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19 December, 2010

AUGURI F N C
di - FNC


Quando Maria e Giuseppe si trasferirono da Nazareth a Betlemme per il censimento, non trovarono posto in nessuna locanda e alloggiarono in una stalla. Lì nacque Gesù e la sua culla fu una mangiatoia.
L’angelo annuncia ai pastori la lieta novella: “è nato in questo giorno nella città di Davide il Salvatore".

Il Natale è la festa della gioia, della fratellanza, della pace e della speranza.
È la festa dell’amore e della solidarietà non proclamati ma vissuti intensamente nel ricordo di un mistero, quello dell’incarnazione di Dio, che si rinnova sino alla fine dei secoli e che per ognuno di noi può diventare occasione di rinascita e di rinnovamento.

Il Presepe, la cui tradizione risale a S. Francesco d’Assisi, è il simbolo dell’unità della famiglia ed esempio dell’umiltà e povertà con cui si è manifestata la misericordia di Dio.

AUGURIAMO UN SANTO NATALE A TUTTE LE FAMIGLIE



07 April, 2012

A U G U R I
di - fnc


CRISTO E' RISORTO

E' VERAMENTE

R I S O R T O




15 July, 2009

Lettera alle famiglie numerose
di - Gianni e Cristina Archetti


Oggi cosa spinge una famiglia numerosa a essere aperta alla vita, nonostante la situazione economica per le famiglie sia disastrosa? Cosa la spinge a non chiudersi alla vita? Per tentare di dare risposta a queste domande, vorrei iniziare ad analizzare del perché in Europa esiste un calo demografico preoccupante, definito da molti “inverno demografico”. Perché non si generano figli? A questa domanda sembra non sia difficile rispondere. Esistono varie sfaccettature ma il motivo primario che possiamo cogliere dalle famiglie è la mancanza di soldi. ”Ah! se guadagnassi di più’” o “se avessi da parte dei soldi allora …”. Chi si esprime in questo modo imputa il suo non avere figli a cause che non dipendono da lui ma dalla società: è dovuto alla società se non si fanno figli, non è “colpa” mia, io sarei disposto ad accoglierli ma non posso permettermi un altro figlio, per arrivare a fine mese mia moglie deve andare a lavorare, devo pagare il mutuo, ecc. Stiamo attenti: in questo modo rischiamo di far passare il concetto che i beni valgono di più di un figlio, cosa che nessuno crede di pensare (figurati se un bambino vale meno del conto corrente o della mia carriera o …) ma che, come esposto precedentemente, accade in modo subliminale. Il fattore economico certamente è importante, ma penso particolarmente vera un'altra realtà che impedisce l’apertura alla vita. E’ stata espressa molto bene da padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, nel Natale 2007 interrogandosi del perchè delle poche nascite diceva: “Perché nascono così pochi bambini in Italia e in altri paesi occidentali? Il motivo principale della scarsità delle nascite non è principalmente di tipo economico. Diversamente, le nascite dovrebbero aumentare a mano a mano che si va verso le fasce più alte della società, o a misura che si risale dal Sud al Nord del mondo, mentre sappiamo che è vero esattamente il contrario. Il motivo è più profondo: è la mancanza di speranza, con quello che essa porta con sé: fiducia nel futuro, slancio vitale, creatività, poesia e gioia di vivere. Se sposarsi è sempre un atto di fede, mettere al mondo un figlio è sempre un atto di speranza. Nulla si fa al mondo senza speranza. Abbiamo bisogno di speranza come dell'ossigeno per respirare. “ Trovo che questa riflessione rilevi probabilmente il motivo fondamentale della mancanza di apertura alla vita. Economicamente in questa società avere figli è un debito. Se le famiglie guardassero prevalentemente il lato economico, possiamo stare certi che sarà sempre più una rarità incontrare una coppia con figli. Ormai i parchi delle nostre città sono adibiti al passeggio di cani (spesso più numerosi dei bambini), di quel vociare di vita e speranza di anni fa, non si ode ormai quasi nulla. La scelta di generare non è fatta secondo una visione economica ma è una scelta di vita di fede e di speranza o al limite affettiva ma certamente non economica, altrimenti nessuno genererebbe figli. Anche le famiglie che, non guardando al conto in banca, ma per fede si aprono alla vita devono stare attente a non cadere nella trappola di trasformare il dono di Dio (figli) in un diritto all’aiuto al mantenimento della prole. E’ vero, i figli sono una ricchezza per tutti, la scelta privata della famiglia di procreare ricade in modo generalmente positivo nella società. A questo punto vorrei fare una domanda: l’ associazione dovrebbe dedicarsi prevalentemente (non solo) a difendere la vita come valore primario in tutte le sue forme o prediligere il “diritto” ad avere sconti su case, energia elettrica, acqua e quant’altro? Quale scelta di fondo dobbiamo intraprendere? Questa domanda mi ricorda un'altra scelta (visto il periodo appena trascorso): “volete libero Barabba o Gesù?” Cioè vogliamo libera la “giustizia umana” (Barabba era contro l’oppressione romana e per alcuni versi era considerato un giustiziere) o vogliamo libero Gesù, l’amore, il perdono, il dono, la pace, l’amore, la vita? Non possiamo pretendere che una società che non ha ancora capito il valore della vita (vedi aborto, eutanasia, ecc.) possa aiutarci economicamente nelle nostre scelte, prima dobbiamo far capire il valore della vita, poi, se riusciremo in questo intento la società, statene certi, aiuterà la famiglia in modo strutturale e non in modo assistenziale (come ora). Dobbiamo prima far cambiare una mentalità contraria alla vita con la nostra testimonianza e quella dei nostri figli, a questo siamo chiamati. Non abbiamo generato figli per rivendicare soldi a nessuno ma per donare la speranza che è in noi, facendo vedere e non raccontando che, nonostante la nostra società penalizzi le famiglie in particolare quelle numerose, riteniamo sia una gioia, uno slancio vitale per tutti accoglierla. E’ necessario a questa società vedere alcune famiglie che, non perché benestanti ma in quanto ricche (per grazia) di quei valori che danno senso alla vita, non si chiudono nell’egoismo ma grazie a un dono di Dio danno speranza a quelle che per tanti motivi l’hanno persa rincorrendo forse cose che non saziano. Siamo chiamati, come diceva S.E. mons. Danzi Vescovo di Loreto all’incontro con le famiglie numerose, ad essere un baluardo e una profezia in questa società: “ Voi non per modo di dire, e non ve lo dice un politico, ve lo dice un prete, voi siete veramente la ricchezza del domani. Anche se lo Stato potesse o dovesse penalizzarvi nel vostro vivere la famiglia e la famiglia numerosa, voi siete l’unico baluardo di verità e di vita di un amore umano che incontrandosi con l’altro di natura propria genera.” Possiamo comprendere che la famiglie numerosa nella società di oggi sia allo stremo, che si senta quasi obbligata, pur di sostenersi, a rivendicare “diritti” e aiuti economici ma dovrà anche stare attenta di non “barattare” la sua chiamata rinunciando o annacquando l’essere testimone dell’amore di Dio. Starà alle famiglie numerose decidere se dedicarsi di più alla rivendicazione dei propri “diritti” o privilegiare, indegnamente, di essere questo baluardo per un futuro di vita carico di quei valori che sono di speranza, fede, condivisione e ottimismo.


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