uno. Belletti sbaglia a guardare a sinistra: nessuno dei valori non negoziabili vi ha mai trovato tutela, ed i cattolici "adulti" che vi albergano votano secondo coscienza (leggasi "comodo"), arrivando tutt'al più ad astenersi, cioè a far finta di non esserci. Non soddisfatto del proprio exploit sul caso Estrela, il presidente FNF cita un altro ammirevole esempio di comportamento parlamentare che "fa riconciliare con la politica". Si tratta del caso di un deputato di Scelta Civica che ha negato la fiducia al governo Letta per la sua scarsa attenzione economica alle famiglie. Anche di questo onorevole Belletti cita nome e cognome dimenticandosi volutamente il suo voto favorevole alla proposta di Legge Scalfarotto sull'omofobia. Eppure, in un suo precedente comunicato, il presidente FNF tuonò contro quei parlamentari cattolici (soprattutto in Scelta Civica) che diedero il loro voto favorevole a quella proposta che introdurrà nel nostro Paese il reato d'opinione: omise i nomi di tutti costoro, ma sappamo che tra loro vi era anche l'uomo oggi osannato.
Riassumendo, chiediamo a Belletti di non fare anzitempo campagna elettorale a favore di chi non opera scelte pienamente condivisibili per i cattolici. Coerenza piena ci occorre e non ambigue politiche di riduzione del danno. E se non ci riesce, faccia come i sei deputati del PD col rapporto Estrela, si "astenga".

PS Siamo certi che sarebbe di gran lunga più utile se il presidente FNF raccogliesse l'invito di più associazioni per dare subito il via alla programmazione di un nuovo Family Day




Caso Estrela: la libertà di coscienza in politica
alla prova in Europa e in Italia

Lettera aperta del presidente del Forum, Francesco Belletti, al direttore del Corriere della sera

Egregio dottor De Bortoli
nel dibattito del Parlamento europeo sulla risoluzione Estrela, connessa al tema dei cosiddetti “diritti sessuali e riproduttivi” e fortunatamente rimandata al mittente, si è segnalata la scelta di sei europarlamentari italiani dell’area PD, che con la loro astensione hanno contribuito a far sì che tale risoluzione venisse respinta.

Così Silvia Costa, Franco Frigo, David Sassoli, Patrizia Toia, Vittorio Prodi e Mario Pirillo hanno aiutato l’Europarlamento a non fare una sciocchezza; hanno impedito l’approvazione di un provvedimento che non era di titolarità del Parlamento europeo, ma spetta ai singoli governi nazionali. Su questi temi l’Europa non ha potestà legislativa, e la stessa risoluzione lo riconosceva: e allora perché introdurla? In tempi di grave e crescente euroscetticismo, perché forzare il gioco su temi così controversi, tipici dell’ideologia del gender (inclusa l’introduzione alla masturbazione nelle strutture educative per bambini da 0 a sei anni?)? Anche queste sono azioni contro l’Europa!

A dire il vero le sei astensioni hanno avuto effetto insieme ai 327 voti contrari, cioè a chi ha decisamente votato “contro”. Come del resto avevano chiesto con forza le associazioni familiari, sia in Italia, come Forum delle associazioni familiari, che in tutt’Europa, attraverso l’azione della FAFCE (federazione europea dell’associazionismo familiare). La risoluzione Estrela era dannosa nel merito, ideologica, rappresentava interessi di pochi, e bene ha fatto il Parlamento europeo a respingerla: ben due volte, sia pure con maggioranze risicate.

Ma il problema è diventato subito “politico-partitico”: infatti i cosiddetti “progressisti europei” hanno accusato i “dissidenti”, e la vicenda è stata subito buttata “in caciara”, soprattutto nel nostro Paese: “hanno votato così perché sono renziani!” (il titolo del Corsera, oggi, a pag. 6, dice proprio così: “gli euro-renziani…”). Che provincialismo, nel nostro dibattito politico e nella comunicazione politica! Possibile che tutto venga ridotto a piccole beghe di bottega, al circoscritto dibattito interno al Pd, al confronto tra Renzi e Letta, anche su un tema di tale rilevanza valoriale? I sei astenuti hanno tentato di dirlo in tutti i modi: “Abbiamo votato secondo coscienza”, e la stessa Silvia Costa, ad esempio, aveva già presentato diversi emendamenti e note critiche, sia in aula, sia alla propria delegazione di partito. La sua posizione era chiara, ed ha agito di conseguenza (in modo coerente: strano?).

Noi, da parte nostra, non abbiamo il potere dei voti in Parlamento, né in Italia, né in Europa, e possiamo solo ribadire alcuni valori, confidando che i rappresentanti del popolo sappiano ancora ascoltare e riconoscere i valori e i bisogni della stragrande maggioranza delle persone e delle famiglie. Per questo apprezziamo con particolare riconoscenza il gesto di libertà dei sei europarlamentari, che hanno deciso di votare “secondo coscienza”, anche contro gli ordini di partito. Così come abbiamo apprezzato il recente gesto di Mario Sberna, che non votando la fiducia al governo Letta, segnale “politicamente scorretto”, ha voluto lanciare un grido di dolore per la condizione di troppe famiglie nel nostro Paese, sostanzialmente ignorate dalle scelte strategiche della legge di stabilità. Sono gesti di libertà, a difesa del popolo. E sono segnali che ci riconciliano - almeno un po’ – con la politica.






09 May, 2013

Relazione Assemblea dei Soci 2013
di - FNC


La mia relazione per l’assemblea dei soci, come nei precedenti sei anni, prende spunto dal tema proposto dal Santo Padre per quest’anno “Anno della fede”.
Come si evince già dal titolo, trattasi di un tema di fondamentale importanza per tutti, in particolare per le nostre famiglie che si dichiarano cattoliche, che desiderano porre Cristo e la fede in Lui come fondamento della propria vita e quella dei propri figli.
Il Santo Padre sembra abbia voluto entrare nel cuore dell’essere cristiano, portando l’uomo ad interrogarsi profondamente su cosa vuol dire avere fede.
E’ vero che oggi siamo alle prese con ben altre difficoltà: la situazione politica italiana paralizzata, la realtà di povertà delle famiglie, il contesto mondiale con una forte crisi economica; tutto questo induce le famiglie a preoccuparsi delle problematiche relative al “pane” dimenticando talvolta le cose spirituali.

Il combattimento del cristiano espresso in Matteo 6,24: “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona”, viene vissuto ogni giorno nella nostra vita. Ogni giorno combattiamo con questa scelta tra Dio o Mammona, acuito quando ci viene a mancare il pane e quando la situazione economica familiare diventa precaria.
Anche Gesù viene tentato dal demonio nel deserto dopo quaranta giorni di digiuno e la prima tentazione è relativa al pane: “Dì che questi sassi diventino pane” che vuole praticamente dire “non vedi che stai morendo di fame, ribellati non accettare questa storia”. Ma egli risponde: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» dando così un primato alla parola di Dio e alla spiritualità. (vedi anche Marta e Maria).


La nostra associazione ritiene che il superamento di questa crisi economica potrà avvenire se verranno sconfitti i vari egoismi sociali, cambiando una mentalità egoista per giungere a un’esperienza di condivisione e di generosità. Solo una priorità spirituale potrà vincere un egoismo relativo al pane: l’egoismo non si vince con la politica ma con l’amore.
Compito primario di FNC è di testimoniare questo amore e non rivendicare un diritto sociale.
Credo che il compito della Chiesa in futuro non dovrà essere rivolto in particolare al “pane” ma sempre di più allo spirito. La Chiesa non è fatta per sfamare le genti o fare “politica” ma per annunciare il vangelo, la buona notizia, cioè portare alla fede le genti perché possano scoprire Cristo che salva e non Cristo che sazia il ventre.
Cristo stesso dice a chi lo seguiva:
Giov. 6,26: Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”. Questa non è la fede ! (anche se Dio si serve per la nostra salvezza anche
della nostra fame umana).
Il notevole sforzo della Chiesa per sfamare le genti è per rendere credibile il messaggio di amore che essa porta in sé. Non si può parlare di Dio e poi non aiutare le persone che soffrono, che testimonianza sarebbe, ma nel contempo che non si deve dimenticare che la sua missione non è sociale ma spirituale.

Un’altra cosa che ci ha fatto particolarmente piacere è la scelta del logo che la Chiesa ha utilizzato come simbolo per l’anno della fede: una barca che naviga in acque impetuose che definirei di morte, l’albero maestro è una croce e come vela il pane eucaristico (quasi identico al nostro logo fatto nel 2007!).

LA FEDE

Come scritto in precedenza, il tema che il Santo Padre ci ha donato è certamente tra i più difficili; parlare della Fede è come parlare dell’amore. Sono parole difficili da spiegare, parole che non si possono comprendere con ragionamenti; saremmo costretti a fare molta filosofia e teologia che all’uomo moderno interessano relativamente, se non per accrescere la sua cultura, ma non sposterebbe di un millimetro la sua vita.
La fede non è un salto nel buio (Pascal) ma un percorso che uno fa con la propria storia e che, se illuminato da Dio, porterà a “vedere” un Dio Padre che opera in noi.
Con questa relazione vorrei evidenziare ai soci FNC come è fondamentale per le persone che non hanno fede o che l’hanno “persa” incontrare delle famiglie che, pur con mille difficoltà (non mi riferisco a quelle economiche), credono che Dio li ama e con la loro vita diventano testimoni credibili.
L’unica cosa che veramente cambierà il nostro egoismo sarà solamente incontrare nella nostra storia il suo Amore.
Ci auguriamo che anche i gentili si domandino se c’è la possibilità di passare alla fede e una volta ricevuta, si può trasmetterla e in che modo?
Per giungere alla fede abbiano bisogno in primo luogo di testimoni che hanno incontrato nella loro vita Gesù cioè dei testimoni credibili come gli apostoli che hanno vissuto con Lui, che l’hanno anche tradito, ma poi hanno sperimentato il Suo amore nel perdono. Quando Gesù appare nel cenacolo, non li accusa per averlo abbandonato ma afferma “Pace a voi”, dona loro lo Spirito Santo, addirittura un regalo e non un castigo come secondo noi avrebbero meritato.
Gli apostoli hanno visto nella loro vita che Cristo è risorto, è veramente risorto senza se e senza ma. Questo fatto dà loro una forza tanto grande da donare la vita per Lui, non hanno riserve ma sono sicuri, hanno fede in Lui. La fede non va a “chili”: o c’è o non c’è. E’ vero che spesso si può dubitare, come S. Tommaso, ma Cristo fugherà presto questa incredulità e farà diventare un credente testimone della sua resurrezione.

Come è possibile venire alla fede e diventare credenti?


Il Kerigma

Negli Atti degli Apostoli si vede come il Kerigma ha questo potere: S. Pietro annuncia il Vangelo (la buona notizia) perché la gente che ascolta possa “venire alla Fede”.
Nella lettera ai Romani, S. Paolo afferma: “La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo”.
La fede quindi si trasmette con il kerigma ma non solo, anche con la fede degli apostoli. Come si potrebbe trasmettere infatti una cosa che non si ha?
La fede è innanzitutto un dono di Dio, una cosa preziosa che portiamo come vasi di creta dentro di noi. (Efesini “Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio”.)

Per ricevere la Fede alcune volte abbiamo bisogno di “vedere miracoli” nella nostra vita cioè vedere che questo annuncio ha provocato qualche cambiamento in noi: magari prima non volevi avere figli se non forse uno, oggi invece ne hai cinque, oppure ti trovi a diventare un missionario in Cina, ami tua moglie che non amavi più, ecc.
Cosi come è riportato spesso nel vangelo di Luca, Gesù fa miracoli per guarire i lebbrosi o ammalati ma soprattutto per confermare la sua predicazione, per dirla con altre parole far capire che è la fede in Lui che salva.

Luca 17:19 «Alzati e va: la tua fede ti ha salvato!».
Luca 8:48 Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata, va in pace!».
Luca 8:50 Ma Gesù che aveva udito rispose: «Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata».
Luca 18:42 E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».

ABRAMO PADRE DELLA FEDE
Per poter parlare della fede, bisogna conoscere la vita di Abramo.
Abramo era un politeista ed era infelice perché non aveva figli e una terra dove essere sepolto.
Allora sente un “Kerigma” cioè una buona notizia per lui: c’è un Dio che gli promette che gli darà un figlio e la terra.
Abramo non sa ancora che questa è una prima chiamata alla “fede”; Dio si serve di un vecchio e di una sterile per iniziare la storia della salvezza per tutti noi.
Abramo esce da Ur per iniziare un cammino, anche se non conosce neppure dove Dio lo condurrà (monte Moria – seconda chiamata - Fede adulta). Questo è un inizio per imparare a fidarsi a Dio, un allenamento a volte duro e pieno di ostacoli. Quanti dubbi vengono ad Abramo fino a chiedere a Dio una garanzia, una sicurezza che avrà il figlio e la terra.
Dio accetta e fa un patto con Abramo. Secondo l'uso dell'epoca i contraenti preparavano un banchetto con degli animali divisi in due parti, passavano tra le due metà degli animali e dicevano: che così mi succeda se rompo il contratto. E poi ciascuno mangiava la sua parte. Così Dio comanda ad Abramo di preparare gli animali divisi in due. Dio stesso al tramonto passa in forma di colonna di fuoco consumando gli animali divisi ma non lascia passare Abramo. Abramo non deve mettere niente da parte sua: è solo Dio quello che passa in mezzo. Dio non esige nulla da Abramo, ma promette di dargli quello che ha sempre desiderato. L'alleanza è basata su Dio, non su Abramo.

Successivamente Abramo pensa che il figlio che Dio gli ha promesso forse potesse essere concepito con la schiava di sua moglie, come tradizione di quell’epoca. La legge di quell’epoca dichiarava che il figlio della schiava dato alla luce sulle ginocchia della sua padrona diventasse figlio della stessa. Abramo si comporta così ed ha un figlio da Agar che chiama Ismaele.
Allora la vita gli diventa un inferno in quanto la schiava si cambia in signora perché si crede la più importante.
Abramo, in questo fatto, sperimenta che non è con la sua ragione né pensando per conto suo che si compiranno le promesse. Dio torna ad apparire e gli dice che non sarà Ismaele il figlio della promessa, ma un figlio che nascerà da sua moglie sterile, da Sara.

Poi Abramo scende in Egitto per la fame e fa le cose per conto suo, senza tener conto di Dio: mente al faraone e dice che sua moglie è sua sorella perché non lo uccidano. Da quel momento tutto va male. Abramo deve imparare, camminando, a credere in Dio.

Abramo diventa l'amico di Dio. Prima di distruggere Sodoma e Gomorra, Dio visita Abramo in forma di tre uomini. Abramo riconosce in essi Dio e li obbliga a fermarsi perché si riposino, si lavino: chiede loro di non passare senza fermarsi, perché non per caso sono passati quel giorno davanti a lui. Abramo contratta con Dio la sorte di queste città. Non fu trovato in esse alcun giusto. Questi uomini gli promettono che prima di un anno avrà un figlio. In effetti Sara, sua moglie sterile, ha un figlio che viene chiamato Isacco che significa "risa" perché in quel giorno Abramo rideva del fatto che a novanta anni avesse avuto un figlio da sua moglie sterile.
Dopo alcuni anni, Dio gli comanda di prendere suo figlio e di sacrificarlo sul monte Moria. Abramo sale dicendo: Dio provvederà. Già sapete i fatti: quando sta per ammazzarlo, un angelo di Dio glielo impedisce e Dio provvede con un ariete impigliato in un cespuglio, per il sacrificio.

Abramo si stabilisce in Canaan e muore sazio di anni e di felicità.

Questa è brevemente la storia di Abramo che termina sul monte Moria (seconda chiamata alla fede adulta) dove pienamente si vede la sua fede. La fede di Abramo è tanto grande che, nonostante Dio gli abbia chiesto di sacrificare suo figlio cioè di fare l’esatto contrario della promessa inizialmente fatta (ti darò un figlio), obbedisce salendo con suo figlio sul monte.

Questa è la Fede!

Abramo credette “contro ogni speranza”: era sicuro che Dio gli avrebbe ridato in qualche modo Isacco. Ha imparato, dopo un percorso difficile della sua vita, a fidarsi di Dio sperimentando che Dio non è un mostro ma lo ama e non perché gli dona un figlio ma perché, grazie alla sua storia, passa da una religiosità naturale alla fede in Dio. Abramo è chiamato come esempio per tutti noi alla scoperta di un Dio Padre che sul monte della nostra vita provvede.

Così le famiglie aperte alla vita testimoniano, come Abramo, la loro fede in Dio fidandosi di Lui e non chiudendosi alla vita, certi che sul monte Dio provvederà per noi con un agnello, Gesù Cristo.

Milano 21/04/13

Il Presidente
Gianni e Cristina


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